ASTRONEWS E APPROFONDIMENTI - 2025
2025 / 12 / 31
IL RITORNO DI MIRA CETI: dopo più di un anno, due sere abbiamo finalmente scorto Mira Ceti (o o Ceti) ad occhio nudo. La "Meravigliosa" di Cetus è una gigante rossa situata nella costellazione della Balena e rappresenta il prototipo delle variabili pulsanti a lungo periodo. In ambito astrofisico la sua importanza risiede nel fatto di essere il modello di riferimento per stelle evolute che, giunte alle fasi finali della loro vita, presentano caratteristiche fisiche imponenti: Mira possiede infatti una massa pari a circa 1,2 volte quella del Sole, ma il suo raggio è vastissimo, oscillando tra 400 e 500 volte quello del Sole!
Questa enorme estensione la rende intrinsecamente luminosissima, con un'emissione totale di energia che supera di circa 8.500-9.000 volte quella solare. Giunte a questo stadio, tali stelle si espandono e si contraggono espellendo materiale gassoso nello spazio attraverso un fenomeno di pulsazione regolato dal cosiddetto "meccanismo kappa" (detto anche “dell'opacità”), che agisce nei loro strati più esterni dove l'elio subisce processi di ionizzazione. Quando la stella si contrae, la densità e la temperatura aumentano, rendendo il gas più opaco e capace di intrappolare la radiazione; la pressione accumulata spinge gli strati verso l'esterno causandone l'espansione, finché il gas, raffreddandosi, torna a essere trasparente e permette all'energia di sfuggire, facendo ricominciare il ciclo sotto la spinta della gravità.
Oltre alle sue pulsazioni, Mira è celebre per una caratteristica straordinaria: una coda di materiale gassoso lunga circa 13 anni luce, visibile nell'ultravioletto, formata dal gas espulso che viene "seminato" lungo il cammino della stella mentre questa attraversa lo spazio interstellare alla velocità di 130 km/s. Inoltre, Mira non è sola, ma fa parte di un sistema binario: è accompagnata da Mira B, una piccola e densa nana bianca che orbita attorno alla gigante rossa principale, circondata da un disco di accrescimento alimentato proprio dal materiale perso dalla compagna maggiore. Dopo essere rimasta nascosta alla vista, Mira sta ora tornando a rendersi visibile a occhio nudo, con il prossimo picco di luminosità previsto per febbraio/marzo 2026. L'oscillazione della sua luce è estrema: al minimo raggiunge una magnitudine di circa 9.0 - 10.1, diventando invisibile senza telescopio, mentre al massimo brilla di magnitudine 3: un'escursione luminosa che in termini intrinseci si traduce in una differenza di oltre 1.000 volte tra i due estremi.
La variazione può essere seguita durante tutto il ciclo stimando la magnitudine apparente col "metodo Argelander", tecnica basata sul confronto della stella variabile in questione (v) con due stelle di riferimento, una più luminosa (a) e una meno luminosa (b), definendo l'intervallo di luminosità in sorta di "gradini" percepibili dall'occhio umano (es. gradino 1: le due stelle appaiono dapprima uguali ma dopo qualche istante di attenzione si nota una differenza di luminosità; gradino 2: le due stelle appaiono dapprima uguali ma subito si nota un differenza di luminosità; gradino 3: una certa differenza di luminosità tra le due stelle notata alla prima osservazione; gradino 4: differenza di luminosità evidente già alla prima osservazione; gradino 5: evidente sproporzione nella luminosità apparente tra le due stelle analizzate)
La stima è rappresentata nella forma a(g1)v(g2)b e per ottenere il valore numerico della magnitudine della variabile (mv), si utilizza la formula:
mv = ma + {[g1 / (g1 + g2)] ⋅ (mb - ma)}
Per scegliere correttamente le stelle di confronto ed evitare errori sistematici i riferimenti devono essere il più possibile vicini alla variabile per minimizzare l'effetto dell'estinzione atmosferica terrestre. È essenziale che le stelle di confronto siano di magnitudine costante e che il loro colore sia simile a quello della variabile: essendo Mira una gigante rossa, l'uso di riferimenti blu può infatti indurre in errore a causa del cosiddetto "effetto Purkinje", fenomeno per cui la sensibilità dell'occhio umano ai diversi colori cambia in base all'intensità della luce, diventando più sensibile al blu e al verde quando la luminosità diminuisce. Le stelle a e b non dovrebbero distare tra loro più di 0,5 - 1,0 magnitudini per mantenere la stima accurata. Durante l'osservazione, si consiglia di utilizzare la visione distolta e di assicurarsi che le stelle si trovino a un'altezza simile rispetto all'orizzonte, affinché la luce attraversi la stessa massa d'aria, garantendo così la massima affidabilità al calcolo della curva di luce verso il massimo del 2026.
Stefano Schirinzi (CSAAT)
2025 / 12 / 30
"𝗡𝗘𝗟 𝗕𝗨𝗜𝗢 𝗗𝗘𝗚𝗟𝗜 𝗔𝗡𝗡𝗜-𝗟𝗨𝗖𝗘" - 𝗟𝗔 𝗥𝗘𝗚𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗗𝗜 𝗔𝗟𝗡𝗜𝗧𝗔𝗞: questa sera alle 21.30 non perdete "Nel buio degli anni-luce" su Radio Fragola (FM 104.5 - 104.8 a Trieste o in streaming al link https://www.radiofragola.com/streaming/play.html) per un viaggio alla scoperta della costellazione 𝕆𝕣𝕚𝕠𝕟.
Per seguire al meglio la descrizione tecnica delle stelle e degli oggetti del profondo cielo, Vi invitiamo a osservare nel contempo questa superba e incredibile fotografia della regione di 𝐀𝐥𝐧𝐢𝐭𝐚𝐤 (ζ Orionis): un'istantanea mozzafiato realizzata dall'astrofotografo Maurizio Cabibbo (Centro Studi Astronomici Antares Trieste) da Casole d'Elsa (SI) che rivela l'incredibile "abbondanza" di stelle, gas e polveri nella zona, oggetti che descriveremo nella diretta radio: dalla gigante rossa Betelgeuse alla brillante Rigel, fino alle nursery stellari della Cintura, l'ascolto della trasmissione sarà un'esperienza multisensoriale unica grazie a questa immagine davvero straordinaria. Stay tuned!

2025 / 12 / 24
GHIACCI E OCEANI SOMMERSI SU PLUTONE: con questa giornata di freddo, il pensiero va inevitabilmente a questa stupenda immagine del lontanissimo Plutone, mondo dove le temperature scendono fino a -230°C e il gelo modella paesaggi di una bellezza desolata e davvero aliena. Questa straordinaria fotografia, catturata dalla sonda New Horizons il 14 luglio 2015, mostra una prospettiva quasi radente sulla superficie del pianeta nano, rivelando un orizzonte frastagliato dove la geologia non è fatta di roccia ma di ghiacci "esotici", che interagiscono tra loro in modi sorprendenti.
In basso, nell'inquadratura (ribaltata di 90° in senso orario), si estende la Sputnik Planitia, una vasta pianura composta principalmente da ghiaccio di azoto solido che, pur essendo gelido, si comporta in modo fluido scorrendo come i ghiacciai terrestri e riempiendo i bacini circostanti fino a cancellare ogni traccia di crateri da impatto.
Proprio in questa zona si osserva una caratteristica unica nel Sistema Solare ad oggi scoperta: imponenti montagne di ghiaccio d'acqua che galleggiano letteralmente sopra il più denso ghiaccio di azoto, comportandosi come giganteschi iceberg che si spostano lentamente nel tempo seguendo i movimenti convettivi del sottosuolo.
In alto, nel panorama, emergono queste catene montuose fatte di ghiaccio d'acqua che, a tali temperature estreme, è capace di raggiungere la durezza del granito. Le aree in primo piano appaiono invece strutturate da creste probabilmente modellate dalla sublimazione, processo in cui il ghiaccio passa dallo stato solido a quello gassoso creando curiose strutture aguzze - che sanno molto di esopianeta Sci-Fi - riscontrate, qui sulla Terra, sulle vette andine e in Antartide.
A completare lo scenario, la sottile atmosfera che avvolge l'orizzonte che appare chiaramente come una sorta di foschia stratificata. In essa, gli strumenti a bordo della New Horizons hanno rilevato tracce di toline, particelle organiche che si formano quando la luce ultravioletta del Sole interagisce col metano e l'azoto creando quel caratteristico velo azzurrino che protegge un mondo incredibilmente dinamico. Questo dinamismo è alimentato dal calore interno di Plutone, generato dal decadimento radioattivo degli elementi contenuti nel suo (presumibilmente) grande nucleo roccioso centrale: tale calore mantiene uno strato di acqua liquida tra il nucleo e la crosta ghiacciata che agirebbe come un immenso serbatoio termico.
L'ipotesi di questo oceano è supportata dalla particolare orientazione di Plutone rispetto a Caronte, il suo maggiore satellite naturale, suggerendo che Sputnik Planitia sia una sorta di "zavorra" di densità liquida che ha riorientato il pianeta. L'oceano di Plutone potrebbe contenere mattoni fondamentali per la vita, come ammoniaca e idrocarburi complessi, protetti da una spessa coltre di ghiaccio dalle radiazioni letali dello spazio.
Stefano Schirinzi (CSAAT)

2025 / 12 / 23
ABELL 31: lontana circa 2.000 anni-luce dal Sistema Solare, rappresenta uno degli esempi più emblematici e morfologicamente complessi di nebulosa planetaria antica e in fase avanzata di evoluzione. Situata in Cancer, è caratterizzata da dimensioni angolari ragguardevoli, tanto da estendersi per oltre 15' d'arco, misura che messa in realzione alla distanza fornisce un'indicazione sul reale diametro di Abell 31 nello spazio, stimato in circa 10 anni-luce: una dimensione fisica eccezionale, che la rende una delle nebulose planetarie più grandi conosciute, risultato diretto della sua età avanzata.
La sua struttura gassosa si distingue per una densità superficiale estremamente bassa, rendendola un oggetto dal debole contrasto e di difficile osservazione visuale, sebbene di straordinario interesse astrofisico per lo studio dell'interazione tra il mezzo interstellare e quanto resta dell'evoluzione di stelle di massa solare. Da un punto di vista prettamente dinamico, Abell 31 non presenta la simmetria sferica o bipolare caratteristica delle nebulose planetarie più giovani; al contrario, mostra una marcata asimmetria dovuta al moto proprio della stella centrale che attraversa un'area della Galassia pervasa da una certa quantità di mezzo interstellare a velocità supersonica: fenomeno che genera il fronte d'urto chiaramente visibile a dx nell'immagine.
Nella magistrale istantanea prodotta dall'astrofotografo Zlatko Orbanić (Centro Studi Astronomici Antares Trieste) con l'uso di telescopi "in remoto" (New Mexico, USA), questa nebulosa planetaria rivela una netta differenziazione cromatica che ne svela la complessa stratificazione chimica: il nucleo centrale è dominato da una diffusa luminescenza bluastra, indicativa dell'emissione dell'ossigeno doppiamente ionizzato ([OIII]), eccitato dall'intensa radiazione ultravioletta estrema della caldissima nana bianca centrale la cui temperatura superficiale supera, secondo le stime, gli 85.000 K. Questa regione interna è racchiusa da un guscio esterno filamentoso con dominante cromatica verde/giallastra, segno della transizione verso emissioni di idrogeno e azoto ionizzato ([NII]): l'area in questione delinea il confine della struttura in espansione, segnando il confine dove il vento stellare collide con il mezzo interstellare circostante.
La tipica morfologia a "guscio rotto" (molto diffusa tra nebulose planetarie "anziane") suggerisce che la nebulosa stia subendo un processo di denudamento del materiale gassoso formate il guscio esterno, rimosso dalla pressione dinamica del mezzo interstellare: ciò permette al plasma di disperdersi nel vuoto galattico.
La posizione della nana bianca eccitatrice, eccentrica rispetto al centro geometrico a causa del moto proprio nello spazio, indica per Abell 31 un'età dell'ordine delle decine di migliaia di anni, collocando tale oggetto nella propria finale di dissipazione di un guscio gassoso coerente con una stella di popolazione I che nel diagramma HR ha attraversato la fase del ramo asintotico delle giganti.
La ricchezza di dettagli nei filamenti periferici catturata in questa fotografia richiede lunghe integrazioni a banda stretta per separare i tenui segnali nebulari dal fondo cielo e rivelare l'ultimo respiro di una stella simile al nostro Sole.
Stefano Schirinzi (CSAAT)
2025 / 12 / 22
GEMINIDI 2025: questa splendida immagine realizzata dall'astrofotografo Andrea Nichele (Centro Studi Astronomici Antares Trieste) con la collaborazione tecnica di Aleš Ferluga (Centro Studi Astronomici Antares Trieste) è il risultato di un accurato lavoro di elaborazione digitale ottenuto sommando diverse esposizioni catturate nella prima parte della notte dello scorso 13 dicembre 2025: data alla quale cadeva il picco di attività dello sciame meteorico delle Geminidi (004GEM).
Questa tecnica di composizione permette di visualizzare in un unico quadro dinamico la pioggia di meteore che ha solcato il cielo nell'arco di alcuni minuti ore, offrendo uno sguardo profondo sulla struttura stessa dello sciame.
Al centro del campo inquadrato spicca un dettaglio estremamente interessante: una luminosa meteora sporadica che, a differenza delle altre scie visibili, non appartiene ad alcuno sciame specifico. Lo si deduce dalla sua traiettoria, non allineata con il radiante comune da cui sembrano scaturire tutte le altre, rendendola una sorta di "ospite" casuale nello scenario ripreso. Le restanti scie sono invece le Geminidi, lo sciame più spettacolare dell'intero anno, capaci di produrre un elevato numero di meteore molto luminose.
La loro peculiarità risiede nell'origine: mentre la quasi totalità degli sciami deriva da detriti cometari fatti di ghiaccio e polvere, le Geminidi sono prodotte dall'asteroide 3200 Phaethon. Differendo dai nuclei ghiacciati cometari essendo un corpo di natura rocciosa, i suoi detriti contengono un'alta concentrazione di elementi metallici (es. sodio, magnesio). Il sodio emette tipicamente una luce gialla, mentre il magnesio è responsabile delle spettacolari sfumature verdi che si possono scorgere in alcune tracce. Essendo composte da frammenti rocciosi più densi e compatti, tali meteore tendono a penetrare più profondamente nell'atmosfera terrestre prima di disintegrarsi, creando le scie lente e, a volte, anche persistenti.
Stefano Schirinzi (CSAAT)
2025 / 12 / 22
𝗖𝗢𝗥𝗦𝗢 𝗗𝗜 𝗜𝗡𝗧𝗥𝗢𝗗𝗨𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗔𝗟𝗟'𝗔𝗦𝗧𝗥𝗢𝗡𝗢𝗠𝗜𝗔 𝟮𝟬𝟮𝟱: Ieri sera, capitata per caso in occasione del solstizio invernale, la terza uscita pratica (la seconda notturna), questa volta senza il disturbo del chiaro di Luna. Una serata dedicata quindi a esempi di oggetti deboli (profondo cielo) al telescopio: nebulose (anche in scatti fotografici eseguiti ad hoc), ammassi globulari, galassie. Una decina i coraggiosi corsisti che hanno sfidato la bora.

2025 / 12 / 18
LE STELLE DI STAR-TREK...NELLA REALTA: per il nuovo numero di questa rubrica oggi proponiamo la stella Epsilon Eridani che nella Serie Classica di Star Trek è il fulcro di un sistema stellare in cui si trova a orbitare un esopianeta di fantasia chiamato Axanar. Tale pianeta, nella serie televisiva (Ep. Fight or Flight/Vincere la paura , 2001, Whom Gods Destroy/Il sogno di un folle, 1969), ospita una specie umanoide, gli Axanar, dal sangue verde costituito da molecole simili ad amminoacidi. Nell’immaginazione degli autori della serie Axanar orbita attorno a un sistema binario costituito da due stelle di classe K ovvero nane arancioni. Nella realtà, ε Eridani non si accompagna a una stella gemella ma è, in effetti, una nana giallo-arancione solitaria, lontana 10,5 anni-luce dal Sistema Solare. Andiamo allora a conoscere la stella ε Eridani e cerchiamo di capire se un pianeta come quello descritto nella serie possa essere, in linea teorica, plausibile o meno e a che distanza dovrebbe trovarsi rispetto all’astro del suo del sistema stellare per ospitare la vita.
Iniziamo dunque con il dire che ε Eridani viene anche chiamata Ran, prendendo a prestito il nome da una divinità marina del pantheon norreno. Essa ha un diametro medio di 1.030.000 km, dunque circa 0,7 volte quello del Sole. Si tratta di una stella di sequenza principale, di tipo spettrale K2 (ca. 5.000 K). La zona abitabile di questo astro va da un minimo di 0,54 unità astronomiche (AU) a un massimo di 0,96 AU (dmin = [√ (0,32/1)] x 0,95 = 0,54 UA e dmax = [√ (0,32/1)] x 1,7 = 0,96 UA), dove 1 AU corrisponde a 150 milioni di chilometri. Epsilon Eridani ha una luminosità che è circa 0,3 volte il Sole (cioè meno di un terzo rispetto alla nostra stella), una massa pari a 0,8 volte il Sole e un’attività magnetica piuttosto spinta, come la maggior parte delle stelle di piccola massa e bassa temperatura. Indagini condotte nell’infrarosso dai telescopi spaziali Hubble e James Webb a oggi non hanno fornito alcuna evidenza diretta della presenza di un esopianeta orbitante attorno a questa stella, anche se alcuni studi hanno ipotizzato la presenza di un pianeta a 3,5 AU da ε Eridani (con periodo di rivoluzione di 7,3 anni terrestri) e a questo è stato assegnato il nome: ε Eridani b o AEgir (il nome di un gigante signore del mare, che nella mitologia norrena è lo sposo di Rán). Certa è, invece, la presenza di un disco di polveri attorno a ε Eridani e anche una zona di detriti, più esterna.
Se gli astronomi discutono ancora circa la possibile presenza di un esopianeta in orbita attorno a ε Eridani in Star Trek, invece, tutto è già risolto: gli autori della serie televisiva immaginano lì un corpo celeste ospitante gli Axanar, indigeni umanoidi che respirano azoto e metano a una temperatura di -20°C. Con queste indicazioni di base potremmo provare a immaginare il loro pianeta come provvisto di un’atmosfera di densità simile a quella terreste e un ambiente complessivamente piuttosto freddo, o per lo meno molto più freddo rispetto alla Terra che ha una temperatura media di circa 15°C. Supponendo che -20°C sia la temperatura media di questo pianeta e ricordandoci che ε Eridani è più piccola e meno luminosa del Sole, ma con attività magnetica maggiore (fattore letale per forme di vita), e che la sua zona abitabile si attesta tra 0,54-0,96 AU, si potrebbe pensare che questo esopianeta risieda nella parte più esterna della fascia di abitabilità. Immaginiamo, dunque, che Axanar abbia una massa simile a quella terrestre e un’albedo vicino per valori a quello della Terra (0.3): un tale pianeta potrebbe orbitare a circa 0,75 AU dalla sua stella, la cui massa è pari a 0,8 volte il Sole. A questa distanza da ε Eridani il suo periodo orbitale sarebbe di circa 0,7 anni cioè otto mesi. Axanar si presenterebbe dunque come un pianeta piuttosto diverso dalla Terra. Una temperatura media di -20°C manterrebbe il pianeta in un perenne inverno ghiacciato. Inoltre, la sua atmosfera sembra composta per la maggior parte da azoto e metano, dunque più simile a quella di una versione riscaldata di Titano (luna nebbiosa di Saturno, perennemente avvolta in una foschia arancione) o a quella del nostro pianeta prima dell’ossigenazione. Per confronto, ricordiamo che l’atmosfera terrestre attuale è composta per il 78% di azoto, 21% di ossigeno, 0,9 % di argon e altri gas: anidride carbonica, vapore acqueo (nella Troposfera), metano, ozono (nella Stratosfera).
Che dire? Buon per i fantasiosi Anaxar di Star Trek, che si sono adattati a vivere in un tale contesto, ma se questo pianeta fosse realmente esistito non sarebbe stato di certo la nostra miglior meta turistica.
Gigliola Antonazzi (CSAAT)
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Photo credits: rielaborazione di un'immagine artistica che mostra il sistema di ε Eridani ( NASA-JPL-Caltech - Double the Rubble (PIA11375) (pd).jpg - https://it.wikipedia.org/wiki/Epsilon_Eridani?fbclid=IwY2xjawOyC15leHRuA2FlbQIxMABicmlkETFNVDZSNVZwQTBCODlNbTRtc3J0YwZhcHBfaWQQMjIyMDM5MTc4ODIwMDg5MgABHvwyZrDr4sqWBwegGxNnthArE-Kpu4HRXhkhXGPeI-le50Mlrxy62kSQUvb3_aem_D2aSu0om3xyLo4i3tLZNsg#/media/File:NASA-JPL-Caltech_-_Double_the_Rubble_(PIA11375)_(pd).jpg)

2025 / 12 / 17
LA COMPLESSITA' DEI FILAMENTI DELLA NEBULOSA DEL GRANCHIO: questa straordinaria ripresa prodotta dall’astrofotografo Giulio Guglielmi (Centro Studi Astronomici Antares Trieste) cattura la complessa architettura della Nebulosa del Granchio, uno dei più noti e meglio studiati resti di supernova.
Situata nei pressi della stella terza grandezza Tinguan (ζ Tauri), la nebulosa è lontana circa 6.500 anni-luce dal Sistema Solare. La supernova che la produsse venne osservata nel 1054 da astronomi nell’estremo oriente i quali la descrissero come "stella ospite" nelle loro cronache. La Nebulosa del Granchio rappresenta il migliore modello, ad oggi noto, di nebulosa creata dal vento prodotto dalle stelle neutroniche le quali trasformano la propria energia di rotazione in un "vento" relativistico di particelle cariche come elettroni e positroni.
L'elaborazione in “Hubble palette" qui proposta risolve la rete di filamenti fotoionizzati dove la mappatura dei colori rivela la stratificazione chimico/fisica del materiale espulso: il rosso/arancione è associato all'emissione H-alpha dell'idrogeno, il giallo allo zolfo ([SII]), il blu/verde all'ossigeno ionizzato ([OIII]). La distribuzione spaziale di tali elementi non è casuale ma riflette i diversi potenziali di ionizzazione e la temperatura del gas investito dall'onda d'urto: i filamenti di ossigeno tendono a tracciare le zone di shock più calde e interne, mentre lo zolfo e l'idrogeno delineano i confini più freddi e densi della struttura filamentosa che impatta il mezzo interstellare a velocità superiori ai 1.500 km/s.
Ben visibile nell'immagine è la complessa morfologia dei filamenti, espressione di instabilità idrodinamiche e processi magnetoidrodinamici estremi. La loro struttura è indotta principalmente da cosiddette "instabilità di Reyleigh-Taylor" che si manifestano quando il vento relativistico della pulsar (composto da coppie elettrone-positrone e campi magnetici) spinge e accelera verso l'esterno il guscio di materiale espulso, quest'ultimo molto più denso e lento: ciò induce parte del materiale denso a penetrare all'interno della cavità centrale mentre il gas rarefatto del vento si insinua in esso, creando in tal modo la trama reticolata osservata.
Un ruolo determinante è giocato dal campo magnetico della pulsar PSR B0531+21, cuore pulsante dell'intero sistema: una stella di neutroni con un periodo di rotazione di 33 ms, il cui rallentamento libera un'energia colossale (circa 5x1038 erg/s) che si manifesta nella diffusa luminescenza bluastra centrale, radiazione di sincrotrone generata da elettroni ultra-relativistici accelerati dalle linee di forza di un intensissimo campo magnetico. La pulsar forza il gas ionizzato a muoversi lungo linee di forza preferenziali, prevenendo la completa frammentazione dei filamenti e conferendo loro le complesse strutture osservate.
Analizzando i filamenti, il telescopio spaziale James Webb ha mappato la sovrapposizione tra grani di polvere e zolfo, permettendo di misurare con accuratezza il rapporto tra nickel e ferro: dato fondamentale poiché suggerisce che la stella progenitrice fosse un astro di massa medio-bassa, chiarendo finalmente la dinamica dell'esplosione avvenuta quasi mille anni fa. Anche le analisi spettroscopiche suggeriscono che la massa della stella progenitrice fosse probabilmente compresa tra 8 e 10 volte quella del Sole. In tal modo, la supernova sarebbe stata del tipo "a cattura elettronica", evento caratteristico proprio di stelle di massa intermedia, dotate di nuclei di O-Ne-Mg: in tali stelle, la cattura degli elettroni da parte dei protoni annulla improvvisamente la pressione di degenerazione elettronica innescando in tal modo un collasso gravitazionale che rilascia un enorme flusso di neutrini, generando un'onda d'urto distruttiva per la struttura stellare.
La Nebulosa del Granchio si conferma essere un laboratorio astrofisico d'eccezione per comprendere l'anello di congiunzione tra quelle stelle che terminano la loro evoluzione come nane bianche che esplodono poi in supernove di tipo Ia, e stelle più massicce, destinate a divenire supernove a collasso del nucleo (tipo II). Non solo: essa fornisce dati cruciali per comprendere come le stelle neutroniche "comunicano" con lo spazio circostante in presenza del plasma emesso quando si muove a velocità prossime a quella della luce in presenza di forti campi magnetici.
Stefano Schirinzi (CSAAT)
2025 / 12 / 14
ENNESSIMO GRANDE SUCCESSO PER "SGUARDI NEL BUIO DEGLI ANNI LUCE": si è conclusa ieri sera con grande successo la mostra fotografica "Sguardi nel buio degli anni-luce - la Fotografia astronomica tra Scienza e Arte" nella sua terza edizione, tenuta a Monfalcone (GO). Vogliamo ringraziare di cuore l'incredibile pubblico che ha partecipato con entusiasmo e passione agli eventi di chiusura. La Vostra numerosa presenza e il grande interesse dimostrato sono la ricompensa più bella per il nostro lavoro.
Un ringraziamento speciale al nostro eccezionale relatore e astrofotografo David Kralj per la sua straordinaria presentazione (preparata last-minute in sostituzione di quella di Stefano Miniussi, indisponibile causa malattia): le sue stupende astrofoto non sono solo immagini ma suggestive finestre sulla storia e la dinamica del Cosmo. L'emozione è continuata con lo show multisensoriale che ha chiuso la manifestazione, "Onde sonore alla deriva negli anni-luce". Un ringraziamento speciale a Gigliola Antonazzi, Sara Chetta e Stefano Schirinzi per il loro lavoro e per il prezioso supporto logistico a Andrea Nichele, Angelo Santangelo e Gabriele Boscarol: un team che ha saputo magistralmente fondere immagini cosmiche e musica elettronica d'avanguardia, creando un ponte emozionale attraverso la luce e i misteri profondi dell'Universo.
La mostra è stata resa possibile grazie alla sinergia e alla collaborazione dei nostri partner - Comune di Monfalcone,
CAI Monfalcone, Centro Visite Lago di Pietrarossa - che ringraziamo sentitamente.
2025 / 12 / 12
SCIAMI DI METEORE - GEMINIDI (004 GEM): probabilmente lo sciame con le meteore più belle. Indicativamente, iniziano a rendersi visibili a partire dal 3 dicembre protraendosi fino al 19 dicembre col picco è nella notte del 13 dicembre: elevatissimo, con ZHR 150.
Si tratta di uno sciame molto giovane (età stimata tra 1.000 e 2.000 anni) che presenta meteore molto lente (entrata in atmosfera 35 km/s) e generalmente molto brillanti (molte di queste spesso bolidi), col radiante situato nella costellazione Gemini, non lontano dalla luminosa stella Castor (α Gem).
Secondo l'IMO, quest’anno il massimo delle Geminidi cadrà 14 ma generalmente, come sopra spiegato, è nella notte del 13 che quste meteore danno spettacolo. Il massimo coinciderà con una fase di Luna calante, facilitando l’osservazione anche tenendo conto che il radiante sarà visibile a partire per tutta la notte e fino all'alba.
Corpo progenitore delle Geminidi è 3200 Phaethon, non una cometa come generalmente accade quanto un asteroide; precisamente di tipo Apollo, incrociando non solo l'orbita terrestre ma anche quelle di Mercurio, Venere e Marte. La genesi delle meteore è dovuta al notevole avvicinamento al Sole di questo oggetto: gli oltre 700 C° alla sua superficie provocano fratture e perdita di materiale: sono proprio tali frammenti ad alimentare la scia di polveri e detriti che la Terra attraversa puntualmente ogni anno a dicembre.
Andrea Nichele (CSAAT)
2025 / 12 / 09
LE STELLE DI STAR-TREK...NELLA REALTA: oggi proponiamo una nuova rubrica, con cui andiamo a indagare fra la fantasia e la realtà.
Vi capita mai di chiedervi se qualche oggetto astronomico citato nei film o nelle serie televisive di fantascienza esiste veramente? Se avete di queste curiosità questa rubrica fa al caso vostro.
Qui andremo ad analizzare, di volta in volta, alcune stelle direttamente o indirettamente presenti nei copioni della serie televisiva e dei film di Star Trek, chiedendoci se sono realmente censite nei cataloghi astronomici. Nel caso lo siano, andremo a identificarne il tipo spettrale, l’età, la luminosità, la distanza e altre caratteristiche (es. range zona abitabile), infine, in base alle descrizioni riportate nel film o episodio, ipotizzeremo se gli eventuali esopianeti immaginati in una data posizione nei pressi di tali astri possano, in via teorica, essere concepibili o impossibili.
Detto ciò, la prima stella “di Star Trek” che andiamo ad analizzare è Menkar (α Ceti), presente nel film "Star Trek - L'ira di Khan".
Nella serie si immagina che attorno a questa stella sia presente un pianeta chiamato "Ceti Alpha V", divenuto inabitabile a seguito di gravi mutamenti climatici indotti da una deviazione della sua orbita, causata dell’esplosione di un altro pianeta presente nello stesso sistema.
La stella chiamata α Ceti, il cui nome proprio è Menkar, è una stella autentica: una gigante rossa per la quale, fino a qui, non è confermato alcun esopianeta. La zona abitabile di questa stella si troverebbe a decine di unità astronomiche (UA) dalla stella, approssimativamente tra 40 e 60 UA.
Se il pianeta di fantasia Ceti Alpha V si trovasse effettivamente nella zona abitabile reale di Menkar (circa 40–60 AU), esso avrebbe:
- un anno molto lungo (dell’ordine di centinaia di anni terrestri)
- un cielo dominato da un enorme disco stellare rossastro
- condizioni di formazione e clima molto diversi da quelli terrestri
- una finestra abitabile relativamente recente e limitata, dell’ordine di qualche decina di milioni di anni, generalmente troppo breve per lo sviluppo di una vita nativa complessa, anche se gli eventuali abitanti potrebbero essere colonizzatori e non originari.
Infine, va ricordato che i pianeti rocciosi non esplodono, come invece può accadere alle stelle. Un evento cataclismatico capace di distruggerne uno, o di provocare ciò che nel film è descritto come un’esplosione, richiederebbe energie enormi. Gli studi astronomici non hanno osservato esplosioni spontanee di pianeti, dunque tale accadimento riportato nel film non sarebbe possibile nella realtà.
La stella Menkar (α Ceti): le caratteristiche spettrali indicano che questo è un astro dalla massa 2-3 volte maggiore di quella del Sole ma dalla temperatura superficiale relativamente bassa, intorno ai 3.500-3.700 K. Tali evidenze classificherebbero Menkar tra le cosiddette “giganti rosse”, che sono stelle evolute.
Il raggio di Menkar è circa 100 volte quello del Sole e di conseguenza, pur trattandosi di una stella molto fredda, la sua superficie emissiva è enorme, portando la stella ad emettere ca. 1.700 volte il Sole nel campo visibile dello spettro elettromagnetico. Ma questa è solo una piccola frazione dell’energia totale (che si dice bolometrica, ovvero emessa a tutte le frequenze) diffusa dalla stella: essendo fredda, infatti, l’emissione energetica di α Ceti è concentrata nell’infrarosso (il 95% e più del totale).
Date le caratteristiche fisiche sopra elencate, vi è tutta una serie di conseguenze per la “fascia di abitabilità” di tale stella. In primis, è facile comprendere che l'elevata luminosità intrinseca (1.700 volte quella del Sole) porta la sua fascia di abitabilità a una distanza molto maggiore rispetto a quella del Sole.
Come fare a calcolare tale range, espresso in Unità Astronomiche (UA)? Bisogna tenere conto della suddetta luminosità intrinseca della stella (1.700 x il Sole per Menkar) rispetto a quella del Sole (il cui valore è 1); oltre questo, va considerata la fascia di abitabilità per il Sole, convenzionalmente definita tra 0,95 UA e 1,7 UA (1 UA corrisponde a 150 MLN di km).
Per calcolare il range (distanza minima e massima della fascia di abitabilità) di α Ceti , si inseriscono i valori della luminosità intrinseca e dei due valori min. e max. per il Sole nelle formule approssimate dmin = [√ (1.700/1)]x0,95 = 39 UA e dmax = [√ (1.700/1)]x1,7 = 70 UA: quindi il range approssimativo della fascia di abitabilità di Menkar si estende da 39 UA a 70 UA (per confronto, Nettuno orbita indicativamente a 30 UA dal Sole).
In quel range, un qualsiasi pianeta lì presente riceverebbe un flusso energetico simile a quello ricevuto dalla Terra (come accennato sopra, nel Sistema Solare alla medesima distanza risiedono tutti gli oggetti trans-nettuniani: parliamo quindi della Fascia di Kuiper, Plutone incluso).
Trattandosi di una stella evoluta, non è da escludere che l'espansione di Menkar all’attuale stadio di gigante rossa abbia inghiottito eventuali pianeti che in precedenza orbitavano vicino alla stella, come quelli che si trovavano nella fascia di abitabilità quando essa era “una stella di sequenza principale”, ovvero molto simile al Sole.
Il problema di queste stelle (le giganti rosse) è che si trovano in una fase evolutiva avanzata e instabile (come tutte le stelle uscite dalla “sequenza principale”). Un eventuale pianeta, come l’ipotetico Ceti Alpha V del film di Star Trek, che si trovasse nella fascia di abitabilità di Menkar, molto probabilmente non avrebbe tempo sufficiente allo sviluppo della vita. Anche se l’emissione ultravioletta delle giganti rosse è quasi nulla, tale caratteristica potrebbe influenzare negativamente le reazioni chimiche che portano all'origine della vita. Inoltre, la luminosità di una gigante rossa può variare significativamente, causando cambiamenti climatici estremi (periodi di congelamento e ebollizione), rendendo quindi difficile per l’acqua mantenere lo stato liquido sulla superficie di un pianeta. Questa caratteristica potrebbe essere, in effetti, quella descritta dal film per Ceti Alpha V, un pianeta ormai privo di acqua.
Ad ogni modo, nonostante anche α Ceti abbia la sua fascia di abitabilità (come ogni stella, d’altronde), è improbabile che un pianeta in orbita attorno ad essa sia abitabile, proprio a causa dell'instabilità della stella conseguente la sua attuale fase evolutiva.
Roberto Furlan, Stefano Schirinzi, Gigliola Antonazzi (CSAAT)

2025 / 12 / 08
SOLE E AURORA BOREALE: vari brillamenti intensi in entrambi gli emisferi oggi e nei gg scorsi. Prevista per domani (giorno 9/12) tempesta geomagnetica con picco G3: in Norditalia si potrebbe vedere aurora boreale rossa in un cielo rurale basso a Nord, ma solo se capiterà in ore notturne senza Luna cioè nelle primissime ore dopo il tramonto.
Il 4 Dicembre c'era stato un brillamento M6 dalla regione attiva quasi equatoriale 4300, con CME (eruzione nello spazio) laterale, che dovrebbe investire la Terra oggi innescando una "tempesta" geomagnetica G1.
Più importante, la Regione Attiva che domina l'emisfero Nord da Ottobre (che nella rotazione solare di Dicembre è chiamata 4299) ha colpito ancora: La sera del 6 Dicembre ha emesso un brillamento di livello M8 (quindi quasi X1) associato a una CME importante e diretta in modo da investire la Terra. L'arrivo a Terra è previsto nel giorno 9 (±1 giorno) causando una tempesta geomagnetica che nel corso di varie ore salirà gradualmente da G1 a G2-3 (±1), rimanendo per parecchie ore a tali livelli. Come al solito la previsione precisa di ora e livello di picco si avrà solo 30/60min prima dell'evento.
In Norditalia G3 comporta fenomeni aurorali rossi (aurora/SAR) in visuale in un cielo basso verso Nord, in campagna, se l'evento capita in ore notturne senza Luna. Purtroppo data l'attuale fase lunare stasera la finestra di tempo è ristretta, dalle 18 (fine del crepuscolo) alle 2015 (sorgiluna), mentre domani la Luna sorgerà alle 2130 (orari approssimativi). Il lato positivo è che questi giorni per Trieste e dintorni si prevede sereno o poche nubi sparse. In teoria la tempesta potrebbe iniziare già stasera ma ora nel pomeriggio i valori sono ancora bassi quindi, anche se inizia stasera, è molto improbabile che raggiunga un picco G3 prima del sorgiluna. Per domani sera c'è qualche probabilità.
Per aggiornamenti consultate la pagina del NOAA www.spaceweather.gov e una webcam alpina quale https://speikboden.panomax.com/
Inoltre oggi la stessa regione ha emesso un brillamento M2.5 associato a una CME che dovrebbe investire la Terra il 10 Dicembre.
Infine, il "gigante" nell'emisfero Sud AR4296/94/98, che da inizio Dicembre non aveva emesso brillamenti importanti, si è finalmente svegliato, emettendo stamane alle 5UT un brillamento di livello X1.1. L'eventuale CME associata sarebbe laterale e investirà la Terra sempre il 10 Dicembre ma solo di striscio, per cui non causerà tempesta geomagnetica.
Molteplici CME in pochi giorni significa possibilità che due o più CME o tempeste si rafforzino a vicenda.
> aggiornamento ore 23: Luna sorta, la prevista G3 non è ancora iniziata
> aggiornamento giorno 9/12, notte: dai dati del vento solare in arrivo risultano solo due impatti molto ridotti. Finora non c'è stata la attesa G3. Il NOAA ha cancellato la previsione, e non prevede tempeste geomagnetiche per i prossimi 2 giorni.
> aggiornamento giorno 10/12: una CME è arrivata oggi all'alba e appena di sera il campo magnetico è ben orientato a Sud quindi penetrante, e prolungato. Potrebbe essersi trattato della parte centrale di una CME o del "reverse shock" della velocità del vento solare fra due CME. Questo ha causato inizialmente una G1, salita poi a G2 attorno alla Mezzanotte italiana quando ormai la Luna era sorta. Alle 03.20 locali, durante un secondo picco G2, raggi aurorali rossi nel cielo basso a Nord sono stati fotografati da webcam alpine, nonostante il chiaro di Luna, grazie alla trasparenza dell'aria in altitudine.
Giorgio Rizzarelli (CSAAT)

2025 / 12 / 03
FINESTRA SUL COSMO: in questa nuova puntata della rubrica pubblicata dallo storico quotidiano Il Piccolo, un approfondimento a firma Andrea Nichele e Stefano Schirinzi (Centro Studi Astronomici Antares Trieste) sulla natura, le dimensioni e l'importanza in ambito di evoluzione stellare dell'affascinante e sfuggente relitto che è Sh2-216 in Perseus: la nebulosa planetaria più vicina al Sistema Solare e la più estesa sulla volta celeste, visibile con incredibili dettagli e colori nella stupenda foto realizzata dall'astrofotografo Alessandro Cipolat Bares (Centro Studi Astronomici Antares Trieste) dai cieli della Valle d'Aosta.

