ULTIME RIPRESE FOTOGRAFICHE

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    regione nebulare di Antares (α Scorpii) / ρ Ophiuchi ripresa dalla Namibia; autore: Alessandro Cipolat Bares (CSAAT)

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    Rigel (β Orionis) e nebulosa a riflessione NGG1909 "testa di strega" in Orion; autore: Alessandro Cipolat Bares 

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    NGC2736, resto di supernova in Vela ripreso dall'Australia; autore: Zlatko Orbanic (CSAAT)

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    ammasso stelalre globulare NGC5139 "ω Centauri" in Centaurus ripreso dall'Australia; autore: Zlatko Orbanic (CSAAT)

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    nebulosa a riflessione NGC1977 in Oriona ripresa da Trieste; autore: Renzo Mosetti (CSAAT)

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    regione nebulare di Alnitak (ζ Orionis) ripresa da Casole d'Elsa (SI); autore: Maurizio Cabibbo (CSAAT)

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    ammasso stellare aperto NGC225, nebulosa oscura LDN1297 e nebulosa a riflessione vdB4 in Cassiopeia ripresi da Casole d'Elsa (SI); autore: Maurizio Cabibbo (CSAAT) 

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    ammasso stellare aperto NGC2516 in Carina, ripreso in remoto; autore: Zlatko Orbaniฤ‡ (CSAAT) 

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    IC2944, nebulosa diffusa in Centaurus rirpesa in remoto; autore: Renzo Mosetti (CSAAT)

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    Nebulosità in Vela riprese dalla Namibia; autore: Alessandro Cipolat Bares (CSAAT)

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    Sh2-311, nebulosa diffusa con ammasso stellare aperto NGC2467 in Puppis, ripresa da Pula (HR); autore: Zlatko Orbaniฤ‡ (CSAAT)

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    Abell 31, nebulosa planetaria in Cancer ripresa da Pula (HR); autore: Zlatko Orbaniฤ‡ (CSAAT)

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    Nebulosa a riflessione NGC1333 in Perseus ripresa dalla Valle d'Aosta; autore: Alessandro Cipolat Bares (CSAAT)

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    M46, ammasso stellare aperto in Pippis ripreso da Pula (HR); autore: Zlatko Orbaniฤ‡ (CSAAT)

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    CAmoi nebulari in Auriga ripresi dalla Valle d'Aosta; autore: Alessandro Cipolat Bares (CSAAT)

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    NGC2174, nebulosa a emissione in Orion ripresa da Pula (HR); autore: Zlatko Orbaniฤ‡ (CSAAT)

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    M33 "Galassia di Triangulum" ripresa da Trebiciano (TS); autore: David Kralj (CSAAT)

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    nebulosa planetaria Sh2-2016 in Perseus ripresa dalla Valle d'Aosta; autore: Alessandro Cipolat Bares (CSAAT)

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    ammasso stellare globulare NGC288 in Sculptor ripreso dal Monte Matajur (UD); autore: Andrea Nichele (CSAAT)

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    Sh2-136, complesso di nebulose oscure e a riflessione in Cepheus ripreso da Trebiciano (TS); autore: David Kralj (CSAAT)

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    Sh2-131, nebulosa diffusa con ammasso stellare aperto in Cepheus, rirpesa da Trieste; autore: Moreno pattai (CSAAT)

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    la parte centrale dell'enorme Complesso molecolare di Taurus ripreso dalla Slovenia; autore: Stefano Salvini (CSAAT) 

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    C/2025 A6 (Lemmon) ripresa dal centro di Trieste; autore: Renzo Mosetti (CSAAT)

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    M1 "crab nebula", resto di supernova in Taurus ripreso dal centro di Trieste; autore: Renzo Mosetti (CSAAT) 

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    C/2025 A6 (Lemmon) ripresa da Trebiciano (TS); autore: David Kralj (CSAAT)

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    C2025 R2 (SWAN) ripresa da Lazzaretto (TS); autore: Stefano Schirinzi (CSAAT) 

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    C/2025 A6 (Lemmon) ripresa dalla Valle d'Aosta; autore: Alessandro Cipolat Bares (CSAAT)

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    C/2025 R2 (SWAN) ripresa da Misliฤe (Slovenia); autore: Stefano Salvini (CSAAT)

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    C/2025 R2 (SWAN) ripresa dal centro di Trieste; autore: Renzo Mosetti (CSAAT)