2025 / 11 / 30
CORSO DI INTRODUZIONE ALL'ASTRONOMIA 2025: con un seguito di numerosi corsisti a sfidare il freddo secco, la seconda uscita pratica è stata dedicata all'osservazione della volta celeste ad occhio nudo, binocolo e telescopio, di oggetti visibili anche con il chiaro di Luna. La serata ha avuto condizioni eccezionali: seeing alto (bassa turbolenza) perfetto per l'osservazione di fini dettagli di Luna e pianeti, e contemporaneamente una discreta nitidezza adatta all'osservazione delle stelle.
Ad occhio nudo sono stati descritti varie costellazioni e indicatori (polo nord celeste, meridiano, eclittica, punto vernale, cerchio precessione). I corsisti hanno ammirato anche vari ammassi aperti, come la cintura di Orione e le Pleiadi, visibili a occhio nudo e in binocolo.
Infine, con vari telescopi, sono stati osservati la Luna (che, superato da poco il quarto, è in condizione ideale per osservare le ombre di crateri e montagne), i quattro pianeti giganti (Giove, Saturno, Urano e Nettuno - ai quali la Unione Astrofili italiani ha dedicato proprio ieri la "Notte dei Giganti"), stelle doppie e con contrasto di colore, e la nebulosa di Orione.
Una serata resa bellissima anche dall'apparizione di alcune belle meteore appartenenti allo sciame delle Orionidi di Novembre.
2025 / 11 / 30
SCIAMI DI METEORE - FENICIDI (254 PHO): iniziano a rendersi visibili dal 28 novembre fino al 9 di dicembre, raggiungendo il massimo nella notte del 1° dicembre.
Tale sciame evidenzia un ZHR variabile. Nel dicembre 1956, durante una spedizione polare giapponese presso il polo sud, venne registrato un ZHR di poco superiore alle 60 unità/ora, meteore descritte aventi luminosità apparente tra la 2a e 3a grandezza e con colorazione rosso-giallastra attribuibile a elementi come ferro e sodio. Si tratta di uno sciame minore, meglio visibile dall’emisfero australe, con meteore di bassa velocità (entrata nell’atmosfera stimata in circa 15 km/s). Il radiante è situato non lontano dalla stella di quarta grandezza Wurren (ζ Phoenicis) ma non sorge mai al di sopra dei 35° di latitudine nord.
Quest’anno lo sciame coincide con una fase di luna crescente, rendendone l’osservazione non facile.
Progenitrice delle fenicidi è la cometa 289P/Blanpain. Scoperta nel 1829, in seguito se ne persero le tracce; tuttavia, nel 2013 il sistema automatico di ricerca Pan-STARRS identificò un oggetto, l'asteroide 2003 WY25, che a detta di alcuni studiosi potrebbe essere proprio la cometa perduta.
Andrea Nichele (Centro Studi Astronomici Antares Trieste)


2025 / 11 / 29
SOLE: riprende l'alta attività sulla faccia solare. Una nuova Regione Attiva, numerata 4294, è sorta oggi sul bordo sinistro, contenente un gruppo di macchie solari esteso e caotico e quindi instabile. Stanotte la regione ha prodotto un brillamento di livello misurato M6, che probabilmente (tenendo conto della parte che era nascosta dietro il bordo) era in realtà di classe X (la più alta). Il brillamento è associato a una CME (eruzione nello spazio). Nella prossima settimana, in cui la regione sarà più centrale sul disco, ci si attende dunque alta attività e conseguentemente non si escludono tempeste geomagnetiche che sarebbero abbastanza intense da determinare un evento di aurora boreale a medie latitudini europee, anche se purtroppo la Luna sarà piena o quasi e quindi, inoltre, sopra l'orizzonte per gran parte della notte. Restate sintonizzati per aggiornamenti.
Ricordiamo che, mentre nel 2024 l'attività è stata dominata un massimo nell'emisfero Sud (probabilmente il massimo assoluto del corrente ciclo undecennale), nel 2025 quasi tutti i brillamenti X sono provenuti dall'emisfero Nord. Questa attività nell'emisfero Nord ha avuto (finora) il massimo nella prima metà di Novembre, dominata dalla regione 4274, che è stata responsabile di 4 brillamenti X associati ad altrettante CME (due delle quali, sommandosi, hanno causato la tempesta geomagnetica G5- dell'11 Novembre, con aurora boreale rossa vista a occhio nudo anche in Norditalia e Slovenia nonostante il chiaro di Luna). Se la regione esiste ancora, dovrebbe tornare sulla faccia fra uno o due giorni, ed è probabile dato che una CME è stata prodotta dal luogo dove dovrebbe essere la regione.
E' interessante che la regione sorta oggi, 4294, si trovi invece nell'emisfero Sud. Potrebbe quindi trattarsi dell'inizio di un periodo di attività notevole in entrambi gli emisferi. Dopotutto siamo ancora negli anni centrali del ciclo undecennale.
Giorgio Rizzarelli (Centro Studi Astronomici Antares Trieste)

2025 / 11 / 27
Serata con grande affluenza di studenti universitari nella conferenza "CURIOSITA' ASTRONOMICHE - VIAGGIO ALLA SCOPERTA DELL'UNIVERSO" tenuta presso Opera figli del Popolo a Trieste da Stefano Schirinzi, Presidente del Centro Studi Astronomici Antares Trieste. Le numerose le domande e interventi lanciati dai partecipanti hanno reso davvero emozionante l'intero evento.
2025 / 11 / 20
FRAMMENTAZIONE DEL NUCLEO DI C2025 K1 (ATLAS): questa momentanea visitatrice - definita "cometa dorata" a seguito della bassa concentrazione di molecole a base di carbonio (carbonio biatomico, cianuro, monossido di carbonio, ecc.) responsabili della caratteristica luce verdastra delle chiome cometarie, lasciando in tal modo alle polveri il riflesso della luce solare - dopo aver raggiunto il perielio lo scorso 8 ottobre a 0,33 UA dalla stella ha subito una spettacolare frammentazione del suo nucleo, indotto dal calore e dalla pressione dei gas in sublimazione che ne hanno letteralmente squarciato il nucleo di ghiacci e rocce trasformandola in una sorta di "processione" di detriti.
L'evento è documentato dalla fotografia realizzata dall'astrofotografo Zlatko Orbanic (Centro Studi Astronomici Antares Trieste) dal suo osservatorio a Pula (HR) lo scorso 18 novembre. La foto rivela chiaramente non un singolo punto luminoso ma una serie di nuclei secondari (stime sulla loro dimensione ne attestano il diametro in circa 400-700 metri), allineati come perle di una collana: una prova inconfutabile dell'avvenuta violenta rottura.
C/2025 K1 (ATLAS) si muove su un'orbita iperbolica, indizio che porta a concludere che essa è al suo primo viaggio all'interno del Sistema Solare provenendo dalla fantomatica "nube di Oort". Splendendo attualmente di 10a grandezza, C/2025 K1 (ATLAS) si staglia in questi giorni in Ursa Major. Lontana quasi 64 milioni di chilometri dalla Terra, essa è in avvicinamento al pianeta rispetto al quale raggiungerà la minima distanza il prossimo 25 novembre 2025, a poco più di 60 milioni chilometri.
Stefano Schirinzi (CSAAT)
2025 / 11 / 19
FINESTRA SUL COSMO: nell'odierna puntata della rubrica pubblicata sullo storico quotidiano Il Piccolo di Trieste, gli autori Andrea Nichele e Stefano Schirinzi (Centro Studi Astronomici Antares Trieste) espongono l'evoluzione storica dei cosiddetti "cataloghi astronomici", elenchi ordinati di oggetti che vanno dai corpi del Sistema Solare agli esopianeti, dalle stelle a macrostrutture come gli ammassi e i superammassi di galassie. Descrivendo i cataloghi redatti all'antichità fino al noto Messier, primo importante catalogo compilato nell'era telescopica, viene descritta la grande importanza dei cataloghi celesti nella storia: mappando gli oggetti astronomici stagliati sulla volta celeste, essi hanno infatti rivestito un ruolo di primaria importanza nella comprensione scientifica dell’Universo.

2025 / 11 / 17
SCIAMI DI METEORE - LEONIDI (013 LEO): iniziano a essere visibili a partire dal 6 novembre e si protraggono fino al 30 novembre, arrivando al picco nella notte del 17 novembre con ZHR 10.
Tuttavia, lo sciame è soggetto a violentissimi outburst, mediamente ogni 33 anni, con massimi aventi ZHR pari a migliaia di eventi all'ora! Fonti storiche attestano vere e proprie tempeste di meteore, con decine di migliaia di meteore visibili in una sola ora (!); tra le "tempeste" più note, certamente quelle del 1833 (circa 240.000 le meteore stimate durante le nove ore della tempesta meteorica) e del 1866 (stima di 1.000 meteore/ora al massimo). Anche tra il 1999 e il 2001 il numero delle Leonidi al massimo fu elevato, con ZHR stimato attorno a 3.000. Le stime sono ovviamente soggette a dibattito e ai limiti osservativi dei luoghi.
Si tratta di uno sciame con meteore molto veloci (entrata in atmosfera 71 km/s) e generalmente molto brillanti, col radiante situato nella costellazione Leo, non lontano dalla luminosa stella Algieba (γ Leonis).
Quest’anno lo sciame delle Leonidi coincide con una fase di Luna calante e questo faciliterà l’osservazione anche contando che il radiante sarà visibile da mezzanotte fino all’alba.
Questo sciame è associato alla cometa periodica 55P/Tempel-Tuttle il cui periodo orbitale, pari a 33 anni, coincide con molte delle tempeste meteoriche che, per l'appunto, si verificano con la stessa frequenza. Il doppio picco delle Leonidi osservato nel 2001 e nel 2002 fu probabilmente dovuto all'attraversamento della scia di detriti espulsi dalla cometa in precedenti passaggi, precisamente quelli del 1767 e nel 1866.
La prossima "tempesta" è stimata per il 2033 e 2034.
Andrea Nichele (CSAAT)
2025 / 11 / 14
SOLE: brillamento X4 con eruzione, stamane con picco alle 08:30 UT, ancora dalla regione 4274 - il secondo più intenso dell'anno, dopo l'X5 di 3 giorni fa. Simultaneo a un'eruzione di protuberanza. C'è una CME, ma alquanto laterale: probabilmente da noi *non* causerà un'aurora boreale eclatante.
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Un Novembre attivo. La regione attiva (gruppo di macchie solari) 4274 nell'emisfero Nord continua a dare spettacolo. Quello di oggi è il suo quinto brillamento di classe X (la più intensa).
Le immagini e i time-lapse sono realizzati da un satellite geostazionario in varie frequenze negli UV estremi, rappresentate da colori. Il canale "turchese", che mostra la corona alta, evidenzia bene il brillamento (con, nel momento più intenso, la croce dovuta alla diffrazione da parte della telecamera). Il brillamento è associato a un'eruzione (non visibile in questo canale). Simultaneamente a questa esplosione nella regione attiva, in questo caso sono avvenuti anche altri fenomeni, di seguito descritti.
Il canale "rosso", che rivela il gas cromosferico, evidenzia sulla destra una spettacolare eruzione (esplosione) di protuberanza, che si diffonde nello spazio. Come si nota, la protuberanza connetteva una regione vicina alla 4274, nell'emisfero Nord poco sopra l'equatore, con una regione nell'emisfero Sud.
Il canale "oro", che mostra la corona, evidenzia una sorta di tsunami solare (un fenomeno che può verificarsi in occasione di brillamenti intensi), diretto verso sinistra. Si vede come lo tsunami raggiunga un buco coronale (in nero) allargandolo leggermente (almeno temporaneamente, come accade di solito), comportando forse fuoriuscita di plasma dal buco.
Il coronografo (blu) (che, dallo stesso satellite, riprende nella luce visibile, usando un disco nero per schermare l'abbagliamento da parte del disco solare) è dedicato alle CME, cioè le eruzioni che si diffondono nello spazio. Si notano la componente verso alto-destra proveniente dalla regione attiva, e la componente verso destra dovuta alla eruzione di protuberanza. Potrebbe esserci anche una componente dovuta al plasma uscente dal buco coronale, relativamente diretta verso di noi, ma debole.
La CME è quindi piuttosto laterale: se investirà la Terra, lo farà di striscio (il giorno 17), per cui la eventuale tempesta geomagnetica risultante (e quindi un possibile evento aurorale a medie latitudini) molto probabilmente non sarà intensa come quello della notte dell'11, ma avrà solo livello G1-2, quindi da noi al più aurora boreale bassa e debole in foto, in assenza di Luna. Se l'evento fosse capitato quando la regione in questione era centrali, vista in particolare l'eruzione di protuberanza quasi equatoriale, avremmo avuto una CME centrale, col potenziale di innescare una tempesta geomagnetica interessante.
PS: Per chi fosse interessato, parlerò del Sole e delle sue interazioni con la Terra domani in conferenza in occasione dell'inaugurazione della nuova edizione della nostra mostra fotografica (vedere il post in evidenza sulla nostra pagina).
Giorgio Rizzarelli (CSAAT)



2025 / 11 / 14
AVVIATO IL PROGETTO "ASTRO-ESPLORATORI - UN VIAGGIO COSMICO NEI RICREATORI COMUNALI DI TRIESTE": lo scorso 7 novembre 2025, presso il ricreatorio comunale Nordio, il Centro Studi Astronomici Antares Trieste ha presentato “Astro-Esploratori - Un viaggio cosmico nei ricreatori comunali di Trieste”, progetto educativo che porta nei ricreatori comunali un’esperienza scientifica di alto livello, ideata ad avvicinare bambini e ragazzi all’affascinante mondo dell’Astronomia. Gli appuntamenti didattici, della durata di circa due ore e con frequenza di due al mese, si terranno presso tutti i 13 ricreatori comunali del capoluogo giuliano, permettendo a ciascun partecipante di vivere un percorso coinvolgente e ricco di scoperte.
Attraverso l’utilizzo di strumenti professionali e metodologie ludico-scientifiche, il progetto trasforma l’apprendimento dell’astronomia in un’esperienza dinamica, interattiva e profondamente emozionante. I ragazzi diventano protagonisti di un viaggio alla scoperta dell’Universo, imparando non solo a osservare il cielo, ma anche a sviluppare curiosità, spirito critico e capacità di stupirsi.
Il progetto didattico contribuisce a rendere i ricreatori comunali autentici “centri di lancio” verso la conoscenza scientifica: luoghi in cui la passione può nascere e crescere, alimentata da attività esperienziali, osservazioni guidate e momenti di esplorazione attiva. Seminando nei giovani partecipanti l’interesse per l’astronomia, “Astro-Esploratori - Un viaggio cosmico nei ricreatori comunali di Trieste” apre la strada alla possibilità che alcuni di loro diventino un giorno gli astronomi, i ricercatori e i divulgatori del futuro, contribuendo alla comprensione dell’Universo di cui tutti facciamo parte.
Il Centro Studi Astronomici Antares Trieste rivolge un sincero ringraziamento all’Assessore Maurizio De Blasio e al suo straordinario entourage per il prezioso supporto offerto alla realizzazione dell’iniziativa.
https://www.comune.trieste.it/it/novita-227102/comunicati-227104/lassessore-maurizio-de-blasio-al-ricreatorio-nordio-con-gli-astro-esploratori-314018

2025 / 11 / 13
AGGIORNAMENTO AURORA BOREALE: la CME associata al brillamento X5 è arrivata ieri sera giorno 12 attorno alle 20 ora italiana. Solo da circa Mezzanotte il campo magnetico della CME ha iniziato ad accoppiarsi in modo sostenuto con la magnetosfera: Bz, la componente verticale del campo della CME, è negativa e quindi penetrante, determinando G1-2 ora alle 3AM.
Per ora niente aurora nelle webcam alpine dato il chiaro di Luna. Se il valore sale a G4-5 prima dell'alba, come ieri in un cielo sereno rurale verso Nord si dovrebbe vedere aurora/SAR col rosso in visuale, nonostante il chiaro della Luna al quarto.
Giorgio Rizzarelli (CSAAT)

2025 / 11 / 12
SOLE - AURORA BOREALE E SAR NEL CIELO A NORD LA NOTTE SCORSA: osservata e fotografata in Slovenia a 10Km da Trieste (ma anche da molti altri in Italia e nel mondo), abbastanza intensa da non essere disturbata dal notevole chiaro della Luna con fase al 50%! L'intensità del picco di tempesta geomagnetica avvenuto è G4. L'evento è paragonabile a quello di Ottobre 2024. Si prevede una G4 anche stanotte.
La tempesta avvenuta finora è dovuta alle prime due CME (eruzioni solari) attese (vedi post precedente), arrivate prima del previsto, e a poche ore di distanza l'una dall'altra, per cui i loro effetti si sono sommati. Delle due CME, la più forte ha impattato sulle sonde nel punto di Lagrange L1 (posto a 99% del viaggio Sole-Terra) alle 2330UT circa. Il campo magnetico della CME misurato dalle sonde è risultato intenso e fortunatamente, per un paio d'ore, era orientato in pieno a Sud e quindi in grado di accoppiarsi ottimamente con la magnetosfera terrestre e penetrarla. Vale a dire, Bz, cioè la componente nella direzione all'asse terrestre (in rosso nel grafico), era negativa, e in particolare uguale e opposta al valore del campo (B, in nero), che peraltro era molto intenso: Bz ha avuto un impressionante picco di -55nT. Ma quello che conta è quando Bz resta negativa (e quindi penetrante) per un periodo prolungato, in modo approssimativamente costante (vedi ovale nero nel grafico), il che è avvenuto all'1UT, con valore circa -30nT.
Questo, dopo 40' di viaggio finale della CME da L1 a Terra, all'1:40 UT ovvero le 2:40 locali, ha disturbato la magnetosfera terrestre innescando il picco di tempesta geomagnetica G4. Il valore in realtà sarebbe G4.7, come in Ottobre 2024, anche se la convenzione per la scala G è di arrotondare per difetto a G4 o, volendo, di scrivere G5-.
La tempesta geomagnetica ha oscillato fra G1 e G4. Ma il cielo rosso verso Nord è stato visibile a occhio nudo per quasi tutto il tempo dall'inizio della tempesta geomagnetica (2:40 locali) fino all'alba, e per tutto il tempo in fotografia, inclusi i raggi aurorali, in movimento evidenziabile in timelapse. La tempesta geomagnetica ha continuato durante il giorno (del nostro fuso orario) a livello G1-3 (aggiornamento ore 19 locali: questa prima tempesta è quasi finita).
Stanotte (probabilmente in prima serata e quindi senza Luna) dovrebbe arrivare la terza CME (la più potente, associata al brillamento X5), determinando una seconda tempesta G4 (o forse G5, come in Maggio 2024). Purtroppo a Trieste e dintorni sono previste molte nubi, ma avremo anche meno fase lunare e un'ora in più senza Luna.
Giorgio Rizzarelli (CSAAT)



2025 / 11 / 11
SOLE E AURORA BOREALE - BRILLAMENTO X5 OGGI (IL PIU' INTENSO DAL 2024), X1 IERI, X2 L'ALTRO IERI - PREVISTA TEMPESTA GEOMAGNETICA G4 PER STANOTTE E DOMANI NOTTE: il più intenso brillamento solare dell'anno (finora) è avvenuto stamane, nell'emisfero Nord, con picco X5 circa alle 10UT. Ricordiamo che per i brillamenti solari le lettere X, M, C (i cui significati si possono ricordare con eXtra, Medium, Common) indicano potenze di 10, quindi quello di oggi è un brillamento con ordine di grandezza 100x più intenso di un comune C. Il livello misura l'intensità della luce in una certa banda di raggi X.
Siamo ancora negli anni centrali e più attivi del ciclo solare undecennale. Il brillamento di oggi è uno dei più forti del ciclo. Quelli più intensi di esso furono un X6 nell'emisfero Nord nel Febbraio 2024 e quattro brillamenti X6-9 nell'emisfero Sud in Maggio e Ottobre 2024 (periodi di alta attività che determinarono eventi intensi di aurora boreale a medie latitudini). In breve, a un massimo dell'emisfero Nord del 2023/2024, è seguito il massimo intenso dell'emisfero Sud del 2024, e ora nel 2025 si sta avendo un secondo massimo dell'emisfero Nord che, se valutato in termini di brillamenti, è comparabile con il primo, e ha il picco in questi giorni.
Il brillamento X5 di oggi si affianca a un X1 di ieri, un X2 dell'altro ieri (entrambi avvenuti a sorpresa dopo un giorno di attività calma), e altri brillamenti intensi di una settimana fa (X2, C1, M7, M9). Tutti questi brillamenti tranne uno sono stati prodotti dalla Active Region 4274 e sono associati ad eruzioni di materia solare che si espande nello spazio (CME). In questi giorni la regione in questione è centrale sulla faccia solare a noi rivolta per cui le CME sono dirette in modo da investire la Terra (dopo 1.5 - 5 giorni di viaggio, a seconda della velocità) e hanno provocato, e provocheranno, tempeste geomagnetiche e conseguentemente eventi di aurora boreale a medie latitudini. Le tempeste geomagnetiche dei giorni scorsi hanno avuto livelli G1-3, ma alla nostra latitudine l'aurora boreale è stata coperta dal chiaro di Luna (l'aurora è stata vista solo in Nordamerica dove si trova il polo N geomagnetico).
A questo punto importano le CME recenti. Quelle emesse ieri e l'altro ieri, prese singolarmente, dovrebbero provocare rispettivamente una G2 e una G3. Ma la seconda è stata più veloce. In conseguenza si prevede che arriveranno entrambe stanotte o domattina (Nov11/12). Anzi, si prevede che la seconda investa ovvero "cannibalizzi" la prima formando una singola CME che, anche a causa di onde d'urto, sarebbe più potente di entrambe; se questo succede quando investe la Terra, si potrà avere una G4. La CME emessa oggi, invece, è ancora più veloce e potente e si prevede che arrivi domani notte (Nov12/13), causando anch'essa G4. Il tutto potrebbe risultare in una singola G4 (ossia Kp8) prolungata.
Ricordiamo che alla nostra latitudine in Europa una G3 comporta fenomeni rossi (aurora boreale rossa o SAR) nel cielo basso verso Nord, se osservata con cielo sereno ad almeno 10Km dalla città (nel caso di una città come Trieste), e se capita in ore notturne senza Luna. Una G4 comporterebbe rosso nel cielo alto e verde in fotografia nel cielo basso a Nord, come in Ottobre 2024. Purtroppo a causa della fase lunare (quarto calante) e della stagione, stanotte le ore notturne senza Luna sono solo dalle 18 alle 2240, dopodichè la Luna si alzerà molto in cielo e il suo chiarore indebolirà molto o coprirà l'eventuale aurora. L'altra grande incognita, naturalmente, sono le condizioni meteo, stanotte con velatura/nubi in città ma sereno a quota altipiano, e più nuvolose per domani.
Per chi fosse interessato a tentare di vedere l'aurora, la previsione definitiva dell'orario di inizio e del livello di una tempesta geomagnetica si ha solo mezz'ora prima dell'arrivo a Terra, quando una CME raggiunge il punto di Lagrange L1 posto relativamente vicino a Terra. In L1 una sonda misura il campo magnetico della CME (si può monitorare la pagina https://www.swpc.noaa.gov/products/real-time-solar-wind): se la componente z (indicata Bz, curva in rosso) capita negativa (cioè il campo è orientato a Sud, dunque opposto a quello terrestre e quindi penetrante) e precisamente con andamento approssimativamente costante almeno per mezz'ora, a livello -20nT (-25nT), si ha una previsione definitiva di G3 (G4). Questa previsione definitiva dipende quindi criticamente dall'orientamento del campo magnetico della CME e potrebbe essere superiore o inferiore di un'unità rispetto alla previsione preliminare: un lancio della moneta. A questo punto, dopo l'ultima mezz'ora di viaggio della CME verso Terra (durante cui possiamo raggiungere in macchina una località rurale), e talvolta dopo un tempo di reazione della Terra che può durare anche ore, iniziano la tempesta geomagnetica (il livello G si può monitorare su spaceweather.gov) e (di solito subito) l'aurora. La presenza di aurora può essere verificata con una webcam quale https://moritzino.panomax.com/ . La durata dell'evento rimane alquanto imprevedibile e può andare da pochi minuti a parecchie ore.
L'evento di oggi ha anche altri effetti sulla Terra. Il brillamento, come usuale, ha causato un breve blackout nelle onde radio corte usate dai radioamatori. L'eruzione ha determinato, oltre alla CME, anche un flusso di protoni solari veloci che, a differenza delle CME, non vengono fermati dalla magnetosfera ma raggiungono astronauti e piloti/passeggeri in alta quota sottoponendoli a una piccola "dose" di radiazioni e, in questo caso (un evento che capita una volta per ciclo solare) anche la superficie terrestre.
Giorgio Rizzarelli (CSAAT)




2025 / 11 / 10
SCIAMI DI METEORE - TAURIDI NORD (017 NTA): iniziano a essere visibili a partire dal 19 ottobre fino al 10 dicembre di novembre; il picco accade il 12 ottobre con ZHR 5. Pur rendendosi attivo poco più tardi, tale sciame è simile a quello delle Tauridi Sud; proprio in questo periodo, con i due sciami contemporaneamente attivi, si verifica un notevole aumento di bolidi.
Le Tauridi Nord sono meteore a bassa velocità (entrata in atmosfera 28 km/s), generalmente molto brillanti. Il radiante è situato in Taurus, non lontano dal noto ammasso stellare M45 "Pleiadi". Coincidendo quest'anno il picco con la fase di ultimo quarto di Luna, ciò faciliterà notevolmente l’osservazione dello sciame, soprattutto contando che il radiante sarà già al di sopra dell'orizzonte nord-orientale di prima sera.
Corpo progenitore è la cometa periodica 2P/Encke, i detriti della quale danno origine anche allo sciame delle Tauridi Sud.
Nell'immagine, posizione del radiante sulla volta celeste alle ore 20:30 osservato da Trieste (crediti: Stellarium)
Andrea Nichele (Centro Studi Astronomici Antares Trieste)
2025 / 11 / 08
CORSO DI INTRODUZIONE ALL'ASTRONOMIA: questa mattina, prima uscita pratica dedicata all'osservazione del Sole, effettuata attraverso riprese in luce bianca e H-alpha. Corsisti entusiasti come il numeroso pubblico di passaggio a seguito del Sole attivissimo in questi giorni, con tanto di brillamento visibile attorno alla regione attiva AR4274.
2025 / 11 / 05
NUBI ROVENTI SUL FONDO DEL CIELO - L'UNIVERSO NASCENTE: interessantissima conferenza da parte dell'astrofisico Steno Ferluga sulla nascita delle strutture a grande scala i cui semi sono oggi osservabili nella radiazione cosmica (microonde) di fondo a 3K.
Ringraziamo il numeroso pubblico presente che ha interagito con il relatore attraverso numerose domande.
Questa è stata la "data alfa" del nuovo ciclo di appuntamenti didattici "Sentieri tra le stelle", promossa dal Centro Studi Astronomici Antares Trieste in coorganizzazione con il Comune di Trieste: i prossimi appuntamenti partiranno con Gennaio 2026.
Stay tuned!


2025 / 11 / 06
ATTIVITA' SOLARE MOLTO ALTA: tempesta geomagnetica G3 avvenuta la scorsa notte con aurora boreale a medie latitudini, altre previste nei prossimi giorni.
Lunedì scorso, con la rotazione solare, sul bordo sinistro della faccia solare è sorta una Regione Attiva molto instabile, che include un gruppo esteso di macchie solari. Chiamata 4274 e appartenente all'emisfero Nord, questa regione coincide molto probabilmente con la 4246 che fu molto attiva in Ottobre. In questi giorni essa ha prodotto vari brillamenti intensi: Lunedì un M5, Martedì un X1.8 (equivalente a un "M18") (il più intenso da Giugno), ieri un M7 e un M9 (cioè quasi un X1). Fra l'altro, dopo il brillamento X1.8, a poche ore di distanza è avvenuto un altro brillamento X, dalla 4276 nell'emisfero Sud.. Ci sono stati anche brillamenti proprio simultanei in entrambe le regioni, e quindi nei due emisferi, segno del periodo di massimo del ciclo solare undecennale.
Tutti i brillamenti intensi sopra elencati sono associati ad eruzioni nello spazio (CME). Con il passare dei giorni le regioni in questione (nonchè un buco coronale, che facilita l'uscita delle CME) diventano più centrali sulla faccia, per cui le CME diventano più rivolte alla Terra. Una di queste CME ha già investito la Terra, con campo magnetico penetrante, innescando una tempesta geomagnetica la notte scorsa, con picco G3 stamane all'alba.
Alla nostra latitudine in Europa, una G3 comporterebbe aurora rossa in visuale nel cielo basso a Nord, ma fino a Venerdì tutte le ore della notte saranno disturbate dal chiaro di luna piena (o quasi) - il quale fra l'altro è più intenso del solito a causa della superluna (coincidenza di luna piena col perigeo) e della sua notevole altezza sull'orizzonte (tipica dei mesi attorno al solstizio di inverno): L'aurora è stata avvistata a latitudine 45N, ma in Nordamerica, dove il polo Nord geomagnetico è più vicino.
La previsione G3 è mantenuta ancora per oggi. Ma altre CME dirette alla Terra sono possibili per una settimana, innescando ulteriori tempeste geomagnetiche. Nel weekend cominceremo ad avere ore notturne senza Luna, e se tutto va bene avremo bel tempo almeno fino all'inizio della prossima settimana.
Giorgio Rizzarelli (CSAAT)
2025 / 11 / 05
FINESTRA SUL COSMO: nell’articolo a firma Andrea Nichele (Centro Studi Astronomici Antares Trieste) pubblicato oggi sullo storico quotidiano Il Piccolo di Trieste, i segreti della Grande galassia di Andromeda, nostra affascinante vicina cosmica: un viaggio tra stelle, buchi neri e misteri galattici, arricchito da aggiornamenti scientifici recenti inerenti il futuro di questo straordinario oggetto arcinoto nella comunità astronomica, catturato nella splendida e dettagliata istantanea realizzata dall'astrofotografo Aleš Ferluga (Centro Studi Astronomici Antares Trieste).

2025 / 11 / 04
SOLE - DUE BRILLAMENTI DI LIVELLO X (I PIU' INTENSI DA GIUGNO) IN POCHE ORE: dopo il massimo intenso dell'attività solare (nell'ambito del ciclo undecennale corrente) avvenuto nel 2024 per mano dell'emisfero Sud, l'attività del 2025, dominata dall'emisfero Nord, finora è stata relativamente moderata, e si parlava già di fase di declino nell'ambito del ciclo solare. Ma oggi 4 Novembre il Sole ci ha sorpreso con due brillamenti di classe X a distanza di poche ore: un X2 nell'emisfero Nord e un X1 nell'emisfero Sud. Siamo nel mezzo del ciclo solare e brillamenti in simpatia nei nei due emisferi sono tipici degli anni di massimo di attività solare. E avere due brillamenti X nello stesso giorno è raro.
Un brillamento di classe X non capitava dall'X2 del 19 Giugno (preceduto da un X1 due giorni prima). Un brillamento (flare) è un flash particolarmente intenso, lungo vari minuti, di luce in senso lato, cioè su tutto lo spettro elettromagnetico. L'intensità della luce viene misurata convenzionalmente in una certa parte dello spettro. Per i brillamenti le classi C (comune), M (medio), X (extra) indicano successive potenze di 10. Un brillamento X2 è quindi 20 volte più intenso di un M1, e molto più raro.
La sorgente del primo brillamento X di oggi (un X2) è la Active Region (gruppo di macchie solari) 4274, posta nell'emisfero Nord. Molto probabilmente si tratta del ritorno sulla faccia solare (con la rotazione del Sole su se stesso) della AR4246 di cui avevamo parlato a metà Ottobre: una regione estesa e complessa come non se vedevano da mesi, e con instabilità delta (essenzialmente, bipolarità magnetica all'interno di una stessa macchia solare). Una regione delta ha il potenziale di emettere, un giorno o l'altro, un brillamento X. Questa regione in Ottobre produsse una media di 4 brillamenti M (medi) al giorno, fino a livello M5, ma nessun X. Vari di questi brillamenti erano associati a eruzioni nello spazio (CME), tre delle quali, piuttosto lente, investirono la Terra provocando una tempesta geomagnetica solo di livello G2 (con fenomeni aurorali rossi fotografati anche sulle Alpi e in Slovenia). Negli ultimi giorni di Ottobre sono state però osservate tre CME intense, emergenti dalla faccia nascosta, probabilmente ancora dovute alla regione in questione.
La AR4274 è (ri)sorta sulla faccia visibile ieri 3 Novembre, con instabilità delta, producendo vari brillamenti M. Fra questi, un M5 con CME laterale ma intensa, che dovrebbe investire la Terra di striscio il 6-7 Novembre innescando una tempesta geomagnetica G1-2, con aurora purtroppo disturbata da chiaro di Luna.
Per tutta la giornata di oggi la regione in questione sembrava essersi calmata (ha emesso solo ordinari brillamenti C), ma alle 1734UT, a sorpresa, il brillamento X2. Come accade quasi sempre, le radiazioni emesse da eventi solari in superficie influenzano solo l'alta atmosfera terrestre, da cui vengono bloccate. Il brillamento in sè ha disturbato la ionosfera, interrompendo le comunicazioni radio a onde corte, usate principalmente dai radioamatori, per alcuni minuti in Sudamerica. Inoltre, come mostrano le immagini, l'evento è decisamente associato a una CME laterale ma intensa: nelle prossime ore sapremo se si prevede che la CME investirà la magnetosfera terrestre, provocando ulteriore tempesta geomagnetica.
Il secondo brillamento X (un X1), avvenuto alle 2200UT, proviene da una regione nell'emisfero Sud, che sta sorgendo con la rotazione del Sole, probabilmente anch'essa delta. 45 minuti dopo, con questo brillamento ancora in corso, un brillamento M2 è avvenuto nella regione AR4272, compagna della AR4274 nell'emisfero Nord.
Nei prossimi giorni entrambe le delta saranno più centrali sulla faccia rivolta alla Terra. Se l'instabilità delta di una o entrambe le regioni perdura, saranno possibili CME intense che, dopo alcuni giorni, investiranno la Terra direttamente, innescando quindi tempesta geomagnetica forte, con aurora boreale in visuale a medie latitudini. Siamo inoltre ancora relativamente vicini all'equinozio, che amplifica le tempeste geomagnetiche. Come al solito, la visibilità effettiva dell'aurora dipenderà dal fuso orario, dalle condizioni meteo e dalla fase lunare. Nella settimana le condizioni meteo sono previste stabili, ma la Luna è attorno alla fase piena, per cui il chiaro di Luna disturberà tutta la notte. Nel weekend torneranno ore senza Luna.
Giorgio Rizzarelli (CSAAT)


2025 / 11 / 02
CORSO DI INTRODUZIONE ALL'ASTRONOMIA: si è conclusa lo scorso venerdì 31 ottobre la prima parte dell'iniziativa promossa dal Centro Studi Astronomici Antares Trieste con la presentazioni dei Dottori Roberto Furlan e Gigliola Antonazzi rispettivamente sulle metodologie osservative del cielo stellato condotte attraverso strumenti "entry-level" quali binocolo/telescopio e sull'importanza dell'Archeoastronomia per comprendere non solo come antiche culture/civiltà osservavano e interpretavano il cielo ma anche per comprendere il loro rapporto con il tempo, i rituali religiosi e l’organizzazione di spazi sacri/sociali. Diano appuntamento ai prossimi quattro appuntamenti di astronomia pratica con osservazione della volta celeste ad occhio nudo, binocoli e telescopi (le date verranno annunciate a breve).
2025 / 10 / 31
UNA CULLA SILENZIOSA DI STELLE NEL CUORE DI TAURUS: sulla volta celeste si stagliano immense nubi molecolari giganti, oscure e filamentose, che serpeggiano tra le stelle come vene di gas e polvere. Tra esse, la cosiddetta "nube molecolare di Taurus" (TMC) - visibile in questa stupenda istantanea realizzata dall'astrofotografo Stefano Salvini (Centro Studi Astronomici Antares Trieste) dalla Slovenia - è una delle più vaste e vicine, estendendosi per oltre 30° sulla volta celeste e per circa 100 anni-luce nello spazio.
Lontana 430 anni-luce dal Sistema Solare, è uno dei più importanti laboratori naturali per lo studio della formazione di stelle di piccola massa, offrendo una visione ravvicinata e dettagliata dei processi che trasformano il gas interstellare in nuove stelle e sistemi planetari.
La TMC è un complesso di nubi fredde e dense, con temperature di appena 10-15 kelvin, formate principalmente da idrogeno molecolare e da polveri che assorbono la luce delle stelle retrostanti, producendo intricate zone oscurate. La sua struttura è stata tracciata attraverso le emissioni radio del monossido di carbonio (CO) e delle sue isotopiche, rivelando la presenza di filamenti e condensazioni gravitazionalmente instabili. In tali regioni, quando la densità del gas supera la massa critica di Jeans, il collasso gravitazionale dà origine a protostelle e dischi protoplanetari, semi dei futuri sistemi solari.
Le stime più accreditate indicano che la massa complessiva dalla TMC si aggira attorno a (2-3)x10^4 masse solari ovvero l'equivalente di 20-30 mila stelle come il Sole. Tuttavia, trattandosi di un complesso molto esteso e frastagliato, con numerosi filamenti e sotto-nubi, le stime possono variare a seconda dei criteri di delimitazione adottati e della sensibilità degli strumenti. Gran parte di questa massa è costituita da idrogeno molecolare, freddo e poco denso, mentre solo una piccola frazione (meno dell’1%) si concentra in nuclei più densi dove nuove stelle vengono a formarsi. Le osservazioni suggeriscono che la TMC abbia un’efficienza di conversione del gas in stelle piuttosto bassa, dell’ordine di pochi punti percentuali, in netto contrasto con regioni più attive come la Nebulosa di Orione.
All’interno del complesso si trovano sottoregioni note come TMC-1, TMC2, L1495, -1527 e B18, ognuna caratterizzata da diverse popolazioni di giovani oggetti stellari. TMC1 in particolare è celebre per la sua straordinaria ricchezza chimica: al suo interno è stato identificato un gran numero di molecole complesse, alcune delle quali organiche.
La formazione stellare nella nube del Toro procede in modo lento e isolato, in netto contrasto con regioni più turbolente come la nebulosa di Orione. Le stelle che nascono qui sono quasi esclusivamente di bassa massa, spesso di tipo T Tauri, giovani astri circondati da dischi di gas e polveri nei quali telescopi come ALMA, Spitzer e Herschel hanno rilevato strutture anulari e lacune che testimoniano l’inizio della formazione planetaria. Questi ambienti tranquilli consentono di osservare con grande precisione le prime fasi dell’evoluzione stellare e dei dischi circumstellari.
Quasi al centro di questo enorme complesso molecolare è presente NGC1555, meglio nota come "nebulosa variabile di Hind", caratteristica per riflettere la luce della giovane stella variabile di pre-sequenza T Tauri in essa immersa. La nebulosa mostra nel tempo variazioni di luminosità e di forma, dovute ai mutamenti del gas e della polvere circostanti, illuminati in modo irregolare dall’attività variabile della stella stessa. Scoperta nel 1852 dall’astronomo inglese John R. Hind, tale nebulosa è uno degli esempi più noti di nebulosa a riflessione variabile, fenomeno tipico nelle regioni di formazione srtellare. Le variazioni osservate, talvolta anche su scale di mesi, sono legate sia ai cambiamenti nella luminosità di T Tauri sia alle ombre proiettate dalle strutture in movimento all’interno del disco circumstellare: la stella infatti mostra una variabilità fotometrica e spettroscopica irregolare derivante da fenomeni (instabilità magnetiche, macchie fotosferiche, accrescimento di materiale polveroso dal disco circumstellare, getti di gas emessi lungo gli assi polari) dovuti al fatto che T Tauri è ancora in fase di contrazione gravitazionale e non ancora entrata nella sequenza principale del diagramma HR, non avendo ancora avviato in modo stabile la fusione nucleare dell'idrogeno nel suo nucleo.
Nella fotografia si distinguono chiaramente alcuni noti "riferimenti celesti": in alto a sinistra brilla NGC1499 "nebulosa California" in Perseus, una vasta regione di idrogeno ionizzato dal colore rosso acceso; a sinistra è visibile la nebulosa IC405 in Auriga, illuminata dalla stella AE Aurigae. Nella parte inferiore campeggiano i due celebri ammassi stellari aperti M45 "Pleiadi" e le Iadi, queste ultime con la luminosa stella Aldebaran (α Tauri) la quale sembra appartenere al complesso ma si trova, in realtà, molto più vicina. Poco a sinistra del centro della foto si possono notare due ulteriori ammassi stellari di tipo aperto, NGC1647 e NGC1746, entrambi situati in Taurus ma molto più lontani rispetto alle Iadi e alle Pleiadi, a distanze rispettivamente di circa 1.800 e 2.000 anni-luce. È interessante notare come NGC 1746, secondo alcuni studi fotometrici e astrometrici, non sarebbe un vero ammasso fisicamente legato quanto un raggruppamento del tutto casuale di stelle disposte lungo la stessa linea di vista.
Al pari delle Iadi e delle Pleiadi relativamente agli ammassi stellari aperti, la TMC rappresenta un modello di riferimento per la formazione stellare quiescente: un ambiente dominato da gas freddo, filamenti di polvere e una chimica molecolare intricata, in cui la nascita delle stelle avviene silenziosamente, senza l’influsso distruttivo delle stelle massicce. Gli studi condotti negli ultimi decenni hanno permesso di ricostruire un quadro coerente della trasformazione del gas interstellare in giovani astri e dischi planetari, offrendo una finestra privilegiata sulle origini dei sistemi planetari come quello solare.
Stefano Schirinzi (CSAAT)
2025 / 10 / 29
𝗟𝗔 𝗖𝗢𝗡𝗤𝗨𝗜𝗦𝗧𝗔 𝗗𝗘𝗟 𝗖𝗜𝗘𝗟𝗢 𝗜𝗡𝗤𝗨𝗜𝗡𝗔𝗧𝗢 𝗗𝗔𝗟𝗟𝗔 𝗟𝗨𝗖𝗘: queste straordinarie fotografie di due differenti oggetti astronomici catturate dal cuore di Trieste - la cometa C/2025 A6 (Lemmon) e il noto resto di supernova M1 "crab nebula" in Taurus - rappresentano una testimonianza eccezionale di come la passione e l'innovazione tecnologica possano trionfare sul severo ostacolo dell'elevatissimo inquinamento luminoso di un'area urbana.
Come il Centro Studi Astronomici Antares Trieste dimostra in modo costante nei suoi eventi divulgativi, entro certi limiti oggi è possibile astrofotografia dal centro città. Queste due immagini ne sono prova lampante, ottenute grazie a strumentazione opportuna e all'essenziale conoscenza delle tecniche di elaborazione delle immagini.
Le due immagini sono state realizzate dal Prof. Renzo Mosetti, membro del Centro Studi Astronomici Antares Trieste, direttamente dalla sua abitazione sita nel centro cittadino. Un'impresa resa possibile anche dall'utilizzo del Seestar S50, un telescopio smart di ultima generazione che, pur essendo compatto, facilita enormemente la cattura del segnale in cieli compromessi grazie alle sue funzioni automatizzate come lo stacking.
Grazie a un dispositivo avanzato e all'esperienza, meraviglie come queste si rendono accessibili anche da cieli inquinati.
Torneremo presto a parlare di questa ripresa della "crab nebula", dai dettagli davvero eccezionali, in altro contesto.
2025 / 10 / 29
CORSO DI INTRODUZIONE ALL'ASTRONOMIA: il secondo e terzo appuntamento, quest'ultimo tenuto ieri, sono stati accomunati dall'aver esposto ai numerosi presenti le stelle: partendo dal Sole e le interazioni Sole-Terra con la presentazione di Giorgio Rizzarelli, passando a presentare la fisica delle stelle e la loro visibilità a distanze cosmologiche con la relazione di Stefano Schirinzi per giungere al notevole impatto visivo degli ambienti in cui le stelle si radunano (nebulose di vario tipo, galassie). Appuntamento con l'ultima delle 4 giornate dedicate alla teoria tra 2 giorni.
2025 / 10 / 22
FINESTRA SUL COSMO: nell'odierna pubblicazione della rubrica sullo storico quotidiano Il Piccolo, un approfondimento di Stefano Schirinzi (CSAAT) sulla cometa C/2025 A6 Lemmon, attualmente visibile, corredato dalla splendida ripresa realizzata dall'astrofotografo David Kralj (CSAAT).

2025 / 10 / 18
SCIAMI DI METEORE - ε GEMINIDI (023 EGE): iniziano a rendersi visibili a partire dal 14 di ottobre, perdurando indicativamente fino al 27 dello stesso mese. Il massimo cade nella notte del 18 ottobre: oggi, quindi. Si tratta di uno sciame "minore", con ZHR 3.
La velocità d'entrata in atmosfera di queste meteore è moderatamente elevata (68,7 km/s). Il radiante situato nei pressi della stella di terza grandezza Mebsuta (ε Geminorum). Quest’anno il picco di questo sciame coincide con una fase di Luna calante, facilitando l’osservazione; il radiante sorgerà poco dopo le 22, rendendosi visibile fino all’alba.
Il corpo progenitore delle ε Geminidi non è stato ancora identificato. Mostrando caratteristiche e attività quasi coincidenti con le più note Orionidi, è necessario prestare molta attenzione nel riuscire a distinguere le meteore provenienti da una ristretta area celeste.
Andrea Nichele (Centro Studi Astronomici Antares Trieste)

2025 / 10 / 16
VARIAZIONE DEGLI ANELLI DI SATURNO: il cambiamento dell'inclinazione degli anelli di Saturno è un fenomeno ciclico e affascinante che dipende dal moto orbitale del pianeta attorno al Sole e dall'inclinazione del suo asse di rotazione rispetto al piano della sua orbita. Come la Terra, anche il “Signore degli anelli” ha l'asse di rotazione inclinato (circa 26,7°), aspetto che determina l'alternarsi delle stagioni sul pianeta. Poiché la Terra orbita molto più velocemente di Saturno (che impiega circa 29,5 anni terrestri per completare un’orbita attorno al Sole), l'angolo con cui gli anelli appaiono osservati dalla Terra varia costantemente nel corso di questo periodo, completando il ciclo ogni circa 14,5 anni.
Quando Saturno si trova ai suoi solstizi, gli anelli mostrano la loro massima apertura visibile dalla Terra; quando invece Saturno si trova ai suoi equinozi, il piano degli anelli si allinea quasi perfettamente con la nostra linea di vista. Pur essendo larghissimi, gli anelli saturniani sono estremamente sottili e quando appaiono visti "di taglio" ovvero con inclinazione minima essi risultano quasi del tutto invisibili.
In generale, per tutto il 2025 gli anelli di Saturno si sono presentati con un'inclinazione molto ridotta ma la "scomparsa" vera e propria si verifica quando la Terra, nel suo percorso orbitale, attraversa esattamente il piano degli anelli di Saturno. Fenomeno che nel corso del 2025 si verifica non una ma ben due volte: al primo evento, verificatasi lo scorso 23 marzo, l’osservazione era resa letteralmente impossibile a causa dell’apparente vicinanza di Saturno al Sole sulla volta celeste ma al secondo, il prossimo 8 Novembre, le condizioni per l'osservazione saranno praticamente perfette.
Gli anelli di Saturno sono una delle strutture più iconiche del Sistema Solare, estese per centinaia di migliaia di chilometri ma con uno spessore che non supera le poche decine di metri. Strutturalmente, sono un sistema complesso diviso in fasce principali, separate da vuoti come la nota “Divisione di Cassini”. La loro composizione è prevalentemente (oltre il 99%) ghiaccio d'acqua purissimo di dimensione differente, da granelli di polvere microscopici a massi grandi come automobili e forse anche più. Sebbene dibattuta, la teoria più accreditata sull'origine degli anelli suggerisce che siano il risultato della disgregazione gravitazionale di una o più lune ghiacciate, e dati recenti indicano che gli anelli siano una caratteristica relativamente giovane del Sistema Solare, formatasi forse solo 100 milioni di anni fa.
Stefano Schirinzi (CSAAT)
2025 / 10 / 09
IL PARADOSSO SULLA FORMAZIONE STELLARE NEL CENTRO GALATTICO RIVELATO DA JWST: lontana circa 27 mila anni-luce dal Sistema Solare, la cosiddetta Zona Molecolare Centrale (CMZ) è una regione di gas molecolare incredibilmente densa e complessa situata nel cuore della Galassia. Tale struttura, dalla forma di un anello incompleto con un diametro stimato in circa 1.300 anni-luce, circonda il nucleo galattico (pur non essendo esattamente concentrica ad esso), area dove è presente il buco nero supermassiccio Sgr A*.
Le condizioni nella CMZ sono estreme se paragonate al resto del contesto galattico: temperature e pressioni significativamente alte, campi magnetici e radiazioni parimenti intensi. Nonostante occupi una piccola porzione del volume totale della Galassia, la CMZ è estremamente densa, concentrando oltre 60 milioni di masse solari di gas molecolare ovvero il 10% circa di tutto il gas galattico! Essa ospita oggetti e sottostrutture importanti quali filamenti e bolle di gas residui di passate supernove, enormi nubi molecolari (Sgr B2, Sgr C) e regioni di formazione stellare della Galassia; il gas presente tra queste nubi è notevolmente riscaldato da onde d'urto, raggi cosmici e intense radiazioni UV e X.
La formazione stellare è un processo complesso, regolato dall'interazione tra turbolenze, campi magnetici e pressione: in tale contesto, l’ambiente estremo del nucleo galattico è un ottimo laboratorio per lo studio di questo fenomeno. Nonostante nella CMZ sia presente un vasto serbatoio di gas, l'efficienza di formazione stellare è sorprendentemente bassa su larga scala: anche inferiore a quella prevista dai modelli Schmidt-Kennicutt che legano la densità superficiale del gas al tasso di formazione stellare per unità di area. Questa soppressione, nota come "anomalia dell'efficienza di formazione stellare" è attribuita principalmente all'elevata turbolenza supersonica e agli intensi campi magnetici che impediscono alle nubi molecolari di collassare sotto la propria gravità.
Questo paradosso sembra aver trovato finalmente risposta grazie alle recenti osservazioni del telescopio spaziale James Webb (NASA/CSA/ESA). Per comprendere questo fenomeno, è bene prima definire il cosiddetto "tasso di efficienza di formazione stellare", che indica la parte di gas molecolare convertita in stelle. L'anomalia si manifesta nella CMZ, che contiene circa l’80% del gas denso della Galassia ma il cui tasso di formazione stellare complessivo è circa 10 volte inferiore a quanto previsto: in altre parole, dalla grande quantità di materia prima presente nascono pochissime stelle.
Attraverso i suoi strumenti NIRCam e MIRI, capaci di osservare rispettivamente nel vicino (0.6>5 μm) e medio (5>27 μm) infrarosso, JWST riesce a penetrare le dense coltri di polvere, rendendo visibili regioni di formazione stellare rimaste opache anche ai precedenti telescopi spaziali. Le osservazioni sono state dirette in particolare sulle gigantesche nubi molecolari Sgr B2 e Sgr C. Mentre le immagini di MIRI mostrano dettagli senza precedenti nelle polveri calde presenti nella regione molecolare Sgr B2, quelle di NIRCam sono dominate da stelle colorate. Notevoli le nubi oscure, estremamente dense di gas e polvere: la materia prima per le future stelle.
Nel caso di Sgr C, le immagini ad alta risoluzione prodotte da JWST hanno fornito prova diretta di un meccanismo che spiega la soppressione della formazione stellare: si ritiene, infatti, che una serie di filamenti di plasma caldo estesi diversi anni-luce siano il risultato di campi magnetici estremamente intensi, amplificati dal movimento turbolento del gas vicino a Sgr A*. L'intensità di questi campi magnetici contrasterebbe la forza di gravità, impedendo il collasso delle nubi molecolari necessario per la nascita d nuove stelle: invece di collassare, la materia verrebbe confinata in questi densi filamenti, rallentando drasticamente il tasso di nascita stellare.
Contrariamente all'anomalia di Sgr C, la nube molecolare Sgr B2 è invece la regione di formazione stellare più massiva e attiva dell'intera Galassia. Pur contenendo solo circa il 10% del gas totale della CMZ, in essa si formano circa la metà delle stelle che nascono in quella regione: un'efficienza estremamente elevata. Tale dato suggerisce che Sgr B2 riesca in qualche modo ad aggirare i meccanismi di soppressione. L'elevata efficienza è provata dalla presenza di dense nubi di gas che resistono alla distruzione, favorendo il collasso gravitazionale del gas: l’individuazione di una sorta di bordo netto e dritto in una parte di Sgr B2 potrebbe infatti indicare un recente evento di compressione, del tutto simile all'onda d'urto prodotta da una supernova, che ha innescato una fase di formazione stellare particolarmente vigorosa.
La CMZ presenta quindi due aree estreme: mentre in Sgr C i campi magnetici sopprimono la formazione stellare, in Sgr B2 gli stessi incanalano il gas in regioni più dense, aumentandone l'efficienza. Questa iperattiva formazione stellare non è dissimile da quella presente nelle galassie osservate nell'Universo primordiale. Lo studio dei fenomeni che avvengono in queste nubi aiuta ad affinare i modelli teorici e a comprendere meglio come fattori ambientali estremi (elevata turbolenza, la vicinanza a Sgr A*, campi magnetici intensi, ecc.) influenzino le nubi molecolari e, di conseguenza, la formazione stellare.
Stefano Schrinzi (CSAAT)
2025 / 10 / 08
SCIAMI DI METEORE - DRACONIDI (009 DRA): iniziano a essere visibili a partire dal 6 fino al 10 di OTTOBRE, raggiungendo il massimo nella notte 8 ottobre con ZHR medio 5. Secondo i modelli, l'8 ottobre la Terra dovrebbe attraversare la nube che produsse l'inaspettato picco del 2012 producendo un probabile outburst con ZHR tra 100 e 150, concentrato in un breve periodo. Ad alimentare la densità di detriti cometari che all'impatto con l'atmosfera si trasformano nelle meteore visibili, il recente passaggio al perielio della cometa progenitrice 21P/Giacobini-Zinner, avvenuto lo scorso 25 marzo.
Si tratta di uno sciame con meteore di bassa velocità (entrata nell’atmosfera stimata a 21 km/s), col radiante situato nella costellazione Draco vicino alle stelle Eltanin (γ Draconis) e Rastaban (β Draconis).
Nonostante quest’anno il picco delle Draconidi sia previsto attorno alle ore 21 locali, esso coincide con una fase di Luna piena, rendendo non facile l’osservazione visuale.
21P/Giacobini-Zinner, dal nucleo stimato in 2 km, è membro di quella famiglia di comete influenzate dalle forze gravitazionali di Giove, dal periodo orbitale compreso tra 5 e 20 anni.
Andrea Nichele (Centro Studi Astronomici Antares Trieste)

2025 / 10 / 08
FINESTRA SUL COSMO: in questo numero della rubrica pubblicata sullo storico quotidiano Il Piccolo, Giorgio Rizzarelli (Centro Studi Astronomici Antares Trieste) tratta il periodo centrale del ciclo solare undecennale, probabilmente avvenuto nell'Estate trascorsa, analizzando la concomitante frequenza della presenza di lunghe protuberanze solari, enormi archi di plasma magnetizzato sopra la superficie solare, e di loro parziali esplosioni.

2025 / 10 / 04
SCIAMI DI METEORE - CAMELOPARDALIDI DI OTTOBRE (281 OCT): iniziano a essere visibili a partire dai primi giorni di ottobre arrivando al massimo nella notte tra il 5 e 6 ottobre con ZHR 5. Si tratta di uno sciame minore con meteore di media velocità (entrata nell’atmosfera stimata a 47 km/s). e Il radiante è situato nella costellazione Camelopardalis, a 11° da Polaris (α Ursae Minoris).
Questo sciame è molto difficile da osservare sia perché quest'anno il massimo coincide con una fase di Luna quasi piena ma anche perché si sovrappone con altri sciami attivi in questo periodo. Il corpo progenitore è sconosciuto; si ritiene, tuttavia, che possa trattarsi di una cometa a lungo periodo.
Andrea Nichele (CSAAT)

2025 / 10 / 02
AURORA BOREALE FOTOGRAFATA STAMANE ALL'ALBA IN SLOVENIA, A 10 KM DA TRIESTE: ad "accendere la luce" di questa "lampada a gas" è l'energia elettrica generata da una perturbazione del campo magnetico terrestre (tempesta geomagnetica), come in una bicicletta il movimento di magneti connessi ai pedali genera energia elettrica che accende il faretto. La tempesta geomagnetica è a sua volta dovuta all'impatto di gas elettrificato e magnetizzato proveniente dal Sole.
L'aurora di stamane, anche nelle webcam sulle Dolomiti, era viola, come tipico all'alba/tramonto. Alll'alba gli ultravioletti solari irradiano l'alta atmosfera, rubando un elettrone all'azoto biatomico. Lo ione risultante brilla appunto nel viola.
All'alba il livello di tempesta geomagnetica era probabilmente G2. Il picco è poi salito fino a G3, che avrebbe reso l'aurora visibile a occhio nudo (persino per noi Europei che, rispetto ai Nordamericani, siamo più lontani dal polo Nord geomagnetico), ma al nostro fuso orario era giorno. Ovviamente in Nordamerica e in Scandinavia questo substorm è stato spettacolare.
Questo è il secondo picco (subtempesta) G3, nell'ambito di una tempesta geomagnetica giunta ormai al quarto giorno consecutivo senza sosta. Una ripresa a livello G2 è prevista oggi nel pomeriggio, ma non si può escludere che avvenga di notte (stanotte la Luna tramonta alle 2, e comunque un po' prima delle 2 non dovrebbe dare troppo fastidio perchè in questa stagione, nell'attuale fase di quarto crescente, è abbastanza bassa sull'orizzonte e a Sud).
La durata eccezionale di questa tempesta geomagnetica è dovuta alla concomitanza di tutti tipi di cause: varie eruzioni da parte di macchie solari e forse anche un'esplosione di protuberanza solare (entrambi fatti comuni ora che siamo al centro del ciclo undecennale di attività solare); soprattutto un grande buco coronale sul Sole da cui fuoriesce vento solare continuo e veloce; la vicinanza della data all'equinozio, che facilita l'accoppiamento del Sole col campo magnetico terrestre; e infine il fatto che ogni substorm carica la magnetosfera predisponendola per il successivo.
Inoltre, da un paio di giorni vediamo due macchie solari con instabilità tale da poter emettere brillamenti intensi ed eruzioni importanti. Una di queste macchie è esattamente sull'equatore (fatto piuttosto raro) e oggi transita il meridiano centrale, per cui si trova esattamente al centro della faccia rivolta alla Terra: Se emette un'eruzione intensa, dopo un paio di giorni, con l'arrivo dell'eruzione a Terra, potremmo avere un G4 come quello dell'Ottobre 2024.
Giorgio Rizzarelli (CSAAT)
Per aggiornamenti in tempo reale:
https://www.swpc.noaa.gov/
https://moritzino.panomax.com/
2025 / 10 / 01
Una tempesta geomagnetica prolungata è in corso da 3 giorni, amplificata dalla vicinanza all'equinozio. Iniziata l'altro ieri in sordina, ieri giorno 30 mattina ha avuto un picco G3 dovuto a eruzioni solari. Oggi giorno 1 nel pomeriggio è iniziata una seconda fase, dovuta a un flusso di vento solare veloce proveniente da un buco coronale, tuttora in corso a livello G1-2.
Alla nostra latitudine in Europa un picco G3 comporta fenomeni aurorali rossi/viola in visuale nel cielo basso a Nord rurale notturno e senza Luna, un G2 solo in fotografia, un G1 debole in foto.
Nei commenti sotto, un nostro fedele lettore ci ha inviato una foto scattata poco fa da una webcam sulle Alpi, nonostante il chiaro di Luna, grazie all'aria nitida di montagna, e al fatto che in questa stagione la Luna nell'attuale fase di attorno al quarto crescente fase crescente è bassa a Sud.
Purtroppo il picco G3 di ieri è avvenuto di mattina al nostro fuso orario (0530UT ovvero 0730 italiane): L'aurora di questo picco è stata vista in Nordamerica, che fra l'altro è più vicina al polo Nord geomagnetico, mentre in Europa è stata vista quando la tempesta geomagnetica era scesa a livelli più bassi, in Scandinavia, Islanda e debolmente sulle Dolomiti ieri notte alle 02:40 locali. Dalle nostre parti, inoltre, fino a ieri notte le condizioni meteo non hanno collaborato.
Anche se al momento non sono previsti altri picchi G3, nelle prossime notti (inclusa questa) picchi del genere non si possono escludere. Difatti da alcuni giorni il Sole presenta regioni attive che producono in media 3 brillamenti medi al giorno (di cui alcuni associati a eruzioni, talvolta dirette in modo da investire la Terra), e due delle regioni hanno instabilità delta, cioè tale da produrre potenzialmente brillamenti intensi: un livello di attività che non si presentava da Agosto. Inoltre il buco coronale inoltre è molto esteso per cui rimarrà a lungo sulla faccia orientata verso la Terra, e siamo ancora vicini all'equinozio. Essendo infine nel mezzo del ciclo solare undecennale non possiamo escludere eruzioni dovute a esplosioni di protuberanze. La Luna ha appena passato il quarto crescente, stanotte tramonta all'una, domani alle due.
Per previsioni e aggiornamenti: https://www.swpc.noaa.gov/ (GR)
Aggiornamento giorno 2: Un picco G3 è effettivamente avvenuto oggi - di giorno, ma con salita G2 all'alba.
Abbiamo fotografato l'aurora.
Vedi post seguente.


2025 / 10 / 01
SCIAMI DI METEORE - SESTANTIDI DIURNE (221 DSX): si rendono visibili dal 24 settembre al 9 ottobre e massimo al 1 ottobre con ZHR 5.
Si tratta di uno sciame minore con meteore di media-lenta velocità (entrata nell’atmosfera stimata a 32 km/s), col situato vicino alla stella α Sextantis. Il radiante si trova alto sull'orizzonte in pieno giorno; di conseguenza, tali meteore sono rilevabili esclusivamente attraverso il segnale radio prodotto dalle scie di ionizzazione nell'alta atmosfera. Ad oggi il corpo progenitore è ignoto e si ipotizza sia legato a residui cometari antichi.
Andrea Nichele (CSAAT)

2025 / 09 / 26
STRAORDINARIA RISOLUZIONE DEI BRACCI DI M33: questa eccezionale immagine della
Galassia del Triangolo, meglio nota come M33, è stata ripresa dall'astrofotografo Aleš Ferluga (Centro Studi Astronomici Antares Trieste) sotto l'oscuro cielo del monte Matajur. La ripresa è stata effettuata sia in banda larga (per i colori naturali) che con l'uso di un filtro a banda stretta H-alpha/OIII: combinazione che ha permesso di esaltare non solo la struttura galattica ma la straordinaria risoluzione di alcuni soggetti. In primis, quella delle stelle più luminose che popolano le braccia a spirale di questa galassia.
Giganti, supergiganti, variabili luminose blu (LBV) e stelle massicce e luminose di sequenza principale riunite in associazioni OB, e Cefeidi, risultano infatti perfettamente visibili nella fotografia, puntellate come gioielli contro il campo stellare circostante. La loro nitidezza è una testimonianza dell'eccellente qualità dell'immagine e del buio del cielo utilizzato, che permette di risolvere la popolazione stellare anche a milioni di anni-luce di distanza. La presenza di queste stelle massicce e luminose, in particolare le Cefeidi, è di vitale importanza scientifica, in quanto esse fungono da "candele standard" per la misurazione accurata delle distanze cosmiche: metodo, tra l'altro, impiegato per stabilire la distanza della stessa M33.
La "Galassia di Triangulum" è una magnifica galassia a spirale di tipo SA(s)cd ovvero una spirale non barrata con bracci lassi e frammentari. Essa è il terzo membro per dimensione e massa del nostro Gruppo Locale di galassie, dopo la grande galassia di Andromeda e la Via Lattea.
Lontana circa 2,8-3 milioni di anni-luce dalla Via Lattea ma è più piccola di essa, essendo il suo diametro valutato in circa 50.000-60.000 anni-luce. La sua massa totale è stimata in circa 1010 masse solari di materia barionica - a cui si aggiunge un contributo significativo di materia oscura - per una massa totale di circa 5×1010
masse solari. M33 dovrebbe contenere circa 40 miliardi di stelle.
La Galassia del Triangolo si distingue dalla Via Lattea per diversi aspetti. M33 presenta un gran numero di aree attive in termini di formazione stellare in proporzione alla sua dimensione, come evidenziato dalla ricchezza di regioni H II (idrogeno ionizzato) lungo i suoi bracci. La distribuzione prettamente ordinata delle braccia e delle polveri di M33 è una caratteristica distintiva di questa galassia, che porta a ritenere come essa non abbia subito fenomeni di interazioni distruttive indotte da altre galassie del Gruppo Locale.
L'uso del filtro H-alpha (656 nm) evidenzia la presenza dell'idrogeno le numerose aree nebulari di formazione stellare sparse nei bracci a spirale. Tra queste, risalta l'immensa NGC604 (visibile come una macchia rossastra intensa in alto a sinistra della regione centrale), che è una delle regioni H II giganti meglio studiate. Con un diametro stimato di circa 1.500 anni-luce e un raggio di 760 anni-luce, NGC604 è effettivamente considerata la più vasta e luminosa regione H II dell'intero Gruppo Locale. Questa fucina cosmica ospita un gran numero di stelle calde e massicce.
Una delle aree di star-forming più attive è NGC588, visibile presso il centro dell'immagine. Come tutte le regioni H II, essa è composta principalmente da idrogeno ionizzato, che emette la luce rossastra a 656,3 nm a causa dell'intensa radiazione ultravioletta proveniente da caldissime stelle presenti al suo interno. Tuttavia, essa non presenta la caratteristica colorazione rossastra delle nebulose cosiddette "ad emissione", apparendo quasi neutra. Oltre ad una evidente saturazione indotta dalla sua elevata luminosità, tale particolarità è indice anche della presenza di una importante componente "a riflessione" nella nebulosa, derivata dalla luce luce riflessa dalla polvere che diffonde la luce bluastra calde e luminose stelle ivi immerse. La nebulosa racchiude, infatti, un ammasso stellare aperto di recente formazione (dall'età stimata in poco più di 4 milioni di anni) nel quale sono state identificate diverse stelle di sequenza principale molto massicce (alcune 40 volte più massicce del Sole!) oltre a due rare stelle Wolf-Rayet. NGC588, insieme ad altre nebulose come NGC 595 e la gigante NGC604, evidenzia l'elevato tasso di formazione stellare di questa galassia.
Al di sopra di NGC588 è ben visibile la struttura quasi perfettamente circolare di un resto di supernova, prodotta probabilmente da una stella molto massiccia tra le numerose presenti nella grande quantità di associazioni di stelle OB sparse lungo le braccia galattiche.
M33 è un membro del Gruppo Locale di galassie ed è separata dalla grande galassia di Andromeda (M31) da circa 750.000 anni-luce. L'ipotesi che M33 possa esservi in qualche modo legata è una teoria supportata dalle misurazioni del suo moto (M33 si muove in direzione M31) nonché dalla scoperta di un ponte di idrogeno gassoso tra le due galassie: forse, segno di una prima debole interazione gravitazionale avvenuta in passato. Si ipotizza, in effetti, che la Galassia del Triangolo stia affrontando ora la sua "caduta" verso M31, con la quale probabilmente si scontrerà. O forse potrebbe interagire anche con la Via Lattea oppure essere anche espulsa dal Gruppo Locale a seguito delle complesse dinamiche gravitazionali prodotte in un sistema con tre membri massicci.
Immagini astrofotografiche di questa caratura, capaci di unire la precisione scientifica data dall'uso di filtri a banda stretta per isolare specifiche emissioni (come H-alpha e OIII, legate all'idrogeno e all'ossigeno ionizzati) con l'impatto estetico di una visione a colori naturali, sono di grande valore: non solo consentono di individuare nel dettaglio fenomeni di formazione stellare e la distribuzione della popolazione stellare in altre galassie ma servono, in fondo, a diffondere la bellezza dell'Universo. La maestosità della Galassia del Triangolo e la risoluzione delle sue singole stelle offrono il connubio di dati scientifici e di un'esperienza visiva capace di stimolare l'interesse nella ricerca astronomica.
Stefano Schirinzi (CSAAT)
2025 / 09 / 25
FINESTRA SUL COSMO: in questo periodo, I due pianeti giganti Saturno e Nettuno si trovano apparentemente vicini sulla volta celeste e in opposizione al Sole, rendendosi visibili per tutta la notte. In questo nuovo numero della rubrica pubblicata su Il Piccolo, Alessandro Albanese (Centro Studi Astronomici Antares Trieste) approfondisce su questa particolare congiunzione assieme alle caratteristiche salienti del "signore degli anelli" e di quello che ad oggi è il più lontano pianeta noto del regno del Sole.

2025 / 09 / 24
RICERCA ASTEROIDI: in questo bollettino (VOLUME 52, NUMBER 4, A.D. 2025 OCTOBER-DECEMBER) del Minor Planet Center, il nostro Zlatko Orbanić (Centro Studi Astronomici Antares Trieste) è citato per i suoi contributi in lavori nell'ambito del GORA (Grupo de Observadores de Rotaciones de Asteroides). I dati fotometrici, ottenuti presso il suo osservatorio "Explorer" (MPC M19) a Pula (HR), hanno contribuito all'analisi delle curve di luce in ben tre studi:
1) "761 Brendelia: An Asteroid Newly Identified as Binary": questo articolo descrive la scoperta di 761 Brendelia come asteroide binario. Le osservazioni fotometriche condotte nel 2024 hanno rivelato un periodo di rotazione dell'asteroide principale di 4,499 ore, insieme a prove di un'orbita del satellite che mostra un periodo sinodico di 30,3 ore.
2) "Synodic Rotation Periods and Lightcurve Amplitudes for 12 Minor Planets from GORA Collaboration": questo secondo studio presenta i risultati di osservazioni fotometriche su 12 pianeti minori, condotte da una collaborazione internazionale. Le osservazioni hanno permesso di determinare i periodi di rotazione e le ampiezze delle curve di luce per ciascuno di essi. Tra gli asteroidi analizzati ci sono (1079) Mimosa, (3423) Vancura e (5582) Nagare.
3) "Synodic Rotation Periods and Lightcurve Amplitudes for Eleven Main Belt Asteroids": questo terzo articolo riporta le osservazioni fotometriche di 11 asteroidi della fascia principale. L'analisi ha permesso di determinare con precisione i loro periodi di rotazione e le ampiezze delle curve di luce, migliorando la comprensione delle proprietà fisiche di questi corpi celesti.
La determinazione della rotazione di un asteroide è basata sull'analisi della sua curva di luce ovvero sulla variazione della sua luminosità apparente nel tempo: la rotazione di un asteroide, combinata con la sua forma irregolare, causa infatti una periodica variazione della quantità di luce solare che riflette verso l'osservatore. Per ottenere la curva di luce si effettuano misurazioni della luminosità dell'asteroide a intervalli regolari; queste misurazioni, convertite in valori di magnitudine apparente, vengono tracciate su un grafico in funzione del tempo.
La tipica forma di una curva di luce di un asteroide rotante mostra una caratteristica funzione periodica con due massimi e due minimi per ogni ciclo di rotazione. Il periodo di rotazione dell'asteroide corrisponde al tempo che intercorre tra due massimi (o due minimi) consecutivi nella curva di luce. Ricordiamo che un'attenta analisi della curva di luce permette anche di dedurre informazioni sulla forma dell'asteroide e sulla direzione del suo asse di rotazione: in tal caso, la differenza tra il massimo e il minimo della luminosità (ovvero l'ampiezza della curva di luce) può essere correlata all'irregolarità della forma dell'asteroide. Un'ampiezza maggiore indica generalmente una forma allungata; al contrario, una minore suggerisce una forma più sferica.
Complimenti a Zlatko Orbanić per il suo impegno nell'ambito della ricerca su questi corpi minori del Sistema Solare.
Link al bollettino:
https://mpbulletin.org/issues/MPB_52-4.pdf
Crediti della spiegazione curva di luce: Durham University, UK
Stefano Schirinzi (CSAAT)


2025 / 09 / 17
L'EVOLUZIONE DEL CAMPO MAGNETICO DI M87*: il consorzio di scienziati e istituzioni che gestisce l’Event Horizon Telescope - radio-interferometro a rete mondiale in grado di acquisire immagini ad elevatissima risoluzione dell’ambiente circostante l’orizzonte degli eventi di buchi neri supermassicci - ha di recente pubblicato su The Astrophysical Journal Letters i risultati di una ricerca condotta ad esplorare il ruolo che i campi magnetici giocano nell'evoluzione dei buchi neri supermassicci (SMBH) situati nei nuclei di galassie attive (AGN). Nello specifico, tale studio rivela osservazioni cruciali in luce polarizzata del campo magnetico circostante l’orizzonte degli eventi di M87*: il SMBH da 6 miliardi di masse solari situato nel nucleo di quella galassia ellittica gigante lontana 55 milioni, che assieme alle compagne M84 e M86 governa l’ammasso di Virgo.
Come noto, la luce è un'onda elettromagnetica che si propaga nello spazio e, in condizioni normali, le sue vibrazioni avvengono in tutte le direzioni perpendicolari alla direzione di propagazione. Quando però tali oscillazioni sono allineate in sola direzione, la luce viene detta “polarizzata”. Un esempio pratico per comprendere tale concetto è quello degli occhiali da Sole polarizzati, i quali agiscono come un filtro che blocca la luce che vibra su un piano orizzontale, riducendo l'abbagliamento e i riflessi provenienti da superfici come acqua o asfalto. In una modalità molto simile, la polarizzazione della luce emessa dal gas incandescente intorno al buco nero è stata utilizzata per mappare le linee del campo magnetico che, assieme al materiale in caduta sull’orizzonte degli eventi, è il vero motore dell’attività del nucleo di M87.
Le immagini in luce polarizzata del buco nero M87* sono state ottenute analizzando i dati EHT raccolti nel solo 2017. Esse mostrano l’anello luminoso divenuto ormai una vera icona nel campo dell’astronomia ma con delle linee sovrapposte che indicano l'orientamento della polarizzazione: schema di polarizzazione legato alla struttura del campo magnetico circostante l’orizzonte degli eventi del SMBH. L’analisi dei processi fisici che governano la materia in un ambiente dalla curvatura spaziotemporale estrema indicano che il campo magnetico è ancora sufficientemente forte da resistere campo gravitazionale, permettendo a una frazione di materia di sfuggire e di formare gli immensi getti relativistici, costituiti da flussi di plasma altamente energetico, che si estendono all’esterno di M87 per migliaia di anni-luce.
Questo plasma, che emette luce a diverse lunghezze d'onda, inclusi i raggi X e onde radio, è un mix elettricamente neutro di particelle subatomiche - principalmente elettroni e protoni - anche se alcune teorie suggeriscono la presenza di positroni.
La materia che si avvicina pericolosamente all’orizzonte degli eventi del SMBH forma un disco di accrescimento che si riscalda a temperature estreme. Questo plasma di particelle cariche è in uno stato di turbolenza estrema e, a causa del suo movimento e della sua rotazione differenziale (le parti interne ruotano più velocemente di quelle esterne), agisce come una sorta di gigantesca dinamo cosmica che amplifica i campi magnetici preesistenti, anche se inizialmente molto deboli, trascinando le linee del campo magnetico e riorganizzandole in una struttura complessa e molto più intensa. L’intenso campo magnetico così generato non solo agisce sul plasma incanalandolo e sparandolo lontano dal SMBH a velocità prossime a quella della luce ma agisce anche come una sorta di freno, rallentando il flusso di materia nel disco di accrescimento e impedendo che tutto il materiale vada a precipitare sull'orizzonte degli eventi del SMBH.
La certezza che il campo magnetico in prossimità dell'orizzonte degli eventi sia altamente dinamico scaturisce dall'analisi della luce polarizzata a 230 Ghz catturata da EHT tra il 2017 e il 2021: nella prima immagine, prodotta nel 2017, il campo magnetico sembra muoversi a spirale lungo una direzione preferenziale per poi stabilizzarsi nel 2018 e addirittura invertire direzione nel 2021.
Questo dinamico e bizzarro comportamento, del tutto inatteso in precedenza, è cruciale per la comprensione dei getti di plasma che vengono proiettati verso l'esterno a velocità prossime a quella della luce. La forza del campo magnetico è infatti così intensa non solo da impedire a gran parte del materiale di cadere inesorabilmente all’interno dell’orizzonte degli eventi ma anche di accelerare le particelle che vi sfuggono, creando i colossali getti osservati: il tutto in un ambiente dove la curvatura spaziotemporale indotta dall'immensa massa del SMBH M87* sviluppa un campo gravitazionale 1.500 volte più potente di quello del "nostro" Sgr A*.
La possibilità di tracciare l'evoluzione del campo magnetico nel tempo, grazie alle osservazioni multi-epoca, rappresenta un passo avanti significativo per capire come avvengono questi processi e come i buchi neri influenzino le galassie che li ospitano.
Stefano Schirinzi (CSAAT)
EHT Press release: https://www.aanda.org/2025-press-releases/3114
Crediti dell'immagine: EHT Collaboration

2025 / 09 / 15
Domenica 14 settembre u.s. si è tenuto il 33° meeting del Coordinamento astronomi-non professionisti "Alpe Adria", quest'anno con un pienone di partecipanti giunti non solo dal Friuli Venezia Giulia ma anche da Germania, Austria, Slovenia e Croazia.
Un sentito ringraziamento al CCAF Circolo Culturale Astronomico di Farra d'Isonzo ODV per aver organizzato questo splendido appuntamento dove che ha fatto da contenitore per numerose, e differenti attività nei campi della ricerca e della divulgazione astronomica da parte delle realtà presenti, iniziato con l'apprezzatissima presentazione di Emiliano Munari (INAF-Osservatorio Astronomico di Trieste) sul telescopio spaziale Euclid (ESA) atto allo studio dell'espansione dell'Universo e delle sue componenti più ignote, materia e energia oscura. Al CCAF Circolo Culturale Astronomico di Farra d'Isonzo ODV va anche il nostro augurio per altri 50 anni di soddisfazioni in occasione del loro importante anniversario.
Nel 2026, il Centro Studi Astronomici Antares Trieste avrà il piacere di organizzare il 34° meeting del Coordinamento astronomi-non professionisti "Alpe Adria" nel capoluogo giuliano. Nelle foto, alcuni momenti della presentazione "SETTEMBRE 2024 > SETTEMBRE 2025: UN ANNO DI DIVULGAZIONE SCIENTIFICA" del Centro Studi Astronomici Antares Trieste, tenuta dal Presidente Stefano Schirinzi e dalla P.R. Gigliola Antonazzi con il supporto del Vicepresidente Andrea Nichele.
Un sentito ringraziamento al coordinatore Lovro Pavletic (Akademsko Astronomsko Društvo - Rijeka, Centro Studi Astronomici Antares Trieste), sempre ottimo e bravissimo "maestro di cerimonie".
2025 / 09 / 15
AURORA BOREALE EQUINOZIALE: tempesta geomagnetica con picco G3 (Kp7) avvenuto la scorsa notte (fra 14 e 15 Settembre), ma al nostro fuso orario. L'aurora boreale era notevolmente attenuata dal chiaro di Luna e, nei dintorni di Trieste, coperta da nuvole. La tempesta geomagnetica è ancora in corso a livello G1, con una possibile ripresa G1 o G2 questa notte.
La tempesta geomagnetica in corso è dovuta principalmente al vento solare fluito da un buco nella corona solare rivolto verso la Terra. Normalmente un buco coronale causa al più una G1, ma la vicinanza all'equinozio amplifica notevolmente le tempeste geomagnetiche. Il picco G3 della scorsa notte ha superato la previsione G1-2, ed è avvenuto alle 2UT, per cui al nostro fuso orario la Luna era già sorta. L'aurora boreale è stata vista fotografata debolmente da webcam sulle Alpi, e vista in Nordamerica (dove è più intensa data la maggior vicinanza al polo Nord geomagnetico) anche a medie latitudini, persino (debolmente) in Colorado. In allegato, una foto scattata stanotte a latitudine relativamente alta, in Ontario (Canada) (credit: Lauri Kangas).
La tempesta geomagnetica è ancora in corso oggi giorno 15, a livello G1. Stanotte non si può escludere una ripresa a livello G1, o G2, che alla nostra latitudine qui in Europa comporta tipicamente arco stabile aurorale rosso rilevabile solo in fotografia in un cielo rurale basso a Nord, purchè sia notturno, senza Luna e sereno. Purtroppo per stanotte nei dintorni di Trieste si prevedono nubi e velature, con una progressiva schiarita a nubi sparse verso le 22/23. In ogni caso la finestra di tempo termina alle 0:15 locali quando sorge la Luna.
Per aggiornamenti:
https://moritzino.panomax.com/
Aggiornamento al 16/9: nella scorsa notte si è avuto solo un picco G1 dopo Mezzanotte e quindi con Luna già sorta
Giorgio Rizzarelli (CSAAT)

2025 / 09 / 13
SCIAMI DI METEORE - LINCIDI DI SETTEMBRE (081 SLY): iniziano a essere visibili a partire dal 10 di settembre arrivando fino al 5 ottobre, con il massimo nella notte del 13 settembre con ZHR (Zenital Hourly Rate) 4.
Si tratta di uno sciame minore, con meteore molto veloci (entrata nell’atmosfera stimata a 61 km/s) e molto deboli. Il radiante è situato a 5°NE da Capella (α Aurigae) ed è visibile tutta la notte. Purtroppo la Luna renderà difficile vedere questo sciame, data la fase.
Sembra che questo sciame sia uno dei più antichi ad essere stato registrato: secondo fonti storiche, addirittura tra 1037 e il 1063 da alcuni astronomi cinesi. Parimenti, è purtroppo poco studiato, tanto che ad oggi non è stato ancora determinato il corpo progenitore.
Riportiamo il radiante (cerchiato in bianco) alle ore 23 (grafica: Stellarium)
Andrea Nichele (CSAAT)


2025 / 09 / 10
PERSEVERANCE FORNISCE POSSIBILI TRACCE DI VITA PASSATA SU MARTE: nel pomeriggio di ieri 10 settembre 2025, la NASA ha annunciato un passo importante nella ricerca della vita nello spazio oltre la Terra. Durante una conferenza stampa, gli scienziati hanno presentato i risultati di un nuovo studio condotto dal rover Perseverance, attualmente operativo nel cratere Jezero su Marte. Secondo i ricercatori, questo avrebbe individuato “tracce che potrebbero rappresentare biofirme”, cioè indizi compatibili con processi biologici del passato.
Non si tratta di vita attuale, quindi, ma di segnali fossili risalenti a miliardi di anni fa, che potrebbero essere stati prodotti da antichi microrganismi. Il punto di svolta è arrivato con l’analisi di una roccia chiamata “Chayaba Falls”, parte della formazione geologica nota come Bright Angel. Questa roccia presenta delle strutture particolari soprannominate “poppy seeds” (semi di papavero) e “leopard spots” (macchie leopardate): osservate in strati di fango fossilizzato, tali forme hanno attirato l’attenzione della comunità scientifica in quunto molto simili a quelle che, sulla Terra, derivano dall’interazione tra minerali e materia organica in ambienti acquatici.
La conferma è arrivata dagli strumenti principali di Perseverance: SHERLOC, che ha rilevato la presenza di materia organica nei sedimenti, e PIXL, il quale ha evidenziato come i minerali associati alle macchie contengono ferro, fosforo e zolfo ovvero combinazioni tipiche dei sottoprodotti di attività microbiche sulla Terra. Tuttavia, come hanno sottolineato i ricercatori, non si può escludere un’origine non biologica: reazioni chimiche puramente geologiche potrebbero aver creato strutture simili.
Ad oggi, questa è la più forte evidenza finora raccolta di potenziale vita passata su Marte. Sebbene non si tratti una prova definitiva, i dati supportano l’ipotesi che in un lontano passato il pianeta rosso possa aver ospitato ambienti abitabili, con acqua liquida e chimica favorevole allo sviluppo di microrganismi. La conferma definitiva potrà arrivare solo con il ritorno dei campioni sulla Terra, quando potranno essere analizzati con strumenti molto più sofisticati. A tal proposito, la NASA sta valutando le opzioni per la missione di recupero, cercando di ridurre tempi e costi.
La scoperta di queste “possibili” biofirme nel cratere Jezero rappresenta un passo fondamentale verso la risposta a una delle domande più profonde dell’umanità: siamo soli nell’Universo? Anche se la risposta sembra essere scontata, la prudenza scientifica impone di attendere conferme: in tale contesto, la scoperta di Perseverance ci avvicina come mai prima d’ora alla possibilità che la vita, almeno in forma microbica, sia esistita su Marte.
Roberto Furlan (CSAAT)
2025 / 09 / 10
FINESTRA SUL COSMO: in questo numero della rubrica pubblicata sullo storico quotidiano Il Piccolo, il nostro Vicepresidente Andrea Nichele approfondisce le caratteristiche salienti del più luminoso ammasso stellare globulare visibile dalle latitudini medio-settentrionali: M92 in Hercules, che appare in tutta la sua magnificenza nella splendida ripresa fotografica ad opera dell'astrofotografo Alessandro Cipolat Bares, realizzata sotto gli oscuri cieli della Valle d'Aosta.