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    M31 "grande galassia di Andromeda" con le satelliti M32 e M110; autore: Aleš Ferluga (CSAAT) 

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    nebulosa a emissione IC410 e ammasso stellare aperto NGC1893 in Auriga, ripresi da Pula (HR); autore: Zlatko Orbaniฤ‡ (CSAAT)

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    M33 "Grande galassia di Triangulum" ripresa dal monte Matajur (UD); autore: Aleš Ferluga (CSAAT)

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    galassia a spirale M83 in Hydra ripresa da Baosovizza (TS); autore: Andrea Nichele (CSAAT)

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    LDN1251, nebulosa oscura in Cepheus ripresa da Casole d'Elsa (SI); autore: Maurizio Cabibbo (CSAAT)

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    nebulosa WR NGC6888 in Cygnus ripresa da Trieste; autore: Moreno Pattai (CSAAT)

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    Via Lattea ripresa dalla valle di Casies/Gsiesertal (BZ; autore: Stefano Salvini (CSAAT)


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    ammasso stellare Collinder 399 in Vulpecula ripreso dalla Valle d'Aosta; autore: Alessandro Cipolat Bares (CSAAT)

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    ammasso stellare globulare M4 in Scorpius rirpeso da ฤŒepno (Slovenia); autore: Aleš Ferluga (CSAAT)

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    NGC6334, nebulosa "impronta di gatto" in Scorpius, ripresa da Trebiciano (TS); autore: Davd Kralj (CSAAT)

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    le due luminose stelle Shaula (λ Scorpii) e Lesath (υ Scorpii) in Scorpius, riprese dalla Namibia; autore: Alessandro Cipolat Bares (CSAAT)

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    aree nebulari nella testa di Scorpius; rirpesa effettuata da Tatre (Slovenia); autore: Stefano Salvini (CSAAT)

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    la costellazione Scorpius stagliata sul rigonfiamento galattico; rirpesa effettuata dalla Namibia; autore: Alessandro Cipolat Bares (CSAAT)

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    IC2944, nebulosa "pollo che corre"; rirpesa effettuata dalla Namibia; autore: Alessandro Cipolat Bares (CSAAT)

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    nebulose in Scorpius; ripresa effettuata da Tatre (Slovenia); autore: Stefano Salvini (CSAAT)

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    regione nebulare di ρ Ophiuchi/Antares; autore: Giulio Guglielmi (CSAAT)

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    cromosfera solare con regione attiva AR4079; ripresa effettuata da Trieste il 4/5/2025; autore: Giorgio Rizzarelli (CSAAT)

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    galassia a spirale barrata M106 in Canes Venatici; ripresa effettuata dalla Valle d'Aosta; autore: Alessandro Cipolat Bares (Centro Studi Astronomici Antares Trieste)

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    galassia a spirale barrata e AGN M82 in Ursa major; ripresa effettuata da Trebiciano (TS); autore: David Kralj (Centro Studi Astronomici Antares Trieste)

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    nebulosità a flusso integrato (IFN) nel campo di M81/M82 in Ursa Major; ripresa effettuata da Casole d'Elsa (SI); autore: Maurizio Cabibbo (Centro Studi Astronomici Antares Trieste)

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    galassia a spirale barrata NGC6744; ripresa effettuata da Tivoli Observatory (Namibia); autore: Alessandro Cipolat bares (Centro Studi Astronomici Antares Trieste)

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    M65/M66/NGC3628 "tripletto di Leo" ; ripresa effettuata dal centro di Trieste; autore: Giulio Guglielmi (Centro Studi Astronomici Antares Trieste).

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    falce di Venere ripresa il 4 marzo 2025 da Muggia (TS); autore: Stefano Schirinzi (Centro Studi Astronomici Antares Trieste)

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    MW3, nebulosità a flusso intefrato (IFN) in Ursa Major; ripresa effettuata da Casole d'Elsa (SI); autore: Maurizio Cabibbo (Centro Studi Astronomici Antares Trieste)

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    SH2-308, nebulosa a riflessione in Canis Major; ripresa effettuata dal centro di Trieste; autore: Giulio Guglielmi (Centro Studi Astronomici Antares Trieste).

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    NGC2170, nebulosa a riflessione in Monoceros ripresa da Trebiciano/Trebฤe (TS); autore: David Kralj (Centro Studi Astronomici Antares Trieste)


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    Dettaglio di Tarantula nebula in Doradus, ripresa dalla Namibia; autore: Alessandro Cipolat Bares (Centro Studi Astronomici Antares Trieste)

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    Tarantula nebula e dintorni in Doradus, ripresa dalla Namibia; autore: Alessandro Cipolat Bares (Centro Studi Astronomici Antares Trieste)

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    nebulosa ad emissione NGC281 in Cassiopeia, ripresa da ฤŒepno (Slovenia); autore: Aleš Ferluga (Centro Studi Astronomici Antares Trieste)

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    Resto di supernova NGC6992 in Cygnus; autore: Moreno Pattai (Centro Studi Astronomici Antares Trieste)

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    Resto di supernova NGC6992 in Cygnus ripreso dal Monte Matajur; autore: Andrea Nichele (Centro Studi Astronomici Antares Trieste)

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    Galassia a spirale vista di profilo NGC891 in Andromeda; autore: Andrea Nichele (Centro Studi Astronomici Antares Trieste)

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    nebulosa ad emissione NGC281 in Cassiopeia ripreso da Basovizza (TS); autore: Andrea Nichele (Centro Studi Astronomici Antares Trieste)

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    Regione nucleare di M31 "Grande galassia di Andromeda"; autore: Moreno Pattai (Centro Studi Astronomici Antares Trieste)

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    Ammasso stellare aperto M11 in Scutum, ripreso dalla Namibia; autore: Alessandro Cipolat Bares (Centro Studi Astronomici Antares Trieste)

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    Complesso nebulare NGC1361 in Cepheus, ripreso da ฤŒepno (Slovenia); autore: Aleš Ferluga (Centro Studi Astronomici Antares Trieste)

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    2024/10/02, eclisse parziale di Luna ripresa da Trieste; autore: Paolo Forti (Centro Studi Astronomici Antares Trieste)

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    Ammasso stellare aperto M6 in Scorpius, ripreso dalla Namibia; autore: Alessandro Cipolat Bares (Centro Studi Astronomici Antares Trieste)

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    La Via Lattea tra Cepheus e Scutum ripresa da Grad Kalec (Slovenia); autore: Gigliola Antonazzi (Centro Studi Astronomici Antares Trieste)

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    NGC1491, nebulosa ad emissione ed ammasso stellare aperto in Perseus, ripresi dalla Valle d'Aosta; autore: Alessandro Cipolat Bares (Centro Studi Astronomici Antares Trieste)

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    Ammasso stellare aperto IC1311 e "Sadr nebula" in Cygnus, ripresi da ฤŒepno (Slovenia); autore: Aleš Ferluga (Centro Studi Astronomici Antares Trieste)

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    VDB 133, nebulosa a riflessione in Cygnus ripresa da ฤŒepno (Slovenia); autore: Aleš Ferluga (Centro Studi Astronomici Antares Trieste)

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    Associazioni stellari OB e complessi ebulari nella "Cintura di Orion" ripresa da Casole val d'elsa (SI); autore: Maurizio Cabibbo (Centro Studi Astronomici Antares Trieste)

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    Le costellazioni limitrofe al Polo Celeste Australe, riprese dalla Namibia; autore: Alessandro Cipolat Bares (Centro Studi Astronomici Antares Trieste)

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    NGC 7380, ammasso aperto in Cepheus, ripreso da Pula (HR); autore: Zlatko Orbaniฤ‡ (Centro Studi Astronomici Antares Trieste)

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    ammasso stellare globulare NGC4372 e nebulosa oascura "dark Doodad" in Musca, rirpesi dalla Namibia; autore: Alessandro Cipolat Bares (Centro Studi Astronomici Antares Trieste)

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    Grande nebulosa di Carina, rirpesa dalla Namibia; autore: Alessandro Cipolat Bares (Centro Studi Astronomici Antares Trieste)

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    NGC7635, nebulsoa ad emissione(riflessione in Cassiopeia, ripresa da Trieste; autore: Moreno Pattai (Centro Studi Astronomici Antares Trieste)

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    Deneb (α Cygni) ripresa dalla Valle d'Aosta; autore: Alessandro Cipolat Bares (Centro Studi Astronomici Antares Trieste)

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    Macchie solarei in data 2024-08-10; autore: Paolo Forti (Centro Studi Astronomici Antares Trieste)

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    Resto di supernova NGC6996 "Veil nebula" in Cygnus, ripreso da Trebiciano (TS); autore: David Kralj (Centro Studi Astronomici Antares Trieste) 