2025 / 09 / 09
Eclisse totale di Luna del 7 settembre 2025: alcune interessanti immagini riprese dai nostri soci Roberto Furlan, Zlatko Orbanić, Cristina Bressan, Renzo Mosetti e Marco Margini:
2025 / 09 / 08
CIELO PROFONDO - NGC7293: una bellissima istantanea della nebulosa planetaria NGC7293 “Helix” in Aquarius, ripresa dall’astrofotografo David Kralj (Centro Studi Astronomici Antares Trieste), all’opposizione in proprio in questo mese.
Si tratta di una delle nebulose planetarie più vicine al Sistema Solare, distandone circa 650 anni-luce. Spesso soprannominata "Occhio di Dio" per la sua forma peculiare, è un esempio di come una stella di tipo solare conclude la sua esistenza, espellendo l’intera struttura di una stella evoluta addossata su suo nucleo, proiettandola nello spazio spazio esterno sotto forma di gusci colorati. Il suo diametro reale si estende per circa 2,5 anni luce, e la sua massa totale è stimata in circa 1-2 masse solari, gran parte della quale è costituita dai gusci di gas espulsi. Al centro della nebulosa si trova una nana bianca (ben visibile al centro geometrico della nebulosa), residuo compatto e denso del nucleo della stella originale divenuto degenere.
Questa stella è estremamente calda, con una temperatura superficiale stimata in circa 100.000 Kelvin: la sua intensa radiazione ultravioletta porta il gas della nebulosa a splendere per fluorescenza (processo in cui gli atomi di gas assorbono energia e la riemettono a specifiche lunghezze d'onda) da circa 16 mila anni, epoca indicativa della formazione della nebulosa stimata sulla velocità di espansione dei suoi gas (ca 31 km/s).
La successione cromatica della nebulosa è diretta conseguenza del gradiente di temperatura e ionizzazione presente al suo interno, indotto dall'energia della stella centrale che diminuisce radialmente da essa: ciò influenza in modo diverso il modo in cui i vari elementi emettono luce. Nelle regioni più esterne, dove il gas è meno denso e l'energia della stella centrale è meno intensa, la colorazione rossa è principalmente dovuta all'emissione dell'idrogeno (Hα) e in misura minore dall'azoto ionizzato ([N II]), elementi meno ionizzati dalla radiazione UV della nana bianca. Al contrario, nelle aree interne vicine a questa, la sua radiazione UV è più forte e, di conseguenza, il gas è maggiormente ionizzato: il colore dominante verde-blu è prodotto principalmente dall'emissione dell'ossigeno ionizzato ([O III]), che brilla intensamente a lunghezze d'onda più corte.
L'elevata densità della nana bianca è sostenuta unicamente dal Principio di Esclusione di Pauli il quale induce gli elettroni ad occupare stati energetici sempre più elevati, generando una pressione, indipendente dalla temperatura, capace di contrastare l’enorme gravità: tale pressione, nota come pressione di degenerazione degli elettroni, impedisce alla nana bianca di collassare ulteriormente mantenendola in uno stato di equilibrio stabile.
Tuttavia, esiste un limite massimo di massa per le nane bianche, noto come limite di Chandrasekhar - circa 1,4 volte la massa del Sole - oltre il quale la pressione di degenerazione degli elettroni non è più sufficiente a contrastare la gravità, portando la nana bianca a collassare in una stella di neutroni o un buco nero.
Stefano Schirinzi (CSAAT)
2025 / 09 / 08
Un sentito ringraziamento al numeroso pubblico intervenuto a "SOTTO LA LUNA ROSSA - LA MAGIA DELL'ECLISSE ILLUMINA CORMONS". Purtroppo il cielo velato ha impedito di apprezzare appieno la fase iniziale con il suo caratteristico colore ma, ad ogni modo, la serata è stata condita dagli ottimi interventi divulgativi dell'astrofisico Steno Ferluga e dell'ingegnere Alessandro Albanese su tutti i segreti del satellite naturale della Terra e non solo.
2025 / 09 / 07
"SOTTO LA LUNA ROSSA - LA MAGIA DELL'ECLISSE ILLUMINA CORMONS": nell'articolo pubblicato oggi su Il Piccolo - Gorizia.
E la Luna eclissata non sarà il solo protagonista!
Non mancate, Vi aspettiamo con i nostri telescopi e le spiegazioni fornite dall'astrofisico Steno Ferluga!

2025 / 09 / 06
ECLISSE TOTALE DI LUNA AL TRAMONTO E CREPUSCOLO, DOMANI DOMENICA 7 SETTEMBRE 2025: al fuso orario del Friuli Venezia Giulia questa eclisse sarà particolare in quanto inizierà col sorgere della Luna ovvero (essendo fase di Luna piena) al tramonto (ore 1930). Per osservare questa eclisse è quindi necessario avere orizzonte libero, quanto più basso possibile, in direzione del sorgiluna, cioè verso Est (precisamente, azimut 100-110°).
A quest'ora, la Luna sarà già nel cono d'ombra della Terra, arrossata dall'eclisse, e ulteriormente arrossata dal fatto di essere molto bassa sull'orizzonte; ma, essendo poco illuminata e molto estinta dalla bassa altezza, non sarà facilissima da vedere (specie in presenza di foschia) in quanto sarà ancora in atto il crepuscolo civile (cioè abbastanza chiaro da non richiedere illuminazione artificiale). D'altra parte, durante la mezz'ora del crepuscolo civile, la luce ambiente sarà ancora abbastanza chiara da poter fotografare il paesaggio con la stessa esposizione della Luna.
Il momento centrale dell'eclisse sarà alle 2010, con la Luna alta 7° sull'orizzonte: la Luna sarà quindi ancora arrossata dall'eclisse ma non più dal sorgiluna; in cambio sarà più facile da vedere in quanto più alta e quindi meno estinta dalla foschia, e sarà già iniziato il crepuscolo nautico (cioè abbastanza buio da vedere le prime stelle, ma abbastanza chiaro da vedere la linea dell'orizzonte).
Alle 2055 la Luna (13° sopra l'orizzonte) inizierà a uscire dal cono d'ombra "rosso"; sarà già crepuscolo astronomico.
Alle 2155, praticamente ormai notte, la Luna (23° sopra l'orizzonte) sarà solo in penombra, con aspetto grigio poco distinguibile dalla Luna non eclissata.
Nei dintorni di Trieste, nonché a Cormons, si prevede cielo molto velato con possibile foschia.
Una tempesta geomagnetica è iniziata stasera con un picco G1 e potrebbe continuare domani con picchi G1-2: Deboli fenomeni di aurora boreale a medie latitudini europee saranno quindi rilevabili in fotografia se dovessero capitare durante la fase d'ombra dell'eclisse, ma non al nostro fuso orario, dato che, come detto sopra, sarà ancora crepuscolo.
Ricordiamo che il Centro Studi Astronomici Antares Trieste co-organizza un evento di osservazione a Cormons: https://www.facebook.com/CentroStudiAstronomiciAntaresTrieste/posts/pfbid04x6Rgnbmp48Vm5ZgzWVCzPqCif6ovPpVvyUKezecLQ2U9wCGhF8Vn9vMxGY9aP6yl
Giorgio Rizzarelli (CSAAT)
Simulazione in figura: Stellarium

2025 / 09 / 01
AURORA BOREALE A MEDIE LATITUDINI: la CME (eruzione solare) attesa ha impattato sulla magnetosfera terrestre oggi Lunedi 1 Set alle 23 italiane circa, dando inizio a una tempesta geomagnetica. Al momento (Mezzanotte italiana) l'orientazione del campo magnetico della CME non è favorevole, per cui il livello della tempesta è solo G1. La tempesta dovrebbe coprire tutta la notte. Nel corso delle ore, se il campo magnetico della CME assume orientazione favorevole, la tempesta potrebbe salire fino a livello G3, forse G4.
L'ora per noi è fortunata: è notte e la Luna sta tramontando. Alla nostra latitudine in Europa, in queste condizioni, se è sereno, sono previsti fenomeni aurorali rossi in un cielo rurale verso Nord (solo in foto se G2, cielo basso se G2-3, cielo alto se G4). In caso di copertura nuvolosa al 50%, il cielo rosso potrebbe essere visibile solo in fotografia in caso di G4. Consultate le previsioni meteo locali.
Per aggiornamenti:
Aggiornamento giorno 2 mattina: ieri notte il campo magnetico della CME ha assunto orientazione favorevole solo per un breve periodo. Si è quindi verificato solo un picco G2. Il picco era fra le 2 e le 3 ora italiana e quindi durante la notte senza chiaro di Luna. Tre membri dell'associazione hanno effettuato un'uscita in Slovenia, ma senza successo data la parziale copertura nuvolosa, incluso un temporale verso Nord. L'aurora è stata vista in Nordamerica, Scozia e altri luoghi, e fotografata in Francia.
Aggiornamento giorno 2 sera, ore 20 italiane: la CME continua ad arrivare e il suo campo magnetico si sta orientando in modo favorevole. E' confermata la previsione G1-3 per stanotte. La notte senza Luna inizia all'una circa ora italiana. Purtroppo per Trieste e dintorni si prevedono celle temporalesche.
Aggiornamento notte fra giorni 2 e 3: la parte più densa della CME è arrivata e il suo campo magnetico ha mantenuto in modo prolungato orientamento parzialmente favorevole, determinando solo due picchi G1.

2025 / 08 / 31
SCIAMI DI METEORE - α AURIGIDI (206 AUR): iniziano a essere visibili a partire dal 28 di agosto arrivando fino al 5 settembre, con il massimo nella notte del 1° settembre con ZHR 10.
Si tratta di uno sciame principale, con meteore molto veloci (entrata nell’atmosfera stimata a 66 km/s). Quest’anno, il radiante si eleva a partire dalle 23; le meteore di questo sciame si potranno scorgere agevolmente poiché la Luna (in fase di gibbosa crescente) sarà già tramontata.
Il radiante è situato tra la brillante Capella (α Aurigae) e Mahasim (θ Aurigae) in Auriga.
Durante le varie osservazioni di questo sciame nel corso degli anni, nel 2007 venne registrato un picco di 120 ZHR per un breve periodo, di circa 20 minuti, con meteore molto brillanti (dati IMO).
Lo sciame delle Alpha Aurigidi fu scoperto dagli astronomi tedeschi Cuno Hoffmeister and Artur Teichgraeber nella notte del 31 agosto nel 1935.
Si ritiene che il corpo originario sia la cometa Kiess (C/1911 N1) scoperta da Carl Clarence Kiess il 6 luglio 1911, questa cometa ha un lunghissimo periodo orbitale, di conseguenza è stata classificata come cometa non periodica.
Riportiamo il radiante (cerchiato in bianco) alle ore 2 presso Trieste.
Andrea Nichele (CSAAT)


2025 / 08 / 31
SOLE e AURORA: ieri sera eruzione diretta verso la Terra: Prevista fra due giorni tempesta geomagnetica G3, con possibili fenomeni aurorali rossi anche in Nord Italia.
Con la faccia solare dominata in questi giorni da un gruppo gigante e molto instabile nell'emisfero Sud, è stata una sorpresa che sia stato un gruppo relativamente piccolo e attualmente considerato stabile (Active Regions 4199 e 4204) ad emettere, ieri sera, un brillamento di classe media (M) (livello M3), ma durato varie ore, e accompagnato da un'eruzione nello spazio (CME). La 4199 aveva però già emesso brillamenti significativi nei giorni 25-26, fino a livello M5.
Il gruppo in questione, teoricamente appartenente all'emisfero Nord, è in pratica posto sull'equatore (una situazione poco comune, segno del massimo relativo di attività dell'emisfero Nord che sta avvenendo in quest'anno) e in questi giorni risulta centrale anche come longitudine; il gruppo è quindi molto centrale sulla faccia rivolta alla Terra. Grazie a questo, la CME è diretta verso il nostro pianeta.
L'impatto della CME sulla magnetosfera terrestre è previsto attorno alla notte fra l'1 e il 2 Settembre. Nonostante la CME sia moderata, data la sua lunga durata e la vicinanza all'equinozio si prevede che verrà innescata una tempesta geomagnetica di classe G3 (non si ha una tempesta geomagnetica così intensa dalla G4 del primo Giugno).
Una G3 dovrebbe causare fenomeni aurorali rossi visibili anche alle nostre latitudini in Europa (che rispetto al Nordamerica è una decina di gradi più lontana dal polo Nord geomagnetico), in campagna nel cielo basso a Nord, in fotografia e debolmente in visuale, a patto che la tempesta capiti in ore serene, notturne e senza chiaro di Luna (cioè, fra 2 giorni, dopo Mezzanotte). Come al solito, purtroppo solo un'ora prima dell'impatto i satelliti consentiranno una previsione definitiva della data e ora di arrivo della tempesta e del suo livello (che potrebbe essere G2, cioè per noi aurora solo fotografica, o G4, cioè rosso anche nel cielo alto). Restate sintonizzati per aggiornamenti.
Giorgio Rizzarelli (CSAAT)

2025 / 08 / 27
FINESTRA SUL COSMO: è di questi giorni la notizia che l'analisi dettagliata di riprese effettuate dal telescopio spaziale James Webb (JWST) ha portato alla scoperta della ventinovesima luna orbitante attorno al pianeta Urano. Si tratta dell'ennesimo risultato ottenuto da quello sofisticato strumento scientifico che è JWST. Una vera e propria macchina del tempo, capace di sondare le profondità più remote del Cosmo e, al contempo, di produrre immagini straordinarie sulle più disparate categorie di oggetti celesti: dal Sistema Solare, agli esopianeti, alle aree nebulari intrise di polveri dove le stelle vengono alla luce fino alle prime galassie osservabili nel giovane Universo. JWST rappresenta l'apice dell'ingegneria e della collaborazione internazionale, incarnando l'incessante curiosità umana di comprendere il divenire dell'Universo. In questa nuova puntata della rubrica pubblicata sullo storico quotidiano Il Piccolo, l'Ing. Alessandro Albanese (Centro Studi Astronomici Antares Trieste) descrive le meraviglie tecnologiche che rendono possibile questa rivoluzione astronomica atta a produrre incredibili scoperte in campo astronomico.

FINESTRA SUL COSMO: NGC6334, la curiosa "nebulosa zampa di gatto" in Scorpius, immortalata nella splendida ripresa prodotta dall'astrofotografo David Kralj (Centro Studi Astronomici Antares Trieste) collega gli amati felini al Cosmo per il suo suggestivo bagliore rosso e la sua forma unica: un oggetto che dimostra come la pareidolia rifletta nella vastità dello spazio le bellezze a cui sulla Terra siamo abituati. In questa puntata della rubrica a cura di Gigliola Antonazzi (Centro Studi Astronomici Antares Trieste), pubblicata nello storico quotidiano Il Piccolo, un excursus storico sui gatti e sull'unico oggetto del cielo profondo che ne relaziona l'importanza al Cosmo.

2025 / 08 / 11
PIANETA IN ORBITA ATTORNO AD ALPHA CENTAURI A RILEVATO DA JWST: utilizzando il telescopio spaziale James Webb, un team di astronomi guidato da Charles Beichman (NASA JPL/IPAC-Caltech) ha trovato la prova più solida dell'esistenza di un gigante gassoso in orbita attorno alla componente principale del sistema stellare triplo di Alpha Centauri.
La scoperta, pubblicata su The Astrophysical Journal Letters, è stata resa possibile da un'analisi meticolosa e da complessi modelli computerizzati. Osservazioni condotte nell’agosto 2024 avevano individuato un oggetto ma le seguenti, effettuate a febbraio 2025, non lo avevano più rilevato; tale sparizione potrebbe essere imputata al fatto che, nel frattempo, il pianeta in questione potrebbe essersi avvicinato troppo alla stella, sparendo alla vista immerso nella sua luce.
Il Sistema di Alpha Centauri, il più vicino al Sistema Solare distando poco più di 4 anni-luce, è composto da due stelle simili al Sole (Alpha Centauri A e Alpha Centauri B) e da una nana rossa (Proxima Centauri). Sebbene siano già noti tre pianeti attorno a Proxima Centauri, ad oggi la ricerca di altri mondi in orbita attorno alle altre due stelle era stata infruttuosa. Osservazioni condotte attraverso la camera MIRI (Mid-Infrared Instrument) installata sul telescopio spaziale James Webb (NASA/CSA/ESA) suggeriscono la presenza di un gigante gassoso con massa simile a quella di Saturno in orbita attorno ad Alpha Centauri A, situato una distanza di 1-2 UA dalla stella: se confermato, sarebbe il pianeta più vicino alla Terra a trovarsi nella zona abitabile di una stella simile al Sole ma trattandosi, per l’appunto, di un gigante gassoso è probabile che tale pianeta non possa ospitare la vita così come la conosciamo.
In un futuro non troppo lontano, il telescopio spaziale Nancy Grace Roman (NASA), il cui lancio è previsto per maggio 2027 (potenzialmente, già nell'autunno del 2026) testerà nuove tecnologie per osservare sistemi binari come Alpha Centauri alla ricerca di altri mondi: le sue osservazioni, effettuate in luce visibile, verranno implementate a quelle nell’infrarosso effettuate da JWST, fornendo informazioni uniche su dimensioni e riflettività del pianeta in orbita attorno ad Alpha Centauri A.
Stefano Schirinzi (CSAAT)
2025 / 08 / 10
SN 2025rbs: nonostante alcune difficoltà riscontrate in fase di editing (oltre alla presenza della Luna piena), la scorsa notte lo scrivente è riuscito a produrre una ripresa tutto sommato abbastanza definita (eseguita a 2.000 mm di focale e senza alcun filtro) della supernova 2025rbs, situata a circa 11" d’arco dal nucleo di NGC7331 in Pegasus, lontana circa 40 milioni di anni-luce.
Pur trovandosi in una fase appena successiva al picco, avvenuto probabilmente circa 5 giorni fa, la supernova è ancora molto luminosa, al momento appena superiore alla magnitudine 12 nella banda visuale dello spettro.
Nella ripresa a colori, è ben evidente il colore azzurro della supernova, che dall'analisi spettrale è di tipo Ia. La principale differenza tra lo spettro di una supernova di tipo Ia e quello di una di tipo II è la presenza o assenza di idrogeno. Questa distinzione è il criterio fondamentale per la loro classificazione. Gli spettri delle supernove di tipo Ia sono caratterizzati dalla totale assenza di righe di assorbimento dell'idrogeno. Questo accade perché la loro esplosione ha origine da una nana bianca, un residuo stellare che ha già esaurito tutto il suo idrogeno; al suo posto, il loro spettro mostra una forte linea di assorbimento dovuta al silicio ionizzato (Si II). Al contrario, gli spettri delle supernove di tipo II mostrano righe di assorbimento dell'idrogeno. Questo tipo di esplosione deriva dal collasso del nucleo di una stella massiccia e giovane, che ha ancora il suo strato esterno ricco di idrogeno intatto.
Il colore di una supernova cambia nel tempo a causa della sua temperatura in continua evoluzione: nei primissimi giorni successivi all'esplosione (la scoperta è datata 14/ luglio 2025), la supernova è incredibilmente calda e brillante. A causa delle altissime temperature (decine di migliaia di gradi), la maggior parte della sua luce viene emessa nelle lunghezze d'onda più corte dello spettro elettromagnetico ovvero nel blu e nell'ultravioletto (base fondamentale della fisica stellare in quanto gli oggetti più caldi emettono luce a lunghezze d'onda più corte). Col passare del tempo, il gas espulso dall'esplosione si espande e si raffredda: man mano che la temperatura superficiale della supernova diminuisce, la sua emissione di luce si sposta verso lunghezze d'onda più lunghe e, di conseguenza, la supernova inizia ad apparire arancione o rossastra, fenomeno noto come "arrossamento".
Generalmente, una supernova di tipo Ia raggiunge il suo picco di luminosità circa 19-20 giorni dopo l'esplosione iniziale: 2025rbs è colta ora al massimo di luminosità. Al suo picco di luminosità, una supernova di tipo Ia emette una quantità di energia colossale, pari a circa 2×10^36 watt. Per (tentare di) comprendere l'enormità di questa cifra, è utile fare un paragone col Sole. La luminosità del Sole, ovvero l'energia che emette OGNI SECONDO, è di circa 3.8×10^26 watt: in alter parole, una supernova di tipo Ia, al suo massimo splendore, è circa 5 miliardi di volte più luminosa del Sole! Per un breve periodo, l'esplosione può brillare quanto un'intera galassia composta da centinaia di miliardi di stelle e ciò è ben visibile in questa ripresa.
Stefano Schirinzi (Centro Studi Astronomici Antares Trieste)
2025 / 08 / 09
CIELO PROFONDO - BERNES 149 E LUPUS 3: l’immagine che andiamo ad analizzare è un’opera di notevole pregio, ripresa dall’astrofotografo Alessandro Cipolat Bares (Centro Studi Astronomici Antares Trieste) al di sotto dell’oscuro cielo della Namibia. Il soggetto, di eccezionale interesse astrofisico, è la nebulosa a riflessione Bernes 149, incastonata nel cuore del vasto e sinuoso complesso di nebulose oscure noto come Lupus 3. La foto non si limita a un'incantevole rappresentazione di luci e colori ma funge da prezioso documento a catturare un momento cruciale dell’evoluzione stellare. Il complesso di nebulose oscure Lupus 3 si trova in una regione celeste a ridosso contesa tra due costellazioni meridionali: si colloca principalmente in Scorpius, pur facendo parte di un più vasto gruppo noto come Nube di Lupus, che prende il nome dall’omonima costellazione su cui si staglia, poco più 2° gradi a est della stella η Lupi.
Questa nube serpeggiante è una delle quattro principali regioni di formazione stellare all'interno del complesso nebulare di Lupus, lontano mediamente 550 anni-luce dal Sistema Solare. Le stelle sono membri dell'Associazione OB Scorpius-Centaurus, vasto gruppo di stelle massicce e giovani la cui radiazione ha probabilmente giocato un ruolo significativo nell'evoluzione della regione. L'immagine cattura in modo superbo la dualità del complesso di Lupus 3, complesso composto da dense distese di gas molecolare e polvere fredda. Le particelle di polvere che le compongono sono efficaci nell'assorbire e diffondere la luce visibile proveniente dalle stelle retrostanti. Il risultato è un'ombra netta e visibile che si staglia contro il più brillante sfondo di milioni di stelle, in questo caso quello della Via Lattea.
La forma irregolare e allungata della nebulosa, che è stata descritta come "un serpente disegnato male in mezzo al cielo" o "colonne di fumo fluttuanti", è una caratteristica distintiva che si riflette chiaramente nell'immagine di Cipolat Bares. Il loro aspetto inerte è ingannevole: queste nubi di gas e polvere, fredde e dense, sono le "cucine" cosmiche ideali per la formazione di nuove stelle. Le regioni più dense all'interno della nebulosa possono collassare sotto la propria gravità, innescando il processo che porta alla nascita di protostelle. Al centro di Lupus 3 è visibile la transizione da una scura e densa fascia di polvere a una regione illuminata e dinamica: la forma serpentina della nebulosa oscura, con le sue tracce scure che si evidenziano sullo sfondo stellato, circonda il nucleo luminoso, fornendo un affascinante contrasto. Questo "serpente cosmico” funge da contenitore primario per il processo di formazione stellare: qui, la materia inerte della nebulosa da vita a nuove stelle, trasformando una parte della nube in una nebulosa a riflessione visibile.
Al contrario, Bernes 149 è un bellissimo esempio di nebulosa a riflessione. A differenza delle nebulose a emissione, che brillano per la ionizzazione del loro gas indotto dalla luce ultravioletta emessa da stelle caldissime, o delle nebulose oscure, che bloccano la luce, una nebulosa a riflessione brilla per la luce che riceve da stelle vicine, riflettendola. Il colore blu intenso che la caratterizza nell'immagine è diretta conseguenza di un preciso fenomeno fisico detto diffusione di Rayleigh, meccanismo responsabile del colore azzurro del cielo terrestre. Le piccole particelle di polvere all'interno della nebulosa diffondono la luce a lunghezza d'onda più corta (il blu) in modo molto più efficiente rispetto alla luce a lunghezza d'onda più lunga (il rosso): di conseguenza, la nebulosa appare di un brillante colore blu, rendendo Bernes 149 una sorta di faro celeste.
Responsabili dell'illuminazione di Bernes 149 sono un paio di stelle neonate, HR 5999 e HR 6000, appartenenti alla classe “Herbig Ae/Be”. Si tratta di astri pre-sequenza principale di massa intermedia, ancora immersi nei gas e nelle polveri da cui si sono formati. Le stelle Herbig Ae/Be sono note per la loro variabilità intrinseca, che riflette i processi dinamici in corso nel loro inviluppo circumstellare. Se da un lato HR 5999 e HR 6000 sono emerse dal collasso della nube di polvere di Lupus 3, dall’altro la loro nascita non ha concluso il loro rapporto con essa: la loro intensa radiazione e i venti stellari da loro emanati stanno attivamente scolpendo la nebulosa circostante, trasformando la polvere fredda in un'entità brillante e visibile. Il contrasto tra l'oscurità circostante e il bagliore blu è la prova visiva di questo potente "feedback" energetico dove la prole sta attivamente rimodellando il genitore cosmico.
Lupus 3 è una regione di formazione stellare molto attiva. Oltre alle stelle Herbig Ae/Be che illuminano Bernes 149, al suo interno sono state identificate numerose protostelle e stelle T Tauri. A testimonianza della natura turbolenta di questi processi vi è anche la presenza di oggetti Herbig-Haro (HH) come HH78 dove protostelle neonate, non ancora in grado di sostenere una fusione nucleare stabile, emettono getti di gas altamente energetici.
Stefano Schirinzi (CSAAT)
2025 / 08 / 08
SOLE: dopo 3 settimane di pausa, riprende il massimo relativo dell'emisfero Nord del 2025 (che, insieme al massimo intenso dell'emisfero Sud avvenuto nel 2024, occupa gli anni centrali del ciclo solare undecennale corrente).
Nelle 3 settimane scorse le regioni attive (gruppi di macchie solari) erano state poco interessanti, avevano emesso solo brillamenti di livello C (comuni, moderati) e gli eventi solari eruttivi più importanti riguardavano principalmente esplosioni di lunghi filamenti.
Il 3 Agosto il Sole ha incominciato di nuovo a manifestare regioni attive interessanti, prevalentemente nell'emisfero Nord, e con emissione di brillamenti anche di classe media (M). Immaginate le macchie solari vagamente come uragani magnetici e i brillamenti come fulmini.
I nuovi brillamenti M provengono tutti dalla Regione Attiva 4168, complessa e instabile, con una grande macchia solare, e posta nell'emisfero Nord ma quasi equatoriale (segno che l'emisfero Nord sta avendo il suo massimo, anche se moderato).
Di solito gli eventi solari possono influenzare la Terra solo negli strati di atmosfera terrestre molto alti, perché, a quote più basse, vari strati di atmosfera ci proteggono dalla radiazioni. Uno di questi effetti di alta atmosfera è l'aurora polare che, quando intensa, può talvolta essere visibile anche a latitudini medie.
I brillamenti più intensi finora emessi dalla 4168 sono di livello M4. Il primo, emesso il 5 Agosto, era associato a un'eruzione di materia solare che dovrebbe investire la magnetosfera terrestre alquanto di striscio; ciò dovrebbe accadere questa notte o nel giorno 8, innescando una tempesta geomagnetica di livello G1-2 [aggiornamento 8 Agosto sera: G1 confermata] e quindi un evento di aurora boreale che, con l'attuale chiaro di Luna quasi piena, non sarà visibile alle nostre latitudini. Un altro brillamento M4 è stato emesso il giorno 7 (catturato dall'autore nell'immagine in cromosfera allegata), associato a un'eruzione probabilmente laterale.
Giorgio Rizzarelli (Centro Studi Astronomici Antares Trieste).
2025 / 08 / 07
SCIAMI DI METEORE - η ERIDANIDI (191ERI): iniziano a essere visibili a partire dal 31 di luglio, arrivando al massimo nella notte del 7 agosto con ZHR 3. Si tratta di uno sciame minore ma con meteore molto veloci (entrata nell’atmosfera stimata a 64 km/s). Quest’anno, la visibilità dello sciame, visibile nella seconda parte della notte e prima dell’alba, coincide con una fase di Luna quasi piena e quindi si potranno scorgere meno meteore a causa dell’abbagliante luce lunare.
Si ritiene che il corpo originario sia la cometa C/1852 K1 scoperta nel 1852 dall’astronomo Jean Chacornac, questa cometa dall’orbita parabolica proverrebbe dalla nube di Oort, ipotetica sfera composta di corpi ghiacciati che avvolgerebbe il Sistema Solare a circa 2 anni-luce.
Andrea Nichele (Centro Studi Astronomici Antares Trieste)

2025 / 08 / 06
"NOTTE DELLE PERSEIDI" A TRIESTE IN DIRETTA": Stefano Schirinzi e Giorgio Rizzarelli (Centro Studi Astronomici Antares Trieste) sono stati ospiti nel programma "Trieste in Diretta", condotto dal giornalista Umberto Bosazzi sulla storica emittente giuliana Telequattro, per promuovere "NOTTE DELLE PERSEIDI": si è parlato di meteore e sciami meteorici e di quanto altro verrà presentato al pubblico nel più atteso evento di divulgazione astronomica dell'estate.
2025 / 08 / 05
PERSEDI 2025: TUTTO QUELLO CHE C'E' DA SAPERE SULLE "LACRIME DI SAN LORENZO": sicuramente, esiste qualche sparuto gruppo di persone che nella sua vita non ha mai visto una sola “stella cadente”; al contrario, numerosi studiosi in tutto il mondo applicano le loro ricerche a questi meravigliosi fenomeni atmosferici. Nel vasto mondo della scienza astronomica, la 𝗺𝗲𝘁𝗲𝗼𝗿𝗼𝗮𝘀𝘁𝗿𝗼𝗻𝗼𝗺𝗶𝗮 è la disciplina che si occupa dello studio dei corpi più piccoli del Sistema Solare. Questa scienza analizza, a partire dalla traccia visibile, il lungo viaggio di questi corpi dello spazio interplanetario fino al loro ingresso nell'atmosfera terrestre dove, per l’appunto, avviene il cosiddetto "incendio" che li rende visibili. In alcuni casi riescono perfino a cadere al suolo e questa circostanza costituisce lo step finale ed importantissimo della ricerca.
𝗨𝗡 𝗣𝗢 𝗗𝗜 𝗦𝗧𝗢𝗥𝗜𝗔: Ad aver dato inizio a questo moderno ramo di studi fu la spettacolare caduta di un meteorite nei pressi di Hrašćina, località situata nello Hrvatski Zagorje (Croazia), nel pomeriggio del 26 maggio 1751. Il corpo celeste, a quanto sembra recuperato dal vicario generale della diocesi di Zagabria Vuk Kukuljević su richiesta del vescovo di Zagabria Franjo Ksaver Klobušički, venne inviato alla corte imperiale. Per la prima volta nella storia, il recupero di un meteorite venne descritto dettagliatamente nel documento di Kukuljević: questo, inevitabilmente, interessò gli scienziati di allora. Fu in quell’occasione che venne definitivamente stabilito come i meteoriti fossero corpi di origine extraterrestre e non terrestre, come alcuni andavano ancora affermando. Ancora oggi l’evento gode di una vasta eco in tutto il mondo: un disegno dell’evento di Hrašćina è presente nel museo situato accanto al Cratere Barringer, meglio noto come “Arizona meteor crater”, uno dei più grandi crateri da impatto ancora presenti sulla superficie terrestre, causato circa 50.000 anni fa dall'impatto di un asteroide probabilmente da 45 metri di diametro. Successivamente, nello sviluppo della meteoroastronomia, importante fu Adolphe Quetelet, direttore dell'Osservatorio di Bruxelles, primo a compilare un catalogo di sciami meteorici. Dal 1832 e fino alla sua morte nel 1874, l’astronomo belga pubblicò oltre 50 articoli scientifici sulla meteoroastronomia e sulla meteoritica. L'elenco ufficiale odierno, redatto dall'Unione Astronomica Internazionale, conta un totale di 110 sciami meteorici scoperti e confermati. In questa lista rientrano anche quelli scoperti dalla Rete meteorica croata da cui è nato il Global Meteor Network, realtà mondiale che contribuisce costantemente a nuove scoperte.
𝗗𝗘𝗙𝗜𝗡𝗜𝗭𝗜𝗢𝗡𝗜: cosa sono esattamente gli sciami meteorici? Come si formano? Perché vengono definiti con nomi riferiti a costellazioni? Per rispondere a queste tre domande è necessario prima spiegare e differenziare i termini base utilizzati dalla meteoroastronomia, sconosciuti ai più e non solo, tanto che gli stessi astronomi professionisti cadono spesso in errore sul significato etimologico dei termini in uso. Detriti vaganti nello spazio interplanetario, con dimensioni variabili da pochi micron fino ad un metro, sono chiamati 𝗺𝗲𝘁𝗲𝗼𝗿𝗼𝗶𝗱𝗶, nati dalla collisione di corpi più grandi come gli asteroidi o dalla disintegrazione di comete. La formazione di 𝘀𝗰𝗶𝗮𝗺𝗶 𝗺𝗲𝘁𝗲𝗼𝗿𝗶𝗰𝗶 è principalmente il risultato del passaggio ravvicinato di una cometa giunta al perielio ovvero nel punto più vicino della sua orbita al Sole: in tale occasione, a causa della pressione della radiazione solare e dell'aumento della temperatura sulla superficie del nucleo cometario, ancora inerme, il ghiaccio di cui questo è composto sublima, liberando detriti (piccole rocce frammentate, particelle) che continuano a viaggiare attorno al Sole creando una scia che segue il nucleo della cometa lungo la sua orbita. La struttura e la dinamica di queste scie detritiche sono molto complicate e imprevedibili: quando la Terra, lungo la sua orbita attorno al Sole, attraversa una di queste scie, i detriti vengono attratti dalla gravità terrestre, penetrando nell’atmosfera ad elevata velocità: è così che l'ingresso di questi piccoli corpi nell'atmosfera crea una meteora (dal greco μετέωρος/metéoros, “qualcosa nell’aria”), fenomeno luminoso che si verifica a seguito dei processi di collisione ad alta energia tra i meteoroidi in possesso di elevata energia cinetica ed atomi e/o molecole presenti nell'atmosfera terrestre. Durante il processo di ionizzazione e seguente ricombinazione che danno origine alla meteora, l'energia cinetica del meteoroide viene convertita in luce e calore, lasciando una traccia ionizzata; mediante 𝗲𝘃𝗮𝗽𝗼𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝘀𝘂𝗽𝗲𝗿𝗳𝗶𝗰𝗶𝗮𝗹𝗲 (fenomeno detto anche “ablazione”), il meteoroide viene quindi consumato, creando corpi di dimensioni minori detti 𝗺𝗶𝗰𝗿𝗼𝗺𝗲𝘁𝗲𝗼𝗿𝗼𝗶𝗱𝗶. Se il meteoroide in caduta non si consuma completamente mentre attraversa l'atmosfera ma raggiunge la superficie terrestre, ecco che assume il nome 𝗺𝗲𝘁𝗲𝗼𝗿𝗶𝘁𝗲. Cadute di meteoriti sono spesso accompagnate dall'apparizione di cosiddette 𝗽𝗮𝗹𝗹𝗲 𝗱𝗶 𝗳𝘂𝗼𝗰𝗼 ovvero meteore molto luminose (apparentemente più luminose del pianeta Venere e, talvolta, anche paragonabili alla luminosità della Luna piena o addirittura superiori): fenomeni rari ma che, a volte, possono essere accompagnati anche da crepitii elettrofonici. 𝗕𝗼𝗹𝗶𝗱𝗲, infine, è il nome di un tipo speciale di palla di fuoco che esplode in un potente lampo terminale, spesso con frammentazione visibile.
𝗖𝗢𝗠𝗘 𝗦𝗜 𝗣𝗥𝗢𝗗𝗨𝗖𝗘 𝗟𝗔 “𝗦𝗧𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗖𝗔𝗗𝗘𝗡𝗧𝗘/𝗠𝗘𝗧𝗘𝗢𝗥𝗔”?: in base alla loro composizione chimica, le meteoriti vengono tradizionalmente divise in tre categorie: quelle “𝗽𝗶𝗲𝘁𝗿𝗼𝘀𝗲”, composte da minerali silicati; quelle “𝗳𝗲𝗿𝗿𝗼𝘀𝗲”, in cui ferro e nichel sono i componenti principali; infine, quelle “𝗳𝗲𝗿𝗿𝗼𝘀𝗼-𝗽𝗶𝗲𝘁𝗿𝗼𝘀𝗲”, che contengono materiale sia metallico che roccioso. È un malinteso molto comune che le meteoriti, a causa dei suddetti processi atmosferici, cadano sulla Terra arroventati e ardenti. Nell'ultima fase del loro passaggio attraverso l'atmosfera, esse cadono al suolo in un 𝘃𝗼𝗹𝗼 𝗼𝘀𝗰𝘂𝗿𝗼 che non produce più alcun fenomeno luminoso: dopo la decelerazione (rallentamento) e la frammentazione del meteoroide nell'atmosfera terrestre (solitamente ad un'altezza di circa 30 km al di sopra della superficie), il corpo continua a cadere senza la presenza di ablazione. Il corpo in caduta diventa quindi invisibile per un osservatore a terra e cade a una velocità costante, condizionata dalla caduta libera e dalla resistenza dell'aria nell'atmosfera; e sono proprio le condizioni atmosferiche presenti durante il volo oscuro a rappresentare il più grande ostacolo nella determinazione precisa del luogo esatto dove i frammenti raggiungono il suolo. A differenza dei meteoroidi, che "bruciano" nell'atmosfera producendo il fenomeno meteora, i meteoriti sono per lo più di origine asteroidale: proprio per questo la loro comparsa non è mai collegata ad alcuno sciame meteorico: la corretta definizione di questo tipo di meteore è 𝘀𝗽𝗼𝗿𝗮𝗱𝗶𝗰𝗵𝗲. Le meteore, quelle prodotte da scie di detriti cometari, fanno parte di veri e propri sciami che prendono il nome dalla posizione del loro radiante: un'area stretta nel cielo dalla quale le meteore sembrano, per l’appunto, irradiarsi. Di conseguenza, i nomi degli sciami meteorici vengono assegnati con il nome della costellazione in cui si trova il radiante dello sciame (es. Perseidi, Leonidi, Geminidi, Acquaridi, ecc.). In occasione di una frequenza davvero eccezionale di meteore, lo sciame può divenire una vera e propria 𝗽𝗶𝗼𝗴𝗴𝗶𝗮 𝗱𝗶 𝗺𝗲𝘁𝗲𝗼𝗿𝗲.
𝗡𝗢𝗧𝗧𝗜 𝗗𝗜 𝗦𝗖𝗜𝗔𝗠𝗜 𝗠𝗘𝗧𝗘𝗢𝗥𝗜𝗖𝗜: nel regolare ciclo annuale di comparsa degli sciami meteorici, il più attivo in termini di numero è sicuramente quello delle 𝗚𝗲𝗺𝗶𝗻𝗶𝗱𝗶, che possiamo osservare dal 19 novembre al 24 dicembre: solitamente, al massimo nella notte tra il 13 e il 14 dicembre con una frequenza di 120 meteore all’ora. Oltre alle Geminidi, ci sono poi le 𝗟𝗲𝗼𝗻𝗶𝗱𝗶, menzionate anche nella Bibbia. Sono visibili ogni novembre; circa ogni 30 anni, questo sciame produce incredibili tempeste meteoriche, la cui attività può superare anche le 1000 meteore all'ora! Ma certamente, il più famoso sciame meteorico tra i profani è quello delle 𝗣𝗲𝗿𝘀𝗲𝗶𝗱𝗶, che ha la sua massima attività solitamente nella notte tra il 12 e il 13 agosto. Sebbene sia solo il terzo in ordine di numero di meteore visibili all’ora (frequenza calcolata con il radiante idealmente allo zenit), dietro alle Geminidi e alle 𝗤𝘂𝗮𝗱𝗿𝗮𝗻𝘁𝗶𝗱𝗶 (sciame che ha il radiante nell’obsoleta costellazione Quadrans Muralis, non lontano dal “timone” del Grande Carro), è proprio l’attività estiva a renderlo così amato, così particolare e diverso da tutti gli altri sciami meteorici che si manifestano nel corso dell’anno. Progenitrice delle Perseidi è la cometa 𝟭𝟬𝟵𝗣/𝗦𝘄𝗶𝗳𝘁-𝗧𝘂𝘁𝘁𝗹𝗲, dal periodo orbitale lungo 130 anni; al 1992 risale l'ultimo passaggio al perielio, nella cui occasione la scia di detriti venne nuovamente alimentata dal materiale rilasciato a seguito dell’attività cometaria. Tradizionalmente, le Perseidi sono conosciute anche come “lacrime di San Lorenzo” in quanto le notti di maggiore attività dello sciame sono vicine alla ricorrenza del santo martirizzato su una graticola arroventata. Secondo la leggenda, San Lorenzo non avrebbe pianto durante la tortura; stando così le cose, è lecito chiedersi il perché del termine “lacrime” associato a tali meteore. Il motivo risiede nel poeta Giovanni Pascoli: nel componimento “X Agosto”, scritto in occasione dell'anniversario della morte del padre Ruggiero, questo viene alla memoria al poeta proprio a seguito dell’apparizione delle meteore in quel periodo: “San Lorenzo, io lo so perché tanto di stelle per l’aria tranquilla arde e cade, perché sì gran pianto nel concavo cielo sfavilla…” costituisce il noto incipit della struggente poesia.
𝗤𝗨𝗔𝗟𝗖𝗛𝗘 𝗖𝗢𝗡𝗦𝗜𝗚𝗟𝗜𝗢 𝗦𝗨 𝗖𝗢𝗠𝗘 𝗢𝗦𝗦𝗘𝗥𝗩𝗔𝗥𝗘 𝗟𝗘 𝗣𝗘𝗥𝗦𝗘𝗜𝗗𝗜: durante il picco di attività delle Perseidi, quando il radiante raggiunge lo zenit nelle ore antecedenti l’alba, un osservatore in condizioni ideali di oscurità può osservare circa 100 meteore all’ora; tuttavia, tali condizioni non vengono quasi mai raggiunte e, di conseguenza, un numero realistico di eventi per ora si aggira mediamente attorno alle 30-40 unità. Di prima sera, il radiante delle Perseidi, situato appena sotto la costellazione di Cassiopea (riconoscibile per la caratteristica forma a W) è ancora basso sull'orizzonte nord-orientale ma man mano che esso si eleva sempre più a causa della rotazione della Terra ecco che si creano le crea condizioni migliori per osservare un numero sempre maggiore di meteore appartenenti a questo sciame. Un trucco da usare per poter scorgere un buon numero di meteore consiste nel non guardare direttamente il radiante ma 𝗽𝗿𝗲𝘀𝘁𝗮𝗿𝗲 𝗮𝘁𝘁𝗲𝗻𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗮𝗹𝗹’𝗮𝗿𝗲𝗮 𝗻𝗲𝗹 𝗰𝗶𝗲𝗹𝗼 𝘀𝗶𝘁𝘂𝗮𝘁𝗮 𝗮𝗱 𝗮𝗹𝗺𝗲𝗻𝗼 𝟮𝟬°-𝟯𝟬° 𝗱𝗮 𝗲𝘀𝘀𝗼 𝗲 𝗮𝗹𝗺𝗲𝗻𝗼 𝟯𝟬° 𝘀𝘂𝗹𝗹’𝗼𝗿𝗶𝘇𝘇𝗼𝗻𝘁𝗲: questo in quanto il percorso di meteore vicine al radiante è molto più breve rispetto ad altre, quelle davvero spettacolari, che appaiono più lontane. Usualmente, le meteore vengono meglio osservate stando sdraiati in un sacco a pelo senza utilizzare strumenti ottici: basta il semplice occhio nudo, poiché il campo visivo umano è anche il più ampio possibile. Ad ogni modo, ad aiutare maggiormente è la pazienza. Una curiosità: a causa di addensamenti di diversa entità creati all’interno della scia di detriti cometari, la frequenza delle Perseidi è altamente variabile: possono apparire in gruppi di diverse meteore in meno di cinque minuti per poi fare una pausa di dieci o venti minuti e quindi riapparire nuovamente in gruppo.
Inoltre, il 12 Agosto 2025 la Luna sarà sopra l'orizzonte durante tutta la notte, per cui non potremo vedere le meteore più deboli.
“𝗡𝗢𝗧𝗧𝗘 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗘 𝗣𝗘𝗥𝗦𝗘𝗜𝗗𝗜 𝟮𝟬𝟮𝟱”: Il Centro Studi Astronomici Antares Trieste ripropone il consueto appuntamento dell’Estate astronomica, quest'anno tenuto martedì 12 agosto a partire dalle ore 21.30, presso area parcheggio "Rose d'inverno" - strada Basovizza - San Lorenzo (TS). "NOTTE DELLE PERSEIDI 2025" è un’occasione unica per osservare le bellissime meteore con il radiante in Perseus, popolarmente note come "lacrime di San Lorenzo". Nel popolare evento è promosso in occasione del massimo di attività dello sciame meteorico delle Perseidi, il team del Centro Studi Astronomici Antares Trieste offrirà al pubblico un'ampia e dettagliata spiegazione sulla fisica delle meteore e le conseguenze dei grandi impatti sulla Terra. A seguire, l'attenzione verrà rivolta alle costellazioni estive, mostrate col laser, di cui verranno narrate storie e curiosità sulle principali stelle. La serata verrà impreziosita dalle riprese fotografiche eseguite al telescopio di pianeti giganti 𝗦𝗮𝘁𝘂𝗿𝗻𝗼 e 𝗡𝗲𝘁𝘁𝘂𝗻𝗼, proiettate su schermo gigante. Tra le altre chicche della serata, il pianeta nano 𝗣𝗹𝘂𝘁𝗼𝗻𝗲, la 𝗟𝘂𝗻𝗮 e 𝗼𝗴𝗴𝗲𝘁𝘁𝗶 𝗱𝗲𝗹 𝗰𝗶𝗲𝗹𝗼 𝗽𝗿𝗼𝗳𝗼𝗻𝗱𝗼 come sistemi stellari multipli, ammassi stellari e nebulose. La partecipazione è libera e non vi è necessità di prenotazione.
Lovro Pavletic (Centro Studi Astronomici Antares Trieste, Akademsko Astronomsko Društvo - Rijeka)


2025 / 08 / 04
"ASTRONOMIA DI QUARTIERE 2025": condividiamo con piacere qualche immagine dei primi due appuntamenti del progetto "Astronomia di Quartiere", una nostra iniziativa tesa a portare l'Astronomia nel cuore dei quartieri che compongono e caratterizzano la città di Trieste.
Questi due eventi, intitolati "Luce dalle stelle: alla scoperta di incanti nel Cosmo" (presso l'oratorio di San Giovanni) e "Dal Sole alle Stelle: viaggio nel Cosmo per piccoli esploratori" (Borgo San Sergio), sono stati inseriti nel programma #Fuoricentro di #Triestestate 2025 e prodotti in co-organizzazione con il Comune di Trieste e Hangar Teatri.
Ringraziamo il numeroso e pubblico che ha partecipato con interesse alla serata proposta a San Giovanni e al pomeriggio astronomico presso Borgo San Sergio.
Uno speciale saluto va ai bambini che si sono cimentati con curiosità e attenzione nelle attività astro-laboratoriali, incalzando lo staff del Centro Studi Astronomici Antares Trieste con domande e osservazioni.
Un ringraziamento va anche ai soci del nostro Centro Studi che si sono prodigati ad allestire il telescopio solare, produrre i materiali per i laboratori e poi accompagnare i bambini in questo incontro l'Astronomia.
2025 / 08 / 02
UN SISTEMA DI STELLE CALDISSIME AVVOLTO NELLA POLVERE: un team di astronomi ha utilizzato il telescopio spaziale a raggi X Chandra (NASA) per studiare in dettaglio la stella Wd1-9 (la pubblicazione su arXiv: https://arxiv.org/abs/2507.17816), fino ad oggi ritenuta essere una rara supergigante azzurra di tipo B(e), classe tutt'altro che ben nota in astrofisica. Astri così rari che ad oggi ne sono stati individuati solo una dozzina nella Galassia, immersi in vaste nubi di gas e polvere tali da renderli difficili da studiare.
Situato in Ara, Wd1-9 è un membro dell'ammasso stellare Westerlund 1, lontano circa 13.800 anni-luce dal Sistema Solare. Fino ad oggi, si riteneva che potesse essere una fredda ipergigante oppure una variabile blu luminosa. Al contrario, i dati di Chandra hanno rivelato qualcosa di inaspettato: la stella, infatti, è variabile nei raggi X, evidenziando una frequenza di circa 14 giorni. Tale periodicità è stata interpretata come il tempo impiegato due stelle a compiere una mutua orbita. Oltre questo, lo spettro di Wd1-9 risulta molto simile a quello di alcune stelle di tipo Wolf-Rayet la cui presenza è stata riscontrata in sistemi binari appartenenti al medesimo ammasso stellare: un tale contesto, la presenza di una intensa riga ad emissione del Fe a 6,7 keV indica la presenza di plasma caldo, probabilmente indotta dall'onda d'urto creata dal vento stellare con l'ambiente gassoso circumstellare.
In conclusione, Wd1-9 sembra essere quindi non una singola, enorme stella quanto un sistema binario, verosimilmente composto da una stella "donatrice" di tipo Wolf-Rayet, che perde massa a ritmi elevati, legata ad una compagna di massa minore, forse una stella di tipo O o B. Il quadro delineato colloca quindi Wd1-9 in una fase raramente osservata all'interno di un sistema doppio.
Stefano Schirinzi (CSAAT)
NOVITÀ / AGGIORNAMENTI
2025 / 07 / 30
FINESTRA SUL COSMO: le stelle Wolf-Rayet, estremamente rare e massicce, rappresentano una fase evolutiva avanzata di stelle super-massicce, prossime alla fine della loro vita e destinate a esplodere come supernove. Un esempio spettacolare delle loro interazioni con l'ambiente circostante è la nota nebulosa NGC6888, creata proprio dai venti stellari di una stella Wolf-Rayet che ne ha scolpito e ionizzato il gas circostante, dando origine alla sua distintiva forma a mezzaluna. Nell'odierna puntata della rubrica, a cura di Andrea Nichele e Rossana Monaco (Centro Studi Astronomici Antares Trieste), una descrizione approfondita su queste rare stelle e sul loro irreversibile destino attraverso la bellissima ripresa della "Crescent nebula" realizzata da Andrea Nichele.


2025 / 07 / 27
SOLE - UN ESEMPIO DI ESPLOSIOEN DI UN FILAMENTO: anche se il massimo dell'attività di questo ciclo solare undecennale è stato molto probabilmente raggiunto l'anno scorso con l'emisfero Sud (il massimo dell'emisfero Nord di quest'anno è più moderato), in questi mesi siamo al centro del ciclo (iniziato a dicembre 2019).
Negli ultimi 5 anni e mezzo, nella zona dell'equatore (che ruota più velocemente) le linee del campo magnetico solare si sono allungate verso destra, formando anse e in particolare lunghi filamenti di plasma, ora prossimi al punto di rottura (i filamenti sono protuberanze quando osservate davanti al disco solare, nel qual caso appaiono come "serpentoni" scuri). In Giugno sono comparsi molti filamenti lunghi e in Luglio vari di essi hanno manifestato esplosioni, generalmente parziali.
Questo timelapse amatoriale, ripreso in 2 ore della mattina del 15 luglio, ha catturato un'esplosione parziale di un filamento e anche (circa a metà del video) una protuberanza sul bordo destro che ha scattato come una molla. Il filmato è accelerato 2000x rispetto al tempo reale.
Come un'eruzione generata da un gruppo di macchie solari, anche un'esplosione di filamento, se abbastanza veloce da andare nello spazio (CME) e se diretta in modo da investire la Terra, può disturbare la magnetosfera terrestre e provocare un evento di aurora boreale così intenso da essere visibile a medie latitudini. Questa esplosione di filamento era troppo laterale per investire la Terra, ma, per esempio, proprio in questi giorni ne è avvenuta una centrale che dovrebbe innescare oggi una tempesta geomagnetica di livello G1 (che comporta aurora boreale visibile a medie latitudini in Nordamerica ma non in Europa).
Dunque, nella seconda parte del ciclo solare, in cui siamo probabilmente entrati, gli eventi intensi di aurora boreale sono meno comuni e generalmente di media intensità, ma (se si tratta dell'esplosione centrale di un grande filamento) talvolta possono essere molto intensi.
Dati tecnici della ripresa: seeing 2/5, trasparenza 4/5; telescopio: Lunt60 Idrogeno-alfa; fotocamera: Neptune-M; cromosfera rossa colorata artificialmente in giallo; software: Autostakkert, ImPPG, Photoshop.
Immagine e testo a cura di Giorgio Rizzarelli (CSAAT)


2025 / 07 / 26
UN NUOVO MODELLO NEURALE CLASSIFICA CON STRAORDINARIA PRECISIONE GLI OGGETTI CELESTI: comprendere l'universo richiede la capacità di distinguere con precisione i diversi tipi di oggetti che lo popolano. Sebbene le osservazioni spettroscopiche offrano la massima accuratezza, sono notoriamente lente e richiedono molte risorse. Le osservazioni fotometriche, che catturano la luce degli oggetti celesti attraverso filtri, sono molto più veloci, ma possono creare ambiguità: ad esempio, è tutt’altro che facile riuscire a distinguere un quasar lontano da una stella vicina dal momento in cui entrambi gli oggetti appaiono come punti luminosi.
Per superare queste limitazioni, un gruppo di ricerca guidato da scienziati cinesi ha sviluppato un modello di rete neurale “multimodale” , basato su deep-learning altamente efficiente e leggero, che non si affida a un'unica fonte di dati integra simultaneamente le caratteristiche morfologiche (la forma dell'oggetto, come appare in un'immagine) e la distribuzione spettrale di energia (la variazione dell’intensità luminosa a diverse lunghezze d'onda dell'oggetto indagato). Lo studio è stato pubblicato su "The Astrophisycal Journal - supplement series" (https://iopscience.iop.org/article/10.3847/1538-4365/adde5a).
Dall’integrazione di questi dati, il modello a rete neurale riesce a superare le ambiguità che affliggono i metodi tradizionali, raggiungendo un'elevatissima precisione. Per addestrare la rete neurale, i ricercatori hanno utilizzato i dati del Sloan Digital Sky Survey (SDSS), una delle ricerche fotografiche più estese ad oggi redatte, effettuata al telescopio di 2,5 metri dell'osservatorio di Apache Point nel New Mexico.
Per ottenere un controprova sull’efficienza, il modello è stato quindi messo alla prova su cataloghi astronomici, dimostrando eccezionali performances: sui dati GAIA, ad esempio, la rete neurale ha correttamente identificato il 99,7% di oggetti dotati di elevato moto proprio in stelle; sul Kilo-Degree Survey (KiDS) sono stati classificati con con successo oltre 27 milioni di sorgenti celesti e, parimenti, sul Galaxy And Mass Assembly (GAMA), il 99,7% di galassie e quasar sono state identificate correttamente.
Particolarmente notevole è stata la capacità della rete neurale nel correggere errori di classificazione presenti nei cataloghi esistenti. Durante dei controlli casuali, infatti, il modello ha identificato e riclassificato correttamente alcuni oggetti precedentemente classificati come stelle nei dati SDSS ma che in realtà erano galassie.
Questo studio non solo fornisce uno strumento potente per la classificazione astronomica ma apre anche la strada a future indagini celesti che saranno utili soprattutto nello studio dell'Universo a grande scala, rendendo l'analisi e la classificazione di stelle, galassie e quasar più rapida ed efficiente.
Stefano Schirinzi (CSAAT)
2025 / 07 / 25
UN’IMPRONTA DI GATTO MAI VISTA COSÌ: in occasione del suo terzo anno di straordinaria produttività scientifica, il telescopio spaziale James Webb (NASA/CSA/ESA) ha rivolto il suo sguardo penetrante a NGC6334, area composta da nebulose ad emissione, a riflessione e oscure situate poco a nord dell’aculeo di Scorpius: il complesso nebulare, causa la caratteristica forma, è noto popolarmente come “nebulosa impronta di gatto”.
La recente immagine, catturata dallo strumento Near-InfraRed Camera (NIRCam) che opera nel range di lunghezze d’onda comprese tra il lontano visibile (0,6 μm) e il vicino infrarosso (5 μm), offre una prospettiva senza precedenti su uno dei siti di nascita stellare più dinamici e complessi ben visibili dalla posizione che il Sistema Solare occupa nella Galassia. NIRCam è dotata di due sistemi ottici completi per la ridondanza e ha la capacità di eseguire imaging standard, imaging coronografico (per bloccare la luce brillante delle stelle e rivelare oggetti più deboli come esopianeti) e imaging a serie temporali.
Le sue eccezionali capacità nel vicino infrarosso e la sua elevata risoluzione sono fondamentali per sondare regioni celesti oscurate dalla polvere, come appunto le culle stellari. L’immagine è davvero stupenda, un vero colpo all’occhio che lascia davvero senza parole osservando la morfologia di gas, polveri e colori che ne intridono ogni parte. Lontano circa 4.000 anni luce dal Sistema Solare, il complesso nebulare è situato nel braccio galattico di Sagittarius; da quella enorme distanza, esso si estende sulla volta celeste per oltre mezzo grado, la sua reale dimensione fisica nello spazio raggiunge i 70 anni-luce.
Prima di JWST, NGC6334 è stata oggetto di studi da parte dei telescopi spaziali Hubble e Spitzer, ognuno dei quali ha contribuito a delineare la sua complessa morfologia e la sua attività di formazione stellare. Le capacità di NIRCam hanno permesso a JWST di rivelare una sotto-strutture che compongono sorta di "mini falangi" nell’impronta composte aree turbolente, dove la gravità svolge un ruolo chiave nella formazione caotica di nuove stelle, in pieno sviluppo. Qui, stelle massicce appena nate stanno letteralmente scolpendo il gas e la polvere circostanti attraverso i loro intensi venti stellari a cui si unisce una intensa radiazione ultravioletta: questa interazione produce una brillante luminescenza nebulosa, rappresentata nell'immagine con sfumature bluastre, che testimonia l'energia sprigionata da questi colossi cosmici.
Alla pari di un serpente che mangia la propria coda, queste stesse stelle finiranno per reprimere il processo di formazione stellare locale spazzando radialmente il gas nebulare, portandolo ad addensarsi in aree lontane dove nuove stelle andranno a formarsi. Un meccanismo complesso e certamente fondamentale nell’evoluzione della struttura nebulare, parimenti all’arricchimento chimico locale nella Galassia.
Questa straordinaria immagine è un promemoria della bellezza e della complessità dell'Universo: oltre alla sua bellezza artistica, essa offre una miniera di dati per affinare i modelli di formazione stellare atti a comprendere l'evoluzione delle nubi molecolari giganti.
Crediti dell'immagine: NASA, ESA, CSA, STScI
Stefano Schirinzi (CSAAT)
2025 / 07 / 22
UN “PESCE MARCIO” CHE DA VITA A NUOVE STELLE: la stupenda ripresa che qui andiamo a descrivere, prodotta dall’astrofotografo Maurizio Cabibbo da Casole d’Elsa (SI), ritrae la caratteristica nebulosa oscura LDN1251, stagliata in Cepheus ma discostata dal breve tratto della Via Lattea che attraversa la costellazione. Per la sua curiosa forma ha ricevuto il nome evocativo di "nebulosa pesce marcio".
Lontana circa 1.000 anni-luce dal Sistema Solare, è situata sul bordo della cosiddetta "Cepheus Flare", vasta area caratterizzata da idrogeno e nubi molecolari associate a stelle appena nate e ancora in formazione. Nella parte esterna del Cepheus Flare è presente un guscio composto da di idrogeno neutro (HI) e monossido di carbonio (CO) che racchiude una bolla di plasma caldo responsabile tra l'altro, di emissioni X: si ritiene che tale struttura sia stata originata dal vento stellare di una stella massiccia in seguito esplosa come supernova.
Il complesso nebulare all'interno del quale è presente la nube oscura denominata LDN1251 è composto principalmente da idrogeno molecolare (H2) e da molecole di silicati e carbonio che, pur costituendo solo l’1% della frazione del materiale nebulare, giocano un ruolo fondamentale nel raffreddamento della nube assieme alla bassissima temperatura di quegli ambienti (10° appena sopra lo 0 assoluto), permettendo non solo al gas di collassare gravitazionalmente e formare nuove stelle ma di indurre la formazione di molte molecole complesse sulla superficie dei grani di polvere.
All’interno della nebulosa hanno avuto origine stelle calde e di grande massa, parte della più vasta associazione OB inserita nella Cepheus Flare. Nonostante l’elevata luminosità intrinseca di queste stelle, la densità delle polveri è tale che gran parte delle giovani stelle ivi presenti “non sono visibili nel visibile” ma vengono “stanate” unicamente attraverso riprese in infrarosso.
La luce infrarossa, avendo una lunghezza d'onda maggiore rispetto a quella visibile, è meno soggetta all'assorbimento indotto dalle polveri presenti nelle nebulose oscure; tale fenomeno è dovuto essenzialmente alla piccola dimensione delle particelle di polvere rispetto alle lunghezze d'onda della luce infrarossa, consentendo a quest'ultima di attraversarle con minore impedenza al contrario della luce visibile che invece viene bloccata. Ciò permette ai telescopi infrarossi di "vedere" attraverso le dense nubi e di rilevare le stelle in formazione o già formate che altrimenti sarebbero invisibili.
L’estensione angolare della parte più densa di questa nebulosa oscura, il “pesce in putrefazione” (con tanto di pinna caudale!), è in vero non molto ampia, allungandosi per poco più di 1° sulla volta celeste; tale valore, in relazione alla distanza dell’oggetto, fornisce un’estensione angolare nello spazio di poco superiore a 12 anni-luce. Il resto delle nubi di idrogeno associate al complesso visibili nella stupenda ripresa (per intenderci, quelle sviluppate orizzontalmente) è poco superiore a 2° di estensione.
La sua composizione è dominata da idrogeno molecolare (H2) e polvere che, a causa della loro opacità, assorbono e diffondono la luce visibile. Nonostante la sua apparente oscurità, alcune aree della nebulosa mostrano una debole luminosità, dovuta alla riflessione della luce di stelle vicine da parte della polvere o a emissioni deboli da gas ionizzato.
Osservazioni condotte a diverse lunghezze d'onda all'interno di LDN1251, in particolare nell'infrarosso e nel millimetrico, hanno rivelato la presenza di un gran numero di cosiddetti YSO (oggetti stellari giovani), che rappresentano diverse fasi della formazione stellare: dalle protostelle ancora avvolte nei loro bozzoli di polvere fino alle stelle pre-sequenza principale. La distribuzione non uniforme degli YSO suggerisce come la nebulosa sia composta da una rete complessa di filamenti e nuclei densi: si ritiene che siano proprio tali strutture filamentose a giocare un ruolo chiave nel canalizzare il gas verso i siti di formazione stellare ma di certo alla formazione e all'evoluzione di queste strutture contribuiscono anche fenomeni di turbolenza indotti dalla gravità così come campi magnetici. Un segno distintivo della formazione stellare attiva di nuove stelle è, tra l’altro, la presenza di getti bipolari prodotti proprio dalle protostelle in accrescimento, le quali spazzano via il materiale circostante modellando così la struttura della nebulosa.
Nonostante la densità della nebulosa, è possibile intravedere galassie distanti che si trovano sullo sfondo, quasi "sepolte" dietro l'estesa coltre di polvere di LDN 1251: i due esempi più evidenti sono la spirale PGC69472 (vicino al bordo sinistro) e PGC166755 (poco sopra la pinna caudale), che si rivelano attraversando i bordi più sottili della nube, offrendo una prospettiva sulla profondità del cosmo oltre la Galassia.
La relativa vicinanza di LDB1251 e la ricchezza di fenomeni di formazione stellare di cui è intrisa la rendono oggetto di studio, fornendo preziose intuizioni sui processi che continuano a plasmare le galassie.
Stefano Schirinzi (CSAAT)
2025 / 07 / 21
OSSERVATA FINALMENTE LA COMPAGNA DI BETELGEUSE: dopo decenni di speculazioni e ricerche, sembra finalmente confermata la presenza di una stella compagna in stretta orbita attorno alla nota Betelgeuse (α Orionis), lontana 642 anni-luce dal Sistema Solare.
Questa storica scoperta compiuta da un team guidato da S.Howell (NASA Ames Research Center), i cui risultati sono stati pubblicati d recente su The Astrophysical Journal Letters: grazie alle osservazioni effettuate all'innovativo sistema di imaging 'Alopeke installato sul telescopio Gemini North (Hawaii), che utilizza tempi di esposizione molto brevi per congelare le distorsioni nelle immagini causate dall'atmosfera terrestre. Questa tecnica consente un'elevata risoluzione che, combinata con la potenza di raccolta della luce dello specchio da 8,1 metri di Gemini North, ha permesso di rilevare direttamente e per la prima volta una debole stella compagna di Betelgeuse, risolvendo un enigma ultracentenario sulle peculiari fluttuazioni luminose esibite dalla supergigante rossa.
Mentre il "grande oscuramento" - notevole diminuzione della luminosità apparente della stella protrattosi tra il 2019 e il 2020 - è stato attribuito all'espulsione di polvere, la causa di una delle variazioni periodiche sovrapposte osservate, lunga circa sei anni, era rimasta inspiegabile: la nuova scoperta punta ad una stella compagna di Betelgeuse, rilevata per la prima volta. Sarebbe proprio questa compagna l’artefice del ciclo di variabilità lungo 6 anni, sovrapposto ad uno più breve di circa 400 giorni.
La luminosità intrinseca di Betelgeuse oscilla tra 7.500 e 14.000 volte quella del Sole, con stime che in alcuni contesti superano le 100.000 volte. In tale contesto, la stella compagna sarebbe circa 6 volte meno luminosa di Betelgeuse, perennemente saturata dalla sua estrema luce. In tale contesto, la stella compagna sarebbe circa 6 volte meno luminosa di Betelgeuse. Con una massa stimata di circa 1,5/1,6 volte il Sole, si tratterebbe di una stella giovane e calda - forse addirittura di pre-sequenza principale - di tipo A o più probabilmente B, dal colore bianco-bluastro. Essa orbiterebbe attorno a Betelgeuse ad una distanza molto ravvicinata, circa 4 Unità Astronomiche (ovvero circa quattro volte la distanza Terra-Sole), valore che la posiziona all'interno dell'estesa ma diluita atmosfera esterna di Betelgeuse.
Non c’è da meravigliarsi della presenza di una compagna attorno alla supergigante dal momento in cui i due astri sono nati all’interno della cosiddetta associazione stellare Orion OB2, dove dense nubi molecolari assieme ad una quantità esorbitante di idrogeno hanno dati vita ad un numero enorme di sistemi di stelle multiple e massicce: in questo insieme, Betelgeuse la più massiccia, tanto da essere evoluta alla fase di supergigante rossa più velocemente delle altre. Si ritiene che Betelgeuse e la sua compagna siano nate all'incirca nello stesso periodo, circa 9-10 milioni di anni or sono. Tuttavia, la presenza di quell’enorme mostro che è Betelgeuse condizionerà il destino della compagna dal momento in cui, a causa delle intense forze mareali da essa esercitate, la stella più si avvicinerà inesorabilmente alla sorella più grande, spiraleggiando verso verso l'interno e venendo infine inghiottita entro i prossimi 10.000 anni. Tra le altre cose, tale evento potrebbe incrementare in un tempo velocissimo la massa del nucleo della supergigante, portandolo ad oltrepassare il fatidico valore di 1,44 masse solari così da innescare un’implosione senza ritorno con seguente esplosione di Betelgeuse in supernova.
È la prima volta in assoluto che una compagna stellare così vicina viene rilevata in un’orbita addirittura interna ad una stella supergigante, particolarità che rende tale scoperta ancora più notevole. A novembre 2027 si presenterà un'altra opportunità per studiare la compagna di Betelgeuse, dal momento in cui nell’occasione la sua sorella minore dovrebbe raggiungere al massima separazione, divenendo più facile da osservare con i potenti telescopi.
La scoperta della compagna di Betelgeuse non solo risolve un enigma specifico relativo alla stella ma apre anche nuove strade per comprendere l'evoluzione delle supergiganti rosse e dei sistemi binari estremi.
Stefano Schirinzi (CSAAT)
2025 / 07 / 19
INAUGURAZIONE MOSTRA "SGUARDI NEL BUIO DEGLI ANNI-LUCE" A FORNI DI SOPRA (UD): successo garantito all'inaugurazione della mostra "Sguardi nel buio degli anni-luce - la Fotografia Astronomica tra Scienza e Arte" a Forni di Sopra (UD). Un sentito ringraziamento al Sindaco Coradazzi e a tutta l'Amministrazione del Comune di Forni di Sopra per l'ottima organizzazione e a tutti i numerosi presenti ai quali il nostro staff ha fornito una finestra sull'Universo attraverso le splendide immagini prodotte dai nostri astrofotografi.
"Sguardi nel buio degli anni-luce" resterà visitabile ogni giorno presso la sala polifunzionale "Dolomiti Incontri" dalle 17 alle 19.30.
2025 / 07 / 18
ΛCDM, SUCCESSI E OMBRE IN COSMOLOGIA: tra la fine degli anni '90 e l'inizio degli anni 2000, grazie alla convergenza di una serie dati osservativi che lo supportavano, il cosiddetto modello cosmologico ΛCDM divenne efficiente a descrivere alcune caratteristiche cosmologiche fondamentali osservate nell'Universo come la sua espansione accelerata, la distribuzione di materia e luce su grande scala e la radiazione cosmica di fondo. Il tutto in accordo col modello del Big Bang, che descrive come l'Universo sia nato circa 13,8 miliardi di anni fa da uno stato estremamente caldo e denso e come da allora sia in espansione, raffreddandosi.
La curiosa sigla è l’unione di tue termini: “Λ” rappresenta la “costante cosmologica” a cui è associata la ben nota “energia oscura” (introdotta da Einstein nelle sue equazioni, venne dallo stesso rimossa in quanto non era più necessaria per spiegare un Universo statico e senza Λ le stesse equazioni descrivevano un Universo in espansione). Mentre materia e radiazione tendono a rallentare l'espansione dell’Universo attraverso la gravità, la costante cosmologica/energia oscura esercita una forza repulsiva che invece ne accelera l’espansione, proprio a causa della sua peculiare pressione negativa. Il secondo, “CDM”, rappresenta una forma di materia (quella oscura) che, pur non interagendo con la luce, costituisce una significativa parte nel rapporto massa-energia dell'Universo, provvedendo a sviluppare la gravità necessaria alla formazione delle strutture osservabili.
Nonostante il successo, in ambito cosmologico permangono però riserve sulla completezza e sulle implicazioni del modello ΛCDM, qui di seguito descritte.
Punti deboli:
> il modello ΛCDM postula l'esistenza di un'energia oscura responsabile dell’espansione accelerata dell'Universo; questa energia oscura sarebbe legata alla fisica delle particelle attraverso il concetto di "energia del vuoto" (proprio la a costante cosmologica, Λ). la meccanica quantistica descrive lo spazio vuoto non realmente tale ma intriso da fluttuazioni quantistiche di particelle virtuali che appaiono e scompaiono continuamente; ogni volta che una coppia particella-antiparticella si crea e si annichila, contribuirebbe a questa energia del vuoto. Stando alle teorie quantistiche dei campi, questa “energia del vuoto” dovrebbe essere enormemente maggiore dell'energia oscura, discrepanza (dell'ordine di 10^120) che è uno dei problemi più imbarazzanti e irrisolti della fisica moderna, noto come il "problema della costante cosmologica". Se è vero che altre ipotesi vanno oltre il modello standard delle particelle cercando di spiegare l'energia oscura come un campo dinamico (chiamato quintessenza) composto da particelle ancora sconosciute, è altrettanto logico ritenere come il modello che descrive l'energia del vuoto/costante cosmologica possa essere incompleto o addirittura errato
> nonostante numerose ricerche condotte da decenni, ad oggi non è stata ancora identificata alcuna particella candidata a spiegare tutte le proprietà e la natura della materia oscura. La sua natura del tutto ipotetica assieme alla mancata rilevazione in laboratorio è certo una significativa lacuna
> sebbene il modello ΛCDM descriva bene la presenza di strutture a grande scala quali ammassi e superammassi di galassie parimenti a filamenti e vuoti, all’analisi di strutture più piccole emergono alcune anomalie come la "Cusp-Core" (simulazioni del modello ΛCDM mostrano come profili di densità della materia oscura nelle galassie aumentano ripidamente verso il centro formando delle cuspidi, al contrario delle osservazioni delle galassie nane che suggeriscono profili di densità molto più piatti), il problema delle “galassie satelliti mancanti” (simulazioni del modello ΛCDM prevedono la presenza di un numero molto maggiore di galassie satelliti nane legate a galassie di massa simile o superiore a quella della Via Lattea ma la grande quantità di tali galassie non viene rilevata ai telescopi) e il cosiddetto problema “troppo grande per fallire” (alcune elle galassie satelliti previste dal modello ΛCDM sono comunque massicce che è impossibile che queste non posseggano stelle visibili, sfuggendo dell’essere rilevate)
> la significativa discrepanza (detta “tensione di Hubble”) nella velocità di espansione dell’Universo (detta “costante di Hubble”), emersa negli ultimi anni dalle osservazioni effettuate sul fondo cosmico a microonde (che fornisce un valore più basso) e dalle supernoave di tipo Ia ad elevato z (che forniscono un valore più alto) induce a ritenere come come l’attuale comprensione dell'Universo sia ancora incompleta e che potrebbe essere suffragata da nuove scoperte in campo teorico
Punti a favore:
il modello ΛCDM pur basandosi su parametri essenziali riesce a spiegare un'ampia gamma di osservazioni cosmologiche (la semplicità ne è senz’altro un punto di forza) come:
> l’espansione accelerata dell'Universo, riscontrata dall'osservazione di supernovae Ia che appaiono più deboli (e di conseguenza più distanti) di quanto ci si aspetterebbe se l'espansione dell'Universo fosse costante o in rallentamento; tale discrepanza suggerisce quindi che l'Universo si espande a un ritmo sempre più veloce
> l’incredibile accuratezza nella rappresentazione statistica delle variazioni di temperatura e polarizzazione della radiazione cosmica di fondo (l’orientamento delle oscillazioni di questa radiazione è di grande importanza in cosmologia, fornendo informazioni sulla struttura, dinamica ed evoluzione dell’Universo primordiale) a varie scale angolari sulla volta celeste, in perfetto accordo con i dati WMAP e Planck a conferma della geometria piatta dell'Universo
> la formazione e l'evoluzione delle strutture cosmiche a grande scala (ammassi di galassie, vuoti) attraverso l'accrescimento gerarchico della materia oscura sotto l'influenza della gravità
> le quantità di idrogeno (~75%), elio (~25%) e litio (poche tracce) osservate nell'Universo corrispondono quasi perfettamente a quelle previste dal modello ΛCDM riguardo alla formazione di questi elementi nella nucleosintesi primordiale, avvenuta circa tra 10 secondi e 20 minuti dalla nascita dell'Universo
Le difficoltà riscontrate dal modello ΛCDM su piccola scala sono probabilmente relazionate all’esigua comprensione della materia oscura, della gravità o della fisica barionica (forse non pienamente implementata nei codici di simulazione e nei modelli elaborati sulla precisione delle simulazioni e la velocità di calcoli analitici) dovrebbe portare la ricerca ad esplorare possibili “estensioni” di questa teoria o alternative - anche radicali - col fine ultimo di produrre un modello più completo e predittivo.
In tale contesto, le osservazioni effettuate con telescopi di ultima generazione (JWST, VRO, ecc.) si spera forniscano dati chiave per verificare validità e limiti della ΛCDM.
Stefano Schirinzi (CSAAT)
2025 / 07 / 16
FINESTRA SUL COSMO: l'ammasso globulare M4, situato non lontano dalla brillante Antares, che identifica il cuore di Scorpius, è un vero gioiello celeste facilmente individuabile in queste serate estive, quando si mostra splendidamente a sud nel cielo di prima sera. La sua notevole vicinanza al Sistema Solare ne facilita l'osservazione, rendendolo già ben distinguibile anche al binocolo. Nell'odierna pubblicazione della rubrica sul quotidiano Il Piccolo, Stefano Schirinzi (Centro Studi Astronomici Antares Trieste) provvede a fornire un quadro sintetico relativamente all'evoluzione delle stelle di questo oggetto. Revisione a cura di Rossana Monaco (Centro Studi Astronomici Antares Trieste).