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    Ammasso stellare globulare NGC6397 in Ara, ripreso dalla Namibia; autore: Alessandro Cipolat Bares (Centro Studi Astronomici Antares Trieste) 

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    Nebulosa ad emissione M17 "Omega" ripresa da Basovizza (TS); autore: Marco Germani (Centro Studi Astronomici Antares Trieste) 

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    Resto di supernova NGC6996 "Veil nebula" in Cygnus, ripreso da Trieste; autore: Paolo Forti (Centro Studi Astronomici Antares Trieste) 

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    Resto di supernova NGC6996 "Veil nebula" in Cygnus, ripreso da Trieste; autore: Fabrizio Honovich (Centro Studi Astronomici Antares Trieste) 

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    La Via Lattea australe ripresa dalla Namibia; autore: Alessandro Cipolat Bares (Centro Studi Astronomici Antares Trieste) 

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    galassia a spirale NGC891 in Andromeda; autore: David Kralj (CSAAT)

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    regione nebulare in Orion; autore: Giulio Guglielmi (CSAAT)

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    galassia a spirale M100 in Coma; autore: Aleš Ferluga (CSAAT) 

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    Betelgeuse (α Orionis); autore: Alessandro Cipolat Bares (CSAAT)

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    nebulosa ad emissione Sh2-129 e nebulosa planetaria Ou4 in Cepheus, riprese dal monte Matajur (UD); autore: Aleš Ferluga (CSAAT)

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    C/2023 P1 "Nishimura" rirpesa da Orehek (Slovenia) il 2023-09-07; autore: Paolo Forti (CSAAT) 

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    Luna all'ultimo quarto rirpesa da Orehek (Slovenia) il 2023-09-07; autore: Marco Margini (CSAAT) 

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    Sole in H-Alpha ripreso da Trieste il 2023-09-04; autore: Giorgio Rizzarelli (CSAAT)

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    Via Lattea da Scutum a Perseus; autore: Stefano Salvini (CSAAT)

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    nebulosa planetaria M27 in Vulpecula, ripresa da Trieste; autore: Maximilian Iesse (CSAAT)

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    Vega (α Lyrae); autore: Paolo Forti (CSAAT)

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    nebulosa ad emissione M16 detta "aquila", ripresa da Grado (GO); autore: Giulio Guglielmi (CSAAT)

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    Mizar (ζ Ursae Majoris) e Alcor (80 Ursae Majoris); autore: Paolo Forti (CSAAT)

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    nube molecolare di Corona Australis, ripresa dalla Namibia; autore: Alessandro Cipolat Bares (CSAAT)

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    galassia a spirale M33 in Triangulum ripresa da Cepno (Slovenia); autore: Fabrizio Honovich (CSAAT)

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    il centro galattico tra Scorpius, Sagittarius e Ophiucus, con la stella Sargas (θ Scorpii) visibile a meno di 1° sull'orizzonte; autore: Rossana Monaco (CSAAT)

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    meteora Perseide ripresa da ฤŒepno (Slovenia); foto Gigliola Antonazzi (CSAAT)

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    meteora Perseide in transito nei pressi della grande galassia di Andromeda, ripresa da ฤŒepno (Slovenia); foto Gigliola Antonazzi (CSAAT)

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    parte del complesso "Veil nebula" in Cygnus, ripreso da Cepno (Slovenia); autore: Fabrizio Honovich (CSAAT)

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    nebulosa oscura LDN1251 in Cepheus ripreso da Cepno (Slovenia); autore: Paolo Forti (CSAAT)

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    complesso nebulare IC1396 in Cepheus; autore: Aleš Ferluga (CSAAT)

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    nebulosa plpanetaria M27 "manubrio" in Vulpecula; autore: Paolo Forti (CSAAT)

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    nebulosa M8 "laguna" in Sagittarius; autore: Paolo Forti (CSAAT)

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    complesso nebulare IC1396 in Cepheus; autore: Paolo Forti (CSAAT)

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    M8 "nebulosa laguna" in Sagittarius; autore: Fabrizio Honovich (CSAAT)

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    resto si supernova "Veil nebula" in Cygnus; autore: Paolo Forti (CSAAT)

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    complesso nebulare IC1396 in Cepheus; autore: Paolo Forti (CSAAT)

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    NGC6960 "Veil nebula" in Cygnus, ripresa da Trebiciano (TS); autore: David