2025 / 07 / 14
UNO SCIAME DI PICCOLE GALASSIE INVISIBILI LEGATE ALLA VIA LATTEA: sembrerebbe questo il risultato di una ricerca condotta da un team di astronomi dell'Università di Durham, in Inghilterra. Negli ultimi 15 anni, il numero di galassie satelliti legate gravitazionalmente alla Via Lattea è salito notevolmente, soprattutto grazie al rilevamento di oggetti effettuato su riprese effettuate da telescopi di ultima generazione: ad oggi, sono circa 60 le galassie note trattenute nel campo gravitazionale galattico.
La simulazione "Aquarius" (atta a comprendere la struttura della Via Lattea come prevista dal modello standard sulla formazione e sulla crescita delle componenti stellari) e nuovi modelli matematici come "GALFORM" (inerente la formazione di galassie tracciandone l'evoluzione del contenuto barionico all'interno degli aloni di materia oscura da redshift elevati fino ai giorni nostri) suggeriscono che nell'alone della Via Lattea potrebbero esserci circa un'ottantina o forse addirittura un centinaio di piccole galassie ed estremamente deboli galassie satelliti della Via Lattea, disposte entro un raggio di circa 100.000 anni-luce dal nucleo della stessa.
Lecito chiedersi come mai queste non sono state ad oggi rilevate. I modelli elaborati indicano che possa trattarsi di una famiglia di galassie estremamente deboli, quasi completamente private della loro materia oscura a causa del potente campo gravitazionale della Via Lattea. La materia oscura è uno dei più grandi misteri dell'astrofisica: non emette, non assorbe né riflette la luce, rendendola invisibile ai telescopi operanti ad ogni lunghezza d’onda dello spettro elettromagnetico e la sua presenza è unicamente rilevata solo dagli effetti gravitazionali che esercita sulla materia visibile.
Non è noto di cosa essa sia fatta anche le teorie più accreditate suggeriscono che possa essere composta da particelle esotiche che non interagiscono con la luce o con le altre forze note se non, per l’appunto, attraverso la sola gravità. Trovare queste galassie "mancanti" sarebbe una scoperta molto importante in quanto fornirebbe un forte sostegno alla cosiddetta teoria LCDM (Lambda Cold Dark Matter) secondo la quale l’ordinaria materia barionica (quella rilevabile, costituente delle stelle ma anche della stessa vita) è solo una piccola parte della massa-energia di cui sarebbe composto l’Universo, al contrario della materia ed energia oscura che assieme ne costituirebbero ben il 95%. La teoria LCDM prescrive l'esistenza di molte più galassie compagne della Via Lattea di quelle prodotte dalle simulazioni cosmologiche ad oggi condotte o di quelle che varie ricerche sono riuscite a scovare.
L'avanzamento delle tecnologie applicate ai telescopi, come la nuova, recentissima camera LSST installata sul Simonyi Survey Telescope (VRO), potrebbero finalmente permettere di individuare queste galassie deboli, portandole alla luce per la prima volta. La speranza è di poter ammirare, tra non molto, queste galassie ad oggi inosservate, continuando a svelare altri segreti nel Cosmo.
Stefano Schirinzi (CSAAT)
2025 / 07 / 09
TERZO OGGETTO INTERSTELLARE IN TRANSITO NEL SISTEMA SOLARE: la cometa 3I/ATLAS, designata anche C/2025 N1 (ATLAS), è un affascinante e raro visitatore dal profondo spazio interstellare, il terzo oggetto di questo tipo ad essere stato confermato nel nostro Sistema Solare dopo 'Oumuamua e 2I/Borisov. Individuata per la prima volta lo scorso 1 luglio 2025 dal sistema automatico di rilevazione ATLAS (Asteroid Terrestrial-impact Last Alert System) situato a Río Hurtado, in Cile e inizialmente designata con la sigla A11pl3Z, era stata inizialmente catalogata come asteroide.
Tuttavia, osservazioni successive, inclusa quella effettuata dal telescopio Deep Random Survey il giorno dopo la scoperta, hanno rivelato la presenza di una tenue coda, confermandone la natura cometaria. Ricerche hanno anche rintracciato osservazioni "pre-scoperta" della cometa risalenti al 14 giugno 2025, allora ripresa dalla Zwicky Transient Facility. Al momento della scoperta, la cometa splendeva di 18a magnitudine, rendendosi quindi visibile solo in fotografie eseguite con grandi telescopi.
Ciò che rende la 3I/ATLAS così straordinaria è la sua origine interstellare. L'analisi della sua traiettoria orbitale ha rivelato un percorso iperbolico estremamente eccentrico (con eccentricità circa 6) e retrogrado, inclinato di circa 175° rispetto al piano dell'eclittica: segno inequivocabile che non è legata gravitazionalmente al Sole ma che proviene dallo spazio interstellare. E’ molto probabile che 3I/ATLAS possa essersi formata in un altro sistema stellare e che da questo sia stata espulsa nello spazio interstellare, vagando per milioni o addirittura miliardi di anni prima di giungere nel regno gravitazionale del Sole.
L’attuale velocità di crociera di 3I/ATLAS è davvero impressionante, superiore a 200.000 chilometri all’ora rispetto al Sole: una velocità quasi doppia rispetto a quella media orbitale della Terra. Al momento della scoperta la cometa si trovava a circa 4,5 UA (circa 670 milioni di chilometri) dal Sole, all'interno dell'orbita di Giove. Non rappresenta alcun pericolo per la Terra, poiché la sua distanza minima dal nostro pianeta sarà di circa 1,8 UA (circa 270 milioni di chilometri), a fine dicembre 2025. Le sue dimensioni sono ancora oggetto di studio; al momento si stima che il suo diametro possa raggiungere i 20 chilometri.
I dati orbitali acquisiti mostrano che 3I/ATLAS raggiungerà il perielio (il punto più vicino al Sole) il prossimo 29-30 ottobre 2025, a una distanza di circa 1,34-1,4 UA (circa 200-210 milioni di chilometri), in una regione situata appena all'interno dell'orbita di Marte. Il massimo avvicinamento alla Terra è previsto per il 19 dicembre 2025, quando 3I/ATLAS transiterà a circa 1,8 UA.
Attualmente la cometa si muove in Sagittarius, in una zona ricchissima di stelle che ne rende complessa l'osservazione. Non è osservabile a occhio nudo ma tramite telescopi amatoriali di media apertura è possibile fotografarla. Dopodiché, essa ritornerà nel buio assoluto dello spazio profondo, spegnendosi: in attesa di ritornare a visitare da vicino qualche altra stella, per riaccendersi nuovamente. Certamente, il passaggio di 3I/ATLAS nel Sistema Solare offre un'opportunità straordinaria per ottenere preziose informazioni sulla formazione e l'evoluzione di questi affascinanti oggetti altri sistemi stellari.
Stefano Schirinzi (CSAAT)
2025 / 07 / 07
Uno speciale ringraziamento a tutti i fantastici ragazzi dell'Associazione Dilettantistica Sportiva Calicanto che hanno partecipato con tanto entusiasmo all'evento "Un ponte verso le stelle - osserviamo le meraviglie del cielo stellato", tenutosi domenica 30 giugno 2025.
Nonostante le condizioni meteo non abbiano permesso di osservare il cielo stellato attraverso il telescopio, come da programma, è stato davvero bello vedere il gruppo coinvolto e affascinato da quanto raccontato dai nostri relatori Alessandro Albanese, Gigliola Antonazzi, Andrea Nichele e Stefano Schirinzi sulle stupende riprese dell'astrofotografo Maurizio Cabibbo (Centro Studi Astronomici Antares Trieste): interesse e curiosità evidenti nelle numerose e mirate domande rivolte, che hanno dimostrato una sete di conoscenza davvero notevole.
Speriamo che questa esperienza ossa avervi lasciato un ricordo indimenticabile e che continui a ispirarvi a guardare sempre con curiosità verso le meraviglie di questo Universo di cui siamo parte integrante.
2025 / 07 / 04
LO SGUARDO PUNGENTE DI SHAULA E LESATH: la costellazione Scorpius ha sempre rivestito grande importanza per la sua posizione sull’eclittica e per la disposizione delle sue stelle che ben definiscono la figura del pericoloso e temuto aracnide. Nell’area orientale della costellazione un gruppo di stelle brillanti forma l'iconico aculeo della bestia celeste: un'immagine vivida che ha catturato l'immaginazione umana per millenni.
Tra queste gemme celesti due in particolare, Shaula (λ Scorpii) e Lesath (υ Scorpii), spiccano per la loro luminosità e la loro vicinanza apparente, offrendo uno spettacolo mozzafiato sia all'occhio nudo che attraverso strumenti astronomici. Non solo queste stelle sono di una considerevole bellezza intrinseca, apparendo come due occhi azzurri, ma la loro posizione e le loro proprietà le rendono soggetti di grande interesse per dilettanti e professionisti della scienza astronomica. La stupenda istantanea, prodotta dall’astrofotografo Alessandro Cipolat Bares (Centro Studi Astronomici Antares Trieste) dagli oscuri cieli della Namibia, ben delinea non solo la bellezza della due stelle ma anche la ricchezza del campo stellare in cui sono immerse.
La loro vicinanza, pur essendo una coincidenza prospettica dal punto di vista terrestre, crea un effetto visivo davvero straordinario: l’elevata luminosità apparente combinata con la loro posizione nell'aculeo le rende facilmente identificabili anche in cieli con un certo inquinamento luminoso. Al di là della loro bellezza estetica queste due stelle, richiamando l’attenzione, invitano a riflettere sulla complessità dell'Universo. Ciò che rende Shaula e Lesath ancora più suggestive è il fatto che la coppia si staglia su un fitto campo stellare situato nel rigonfiamento galattico, la regione centrale e più densa della Via Lattea: lungo quella direzione il nostro sguardo intercetta le due luminose stelle poste in primo piano rispetto alla moltitudine di astri più deboli che popola la barra centrale galattica, migliaia di anni-luce più lontana: una coesistenza di stelle a differenti distanze che crea un effetto di profondità e ricchezza visiva raro in altre regioni del cielo.
Nel MUL.APIN, compendio astronomico-astrologico babilonese redatto attorno al 1.000 a.C., le due stelle sono nominate rispettivamente Sharur ("il distruttore") e Shargaz (“il protettore”), termini che secondo alcune interpretazioni sarebbero correlate al dio sumero Ninurta, preposto a diverse attività tra cui la guerra. Probabilmente la radice “Shar”, comune ad entrambi i nomi, è riferita ad un contesto di morte evidentemente relazionato al velenoso aculeo dello scorpione. Più tardi, gli arabi definirono le due stelle con i termini al-shawlā' ("l'aculeo") e “Al Las'ah” (“la puntura”); quest’ultimo, in realtà, potrebbe essere una corruzione del precedente “al laţkha” (“nebbia”), sicura relazione al vicino e luminoso ammasso stellare M7.
Al di là del significato culturale, Shaula e Lesath sono di fondamentale importanza in astrofisica per la loro appartenenza all'Associazione OB Scorpius-Centaurus. Lontana mediamente 440 anni-luce dal Sistema Solare, è la più vicina di tale categoria: stelle giovani, massicce e calde (di tipo spettrale O e B), nate assieme da una singola nube molecolare gigante tra 15 e 20 milioni di anni or sono. A differenza dei più minuti ammassi stellari aperti, i membri di questa Associazione non sono legati gravitazionalmente tra loro in modo permanente ma condividono direzione e quantità di moto nello spazio. L'Associazione OB Scorpius-Centaurus è divisa morfologicamente in tre sottogruppi principali chiamati Upper Scorpius (US), Upper Centaurus-Lupus (UCL) e Lower Centaurus-Crux (LCC): Shaula e Lesath appartengono al sottogruppo Upper Scorpius, il più vicino a noi, e come tutti i membri di questi gruppi condividono notevoli proprietà fisiche.
Lontana circa oltre 700 anni-luce dal Sistema Solare, Shaula splende di magnitudine apparente 1,62, valore che ne fa la 24a stella più luminosa dell’intera volta celeste e la seconda in Scorpius dopo la celebre Antares (α Scorpii). La sua luminosità apparente, tuttavia, non è sempre costante: mediamente ogni 5 ore essa varia di sole 0,023 magnitudini, a cui se ne aggiungono altre con periodi di 6, 4 e 2 ore. La variabilità di Shaula è quella delle caratteristiche variabili pulsanti di tipo β Cephei, propria di stelle calde e massicce come denuncia esserlo lo spettro della stella (B1.5 IV), caratteristico di una stella subgigante con temperatura di 25.000 K. Shaula è in realtà sede di un sistema stellare triplo, rilevato spettroscopicamente. La componente principale è Shaula A, una subgigante con massa, raggio e luminosità intrinseca rispettivamente 10, 6 e 9.000 volte il Sole; certamente la maggior parte dell’energia di una stella così calda è irradiata nella banda ultravioletta dello spettro elettromagnetico, invisibile all'occhio umano. La gravità lega a Shaula A una stella che probabilmente è ancora nelle primissime fasi della propria evoluzione, una cosiddetta T-Tauri: Shaula a, che è talmente vicina alla componente principale da orbitarle attorno in soli 6 giorni. L’elevatissima temperatura, stimata in 65.000 K, sarebbe responsabile dell’emissione di raggi X rilevata. Il fatto che il sistema di Shaula non sia ancora immerso in una nube molecolare dove solitamente si trovano tali stelle ancora in formazione non deve trarre in inganno dal momento in cui la permanenza in tale fase può essere lunga anche una decina di milioni di anni, coerente con l’età di Shaula A. La terza componente è Shaula B, altra caldissima stella di sequenza principale, sebbene meno massiccia, più fredda e quindi meno luminosa di Shaula A. Shaula B segue un’orbita lunga 3 anni che giace sullo stesso piano orbitale di quella di Shaula a: indice che tutte le componenti di questo sistema si sono formate contemporaneamente nello stesso apparato nebulare.
Splendendo di magnitudine apparente 2,7, Lesath (υ Scorpii) è ottava in ordine di luminosità tra le stelle di Scorpius. Lontana 518 anni-luce dal Sistema Solare, lo spettro B2 III (22.400 K) indica Lesath essere una caldissima gigante azzurra, leggermente più evoluta di Shaula in quanto già uscita dalla sequenza principale e diretta a divenire una supergigante rossa, come già accaduto alla molto più massiccia Antares. Massa, raggio e luminosità sono rispettivamente 10, 6 e 8.000 volte il Sole. Come membro di una Associazione OB, condivide con Shaula proprietà fisiche davvero molto simili, a partire dall’essere anch’essa sede di un sistema stellare multiplo. La componente principale, υ Scorpii A, è una binaria spettroscopica dal breve periodo orbitale dovuto alla estrema vicinanza della coppia di stelle. Una probabile terza componente, anch’essa una calda stella di sequenza principale di tipo B9 V, è a 41” d'arco da Lesath.
Date le loro masse elevate, sia Shaula che Lesath (e ciò vale per tutte le numerosi componenti dell’Associazione OB Scorpius-Centaurus) sono destinate a un futuro drammatico e spettacolare: evolvendosi lungo successive fasi, si espanderanno in fredde supergiganti rosse per poi collassare ed esplodere in luminosissime supernove di tipo II. I densi residui stellari che verranno prodotti da quei futuri fuochi d’artificio galattici dipenderanno non solo dalle masse attualmente misurate ma anche dalla quantità di massa che andranno a perdere durante i successivi cicli evolutivi per effetto dei loro potenti venti stellari: al momento, non è dato sapere se i loro nuclei degeneri diverranno stelle di neutroni o buchi neri. Di certo non sfuggiranno dal divenire stelle di neutroni o buchi neri e queste due stelle arricchiranno il mezzo interstellare circostante con elementi pesanti, contribuendo alla formazione di nuove generazioni di stelle e pianeti.
In alto nella foto, la concentrazione visibile di stelle è l’ammasso stellare aperto Harvard 16, catalogato dall'Osservatorio di Harvard; a differenza di altri ammassi famosi nella stessa costellazione, tale oggetto non è stato purtroppo molto studiato, ragione per la quale è scarsamente documentato. Poco a destra di questo è visibile un secondo, piccolo gruppetto di deboli stelle: si tratta di CR332, altro ammasso stellare aperto. Anche per questo, come per Harvard 16, le informazioni specifiche su età, distanza, numero di stelle membri o tipologia spettrale delle componenti più luminose sono dati difficili da reperire in letteratura. Certamente, la luminosità di questi due oggetti risulta indebolita a causa dell’oscuramento indotto dalle polveri interstellari giacenti lungo la nostra linea visuale.
Stefano Schirinzi (CSAAT)

2025 / 07 / 03
NOVA VELORUM 2025 E LA RIVELAZIONE DEL LITIO COSMICO NELLE NOVAE: il cielo notturno riserva sempre sorprese: a seguito della la recente apparizione della Nova Lupi 2025, l'attenzione di professionisti ed appassionati è stata destata dall’apparizione di secondo evento di questo tipo: V572 Velorum o, meglio, Nova Velorum 2025. Alla scoperta, avvenuta indipendentemente da J. Seach e A.Pearce lo scorso 25 giugno 2025, la nova era di magnitudine 5,7.
L’apparizione di una nova si verifica sempre in sistemi stellari binari, dove una nana bianca (il residuo denso di una stella simile al Sole) orbita vicinissima (nel caso della Nova Velorum, in poco meno di 3 ore!) attorno a una compagna solitamente evoluta ed espansa. Il campo gravitazionale della nana bianca è tale da catturare materiale, principalmente idrogeno gassoso, dalla compagna, andandosi ad accumulare sulla superficie della piccola ma densa stella.
Nel momento in cui lo strato di materia raggiunge una massa critica e una pressione sufficiente, si innescano quindi reazioni termonucleari incontrollate che portano alla produzione di energia alla superficie della nana bianca: esattamente, l’incremento di luce osservato. La nana bianca non viene distrutta e questo processo si ripete in cicli successivi, dipendenti dalla distanza e dalle masse delle due stelle coinvolte. Osservazioni del sistema raccolte prima dell'esplosione del 2025 mostrano che la nova esibiva già degli incrementi di luce minori secondo periodi, sovrapposti, di circa 13 giorni ed 4 giorni: tale comportamento è tipico delle cosiddette “novae nane”, che emettono meno energia ripetendo, però, il fenomeno parossistico molto più frequentemente rispetto alle novae comuni.
L’apparizione di Nova Velorum 2025 coincide con una delle scoperte più significative nell'astrofisica nucleare degli ultimi anni: la rivelazione che le novae svolgono un ruolo cruciale nella produzione del litio nell'Universo.
Per lungo tempo, la maggior parte del litio presente nell'Universo si ritenne essere stato prodotto in due fasi principali: una piccola frazione durante la nucleosintesi primordiale avvenuta subito dopo il Big Bang e la restante parte durante l’esplosione di supernovae. Tuttavia, osservazioni dettagliate e modelli teorici corroborati in parte da studi condotti su novae recenti, hanno fornito prove convincenti che proprio le novae siano attive nella produzione del litio. Alla manifestazione del fenomeno nova su una nana bianca, le estreme temperature e pressioni all'interno dell'involucro espulso creano le condizioni ideali per la sintesi di isotopi instabili di berillio-7 (7Be) che in circa 53 giorni decade rapidamente in litio-7 (⁷Li), l'isotopo più comune e stabile di tale elemento.
Dallo studio di dati ottenuti dallo spettrometro installato sul telescopio spaziale INTErnational Gamma-Ray Astrophysics Laboratory (INTEGRAL) sulla nova V1369 Centauri - apparsa nel dicembre 2013 e divenuta la più luminosa osservata dall'inizio del secolo, lontana poco meno di 2.100 anni-luce dal Sistema Solare - un team dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) ha rilevato la presenza di una riga ad emissione gamma - prevista da modelli teorici ma mai osservata prima - prodotta proprio a seguito del decadimento del litio-7 (⁷Li) sopra descritto. Tale processo, ora confermato, offre finalmente una spiegazione al cosiddetto problema del litio cosmologico ovvero quella discrepanza tra la quantità di litio prevista dai modelli del Big Bang e quella effettivamente osservata.
Le novae, con le loro esplosioni periodiche e la diffusione di materiale arricchito di berillio nello spazio, agiscono come "fabbriche" di litio, contribuendo in modo significativo alla presenza di questo elemento. Tra le altre cose, il litio è un componente fondamentale di molte molecole complesse e si ritiene che abbia avuto anche un ruolo nell'origine della vita. L’apparizione di Nova Velorum, Nova Lupi 2025 ed altre ancora conferma tali episodi come attori chiave nella complessa alchimia che plasma l'Universo.
Fonte: https://www.aanda.org/articles/aa/full_html/2025/06/aa53220-24/aa53220-24.html
Stefano Schirinzi (CSAAT)
2025 / 07 / 02
FINESTRA SUL COSMO: questa settimana puntiamo la nostra attenzione a Cygnus per ammirare uno spettacolare resto di supernova di ineguagliabile bellezza: la nebulosa Velo. Oggetto non solo affascinante all'osservazione telescopica ma anche una testimonianza mozzafiato di forze inimmaginabili alla mente umana che plasmano l'Universo. I segreti di questo "ricamo" cosmico" sono qui ripresi dall'astrofotografo Orso Pedriali (Centro Studi Astronomici Antares Trieste) e descritti da Stefano Schirinzi e Rossana Monaco (Centro Studi Astronomici Antares Trieste).


2025 / 06 / 26
SCIAMI DI METEORE - BOOTIDI DI GIUGNO: ogni anno, verso la fine di giugno, quando le giornate si allungano e l'estate bussa alle porte, il cielo notturno può riservare una sorpresa per gli osservatori più pazienti: lo sciame meteorico delle Bootidi di giugno, generato dalla cometa periodica 7P/Pons-Winnecke, dal periodo orbitale lungo 6,3 anni.
Lo sciame è attivo tra il 22 di giugno e il 2 di luglio, con il picco attorno al 27 di giugno. Non si tratta di uno spettacolo costante e garantito come le Perseidi o le Geminidi quanto di un evento capriccioso e talvolta inaspettato, che proprio per la sua imprevedibilità acquista un fascino unico. Le meteore di questo sciame sono caratterizzate da una velocità molto bassa, attorno ai 14 km/s, rispetto ad altri sciami più noti come le Perseidi (60 km/s) o le Geminidi (35 km/s): ciò rende generalmente la durata di tali meteore più lunga di quelle prodotte da altri sciami.
Il tasso orario zenitale (ZHR) ovvero il numero di meteore visibili avendo il radiante allo zenit è normalmente di sole 1-2 meteore all’ora, molto basso; tuttavia, occasionalmente si producono outburst che raggiungono anche 100 meteore/ora: gli ultimi eventi di questo tipo accaddero nel 1998 (ZHR 100-50) e nel 2004 (50-20).
Quest'anno, l'assenza della Luna piena e la scelta di un luogo lontano dall'inquinamento luminoso delle città sono fattori cruciali per massimizzare le possibilità di avvistamento.
Jan Pohlen, Centro Studi Astronomici Antares Trieste


Crediti mappa radiante: Stellarium
2025 / 06 / 25
Condividiamo con piacere alcune immagini del bellissimo weekend organizzato dal WWF della Toscana presso alcune oasi ambientali locali, a cui hanno partecipato, con contributi astronomici e archeoastronomici, il prof. Alessandro Canci (UniUD) e il Centro Studi Astronomici Antares Trieste. Una tre giorni passata nelle aree protette, fra attività di monitoraggio delle specie presenti, la divulgazione astronomica, l’osservazione del cielo notturno e la visita di antichi borghi. In questo tour si sono potuti visitare diversi punti dell’ovest della Toscana: il Casale della Giannella sulla Laguna di Orbetello, il Lago di Burano con la sua torre spagnola detta del Buranaccio risalente alla metà del XVI sec., il borgo medievale di Capalbio, il Lago della Gherardesca e la cittadina di Pontremoli con il suo Castello del Piagnaro che ospita il pregevole Museo delle Statue Stele Lunigianesi A. C. Ambrosi (MUST- https://statuestele.org/) dove si possono ammirare le tracce di gruppi umani presenti in Lunigiana tra tarda preistoria e protostoria (Età del Rame, Età del Bronzo, Età del Ferro).
Ringraziamo il prof. Canci e il WWF Toscana (https://www.wwf.it/chi.../presenza-sul-territorio/toscana/) per averci dato la possibilità di collaborare a queste stupende giornate, svoltesi in contesti ambientali dove si possono ammirare, al contempo, specie animali e beni culturali.
Ringraziamo anche il pubblico che ci ha seguito con interesse nelle due serate dedicate all’astronomia presso il Casale della Giannella e il Lago della Gherardesca, dove le luci delle stelle hanno incontrato quelle delle lucciole.
Uno speciale ringraziamento va a Maurizio Cabibbo le cui mirabili foto astronomiche hanno impreziosito le serate del 20 e del 21 giugno.
Gigliola Antonazzi, Centro Studi Astronomici Antares Trieste
2025 / 06 / 25
MIGLIAIA DI NUOVI ASTERODI INDIVIDUATI IN UN BATTER D'OCCHIO: il Vera C. Rubin Observatory ha già lasciato il segno nel campo dell'astronomia planetaria con la sorprendente scoperta di oltre 2.100 nuovi asteroidi. Di questi, 7 sono classificati NEO ovvero asteroidi la cui orbita li porta ad avvicinarsi all'orbita terrestre.
Questo incredibile risultato è stato raggiunto in appena 10 ore di osservazioni iniziali, dimostrando la straordinaria capacità del nuovo telescopio dotato di uno specchio da ben 8,4 metri al cui fuoco è applicata la speciale camera LSST, la più grande mai costruita per l'astronomia, capace di generare immagini da 3,2 miliardi di pixel.
La missione decennale del telescopio, denominato "Legacy Survey of Space and Time" (LSST), prevede di mappare l'intero cielo australe ogni pochi giorni, creando una sorta di "film" del cielo notturno: una incessante scansione che permetterà non solo di individuare milioni di nuovi asteroidi come quelli già individuati nonché di studiare fenomeni transienti come supernove e stelle variabili con tempestività senza precedenti. Si stima che questo nuovo telescopio riuscirà a individuare circa 5 milioni di nuovi asteroidi nei primi due anni di attività: un numero 5 volte superiore a tutti quelli scoperti negli ultimi 200 anni!
Il risultato di questi primi NEO individuati è ben esposto in questo impressionante video realizzato da NSF–DOE Vera C. Rubin Observatory.
Stefano Schirinzi, Centro Studi Astronomici Antares Trieste
2025 / 06 / 24
CIELO PROFONDO - NGC6334, I SEGRETIDI UN IMPRONTA: nel vasto e intricato arazzo delle 88 costellazioni che popolano la volta celeste alcune sono dedicate ad animali veri e non immaginari. Tra lucertole, cani, leoni, giraffe, pesci spada e volatili esotici ed altri ancora ne manca, stranamente, una dedicata al gatto che a modo suo stabilisce da lunga data un legame profondo con l’essere umano. Nel 1799 l'astronomo francese J. Lalande, grande amante dei gatti, sorpresosi come ad un animale così amato non fosse stata dedicata una costellazione, provvide a definirla in una regione di cielo dove erano presenti stelle relativamente deboli tra Antlia e Hydra. Purtroppo, nonostante Felix sia stata raffigurata in alcuni atlanti stellari dell'epoca, tra cui l'Uranographia di J.Bode, la sua fama fu di breve durata e venne presto dimenticata dai cartografi celesti.
Tuttavia potremmo dire che di un gatto, nel cielo stellato, vi è almeno un’impronta: quella delineata da un’estesa e complessa regione HII situata in Scorpius: NGC6334, detta per l’appunto “Nebulosa impronta di gatto” specialmente per il suo aspetto nelle immagini a banda stretta che evidenziano l'emissione di idrogeno ionizzato
Ritratta in questa stupenda immagine da David Kralj (Centro Studi Astronomici Antares Trieste), la nebulosa è situata 2,8° a nord-ovest della luminosa stella Shaula (λ Scorpii). Purtroppo è un oggetto che alle latitudini medio-settentrionali non gode della stessa fama di altri apparati nebulari a causa della bassa declinazione celeste che la rende spesso e volentieri poco visibile, immersa nelle foschie estive presenti all’orizzonte. La distanza dal Sistema Solare di NGC6334 è valutata attorno ai 5.500 anni-luce e questa distanza la colloca nel Braccio del Sagittario della Via Lattea. I gas e le polveri di cui è composta si estendono apparentemente per circa 30’-50’, valore che messo in relazione alla sua distanza fornisce un’estensione lineare nello spazio di circa 50 anni-luce.
Come accade per tutte le nebulose ad emissione, l’idrogeno ionizzato (HII) emette luce rossa a causa della ricombinazione degli elettroni con gli ioni idrogeno. L’osservazione al telescopio di NGC6334 è tutt’altro che facile a causa anche della sua bassa luminosità superficiale: tuttavia sotto cieli davvero scuri un telescopio da almeno 200 mm di diametro consente di scorgerla come una debole chiazza nebulosa che con l’ausilio di un filtro OIII appare più luminosa in corrispondenza dell’impronta “anteriore” (la più meridionale) dove la presenza di OIII è notevole. Certamente gli osservatori australi godono di una visione spettacolare di questa nebulosa ma è lecito chiedersi come essa apparirebbe se la sua luce non fosse notevolmente assorbita dalle grandi quantità di polveri presenti lungo il percorso. L'uso di filtri a banda stretta (H-alpha, OIII, SII) in riprese fotografiche come questa aiuta invece a rivelarne la straordinaria complessità e bellezza, mostrando bene le intricate "impronte" che le hanno valso il nomignolo.
NGC 6334 è una delle regioni di formazione stellare massiccia più attive della Galassia tanto che in essa sono state identificate diverse "bolle" di gas ionizzato, pilastri di polvere e gas denso nonché cavità scavate dai venti stellari e dalla radiazione UV delle stelle massicce di nuova formazione. Al suo interno sono nati ammassi di stelle giovani e massicce di tipo O e B, molte delle quali ancora immerse nel gas e nella polvere da cui sono nate; l’intensa emissione UV di queste è la diretta responsabile del fenomeno di ionizzazione del gas circostante e del "soffio" delle bolle. La presenza di numerosi oggetti stellari giovani in vari stadi di evoluzione, alcuni dei quali si trovano ancora all'interno di dense nubi molecolari in fase di collasso, indica che episodi di formazione stellare sono in atto.
Osservazioni condotte nella banda radio e nel sub-millimetrico, che permettono di rilevare gas molecolare freddo, nubi dense, proto-stelle e maser, hanno rivelato anche la presenza di classici getti bipolari associati alle proto-stelle, segni inequivocabili dell'accrescimento di materiale sulla stella nascente. Essendo una delle regioni più attive, offre l'opportunità di studiare i meccanismi che portano alla nascita delle stelle più grandi e luminose. Trattandosi di una delle regioni più attive che è possibile rilevare nel disco galattico dal Sistema Solare, “l’impronta” è laboratorio ideale per comprendere i meccanismi che portano alla nascita delle stelle più massicce e luminose.
Stefano Schirinzi, CSAAT

2025 / 06 / 22
PRIME LUCI DAL VERA C. RUBIN TELESCOPE: situato su Cerro Pachón in Cile, ha finalmente rilasciato le sue prime attesissime fotografie. La costruzione dell'osservatorio, iniziata nel 2015, ha affrontato diverse sfide, inclusi problemi di surriscaldamento della fotocamera LSST da 3.200 MP, la più grande fotocamera digitale ad oggi realizzata (composta da 189 sensori CCD individuali e dalla lente anteriore con un dimetro di ben 1,5 m), risolti poco prima dell'odierna pubblicazione di queste immagini.
Il telescopio da 8,4 metri è progettato per scansionare il cielo dell'emisfero australe ogni tre notti per i prossimi 10 anni, generando un'enorme quantità di dati per il Legacy Survey of Space and Time (LSST). Questo progetto mira a svelare i misteri della materia oscura e dell'energia oscura, tracciare oggetti celesti e mappare l'Universo.
Le prime immagini, svelate il 23 giugno, dimostrano il potenziale dell'osservatorio, mostrando ampi campi visivi incentrati su ammassi di galassie e nebulose. Queste foto evidenziano la sua capacità di scrutare in profondità l'universo e rivelano il vasto numero di oggetti ancora da scoprire.
La prima delle tre immagini ritrae un panorama molto noto a skygazers e astrofotografi e combina 678 riprese per un’integrazione totale di poco superiore a 7 ore. Si tratta del cosiddetto “campo dei miracoli”, una regione incredibilmente ricca di oggetti del cielo profondo, in cui si rivelano dettagli altrimenti deboli o invisibili come le nubi di gas e polveri che compongono le nebulose M20 “trifida” e M8 “laguna” e il vicino ammasso stellare aperto M28. Il muro di stelle retrostante, su cui si staglia un gran numero di nebulose oscure, è dato dalla barra centrale galattica. Le altre due eccezionali immagini ritraggono due differenti aree del vasto ammasso di galassie di Virgo, lontano tra 50 e 65 milioni di anni-luce: dietro all’enorme numero di stelle in primo piano, appartenenti alla Galassia, le galassie del lontano ammasso del quale lo stesso Gruppo Locale è una propaggine mostrano la loro complessa e ricca morfologia: galassie a spirale viste frontalmente e di profilo, gigantesche galassie ellittiche con i loro immensi aloni composti da sole stelle, episodi di interazione mareale tra galassie che lasciano dietro di se lunghe code composte principalmente da stelle e gas interstellare.
Dal momento in cui il grande telescopio ha come target scientifici differenti tipologie di oggetti che popolano il Cosmo (tra questi, la misurazione di lenti gravitazionali deboli, la mappatura di asteroidi NEO e di corpi vaganti nella fascia di Kuiper, la mappatura della Galassia, ecc.), al di là della loro bellezza intrinseca queste "prime luci" del Vera Rubin Telescope sono solo l'inizio di ricerche che espanderanno i confini della nostra conoscenza sull’Universo.
(Stefano Schirinzi, CSAAT)




2025 / 06 / 21
BELLEZZA DELLA VIA LATTEA AUSTRALE: il settore australe della Via Lattea compreso tra le costellazioni Carina e Scorpius è, senza ombra di dubbio, il più spettacolare e impressionante. Tale magnificenza deriva da una combinazione di fattori: innanzitutto, la presenza di un gran numero di nebulose oscure e ad emissione, regioni di attiva formazione stellare. Poi, un gran numero di stelle luminose di 1a e 2a grandezza, membri di numerose associazioni stellari OB, alcune più vicine altre più lontane, che appaiono come diamanti sparsi sulla fascia lattiginosa. Ad arricchire il paesaggio, anche numerosi ammassi stellari di tipo aperto dove, come per le associazioni OB, le stelle sono legate dalla mutua forza gravitazionale. Tutto questo aggiunge certamente profondità, rendendo stupefacente il panorama galattico.
Osservando con attenzione la bellissima ripresa prodotta dall’astrofotografo Alessandro Cipolat Bares (Centro Studi Astronomici Antares Trieste), è possibile notare come, tralasciando la sovrapposizione di un gran numero di nebulose oscure giacenti in primo piano, la densità e le dominanti cromatiche dei campi stellari sia tutt’altro che uniforme: a produrre questo effetto è la sovrapposizione di braccia galattiche plurime e ricurve, giacenti tutte sullo stesso piano che coincide con l’equatore galattico.
Nell’area di Scorpius la Via Lattea appare giallognola ed allargata poiché lungo quella direzione la nostra visuale intercetta il bordo più occidentale della grande barra galattica sita nell’area centrale della Galassia, struttura composta da stelle molto vecchie. Su questa si sovrappone l’area più vicina al Sistema Solare dell’estesissimo braccio galattico Scutum-Centaurus, che continua attraverso Norma, Circinus e Centaurus per poi, in profondità, curvare a oriente avvolgendosi verso il centro galattico: di conseguenza, la sezione della Via Lattea esterna a questo, quella stagliata da Crux a Carina, presenta una minore densità luminosa.
Stefano Schirinzi, CSAAT

2025 / 06 / 20
SOLE: Brillamento intenso (livello X1.9) avvenuto la scorsa notte (19 Giugno) con picco alle 2350UT. E' il secondo brillamento di classe X (cioè intenso) emesso in due giorni dalla Active Region 4114 nell'emisfero Nord. Il picco 2025 dell'attività nell'emisfero Nord sta quindi risultando interessante. Questo nuovo brillamento è stato inatteso dato che da ieri si riteneva che la regione in questione fosse divenuta più stabile e in grado di produrre solo brillamenti di classe M (cioè media).
La regione in questione, AR4114, è anche il cuore di un lungo filamento (una protuberanza che, osservata davanti alla superficie del Sole, appare come un "serpente" scuro): La sezione di filamento che dalla regione si dirama a sinistra si allunga nell'emisfero Nord fino al bordo sinistro (ben visibile nell'immagine allegata). La sezione che si diramava a destra si connetteva invece, con una curva, alla AR4116 (la regione direttamente sotto alla 4114, nell'emisfero Sud) ed è esplosa contemporaneamente al brillamento. Questa esplosione di filamento è stata notevole e si è estesa nello spazio (CME). E' un ottimo esempio di evento che coinvolge entrambi gli emisferi, tipico del periodo centrale del ciclo solare undecennale. La CME, essendo laterale, non investirà la Terra, per cui non è previsto un evento intenso di aurora boreale a medie latitudini.
Giorgio Rizzarelli, CSAAT

2025 / 06 / 18
FINESTRA SUL COSMO: tema di questo numero pubblicato nel quotidiano Il Piccolo è l'affascinante ipotesi dell'esistenza del cosiddetto "Pianeta 9", probabile gigante ghiacciato di tipo nettuniano che si ritiene possa celarsi ai margini del Sistema Solare. Nell'articolo di Stefano Schirinzi e Rossana Monaco (Centro Studi Astronomici Antares Trieste) è descritta la recente individuazione di una debolissima sorgente - probabile candidato - il cui cambiamento di posizione sulla volta celeste è stato rilevato in osservazioni nell'infrarosso ottenute a 23 anni di distanza. Nell'immagine di corredo in basso, la prima immagine dell'oggetto, rilevata dal telescopio spaziale IRAS nel 1983 e quella ottenuta dal telescopio spaziale AKARI nel 2006
(crediti dell'immagine: Phan et al, 2025)


2025 / 06 / 17
NOVA LUPI: il firmamento non è mai statico. Tra i suoi spettacoli mozzafiato, certamente vi è l’apparizione di stelle “momentanee”, quelle che in antichità vennero definite “stelle nuove” (novae in latino). Una nuova protagonista di questa categoria è stata individuata pochi giorni fa, precisamente il 12 giugno, ed è V462 Lupi. A scoprire la "nuova stella" è stata la rete di telescopi robotici All-Sky Automated Survey for Supernovae (ASAS-SN), dedicata proprio alla ricerca di fenomeni transitori: nell’occasione, individuando un oggetto di natura stellare che splendeva di magnitudine 8,7 tra le stelle di Lupus.
La natura è giunta poco dopo grazie all'analisi spettroscopica condotta al South African Astronomical Observatory. Ciò che rende affascinante V462 Lupi è certamente la sua rapidissima ascesa in luminosità: meno di 48 ore fa, la nova aveva già raggiunto la magnitudine apparente 6,4, avvicinandosi quindi al limite della visibilità a occhio nudo in condizioni di cielo scuro. Stando ad una ricerca effettuata da Sebastián Otero (AAVSO), la stella progenitrice era di magnitudine 22,3 (nella banda blu) e ciò significa che V462 Lupi ha aumentato la sua luminosità di ben 16 magnitudini. Alla latitudine di Trieste (+45°), la stella sale meno di 5° sull’orizzonte, rendendo la sua individuazione nel cielo mai terso di questo periodo tutt’altro che facile.
Ricordiamo brevemente che le novae sono esplosioni stellari improvvise e molto luminose che avvengono generalmente sulle nane bianche, ciò che resta allo stato degenere dei nuclei di stelle di massa solare al termine della loro evoluzione. Quando una nana bianca in un sistema binario cattura materiale gassoso (idrogeno) da una stella compagna vicina, la quantità del gas accumulato alla superficie della nana bianca può raggiungere un certo punto critico, innescando così una reazione termonucleare incontrollata: un'esplosione quindi, che aumenta drasticamente la luminosità della nana bianca per giorni o settimane, rendendola anche temporaneamente visibile a occhio nudo da migliaia di anni-luce di distanza, prima che torni lentamente alla sua luminosità originale.
Nonostante il nome, la stella non è "nuova" ma un evento transitorio sulla superficie di una stella già esistente che, nel corso del tempo, spesso e volentieri va a ripetersi quasi ciclicamente.
Crediti delle immagini: Bob King su Stellarium, AAVSO
Stefano Schirinzi (Centro Studi Astronomici Antares Trieste)


2025 / 06 / 09
Un sentito ringraziamento agli amici del Circolo Astrofili Talmassons per aver organizzato la conferenza "Struttura ed evoluzione degli ammassi stellari aperti nel disco galattico" tenuta da Stefano Schirinzi (Centro Studi Astronomici Antares Trieste) lo scorso sabato presso l'auditorium polifunzionale del Comune di Talmassons (foto: Circolo Astofili Talmassons)
2025 / 06 / 09
CIELO PROFONDO - ANTARES E L'AREA NEBULARE DI RHO OPHIUCHI: nell'area nord-orientale della costellazione Scorpius risplende Antares (α Scorpii), una delle stelle più imponenti e affascinanti del cielo notturno. Lontana 550 anni-luce dal Sistema Solare, Antares è una supergigante rossa, mero colosso cosmico dalla luminosità intrinseca migliaia di volte superiore a quella del Sole e il cui diametro è tale che, idealmente al posto del Sole, la sua atmosfera oltrepasserebbe l'orbita del pianeta Marte! La sola luminosità intrinseca di Antares nel visibile è già 10.000 volte quella del Sole ma considerando che essa irradia una parte considerevole della sua energia nella parte infrarossa dello spettro, la luminosità bolometrica della stella supera quella solare di oltre 100.000 volte. Il caratteristico colore rosso-arancio è indicatore della bassa temperatura superficiale, tipica delle stelle evolute che si avvicinano alla fine della loro vita: Antares è infatti il membro più massiccio, e di conseguenza quello evoluto più velocemente, dell'Associazione OB Scorpius-Centaurus, che contiene migliaia di stelle molto massicce con un'età media di 11 milioni di anni.
Nel comprensorio galattico in cui Antares è immersa giace anche una delle regioni di formazione stellare più spettacolari e studiate vicino al nostro sistema solare: la regione nebulare di ρ Ophiuchi, ripresa in questa bella istantanea realizzata dall'astrofotografo Giulio Guglielmi (Centro Studi Astronomici Antares Trieste). Situata a circa 400 anni-luce dal Sistema Solare, questa vasta e complessa area è un mosaico di nubi di gas e polvere interstellare illuminate da stelle giovani e calde.
L'area nebulare di ρ Ophiuchi è particolarmente notevole per le sue brillanti nebulose a emissione (essenzialmente, idrogeno gassoso ionizzato che emette luce), le suggestive nebulose a riflessione (polveri che riflettono la luce di luminose stelle vicine, solitamente quelle azzurre anche se quella che circonda proprio Antares è uno dei rari esempi di polveri che riflettono la luce di stelle fredde ma dalla luminosità intrinseca elevata causa le enormi dimensioni) e le misteriose nebulose oscure (dense nubi di polvere, essenzialmente composte da molecole di carbonio, che bloccano la luce delle stelle retrostanti). L'interazione tra la radiazione delle stelle nascenti e la densa materia circostante crea intricate strutture filamentose e forme scultoree che cambiano e si evolvono nel tempo. Questa regione è un vero e proprio laboratorio naturale dove sono visibili fasi diverse dei processi di formazione stellare e planetaria: qui, infatti, si possono trovare stelle in varie fasi di sviluppo, da quelle ancora avvolte nei loro bozzoli di gas e polvere a quelle che hanno appena iniziato a brillare. La vicinanza di Antares e l'abbondanza di materiale nella nebulosa di ρ Ophiuchi la rendono un oggetto di studio privilegiato per comprendere i cicli di vita delle stelle e l'evoluzione delle galassie.
A soli 1,3° a sud-ovest di Antares è M4, luminoso ammasso globulare tra i più vicini al Sistema Solare, dal quale dista circa 7.200 anni luce. Legato ad un sistema binario composto da una stella di neutroni e una nana bianca, uno tra le oltre 100 mila stelle che compongono questo ammasso, è legato il pianeta extrasolare PSR B1620-26 (AB)b, soprannominato "Matusalemme" per la sua età stimata di circa 13 miliardi di anni che lo rende uno degli esopianeti più antichi noti.
Circa 37' a nord-ovest di Antares è NGC6144, ammasso globulare molto più debole e distante di M4, essendo lontano ben 30.000 anni-luce dal Sistema Solare. La sua luminosità è parzialmente attenuata dalla grande quantità di polveri interposte lungo la linea visuale, gran parte delle quali giacenti proprio nel complesso nebulare di ρ Ophiuchi.
Nell'angolo in alto a dx nella foto è visibile anche M80, uno degli ammassi globulari più affascinanti legati alla Galassia. Lontano circa 32.600 anni-luce dal Sistema Solare, ha un diametro di circa 95 anni-luce e contiene diverse centinaia di migliaia di stelle, rendendolo uno degli ammassi globulari più popolosi. La nova T Scorpii apparve in M80 il 21 maggio 1860, raggiungendo la settima grandezza al massimo tanto da superare in luminosità, pur brevemente, l'intero ammasso stellare. Si trattò di evento fondamentale per confermare non solo la natura di quegli straordinari fenomeni eruttivi ma anche per stimare la distanza di M80.
Stefano Schirinzi (Centro Studi Astronomici Antares Trieste)

2025 / 06 / 04
FINESTRA SUL COSMO: una bellissima "stella doppia" è Zubenelgenubi, visibile proprio durante le serate di questo periodo a cavallo tra primavera ed estate. Come gran parte delle stelle, anche essa non solitaria come il Sole ma sede di un sistema stellare multiplo. Ad essa e a tale categoria di oggetti è dedicato l'odierno numero della rubrica Finestra sul Cosmo pubblicata nel quotidiano Il Piccolo.
Testo di Rossana Monaco e Stefano Schirinzi (Centro Studi Astronomici Antares Trieste).

2025 / 06 / 03
NGC5189, LA "PLANETARIA A SPIRALE": situata nell’australe costellazione Musca, (MUS), invisibile alle nostre latitudini, la curiosa struttura assunta dai gas in espansione di questa nebulosa planetaria è correlata a interazioni col campo magnetico sviluppato dalla nana bianca presente al centro della nebulosa che col mezzo interstellare circostante. Scoperta da J. Dunlop il 1 Luglio del 1826, per lungo tempo venne considerata una comune nebulosa ad emissione; solo nel 1967 l’astronomo G. Henize rilevò nel suo spettro alcune righe spettrali, come quella a 500,7 nm, note per essere prodotte solo da gas a densità estremamente bassa: esattamente come quelli, in continua diluizione, delle nebulose planetarie.
La caratteristica più rimarchevole di NGC5189 è una lunga e densa area gassosa dalla caratteristica forma ad “S” che ricorda molto le braccia di una galassia a spirale.
Prestando attenzione al centro geometrico della nebulosa si nota l’assenza della nana bianca, solitamente presente in oggetti di questo tipo. In realtà, essa è presente ma "spostata" da quella posizione: forse a causa del passaggio ravvicinato di qualche stella (la quale potrebbe aver contribuito a deformare la struttura della planetaria) o a causa di una probabile compagna alla quale era anticamente legata della quale oggi non vi è traccia. Il valore della distanza di NGC5189 dal Sistema Solare non è precisamente stabilita a causa dell’assorbimento interstellare ma ad ogni modo elevata, rientrando in un range tra i 1.800 e i 2.200 anni-luce.
A rendere visibili le nebulose planetarie sono le caldissime nane bianche presenti al loro interno: l’intensa radiazione ultravioletta emessa è tale, infatti, tali da ionizzare gli atomi di idrogeno, elio, azoto e ossigeno che compongono gli strati gassosi in allontanamento. Alla ricombinazione degli elettroni liberati con gli ioni viene emessa energia sotto forma di luce visibile a specifiche lunghezze d'onda, rendendo quindi il guscio gassoso visibile per fluorescenza.
Le nebulose planetarie costituiscono la fase finale visibile dell'evoluzione di stelle di piccola massa. Trattandosi di oggetti in espansione, le nebulose planetarie sono quindi oggetti effimeri, che dopo qualche milione di anni cessano di esistere a causa della dispersione del gas nello spazio. Le nane bianche, la cui enorme gravità è supportata dalla pressione di degenerazione degli elettroni (manifestazione diretta dei principi della meccanica quantistica in un ambiente di materia estremamente densa) sono oggetti che hanno accumulato un'enorme quantità di calore durante le precedenti fasi evolutive delle stelle delle quali ne costituivano il nucleo: il calore viene irradiato lentamente nello spazio, portando le nane bianche a raffreddarsi nel corso di centinaia di miliardi di anni. Considerando l'età dell'Universo (13,8 miliardi di anni), nessuna nana bianca si è quindi raffreddata producendo una cosiddetta “nana nera”, lasciando tali oggetti nel campo delle ipotesi teoriche basate sulle leggi della fisica.
Crediti dell'immagine: NASA, ESA, STScI, R. Gendler, Gemini Observatory/AURA

2025 / 06 / 02
AURORA: OGGI C'E' STATA UN'ALTRA G3, VISTA IN USA E CANADA. G2( FORSE G3) PREVISTA STANOTTE.
AGGIORNAMENTO: G2 CONFERMATA.
È una delle tempeste geomagnetiche più importanti di questo ciclo solare. Non forte come quelle di Maggio e Ottobre 2024, ma va avanti da due giorni, grazie a un'eruzione solare non solo cospicua ma anche durata parecchie ore.
La data però non è delle migliori: andando verso il solstizio la notte si abbrevia e, vista anche l'attuale fase lunare, le ore notturne non disturbate dal chiaro di Luna (alla nostra latitudine) vanno dalle 01:40 alle 03:30: una finestra (oltretutto scomoda) di solo 2 ore su 24, per cui, quando capita un evento aurorale, c'è 1 probabilità su 12 di trovarsi nel fuso orario appropriato. E' anche una stagione con nuvole frequenti. Purtroppo per noi, sia le subtempeste di ieri (due G4 di mattina e una G3 di pomeriggio) sia una nuova di oggi (G3) sono tutte capitate in ore favorevoli per il Nordamerica (USA e Canada) occidentale, non per l'Europa.
La G3 di oggi 2 Giugno è avvenuta attorno a Mezzogiorno ora italiana (peggio di così non poteva andare). Il motivo di questa ripresa è che il campo magnetico del vento solare, anche se più debole di ieri, oggi è stato diretto a Sud (e quindi penetrante la magnetosfera, come spiegato nell'articolo precedente) in maniera sostenuta per quasi tutto il giorno. Inoltre oggi la magnetosfera terrestre ha cominciato a risuonare e a liberare energia accumulata. Vedete la foto allegata, ricordando che i Nordamericani sono avvantaggiati per essere 10 gradi più vicini di noi al polo Nord geomagnetico.
Per stanotte si prevede un'altra subtempesta con livello almeno G2, che dovrebbe salire a G3, forse stanotte forse domattina.
Effettivamente il campo magnetico del vento solare continua a essere orientato a Sud, i parametri del vento solare stanno un po' risalendo (forse si tratta di una nuova eruzione), e a Mezzanotte italiana (mentre scriviamo) il magnetometro terrestre europeo mostra una notevole perturbazione.
Da noi G2 significa fenomeni aurorali rossi solo in fotografia, in un cielo basso a Nord, rurale, sereno - e in ore notturne e senza luna che oggi significa nell'intervallo 01:40-03:30. Una G3 comporta anche una debole esperienza visuale.
Aggiornamento: Come previsto stanotte è stato raggiunto livello G2 nelle ore italiane buie (cioè notturne e senza Luna). Abbiamo fotografato in queste ore, ma senza risultato, causa nuvole e foschia che diffondevano l'inquinamento luminoso.
PER AGGIORNAMENTI:
SpaceWeatherLive: applicazione per cellulare con possibilità di settare notifiche push:
https://cortina.panomax.com/faloria (tempo reale)
https://www.swpc.noaa.gov/products/planetary-k-index (in alto si può leggere il valore attuale di G)
https://www.swpc.noaa.gov/ (nella barra in alto si possono scrollare le previsioni di G)
https://www.swpc.noaa.gov/products/real-time-solar-wind (la curva rossa è la componente Bz del campo magnetico del vento solare: <0 significa verso Sud e quindi penetrante)
https://www2.irf.se/Observatory/?link=Magnetometers (magnetometro terrestre europeo in tempo reale - quando la curva nera ha grossi sbalzi c'è tempesta geomagnetica)
Giorgio Rizzarelli (CSAAT)


2025 / 06 / 02
L'AURORA DI OGGI, DOMENICA 1 GIUGNO):
- DUE G4 STAMANE, AURORA IN USA
- G3 IN CORSO MA CHIARO DI LUNA
- G4 POSSIBILI NELLA NOTTE ITALIANA
Aggiornamento ore 4: purtroppo non ci sono stati picchi importanti durante le ore italiane notturne senza Luna.
Venerdì notte alle 0UT circa, sul Sole è avvenuta una grande eruzione di plasma con brillamento, agevolata da un grande buco nella corona e diretta in pieno in modo da investire la Terra (per filmato e dettagli vedere un articolo precedente).
Il vento (plasma) solare di questa eruzione è particolarmente veloce, per cui ha raggiunto la Terra nel tempo eccezionale di 30 ore (di solito si tratta di un paio di giorni).
Precisamente, il vento solare ha iniziato a investire le sonde spaziali nel punto L1 (relativamente vicino alla Terra) alle 0530UT di stamane e la Terra alle 6UT (corrispondenti alle 8 ora italiana).
Nel viaggio dal Sole alla Terra l'eruzione si è distribuita nello spazio, per cui il suo vento solare sta continuando ad arrivare.
La magnetosfera (che di base era già di base un po' eccitata, a causa del vento solare ordinario emesso in modo particolarmente efficace attraverso il buco coronale nei giorni precedenti) ha reagito immediatamente all'impatto iniziale dell'eruzione, iniziando una tempesta geomagnetica. L'aurora si è accesa subito, ma il primo picco aurorale intenso (subtempesta) è iniziato dopo un'ora, alle 7UT, ed è durato mezz'ora. Alle 0945UT è avvenuto un secondo picco, anch'esso di mezz'ora.
Visti i fusi orari, questi picchi aurorali sono stati osservati in Nordamerica occidentale. Erano visibili il rosso a occhio nudo, altri colori in foto e pilastri in movimento (grigi all'occhio). L'aurora era ben visibile fin giù in California ed è stata fotografata persino nel golfo del Messico a 30N (si tenga presente che il Nordamerica ha una decina di gradi di vantaggio perchè è più vicino di noi al polo Nord geomagnetico). Il cielo si è acceso anche in Nuova Zelanda.
Durante questa fase il vento solare aveva una tipica condizione vantaggiosa per provocare aurore: il suo campo magnetico era orientato in modo opposto a quello terrestre (cioè un ago di bussola piazzato nel vento solare avrebbe puntato verso Sud). In questo modo il vento solare cancella un pezzetto della magnetosfera terrestre, per cui scava un buco, così la penetra e quindi la perturba in modo più efficiente.
In gergo, si dice che la componente lungo z (la direzione dell'asse terrestre) del campo magnetico del vento solare, indicata Bz, era negativa (vedi la curva in rosso nel grafico allegato).
Il vento solare dell'eruzione continuerà a investire la Terra per ore. Si indebolisce ma lentamente. Il NOAA ha previsto dunque altri possibili picchi a livello G3-4 nelle ore serali europee. Questi picchi accadranno se e quando il vento solare "gira" ad avere nuovamente un Bz negativo. Nel momento in cui scriviamo c'è stato un picco G3, ma abbiamo ancora chiaro di Luna, che impedisce di vedere l'aurora.
Alle nostre latitudini europee il livello G3-4 comporta fenomeni aurorali rossi (SAR cioè arco aurorale stabile e/o aurora con pilastri mobili) visibili a occhio nudo (anche senza fotocamera) nel cielo più o meno basso verso Nord.
Per vederli è necessario piazzarsi in un luogo con orizzonte libero verso Nord e lontano dalle luci cittadine (almeno 10Km).
Le ore devono essere notturne e senza Luna. Anche se stasera la Luna ha una fase del 35%, il suo chiaro copre l'aurora. La finestra di stasera va quindi dalle 01:20 (quando la Luna tramonta) alle 03:30 (quando inizia il crepuscolo, purtroppo siamo vicini al solstizio) (ore italiane).
Infine il cielo deve essere ragionevolmente sereno, anche perché le nuvole possono diffondere l'inquinamento luminoso della città vicina rendendo difficile all'occhio abituarsi alla luce notturna, anche se la fotocamera potrebbe comunque cogliere il colore dell'aurora. A Trieste e dintorni è previsto velato con nubi sparse ma con possibili schiarite. Se fotografate usate una reflex (o volendo uno smartphone in modalità notturna) ovviamente senza flash e su treppiede.
Per aggiornamenti sull'aurora consigliamo di seguire, oltre a questo post:
La homepage del servizio meteo NOAA, con aggiornamenti sintetici anche sui valori recentemente osservati e i valori previsti di G: https://www.swpc.noaa.gov/
Il vento solare attuale nel punto spaziale L1: https://www.swpc.noaa.gov/products/real-time-solar-wind: se il Bz (curva in rosso) scende a -20nT, dopo almeno mezz'ora (tempo di viaggio del vento solare da L1 a Terra) è atteso un picco G3, o anche G4, essendo la magnetosfera già eccitata.
Una webcam che mostra in tempo reale un cielo con orizzonte libero a Nord quale https://cortina.panomax.com/faloria
Se vivete in campagna con orizzonte libero a Nord basta che guardate fuori dalla finestra! (Giorgio Rizzarelli)



2025 / 06 / 01
HYPER-TIMELAPSE DEL SORGERE DEL CENTRO GALATTICO: con l'arrivo di Giugno, Scorpius è in opposizione, transitando al meridiano attorno a mezzanotte. Gli stargazers più attenti sapranno certamente che tale costellazione precede il centro galattico, l'area dove la Galassia si allarga raggiungendo il massimo splendore, intrisa dal Cyngnus rift che dilaga da nord e da numerose altre nebulose oscure tra le quali la nota "Pipa". L'astrofografo Stefano Salvini (Centro Studi Astronomici Antares Trieste) ha immortalato il sorgere del centro galattico da Artviže (Slovenia) in questo stupendo "hyper-timelapse", particolare tipo di timelapse dove la camera, mediante un dispositivo rotante, ruota di una frazione di grado ad ogni scatto rendendo dinamica la ripresa dinamica anziché statica come nel tradizionale timelapse. Nonostante la location sia una tra le migliori nell'area carsica vicina a Trieste, l'inquinamento luminoso della città di Rijeka/Fiume (HR) è ben presente:
2025 / 06 / 01
DA PIETRAROSSA ALL'INFINITO: ieri sera si è conclusa l'edizione 2025 della manifestazione "Da Pietrarossa all'Infinito"; speravamo di poter osservare l'aurora proprio al termine della conferenza e regalare ai numerosi presenti l'osservazione in real-time di questo straordinario fenomeno ma la CME ha impattato questa mattina attorno alle 7.30 ora locale; certo, una simile concomitanza di eventi sarebbe stato davvero il massimo! Ad ogni modo, i bellissimi e numerosi sistemi stellari multipli osservati al telescopio come anceh ammassi globulari e galassie sono stati i protagonisti del post-conferenza.
Il Centro Studi Astronomici Antares Trieste rivolge un sentito ringraziamento agli organizzatori Stefano Miniussi, Carla Tortul, Angelo, Gabriele, Cai Monfalcone e Museo Multimediale Naturalistico del Carso per il coinvolgimento. Speriamo di aver regalato ai presenti degli spunti per approfondire la propria curiosità verso tutti fenomeni osservabili "lassù".
2025 / 05 / 31
BRILLAMENTO DI 3 ORE AVVENUTO STANOTTE CON ERUZIONE IMPORTANTE DIRETTA VERSO LA TERRA: AURORA BOREALE A MEDIE LATITUDINI PROBABILE NEI PROSSIMI GIORNI: il periodo centrale del ciclo undecennale si sta facendo sentire. Questa notte è avvenuto un brillamento importante: Il picco di potenza ha avuto solo livello M8 quindi quasi M10 ossia X1, ma questo evento si distingue dagli altri eventi recenti per essere durato varie ore, per cui è stata emessa molta energia. Dalla lunga durata e dalle immagini allegate (a cura del satellite geostazionario SDO della NASA) si può inferire che questo brillamento (di luce) è probabilmente dovuto a una eruzione di plasma, così forte da elevarsi alla quota della corona e probabilmente liberarsi nello spazio esterno (CME). Aggiornamento: CME confermata.
La fonte è la Regione Attiva 4100 nell'emisfero Nord (di cui abbiamo parlato nell'articolo precedente sul Sole), che include la macchia solare più grande (finora) del 2025. Da alcuni giorni, da quando è tornata sulla faccia rivolta alla Terra, questa regione produce continuamente brillamenti ed eruzioni, spesso accompagnati da attività simultanea in punti diversi di entrambi gli emisferi (specie vicino all'equatore), segno del periodo di massimo di attività nell'ambito del ciclo solare.
Effettivamente nell'evento di stanotte sembra essere coinvolto anche un grande filamento (protuberanza) che collega gli emisferi Nord e Sud: nel filmato vedere nel canale "rosso", che mostra la cromosfera, la linea sottile ondulata nella parte destra del disco. Inoltre, a quota più alta, nella corona, l'eruzione sembra essere stata facilitata da un grande buco presente da alcuni giorni: nel canale "oro", che mostra la corona, vedere la zona nera in alto a destra. Il canale "turchese" mostra la corona ad altissima quota dove i brillamenti (in bianco) sono più intensi. Questi falsi colori rappresentano certe lunghezze d'onda negli UV.
Essendo la fonte alquanto centrale sul disco, l'eruzione di plasma è decisamente diretta in modo da investire la Terra. Il plasma dovrebbe arrivare a Terra una delle prossime notti innescando una tempesta geomagnetica importante. Quest'ultima potrebbe innestarsi su una magnetosfera già eccitata a causa del vento solare uscito precedentemente dal buco coronale (un paio di giorni fa, a causa del buco coronale, si è avuta una tempesta duratura con picco G3). La tempesta geomagnetica attesa potrebbe essere forte e quindi causare aurora boreale visibile facilmente anche alla nostra latitudine europea. La visibilità effettiva dell'aurora boreale, oltre che dall'assenza di copertura nuvolosa, dipenderà però criticamente dal momento effettivo in cui avverrà. Nelle prossime 3 noti avremo una finestra di tempo di solo un paio d'ore fra l'una circa (tramonto della Luna) e le 03:30 (fine della notte astronomica) (ore locali). Restate sintonizzati per aggiornamenti (GR).

2025 / 05 / 30
SOLE: due Regioni Attive (AR) molto grandi vicino all'equatore, una per emisfero, fotografate oggi.
Siamo nel momento centrale dell'attuale ciclo solare undecennale, incominciato circa all'inizio del 2020. Il massimo di attività nell'emisfero Sud (che ha raggiunto il picco nel 2024 ed è ancora in corso) è sovrapposto a un massimo moderato (almeno per ora) dell'emisfero Nord che sta avvenendo nel 2025.
La prima di queste due regioni è la AR 4100, nell'emisfero Nord. Perdura da mesi, è appena tornata sulla faccia rivolta alla Terra (il Sole ruota su se stesso compiendo un giro completo in circa un mese) ed era numerata 4079 e 4055 nelle rotazioni solari passate. Questa regione contiene la macchia solare più grande di quest'anno (finora), con un nucleo delle dimensioni della Terra (vedete in angolo la piccola immagine della Terra per la scala) e circondata da una Regione Attiva grande come Giove.
L'altra regione, la AR 4099 nell'emisfero Sud, è più piccola (almeno per ora) e più recente, ma sta crescendo ed è di tipo delta, il che significa complessità magnetica in una grande macchia solare: energia potenziale per brillamenti intensi nei prossimi giorni.
È anche ben visibile, come una linea scura serpeggiante, un lungo filamento, in varie sezioni, che collega le due AR di cui sopra e altre AR vicine all'equatore.
Un filamento (o protuberanza) solare è un tubo magnetico. In un filamento fluisce plasma (ovvero la materia solare: gas caldo elettrificato e magnetizzato), che può trasportare energia e segnali elettrici, i quali a loro volta possono innescare eventi eruttivi "in simpatia" cioè quasi simultanei a distanza.
Dunque, viste le AR e il filamento, in questo periodo il campo magnetico del Sole è concentrato attorno all'equatore. Questo è tipico di un anno di massimo di attività solare (al contrario di un anno di minimo, in cui il campo magnetico è intenso solo in prossimità dei poli geografici Nord e Sud, come sulla Terra).
Finora i brillamenti di luce prodotti dalle due regioni in questione non sono stati associati a significative eruzioni di plasma dirette in modo da investire la Terra. Ma la situazione potrebbe cambiare nei prossimi giorni, quando, con la rotazione solare, le due regioni diventeranno sempre più centrali sulla faccia solare. La magnetosfera terrestre è già eccitata da una tempesta geomagnetica in corso (dovuta al vento solare proveniente da un grande buco nella corona solare), che questa notte ha raggiunto un picco inaspettato di livello G3 - livello che comporta aurore boreali visibili alle medie latitudini: intensamente in Nordamerica, che è più vicina al polo Nord geomagnetico, ma anche qua in Europa.
Attrezzatura usata per le immagini: Telescopio solare Lunt60 H-alfa, camera PlayerOne Neptune-M, software vari. (Giorgio Rizzarelli)



2025 / 05 / 30
MARE NORDEST 2025: anche nell'edizione 2025 di Mare Nordest il Centro Studi Astronomici Antares Trieste ha riscontrato un grande successo in termini di visite e interesse da parte del pubblico sui temi astronomici, inseriti in questa manifestazione il cui focus è la promozione della cultura del rispetto del Mare e della subacquea, in tutte le sue sfumature.
Tra i contenuti divulgativi portati dal Centro Studi Astronomici Antares Trieste a Mare Nordest, il Sole è certamente stato il protagonista principale: Mediante i nostri strumenti dotati di filtri specifici e sicuri per il Sole, fotosfera e cromosfera sono state mostrate dal vivo in tutta la loro magnificenza ai numerosi visitatori che hanno potuto osservare nel dettaglio la nostra stella madre e ASSISTERE IN DIRETTA ALLA COMPARSA DI UN BRILLAMENTO.
Molta attenzione è stata rivolta anche ai bambini, coinvolti in laboratori e amichevolmente introdotti alle tematiche astronomiche dagli "ASTROGATTI".
Il nostro più apprezzato riscontro sono state le numerose domande e considerazioni poste al nostro staff da grandi e piccini.
Un sentito ringraziamento a Mare Nordest Trieste per l'opportunità di prendere parte a una così bella iniziativa e a tutti i soci del Centro Studi Astronomici Antares Trieste che hanno contribuito alle creazioni dei contenuti, all'allestimento e nel supporto al pubblico durante l'osservazione ai telescopi e le visite al nostro stand.
2025 / 05 / 25
SOLE - BRILLAMENTO DI LIVELLO X1 AVVENUTO STANOTTE (FRA I GIORNI 24 e 25) CIRCA ALLE 2UT: un evento alquanto inatteso: L'altro ieri tutte le regioni sul disco erano inattive. La regione in questione, numerata 4098, nell'emisfero Sud vicino all'equatore, è cresciuta rapidamente: In soli due giorni è passata dallo stato "beta" (una semplice coppia di macchie di polarità magnetiche opposte), a "gamma" (numerosi poli magnetici opposti ravvicinati, con emissione di un brillamento medio) e a tratti è in stato "delta" (complessità magnetica anche in una macchia solare particolarmente grande, condizione che rende probabile l'emissione di brillamenti X ossia forti).
La regione in questione rimarrà ancora tre giorni sulla faccia del Sole rivolta alla Terra, prima di tramontare sul bordo destro a causa della rotazione del Sole su se stesso.
Ricordiamo che i brillamenti sono emissioni localizzate (lunghe vari minuti) particolarmente intense di luce in senso lato cioè radiazione elettromagnetica di tutte le frequenze (radio, microonde, infrarossi, visibile, ultravioletti, raggi X, gamma).
Come di consueto per i brillamenti intensi, questo evento ha disturbato la ionosfera causando un blackout radio nelle onde "corte" (quelle usate dai radioamatori), in questo caso sul Pacifico.
I brillamenti prodotti finora da questa regione sono stati tutti di breve durata, non associati ad eruzioni significative di materiale solare espulso nella corona e nello spazio esterno (CME), per cui non sono previsti fenomeni particolari di aurora boreale nei prossimi giorni.
Mentre quest'anno sta avvenendo un massimo di attività dell'emisfero Nord (pigramente, almeno per ora), continua pure (anche se moderatamente) il periodo di massima attività dell'emisfero Sud che ha avuto il picco l'anno scorso.
Come si vede dall'immagine, il brillamento X1 di stanotte è avvenuto nell'emisfero Sud, vicino all'equatore, sulla parte destra della faccia. Quasi simultaneamente, un brillamento intenso (questo accompagnato a un'eruzione) è avvenuto nell'emisfero Nord, vicino anch'esso all'equatore (non visibile nell'immagine); è stato prodotto dalla più grande macchia solare (finora) del 2025, che sta per ritornare, sorgendo sul bordo sinistro, dopo aver passato due settimane sul lato nascosto.
Questi e altri eventi di attività quasi simultanea a distanza in entrambi gli emisferi, specie in zona equatoriale, sembrano indicare che ci troviamo nel momento centrale dell'attuale ciclo solare undecennale (come previsto, dato che sono passati 5 anni e mezzo dall'inizio del ciclo nel Gennaio 2020), quando il campo magnetico solare, anziché essere concentrato nei poli geografici, è distribuito soprattutto attorno all'equatore.
A lato, immagine del brillamento X1 di stanotte, a cura del satellite geostazionario NASA SDO, in una specifica lunghezza d'onda ultravioletta che mostra la corona solare a una quota particolarmente alta, dove i brillamenti appaiono più intensi. (Giorgio Rizzarelli)

2025 / 05 / 21
FINESTRA SUL COSMO: le nebulose planetarie sono oggetti di straordinaria bellezza quanto effimeri: laboratori cosmici che svelano i segreti della morte stellare. Tra queste, NGC1514 è stata di recente target del telescopio spaziale James Webb, il quale ha fornito una incredibile visione senza precedenti del suo "doppio disco", rivelandone la sua complessa natura, la sua composizione predominante di polvere riscaldata e il ruolo cruciale del suo sistema stellare binario nella modellazione della sua forma. Ai dati raccolti è dedicato l'odierno numero della rubrica Finestra sul Cosmo pubblicata nel quotidiano Il Piccolo.
Testo di Rossana Monaco e Stefano Schirinzi (Centro Studi Astronomici Antares Trieste).

2025 / 05 / 10
UN ANELLO DI COLORI CATTURATO DA JAMES WEBB: effettuata dal telescopio spaziale James Webb (NASA/ESA/CSA) nel 2023, questa è la più straordinaria ripresa di sempre - con dettagli senza precedenti - della famosa nebulosa planetaria M57 in Lyra, lontana 2.500 anni-luce dal Sistema Solare. L'istantanea è stata catturata dallo strumento NIRCam (Near Infrared Camera) installato sul telescopio spaziale, atto alla ripresa di immagini a infrarossi con una copertura spettrale che va dal limite del visibile (0,6 μm) fino al vicino infrarosso (5 μm).
La nebulosa è risultato dell’espulsione, da parte di una nana bianca, dell’intera struttura stellare su di essa addossata essendo la stessa nana bianca null’altro che l’ex nucleo, compattatosi e divenuto degenere, di una gigante rossa, a sua volta prodotto finale dell’evoluzione di una stella di massa solare. Dall’analisi della foto, sono stati rilevati per la prima volta circa 20.000 globuli, strutture ricche di idrogeno molecolare e quindi nati in ambienti a temperatura fredda; al contrario, la regione interna è intrisa di gas caldo. Nel guscio principale è stata rilevata la presenza di idrocarburi policiclici aromatici ovvero composti organici. Oltre il bordo esterno dell'anello principale sono presenti una decina di archi concentrici, nati probabilmente a seguito dall'interazione della stella centrale con una compagna di piccola massa che orbita a una distanza paragonabile di quella esistente tra la Terra e Plutone.
Questa ed altre nebulose simili sono una sorta di laboratorio di archeologia astronomica dal momento in cui tali oggetti vengono analizzati per scoprire le caratteristiche delle stelle madri che le hanno generate. La distribuzione e il movimento del gas attorno alla stella è strettamente connesso alla forza di Lorentz, che costringe le particelle cariche ivi presenti a seguire le linee di forza del campo magnetico sviluppato dalla nana bianca centrale, milioni di volte più intenso di quello terrestre.
La bellissima "tavolozza di colori" che presentano le nebulose planetarie è una sorta di firma visiva della loro composizione chimica e delle complesse interazioni esistenti tra la radiazione della nana bianca e il gas espulso dal suo precedente stato di gigante evoluta: ogni colore delinea la presenza e lo stato di eccitazione di un particolare elemento, offrendo quindi informazioni sull'evoluzione stellare delle stelle e sull'arricchimento chimico del Cosmo.
Crediti dell'immagine: ESA/Webb, NASA, CSA, M. Barlow, N. Cox, R. Wesson
(S.Schirinzi)

2025 / 05 / 07
FINESTRA SUL COSMO: un anno dalla sequenza di violenti brillamenti solari che furono causa di aurore polari visibili sino ai tropici, l'odierna pubblicazione della rubrica sul quotidiano Il Piccolo è dedicata a spiegare l'evoluzione di quegli eventi e ai problemi che altri simili in futuro potrebbero apportare alla nostra tecnologia.
Testo di Jan Pohlen e Rossana Monaco (Centro Studi Astronomici Antares Trieste).

2025 / 05 / 04
Ancora un'immagine in cromosfera del Sole, rirpesa da Giorgio Rizzarelli (Centro Studi Astronomici Antares Trieste) con la macchia solare di questi giorni, nell'emisfero Nord, gigante ma moderatamente attiva.
La foto mostra anche che nell'emisfero Sud non ci sono macchie solari significative, ma solo filamenti (protuberanze) (fra cui almeno uno connesso con l'emisfero Nord).
Ciò conferma la previsione che quest'anno c'è attività solare significativa nell'emisfero Nord, anche se non così elevata come il massimo dell'emisfero Sud avvenuto nel 2024. (Giorgio Rizzarelli)

2025 / 05 / 04
Frame estratto da un breve timelapse realizzao da Giorgio Rizzarelli (Centro Studi Astronomici Antares Trieste) della macchia solare gigante di questi giorni. Negli ultimi giorni essa ha prodotto solo brillamenti C (ovvero deboli), in particolare brevi lampi puntiformi chiamati bombe di Ellerman. Due di esse sono visibili debolmente all'inizio del filmato, come punti bianchi, a sinistra della macchia solare. Questi brillamenti sono deboli sulla scala solare, ma paragonabili a bombe atomiche.
Nei giorni 1-3 Maggio sulla Terra si sono verificate tempeste geomagnetiche ma solo di grado G1, quindi con alcune aurore boreali visibili anche nel Nord degli Stati Uniti (che sono più vicini al polo geomagnetico Nord rispetto all'Europa). Queste deboli tempeste geomagnetiche non sono state nemmeno causate da questa macchia solare, ma da una semplice raffica di vento solare, e amplificate dalla stagione equinoziale.
Il 28 Aprile, il giorno del blackout in Spagna, non c'è stata alcuna tempesta geomagnetica, per cui l'attività solare va scartata fra le cause possibili (tantomeno si può attribuire l'evento a cause atmosferiche). Si consideri che perfino la tempesta geomagnetica G5 del Maggio 2024 (con aurore visibili nella maggior parte del mondo) non causò alcun blackout, poiché in epoca presente le previsioni e i sistemi di protezione delle reti elettriche sono più avanzati rispetto agli anni passati. Per intaccare reti elettriche sarebbe necessario un evento di intensità ben superiore a quello del Maggio 2024, non impossibile ma raro. (Giorgio Rizzarelli)

2025 / 05 / 03
La macchia solare gigante di un mese fa è tornata sulla superficie rivolta verso la Terra, ora ribattezzata 4079, e vi rimarrà per circa 10 giorni. In allegato immagini realizzate ieri da Giorgio Rizzarelli (Centro Studi Astronomici Antares Trieste).
Questa macchia solare è così grande che è possibile vederla facilmente usando solo degli "occhiali da eclisse" o un vetro da saldatore (n. 14). Si vedrà un grosso punto nero.
Attenzione: è pericolosissimo osservare il Sole attraverso un telescopio/binocolo! E' necessario montare (ben fissato) un filtro solare sul lato obiettivo. NON è sicuro osservare il Sole attraverso un telescopio/binocolo usando occhiali da eclisse. (Giorgio Rizzarelli)


Sabato 3 Maggio, "DA PIETRAROSSA ALL'INFINITO - ALLA SCOPERTA DELLA VOLTA CELESTE": tenuto presso il Centro visite del Lago di Pietrarossa, il primo di 3 appuntamenti dedicati alla divulgazione dell'astronomia per il pubblico.
Nel primo appuntamento, all'interno del bellissimo auditorium del Centro visite, l'astrofisico e divulgatore scientifico Stefano Miniussi terrà una relazione sul tema "Dalla terra all'infinito: breve viaggio attraverso le scale dell'Universo".
A fine relazione, all'esterno i telescopi del Centro Studi Astronomici Antares Trieste permetteranno al pubblico presente di poter osservare alcuni dei più singolari oggetti (stelle doppie, ammassi stellari, galassie) del cielo stellato primaverile.
Per partecipare, essendo il numero di posti limitato a 30, è necessaria la prenotazione; a tal fine, basta inviare una mail all'indirizzo di posta elettronica:
indicando numero di partecipanti, un nominativo di riferimento ed un numero di cellulare utile a comunicazioni tempestive.

2025 / 04 / 23
FINESTRA SUL COSMO: l'odierna pubblicazione della rubrica "Finestra sul Cosmo" sul quotidiano Il Piccolo è dedicata alla complessa galassia attiva M106 in Canes Venatici. Foto di Alessandro Cipolat Bares (Centro Studi Astronomici Antares Trieste); testo di Stefano Schirinzi e Rossana Monaco (Centro Studi Astronomici Antares Trieste).: l'odierna pubblicazione della rubrica "Finestra sul Cosmo" sul quotidiano Il Piccolo è dedicata alla complessa galassia attiva M106 in Canes Venatici. Foto di Alessandro Cipolat Bares (Centro Studi Astronomici Antares Trieste); testo di Stefano Schirinzi e Rossana Monaco (Centro Studi Astronomici Antares Trieste).

2025 / 04 / 17
LE FOTO DELL'AURORA G4 DEL 16 APRILE VISTA A MEDIE LATITUDINI IN EUROPA - IN FRIULI-VENEZIA GIULIA COPERTO/PIOGGIA: l'attività solare in questi primi mesi del 2025 continua a essere, in media, relativamente alta nell'ambito del ciclo undecennale, com'è stato nel 2024. Considerando che siamo ancora relativamente vicino all'equinozio, in questa Primavera non è raro che accadano eventi di aurora boreale così intensi da essere visibili a latitudini medie, almeno in fotografia e talvolta anche all'occhio - anche da noi in Europa che, rispetto al Nordamerica, siamo una decina di gradi più lontani dal polo Nord geomagnetico. Il 12 e 13 Aprile due grandi filamenti (protuberanze) sono parzialmente esplosi dal Sole, generando due CME, ovvero nuvole di gas accompagnato da campo magnetico che si diffondono nello spazio. Entrambe le CME erano dirette in modo da investire in pieno la Terra. E' stato oggi confermato che la seconda CME era più veloce della prima al punto che, nel suo viaggio nello spazio, ha "cannibalizzato" la prima, formando una singola CME cannibale più intensa e complessa, ma comunque formata da due parti. La prima parte ha impattato sulla magnetosfera terrestre il giorno 15, innescando un picco di tempesta geomagnetica durato minuti, di livello G2, che alle nostre latitudini comporta aurora visibile in fotografia. L'aurora di questa prima sera è stata fotografata in Gran Bretagna a latitudine 55N. In Italia erano le 00:30 locali: purtroppo la Luna era già sorta (con fase quasi piena), disturbando l'aurora. Nella zona di Trieste il cielo era quasi coperto, e nei buchi fra le nuvole la camera rivelava solo cielo dipinto di azzurro dal chiaro di Luna. La seconda parte della CME ha invece impattato nel pomeriggio del giorno 16, con un campo magnetico che fortunatamente (grazie anche alla relativa vicinanza dell'equinozio) era orientato per parecchie ore in modo estremamente favorevole a contrastare il campo magnetico terrestre e quindi a penetrare la magnetosfera. Questo, insieme al fatto che la magnetosfera era ancora un po' "eccitata" dalla sera precedente, è risultato in un picco G4 (quasi come il G4.7 di Ottobre), comportando aurora ben visibile a occhio anche a medie latitudini europee. Il picco della tempesta geomagnetica era alle 19UT circa, ma in Europa (almeno a medie latitudini) l'aurora ha avuto il picco di intensità alle 21UT. In Italia erano le 23 locali e fortunatamente, oltre a essere notte astronomica, la Luna non era ancora sorta. Ma purtroppo nella nostra zona il cielo era coperto con piogge, come riferiscono nostri inviati armati di fotocamera in zone rurali di Slovenia e Friuli; anche le webcam delle Dolomiti mostravano solo cielo coperto.
In effetti era coperto in mezza Europa, ma non tutta: In Francia, Germania e Polonia a 50-53N i raggi aurorali erano evidenti verso Nord, viola in fotografia e grigi all'occhio, e la fotografia ha mostrato anche la parte verde all'orizzonte molto basso (vedi foto allegate). Attendiamo la prossima occasione.
Testo di Giorgio Rizzarelli (CSAAT)

2025 / 04 / 16
AURORA BOREALE ALLE NOSTRE LATITUDINI, G3 IN CORSO, FORSE PERDURERA' DI NOTTE E SALIRA' A G4, MA A TRIESTE PREVISIONI METEO INCERTE: la tempesta geomagnetica che la scorsa notte ha avuto un picco G2 sta continuando in questo momento, con un nuovo picco a livello G3 (giorno 16, tardo pomeriggio ora italiana) - un picco che è previsto perdurare in ore notturne italiane e, secondo certe previsioni, potrebbe salire persino a G4, come avvenuto in Ottobre. Ricordiamo che alle nostre latitudini europee, in un cielo sereno rurale notturno e senza chiaro di Luna, una G3 comporta tipicamente fenomeni aurorali rossi visibili a occhio nel cielo basso sull'orizzonte a Nord, ma, nel caso di una G4, anche nel cielo alto. In presenza di cielo parzialmente coperto, come avvenuto con la G4 di Ottobre, questo bagliore rosso potrebbe essere visibile solo in fotografia, perché, anche se ci si piazza in campagna a una decina di Km dalla città, le nubi diffondono molto la luce urbana disturbando l'adattamento dell'occhio alla luce notturna. La finestra di tempo stasera è circa tra le 2130 (fine del crepuscolo) e mezzanotte (ora a cui oggi sorge la Luna). Purtroppo in questo lasso di tempo le previsioni per Trieste dintorni sono incerte e comunque di molte nubi o coperto e possibili temporali deboli. L'origine della tempesta geomagnetica in corso risale ai giorni 12-13 Aprile, in cui due filamenti (protuberanze) sono esplosi dal Sole, divenendo nuvole di plasma (CME) dirette verso la Terra. Almeno una delle due CME è arrivata ieri a Terra. Grazie anche alla relativa vicinanza dell'equinozio, il campo magnetico di queste CME sta risultando a tratti orientato in modo favorevole a penetrare e quindi disturbare particolarmente il campo magnetico terrestre: Un primo picco di tempesta geomagnetica si è avuto nella notte scorsa (quella fra il giorno 16 e 17), alle 00:30 italiane, a livello G2, ma durato minuti e con Luna già sorta e, nella zona di Trieste, cielo coperto. Il secondo picco, attualmente in corso, è invece dovuto a campo magnetico penetrante in modo prolungato per ore, per cui si prevede una G3 prolungata per ore - e questa potrebbe salire a G4, poiché la magnetosfera è ancora "calda" a causa dell'evento di ieri.
Testo di Giorgio Rizzarelli (CSAAT)

2025 / 04 / 15
TEMPESTA GEOMAGNETICA IN CORSO: in anticipo di un giorno rispetto alla data prevista, e, superando le precedenti previsioni, attualmente a livello G2 (ovvero Kp6) e prevista salire a G3 (ovvero Kp7) nelle prossime ore o domani. Livello G3 alle nostre latitudini comporterebbe aurora boreale rossa in visuale in cielo basso a Nord, se osservata con cielo sereno rurale notturno, e senza chiaro di luna cioè (per quanto riguarda oggi 15) entro le 23 (o, domani, entro mezzanotte). Questa tempesta geomagnetica è dovuta all'esplosione di due filamenti dall'emisfero Sud del Sole in direzione della Terra, avvenute nei giorni 12 e 13 (contemporaneamente ad attività nell'emisfero Nord nella grande regione attiva di macchie solari 4055 di cui abbiamo condiviso una foto nel post precedente). E' possibile che le nubi di plasma (CME) formate dai due filamenti esplosi si siano fuse in una più densa. In ogni caso, in questo periodo ancora relativamente vicino all'equinozio, il campo geomagnetico risulta particolarmente influenzato dal plasma solare.
AGGIORNAMENTO: alle 2230UT, ovvero 0030 italiane, c'è stato un picco G2. Purtroppo la Luna era già sorta, bassa sull'orizzonte ma con fase quasi piena. Una foto scattata circa a quell'ora in Gran Bretagna a latitudine 55N, dove i fenomeni aurorali sono più evidenti, mostra fra le nuvole un debole bagliore rosso, e verde basso all'orizzonte. Chi scrive a quell'ora era in Slovenia, ma la camera ha rilevato solo cielo azzurro (chiaro di Luna) nei buchi fra le nuvole che coprivano quasi tutto il cielo. Anche nelle webcam sulle Dolomiti solo cielo azzurro. Il NOAA mantiene la previsione di G3 per il giorno 16.
Testo di Giorgio Rizzarelli (CSAAT)

2025 / 04 / 13
GRANDE REGIONE ATTIVA NELL'EMISFERO NORD: sembra che effettivamente, dopo il massimo di attività solare nell'emisfero Sud dell'Estate 2024, nell'attuale 2025 si stia avendo un massimo dell'emisfero Nord: Già da Autunno l'emisfero Nord mostra una certa attività, ma da ieri tale emisfero esibisce un gruppo di macchie solari molto grandi (in allegato foto NASA). Questa regione attiva, numerata 4055, ha classificatore delta (in sostanza: magneticamente complessa anche in una grande macchia solare) per cui ha buona probabilità di emettere un brillamento di classe X (la più intensa), e ha già generato una decina di brillamenti di classe M (media). Purtroppo al momento a Trieste abbiamo cielo coperto e la 4055 fra due giorni sarà tramontata sul bordo destro a causa della rotazione solare.
Testo di Giorgio Rizzarelli (CSAAT)

2025 / 04 / 09
FINESTRA SUL COSMO: la peculiare struttura della galassia a spirale M82, ben visibile in questa stupenda ripresa ad opera dell'astrofotografo David Kralj (Centro Studi Astronomici Antares Trieste), è conseguenza di cause molteplici, descritte in questo nuovo numero della rubrica tenuta sullo storico quotidiano "Il Piccolo". Testo di Stefano Schirinzi e Rossana Monaco (Centro Studi Astronomici Antares Trieste), la quale cura anche la revisione.

PROGRAMMA CONFERENZE APRILE 2025: gli appuntamenti didattici, tenuti sul canale Skype dell'Associazione, sono riservati ai soli soci del Centro Studi Astronomici Antares Trieste:

2025 / 03 / 28
BRILLAMENTO SOLARE X1 A SOPRESA SUL BORDO CON NOTEVOLE ERUZIONE: un brillamento solare intenso (livello X1) associato a una notevole eruzione è avvenuto oggi alle 1520UT. L'evento era completamente imprevisto, in quanto, dopo settimane di relativa calma, è avvenuto in una regione attiva che, a causa della rotazione solare, è sorta oggi sul bordo sinistro della faccia rivolta alla Terra. La regione è magneticamente complessa e contiene una grande macchia solare, per cui ci si attende che produrrà eventi significativi anche nei prossimi giorni. Questo anche nella prossima settimana, quando la regione sarà più centrale sul disco e quindi rivolta alla Terra, per cui eventuali altre eruzioni intense investirebbero la Terra producendo eventi di aurora boreale a estesi a medie latitudini, amplificati dal periodo equinoziale. Solo due giorni fa si è avuta una tempesta geomagnetica con picco G2 con aurore osservate a medie latitudini americane (il picco è capitato di giorno per il fuso orario italiano), dovuta solo a un buco nella corona, ma appunto amplificata dalla vicinanza all'equinozio. Degno di nota, l'evento di oggi è avvenuto nell'emisfero Nord, in simpatia con un brillamento quasi simultaneo in un'altra regione, anch'essa in tale emisfero. Ricordiamo che, dopo il massimo dell'emisfero Sud nel 2024, nel 2025 l'emisfero Nord ha iniziato a manifestare una certa attività. L'evento intenso di oggi, fra l'altro avvenuto molto vicino all'equatore (un tipico segnale di un anno di massimo di attività), potrebbe significare che è iniziato un periodo di massimo dell'emisfero Nord abbastanza intenso, per cui avremo un 2025 con eventi solari e aurorali interessanti. (Giorgio Rizzarelli)

2025 / 03 / 28
DOMANI ECLISSE DI SOLE PARZIALE: l'eclisse di Sole di questa Primavera avverrà domani Sabato 29 Marzo e sarà parziale. L'eclisse sarà quasi totale in Labrador/Groenlandia. Purtroppo a Trieste è previsto cielo coperto, ma non ci perdiamo molto, dato che da noi il disco solare sarà coperto solo in piccola parte, dalle 1135 alle 1245, con copertura massima alle 1210 (ora solare).
Testo di Giorgio Rizzarelli (CSAAT)

2025 / 03 / 26
FINESTRA SUL COSMO: vere "nubi fantasma" popolano l'ambiente galattico in aree ben lontane dal disco, dove solo fino a pochi anni fa non si riteneva che idrogeno e monossido di carbonio fossero presenti in grandi quantità. In questa nuova uscita della rubrica pubblicata sullo storico quotidiano "Il Piccolo", un approfondimento sulle cosiddette "nebulose a flusso integrato", strutture talmente deboli che per rilevarle sono indispensabili lunghe pose e raffinate tecniche di fotografia astronomica, come quella realizzata dall'astrofotografo Maurizio Cabibbo (Centro Studi Astronomici Antares Trieste) da Casole d'Elsa (SI) a corredo dell'articolo. Testo di Stefano Schirinzi e Rossana Monaco (Centro Studi Astronomici Antares Trieste), la quale cura anche la revisione.

2025 / 03 / 26
SPIRALE NEL CIELO: nella serata di Lunedì 24 marzo, attorno alle ore 21, da tutta Europa sono giunti report di osservazioni corredati da fotografie relative ad un singolare fenomeno atmosferico: una luminosa e cangiante figura a spirale apparsa nel cielo settentrionale, prodotta dal carburante espulso dallo scarico del razzo SpaceX Falcon 9, decollato dallo Space Launch Complex 40 (SLC-40) a Cape Canaveral alle 19.48 ora locale.
Non è assolutamente la prima volta che un fenomeno di questo tipo appare nei cieli: queste curiose spirali, che tanto emulano la forma di una galassia per l'appunto "a spirale", si formano quando il carburante viene espulso dagli stadi superiori che sono in rapida rotazione su se stessi: congelando quasi istantaneamente nello spazio, il materiale formante questo vortice congelato riflette la luce del Sole, rendendoli visibili nel cielo notturno da un'ampia zona del globo causa la sua altezza elevata.
Ricorrendo alla fantasia, il singolare evento ha fornito ai più esperti un'idea di come possa apparire l'avvicinamento di una galassia in un episodio di fusione galattica. In basso a sx, un dettaglio sulla ripresa del singolare evento effettuata da David Kralj (Centro Studi Astronomici Antares Trieste) da Trebiciano. In basso, la galassia M99 in Coma Berenices, dalla caratteristica forma a spirale.


2025 / 03 / 18
LA PIU NITIDA IMMAGINE DI ESOPIANETI AD OGGI RIPRESA: la foto che qui pubblichiamo è un vero record: la più nitida immagine di esopianeti ad oggi catturata! Protagonista, ancora una volta, il telescopio spaziale James Webb (NASA/CSA/ESA), che ha rilevato non uno ma ben 4 pianeti orbitanti attorno alla stella HR8799, situata in Pegasus e lontana 130 anni-luce dal Sistema Solare.
Ritrarre direttamente (quindi, non tramite il metodo dei transiti ne con quelli che sfruttano cambiamenti nella velocità radiale della stella madre, di anomalie rotazionali in stelle di neutroni con corteo planetario o, rarissimo, effetti lensing indotto da esopianeti su stelle di fondo) immagini di corpi che non splendono di luce propria in orbita attorno a stelle lontane è estremamente difficile dal momento in cui le stelle splendono con luminosità tali da annientare, letteralmente, la poca luce riflessa dai loro pianeti, anche quelli di dimensioni notevoli. Tuttavia, ricorrendo all'uso di coronografi, maschere che occultano la luce della stella eliminando in tal modo la la luce diffusa e difratta sul piano focale di un telescopio, è possibile oggi riprendere - non sempre ma in casi ben specifici - alcuni di questi lontanissimi mondi. JWST ha utilizzato un coronografo installato sulla camera NIRCam, che lavora nell'infrarosso vicino tra 0,6 μm e 5 μm. Il risultato così ottenuto su questa stella bianca di sequenza principale, dalla luminosità quasi 5 volte quella del Sole, è straordinario.
È bene specificare che i "dischi" osservati non rappresentano i reali "dischi" di quei lontani pianeti, quindi NON assolutamente le loro superfici; ciò a causa di limiti di risoluzione angolare e diffrazione cui lo stesso JMST è sottoposto. Lo confermano, empiricamente, anche le proporzioni tra diametro angolare dei dischi e distanze pianeti-stella. Giusto per farsi un'idea sulle distanze intercorrenti tra i pianeti e la stella (la minima luce della quale è stata digitalmente rimossa), quello più vicino alla stella, HR8799 e, orbita ad una distanza equivalente a quella dell'orbita di Urano nel Sistema Solare; il più lontano, HR8799 b, orbita a più del doppio della distanza orbitale di Nettuno. I colori applicati alle lunghezze d'onda opportunamente trasmesse da differenti filtri (il blu a 4,1 micron, il verde a 4,3 micron e il rosso a 4,6 micron) della NIRCam (Near-Infrared Camera) di Webb, inoltre, rivelano differenze intrinseche di tali pianeti.
Le osservazioni effettuate con lo spettroscopio di JWST indicano che i tutti i pianeti di HR8799 sono ricchi di anidride carbonica (a detenere il record è HR 8799 b, lontano oltre 10 miliardi di chilometri dalla stella). Ciò fornisce una solida prova del fatto che quei quattro pianeti giganti sono nati in modo molto simile a Giove e Saturno tramite accrescimento del nucleo, attraendo gas circostante presente nel disco protoplanetario. L'individuazione dell'anidride carbonica dimostra come nelle atmosfere di questi pianeti sia presente una frazione considerevole di elementi più pesanti quali carbonio, ossigeno e ferro.
Crediti dell'immagine: NASA, ESA, CSA, STScI, W. Balmer (JHU), L. Pueyo (STScI), M. Perrin (STScI)

2025 / 03 / 15
NGC6444, SOSIA DELLA VIA LATTEA: questa impressionante galassia è stata ripresa dall'astrofotografi Alessandro Cipolat Bares (Centro Studi Astronomici Antares Trieste) dagli oscuri cieli della Namibia, nello specifico dal Tivoli Southern Sky Guest Farm. Si tratta di una splendida spirale barrata sita in Pavo, lontana circa 30 milioni di anni-luce: una galassia che può essere considerata sorta di gemella della Via Lattea. Struttura, massa e dimensioni sono infatti davvero molto simili, Così come simile è anche la presenza di una galassia gravitazionalmente legata a NGC6744, deformata per effetto mareale a seguito di passati ravvicinati ad essa, similmente a quanto accade alle Nubi di Magellano.
Per lo più sconosciuta agli osservatori dell’emisfero boreale in quanto stagliata sull’emisfero celeste australe, l’osservazione di questa stupenda galassia, al contrario di quanto si possa pensare, è tutt’altro che facile. Infatti, pur essendo relativamente luminosa, NGC6744 si diffonde su un diametro apparente di ben 22' ovvero oltre 2/3 di quello della Luna piena e perciò la sua luminosità superficiale (soprattutto il disco, esternamente alla regione nucleare) è alquanto debole, splendendo di 13a grandezza ovvero con la medesima luminosità di Plutone.
Le braccia a spirale partono dalle estremità di una barra centrale a sua volta centrata su un anello interno scomposto. L'area compresa tra l’area nucleare e l'anello situato esternamente a questa appare priva di aree HII, assenza di idrogeno che potrebbe essere stata indotta da risonanze orbitali. Altre braccia a spirale si proiettano tangenzialmente dall'anello interno prima di avvolgersi quasi ininterrottamente fino al bordo del disco.
Osservata con strumenti di diametro elevato la splendida forma ovale di questa galassia su uno sfondo ricchissimo di stelle rivela una delle visioni più belle offerte dalla volta celeste, con resa eccezionale in fotografia. Le estesissime braccia a spirale, almeno 4 quelle principali, ospitano praticamente ovunque aree di formazione stellare (regioni HII) frammiste a lunghe e oscure scie create da addensamenti di polvere interstellare. Netta all'osservazione, la separazione tra le due popolazioni stellari, quella di tipo I, nel disco (che esibisce una dominante azzurra) e quella più antica, di tipo II, con stelle evolute che forniscono all'area interna della galassia la tipica colorazione tendente all'arancione.
All’osservazione spettroscopica il nucleo di NGC6744 esibisce righe di emissione prodotte da atomi di ossigeno, azoto e zolfo allo stato neutro; per tale ragione NGC6744 è classificata come “galassia LINER” (acronimo di low-ionization nuclear emission-line region), classe di oggetti inclusa nel filone delle "galassie dal nucleo attivo" (AGN). Tuttavia, l’assenza di altre firme spettrali tipiche di ambienti ad elevata energia governati da buchi neri supermassicci, porta le LINER ad essere considerate come "galassie di Seyfert" a bassa luminosità. In queste, il buco nero supermassiccio è sicuramente meno dinamico delle Seyfert e dei Quasar: senza ricorrere a simili mostri, i tipici spettri delle LINER possono essere anche prodotti dalla presenza di considerevoli numeri di caldissime stelle la cui intensa radiazione ultravioletta indurrebbe fenomeni di fotoionizzazione, riscontrabili nelle righe di emissione osservate.

2025 / 03 / 13
MESSIER MARATHON 2025: In occasione del periodo favorevole allo svolgimento della Messier Marathon, manifestazione non-competitiva organizzata al fine di osservare al telescopio quanti più dei famosi 110 oggetti del catalogo compilato dall'astronomo francese Charles Messier alla fine del XVIII secolo, gli amici del vicino osservatorio astronomico di Visnjan (HR) organizzano la "28th MESSIER MARATHON", che si terrà nella notte tra il 29 e 30 marzo 2025 presso l'ampio piazzale antistante la struttura.
La Messier Marathon è una vera "gara", riservata esclusivamente all'osservazione telescopica senza l'ausilio di sistemi GOTO per il puntamento automatico degli oggetti del cielo profondo: questi, infatti, possono essere puntati esclusivamente in modalità manuale, avvalendosi di opportune mappe celesti. Spirito agonistico, curiosità e divulgazione sono gli ingredienti per passare una bella serata in compagnia sotto il cielo stellato.
Tutti i partecipanti riceveranno un programma dettagliato dopo aver compilato il modulo di partecipazione clickando QUI. La quota di iscrizione - € 20,00/persona, pagabile all'arrivo presso l'osservatorio - comprende alloggio, spuntino notturno e bevande calde fornite dallo staff organizzativo.
Il giorno seguente, domenica 30 marzo, s terrà la cerimonia di premiazione con pranzo, alle ore 13:00 presso la Pizzeria Vicinius (costo: € 18,00, da pagare in loco).

2025 / 03 / 12
"FINESTRA SUL COSMO": Venere, secondo pianeta in ordine di distanza dal Sole, è l'astro più luminoso del cielo notturno esclusa la Luna e in questo periodo presenta una splendida fase che osservata al telescopio lascia grande emozione. L'odierna edizione della rubrica, curata da Stefano Schirinzi e Rossana Monaco (Centro Studi Astronomici Antares Trieste) pubblicata sullo storico quotidiano "Il Piccolo" non poteva non essere dedicata ad un approfondimento sulle dinamiche delle fasi venusiane: fenomeno la cui interpretazione ha visto l'interpretazione scientifica trionfare e mettere fine a credenze perpetrate per troppo lungo tempo.

2025 / 03 / 09
CIELO PROFONDO - IL TRIPLETTO DI LEO RIPRESO DAL CENTRO DI TRIESTE: pubblichiamo questa altra sbalorditiva ripresa fotografica, ricchissima in dettagli, effettuata nuovamente da un luogo ad elevatissimo inquinamento luminoso quale è il centro di Trieste. Target dell’astrofotografo Giulio Guglielmi (Centro Studi Astronomici Antares Trieste) è stato il cosiddetto “tripletto di Leo”, gruppo costituito da tre galassie a spirale che si riuniscono a formare una visione davvero mozzafiato: la distanza tra NGC3628 (in basso) e le altre due, M66 (alto a dx) e M65 (in alto a sx) è poco superiore mezzo grado ovvero l’equivalente del diametro apparente della Luna piena.
Considerando che il trio è distante circa 30 milioni di anni-luce dalla Via Lattea, i due “cateti” che separano NGC3628 da M65 ed M66 si estendono nello spazio per circa 1 milione di anni luce (valore pari a 1/3 della distanza che separa la Via Lattea dalla nota “grande galassia di Triangulum”) mentre la separazione tra M65 e M66 dovrebbe aggirarsi attorni ai 400.000 anni-luce. Tutte e tre le galassie del terzetto sono spirali barrate la cui particolarità è quella di apparire inclinate sotto diversi angoli rispetto alla nostra visuale, tendendo così ad apparire diverse.
NGC3628 è una delle galassie più affascinanti tra quelle viste esattamente di taglio, il cui colore risulta decisamente più arrossato a causa dell’assorbimento della luce del suo disco indotto dall’ingente presenza di polveri, ben addensate soprattutto lungo il piano equatoriale della galassia. Entrambi i bordi appaiono deformati, segno evidente di passate interazioni mareali con M65 e M66 e, probabilmente, con una terza galassia forse fagocitata da NGC3628, i cui resti potrebbero essere costituiti dalla debole scia di stelle (non visibile in questa ripresa) che si allontana proprio da NGC3628. Il rigonfiamento centrale, che a diverse lunghezze d'onda appare avere forma ad X, è probabile segno del fatto che NGC3628 sia in realtà una galassia a spirale di tipo barrato.
I dischi di M66 e M65 sono entrambi sufficientemente inclinati da mettere bene in mostra la loro struttura a spirale; le interazioni gravitazionali - probabilmente avvenute 800 milioni di anni or sono - sono qui evidenti nella marcata asimmetria dei bracci a spirale di M66 nonché nella presenza di nubi di idrogeno neutro, rilevate nelle onde radio, che si estendono verso l’esterno di M66 in direzione di NGC3628 per oltre 350 mila anni-luce.
Dati tecnici della ripresa: Autore: Giulio Guglielmi (Centro Studi Astronomici Antares Trieste; telescopio: rifrattore Askar 140 APO; camera: ZWO ASI294; pose: 10x300", nessun filtro utilizzato; software elaborazione: Pixinsight, Photoshop; luogo delle riprese: Trieste centro.

2025 / 03 / 05
LA FALCE DI VENERE: il pianeta Venere, coperto da un’atmosfera fino a pochi decenni fa impenetrabile alla vista, è stato sfruttato in film e narrativa sia come habitat di razze aliene che come avamposto terraformato per gli esseri umani: ne sanno qualcosa ad esempio il capitano Kirk di Star Trek che ci ha avuto a che fare in più circostanze e perfino Gianni e Pinotto!
Secondo pianeta in ordine di distanza dal Sole e sesto per diametro nel Sistema Solare, noto per le sue dimensioni simili a quelle della Terra e per la sua caldissima temperatura alla superficie dovuta ad effetto-serra, Venere è stato qui fotografato da Stefano Schirinzi (Centro Studi Astronomici Antares Trieste) il 4 marzo 2025 al crepuscolo. Raggiunta la massima elongazione dal Sole lo scorso 10 gennaio, alla data della ripresa la separazione angolare di Venere dalla stella madre sottendeva 27,2°.
Come visibile nella foto, in questi giorni il pianeta si presenta come un sottile falcetto, simile alla Luna al primo o secondo giorno di età, dal diametro angolare di 51,44" d'arco: valore notevole, prossimo alla risoluzione ad occhio nudo. Venere compie un'orbita attorno al Sole in 225 giorni, più velocemente rispetto alla Terra: di conseguenza, a volte è vicino alla Terra per poi trovarsi più lontano quando è "dietro” al Sole. Questo continuo cambiamento delle posizioni relative dei due pianeti è la causa delle fasi di Venere: quando è situato dall'altro lato del Sole, ovvero in "congiunzione superiore", lo vediamo illuminato direttamente, in una fase simile a quella della Luna piena; ma quando ciò accade, il pianeta è anche alla massima distanza dalla Terra. Osservato al telescopio, esso appare come un piccolo disco quasi del tutto illuminato. Avvicinandosi alla Terra le dimensioni apparenti di Venere aumentano progressivamente, con la fase sempre più simile a quella della Luna al primo quarto.
Certamente la fase più emozionante da osservare è quella visibile proprio in questo periodo, esibita nel corso del raggiungimento della minima distanza dalla Terra (evento detto "congiunzione inferiore" e che quest'anno accadrà il 3 giugno). Nelle settimane antecedenti, come in questi giorni, Venere appare molto più grande rispetto alla sua fase "piena" e la falce, osservata al telescopio, è davvero impressionante. Questo è anche il periodo in cui il pianeta è al massimo della sua luminosità, raggiungendo la magnitudine massima di -4,7. Le fasi venusiane differiscono da quelle della Luna: il satellite naturale della Terra riflette la massima luce (del Sole) durante la sua fase piena, Venere in fase crescente.
A parte Mercurio, Venere e la Luna, nessun altro corpo del Sistema Solare presenta fasi osservato dalla Terra: tutti gli altri pianeti e loro satelliti, infatti, sono "esterni" all'orbita terrestre e presentano perciò i loro dischi interamente illuminati dal Sole.
Quando nel 1610 Galileo descrisse le fasi di Venere osservandole col suo modesto telescopio, compì una tra le più importanti scoperte nella storia della Scienza, fornendo una prova osservativa che abbatteva l'errata idea tolemaica per la quale Venere orbitava tra la Terra e il Sole secondo una traiettoria epiciclica: il sistema copernicano per il quale Venere seguiva invece un’orbita centrata sul Sole e senza epicicli veniva così convalidato.

2025 / 03 / 01
PROGRAMMA CONFERENZE MARZO 2025: gli appuntamenti didattici, , tenuti sul canale Skype dell'Associazione, sono riservati ai soli soci del Centro Studi Astronomici Antares Trieste:

ASTRONEWS e APPROFONDIMENTI
2025 / 02 / 27
"FINESTRA SUL COSMO": la stupenda foto di IC2177 tra Canis Major e Monoceros prodotta dall'astrofotografo Aleš Ferluga (Centro Studi Astronomici Antares Trieste), popolarmente nota come "nebulosa gabbiano", è protagonista di questa nuova puntata della rubrica, pubblicata nello storico quotidiano Il Piccolo, riservata alla descrizione dettagliata del cielo profondo (la foto originale non ritagliata e ad una maggiore risoluzione è messa qui nei commenti). Di questa nebulosa, che assomiglia più ad un "mostro cosmico", ne parlano in questo numero della rubrica Stefano Schirinzi e Rossana Monaco (Centro Studi Astronomici Antares Trieste), la quale ne cura anche la revisione.

2025 / 02 / 24
SOLE: Brillamento solare di livello X2 avvenuto ieri sera Domenica 23 Febbraio nell'emisfero Nord. L'evento è avvenuto in una regione che, a causa della rotazione del Sole su se stesso, stava tramontando sul bordo della faccia rivolta alla Terra: un'eventuale eruzione di materiale solare nello spazio associata al brillamento sarà laterale e non investirà la Terra, per cui in questo caso non sono previste aurore boreali a medie latitudini. Sorprendentemente la fonte del brillamento è una macchia solare piccola (4001), formatasi solo il giorno prima e apparentemente stabile. Vi sono però, sulla faccia solare in questi giorni, anche due regioni estese, instabili e ancora abbastanza centrali sulla faccia: la 3998 e la 4000. Promettente anche la 4006.
Degno di nota il fatto che la maggior parte di queste regioni siano nell'emisfero Nord: Mentre il Sole nel 2024 ha esibito alta attività prevalentemente nell'emisfero Sud, dall'autunno l'attività dell'emisfero Nord è in ripresa e dal 2025 l'attività media è distribuita più equamente fra i due emisferi (vedi grafico in basso a destra). Questi primi mesi del 2025 potrebbero essere l'inizio di un periodo di attività abbastanza alta nell'emisfero Nord. Non è detto però che si tratterà del massimo assoluto (nell'ambito del ciclo solare corrente) dell'emisfero Nord, dato che quest'ultimo ha già avuto un picco notevole nel 2022-23. Si veda il grafico in basso a sinistra, che fra l'altro mostra che, in ognuno dei cicli solari passati recenti, si è avuto prima il massimo Nord, seguito dopo un paio d'anni dal massimo Sud, più intenso.
In ogni caso si prospetta un 2025 abbastanza interessante riguardo l'attività solare. Inoltre con l'avvicinarsi dell'equinozio la magnetosfera terrestre risponde maggiormente al campo magnetico portato dalle eruzioni solari, e in conseguenza aumenta la probabilità di tempeste geomagnetiche e quindi di aurore boreali visibili a medie latitudini, anche europee. Già in Febbraio sono avvenute varie tempeste geomagnetiche di livello G1, e il 18 Febbraio c'è stato un evento di aurora boreale visibile anche a medie latitudini, attorno a 40N in USA. (Giorgio Rizzarelli)
AGGIORNAMENTO: Un nuovo brillamento è avvenuto la sera di Lunedì 24, anch'esso appena dietro al bordo destro e probabilmente di classe X, ma questa volta associato a un'eruzione imponente di materia solare, anche se decisamente non diretta verso la Terra. La fonte dell'evento sembrerebbe essere la regione 3990-1, apparentemente innocua, nell'emisfero Sud vicino all'equatore, ma altri brillamenti sono avvenuti quasi simultaneamente Dalle regioni 4000 e 4001 nell'emisfero Nord. E' quindi un periodo di alta attività in entrambi gli emisferi solari. Brillamenti quasi simultanei nei due emisferi sono frequenti nel periodo di massimo di attività solare.

2025 / 02 / 20
UN TRIANGOLO "MOMENTANEO" NEL CIELO: In queste sere, il pianeta Marte si configura in un bel asterismo in Gemini: un triangolo isoscele assieme alle due più luminose stelle di Gemini, la bianco-azzurrina Castor (α Gem) e l'arancione Pollux (β Gem).
Nella foto di Andrea Nichele (Centro Studi Astronomici Antares Trieste), ripresa dal centro di Monfalcone (GO), l'attuale "triangolo celeste" è visibile in alto a sx. In basso, Procyon (α CMi) e Gomeisa (β CMi) e alcune delle luminose stelle di Orion.

2025 / 02 / 18
95 ANNI DI PLUTONE: 18 Febbraio 1930, 95 anni fa: Clyde Tombaugh, analizzando al "blink comparator" due lastre riprese all'osservatorio di Flagstaff il 23 e il 29 Gennaio dello stesso anno, scopriva Plutone.
Tombaugh spese circa 7.000 ore ovvero 3,5 anni di lavoro al blink prima di scoprire l'allora nuovo pianeta: tra l'altro, con una grandissima dose di fortuna, dal momento in cui le perturbazioni gravitazionali nel movimento orbitale di Nettuno da parte di un ipotetico nuovo pianeta gigante - questa la motivazione che ne indusse la ricerca - rivelarono che queste erano del tutto inesistenti a seguito dei dati sulla massa di Nettuno ottenuti dal Voyager 2 a seguito del passaggio ravvicinato al gigante blu nel 1989.

2025 / 02 / 17
ALLERTA T CORONAE BOREALIS: probabilmente ci siamo quasi. Uno studio recente ha evidenziato un rapido e drastico aumento di intensità e ampiezza del profilo Hα nello spettro della stella, probabilmente indotto da un crescente tasso di accrescimento che, a sua volta, porta all'espansione del disco di accrescimento attorno alla stella, aumentando così la massa attorno alla nana bianca. Qualcosa di simile era stato esibito anche da RS Oph poco prima dell'esplosione esibita nel 2021. Il comunicato dello studio in questo Astronomy Telegram #17041 riportato qui di seguito. Se le condizioni del cielo lo permetteranno, si consiglia di iniziare ad osservare con attenzione Corona Borealis a partire da questa sera.


2025 / 02 / 13
"GIORNATA NAZIONALE SULL'INQUINAMENTO LUMINOSO": il 16 Febbraio 2025 si terrà questo evento atto a sensibilizzare l'opinione pubblica su questo importante ma molto trascurato problema, ritenuto dai più privo di interesse o addirittura inesistente. L'amico Stefano Codutti, socio onorario del Centro Studi Astronomici Antares Trieste nonché esperto astronomo non-professionista attivo su questo problema, è stato invitato dalla Prof.ssa Prof Renata Capria D'Aronco all'Università degli Studi di Udine a relazionare sulla reale gravità apportata dall'inquinamento luminoso: dannoso non solo per il fatto di eludere la visione volta celeste - lo spettacolo più bello che possa offrire la natura, come sempre affermiamo - ma per inficiare uno stravolgimento di flora e fauna (falene, chirotteri, uccelli migratori, fotosintesi delle piante) e della salute del Sapiens.
Il Codutti ha relazionato sull'alterazione dei cosiddetti "cicli circadiani" ovvero quella sorta di orologio biologico interno che regola l'alternanza sonno-veglia, creando un blocco della produzione di cortisolo e melatonina il quale, nel tempo, induce sul corpo umano problemi quali tumori al seno alle donne e alla prostata agli uomini senza contare miopia, insonnia e irritabilità, fino alla depressione (studi del 2011). Parimenti alla crisi climatica, è dovere di chi rivolge i propri studi al problema dell'inquinamento luminoso sensibilizzare le amministrazioni locali nel sostituzione di quelle inutili luci che sparano fasci luminosi in ogni direzione con lampade cut-off, costituite da sodio a bassa pressione.
Un sentito ringraziamento a Stefano Codutti per il suo lavoro e contributo a questa causa che, speriamo, possa essere presa in sempre maggiore considerazione da tutti, amministrazioni comprese.
2025 / 02 / 12
"FINESTRA SUL COSMO": una foto straordinaria di un oggetto del cielo profondo ripreso dal centro di Trieste attraverso un paziente lavoro di acquisizione di riprese su una evanescente nebulosa che si eleva di soli 22° sull'orizzonte, sud, perennemente immersa in un ambiente ad elevatissimo ambiente luminoso. Questa immagine rappresenta una piccola rivincita della tecnologia, che permette oggi di strappare al cielo lattiginoso segreti altrimenti invisibili come questo. Di Sh2-308 ne parlano, in questo numero della rubrica, Stefano Schirinzi e Rossana Monaco (Centro Studi Astronomici Antares Trieste), la quale ne cura anche la revisione.

2025 / 01 / 30
"FINESTRA SUL COSMO": nella rubrica pubblicata ieri nello storico quotidiano Il Piccolo, un approfondimento sulle dinamiche del complesso molecolare Orion-Monoceros, in particolare sulla stupenda nebulosa NGC2170 in Monoceros.
Testo di Stefano Schirinzi e Rossana Monaco (Centro Studi Astronomici Antares Trieste), la quale cura anche la revisione.

2025 / 01 / 23
CIELO PROFONDO - NGC2170 (MON): sebbene nelle fredde notti invernali la grande nebulosa di Orione primeggi come attrazione più popolare tra gli oggetti del cielo profondo, essa porta a trascurare un certo numero di notevoli oggetti i quali, come la nota nebulosa sopra descritta, fanno parte del vastissimo complesso di nubi molecolari Orion-Monoceros: una delle regioni di formazione stellare più vicine e meglio studiate. Senz’altro, una tra le più interessanti aree nebulari di questo complesso è NGC2170 in Monoceros, detta “nebulosa angelo” per la sua bizzarra forma.
La stupenda fotografia prodotta da David Kralj (Centro Studi Astronomici Antares Trieste) ritrae con grande dettaglio gli stupendi dettagli cromatici blu e rossi prodotti dalle aree a riflessione di questa nebulosa, scoperta da William Herschel nel 1784. Il complesso di Orion-Monoceros, che giace una quindicina di gradi al di sotto del piano galattico, rivela notevoli episodi di interazione tra stelle massicce e il mezzo interstellare: le nubi molecolari presenti in quest’area sono state modellate da una serie di fenomeni altamente energetici quali potenti radiazioni ionizzanti, intensi venti stellari e supernove prodotte dalle componenti più massicce dell'associazione Orion OB.
Secondo alcune ipotesi, la formazione di Orion-Monoceros potrebbe essere associata all'espansione della cosiddetta “superbolla di Orion-Eridanus”, grande cavità nel mezzo interstellare è stata creata da almeno sei o sette supernove, probabilmente esplose negli ultimi 5-10 milioni di anni. L’energia combinata prodotta da queste immani esplosioni ha portato la bolla ad espandersi raggiungendo un diametro di circa 1.000 anni-luce. Le stelle che originarono quelle supernovae furono sicuramente membri dell’associazione Orion OB1, insieme che include oggetti famosi quali M42, M43, M78, NGC2024 e l’anello di Barnard.
Ma la superbolla potrebbe aver avviato la nascita di stelle anche in aree nebulari molto lontane da essa. NGC2170 sembra essere parte della nube molecolare gigante "Mon R2" la quale, sebbene 1.000 anni-luce più distante dell'associazione Orion OB1, ha dimensioni e massa simili oltre a trovarsi anch’essa al di sotto del piano galattico e a presentare una velocità molto simile: confrontando queste numerose somiglianze tra Orion A e Mon R2, è logico ipotizzare come queste e tutte le altre nubi di questa regione galattica condividano un’origine comune.
Ad ogni modo, anche la cosiddetta “superbolla di Vela”, generata dall'ammasso aperto C121 in Canis Major che giace diametralmente opposto alla superbolla Orion -Eridanus, potrebbe aver influenzato la formazione del complesso molecolare Orion-Monoceros.
NGC 2170 è la più luminosa e la più occidentale di numerose nebulose a riflessione e a emissione presenti in Mon R2. In questa stupenda ripresa fotografica, NGC2170, lunga oltre 1°, rivela la sua bellezza, apparendo come un quadro astratto costellato da bagliori blu (le parti a riflessione) e rossi (le parti ad emissione) illuminate da astri azzurri e intrise da densi filamenti oscuri. L'energia fotoionizzante e gli impetuosi venti stellari emessi dalle stelle massicce nate in questo vivaio hanno modellato la nebulosa nel tempo portandola a rivaleggiare, su scala più piccola, con la grande nebulosa di Orion.
All’osservazione telescopica NGC2170 appare come una sorta di stella doppia nona grandezza, orientata da nord-est a sud-ovest, con una nebulosità estesa per circa 2’ centrata sulla stella a nord-est. Con visione distolta, la nebulosa si estende al di fuori della stella, sfiorando la compagna a sud-ovest e apparendo leggermente allungata in quella direzione. Potremmo definire NGC2170 senz’altro è una delle più “semplici” dell’intera volta celeste, bellissima proprio per questo.
immagine © David Kralj (CSAAT)

Programma conferenze GENNAIO/FEBBRAIO 2025 riservate ai soli soci del Centro Studi Astronomici Antares Trieste, tenute sul canale Skype dell'Associazione:

2025 / 01 / 15
"FINESTRA SUL COSMO": nella rubrica oggi pubblicata sullo storico quotidiano giuliano Il Piccolo, un approfondimento sulle sbalorditive peculiarità del pianeta più vicino alla Terra, che in questo periodo attrae l'attenzione più di ogni altro corpo celeste nel cielo di prima sera: Venere.
Testo di Stefano Schirinzi e Rossana Monaco (Centro Studi Astronomici Antares Trieste), la quale cura anche la revisione.

2025 / 01 / 04
OGGI, NEL TARDO POMERIGGIO, OCCULTAZIONE LUNARE DI SATURNO: dopo la bellissima congiunzione di ieri tra Venere e la Luna, il Sistema Solare riserva un secondo spettacolo nel tardo pomeriggio di oggi 4 gennaio: l’occultazione del pianeta Saturno da parte della Luna, uno tra gli eventi astronomici certamente più affascinanti per l’osservazione telescopica.
Il “signore degli anelli” - quest’anno, visti di profilo - verrà nascosto dalla parte non illuminata della Luna, quella in ombra, illuminata esclusivamente dalla Terra (luce cinerea). Da Basovizza (TS), il primo contatto tra il bordo lunare e il pianeta gigante gassoso avverrà alle 18:38, con il pianeta che andrà a sparire nel giro di qualche istante dietro il disco lunare per riemergere 56’ più tardi, precisamente alle 19:34, con Saturno che riemergerà dal bordo sud-orientale della Luna. Il disco del gigante gassoso, che presenterà gli anelli visti di profilo, impiegherà circa 65” per immergersi ed emergere completamente nel/dal bordo lunare.
Anche 85 Aquarii, stella di mag. +6,7 che trovandosi a soli 36” d'arco a sud-est di Saturno verrà parimenti occultata dalla Luna; fenomeno che sarà riservato anche al maggiore dei satelliti di Saturno, Titano, che verrà occultato circa 3' dopo Saturno.
Nell'immagine, la bellissima ripresa da parte di Tomislav Anić (Akademsko Astronomsko Društvo - Rijeka) dell'occultazione lunare di Saturno accaduta lo scorso 21 agosto 2024.

2025 / 01 / 03
QUADRANTIDI AL PICCO QUESTA SERA: spendiamo qualche parola su questo sciame, poco conosciuto da gran parte degli appassionati di Astronomia, sia professionisti che dilettanti. Le QUADRANTIDI figurano tra i più notevoli sciami meteorici annuali. Il picco delle Quadrantidi è molto più breve: la durata è di solo poche ore, causata sia dalla sottigliezza del flusso di particelle che dal fatto che la Terra lo attraversa perpendicolarmente. Durante il picco, si possono osservare da 60 a 200 meteore Quadrantidi all'ora.
L’elevatissimo tasso orario è valutato con il radiante alla massima altezza sull’orizzonte; tuttavia, alle latitudini del nord-Italia il radiante non scende mai sotto l’orizzonte nord quindi la visibilità del fenomeno si presta ad essere comunque ad essere molto buona. Le Quadrantidi sono anche note per generare meteore molto luminose e, spesso, bolidi, questi ultimi generati da materiale di dimensioni ragguardevoli. A differenza della maggior parte degli sciami di meteore che hanno origine dalle comete, le Quadrantidi sono generate da un asteroide, 2003 EH1, che impiega 5,52 anni per compiere un’orbita attorno al Sole. Scoperto nel marzo 2003 dal sistema automatico LONEOS (Lowell Observatory Near-Earth Object Search), 2003 EH1 è un piccolo asteroide, largo solo tre chilometri.
Il radiante di questo sciame di meteore risiede oggi nell’area più settentrionale di Bootes; tuttavia, in quella zona l'astronomo francese Jerome Lalande creò nel 1795 una costellazione, "Quadrans Muralis", in riferimento ad uno dei primi strumenti astronomici utilizzati per osservare e tracciare le posizioni delle stelle, il quadrante. La prima osservazione di questo sciame risale al 1825.

Luminosa meteora appartenente allo sciame delle Quadrantidi

L'obsoleta costellazione Quadrans Muralis; fonte: "The lost constellations", John C. Barentine

Scia di detriti lasciati dall'asteroide 2003 EH lungo la sua orbita, progenitore delle Quadrantidi; fonte: IMO

radiante Quadrantidi alle ore 20 del 3 Gennaio 2025 da Trieste; fonte: Stellarium



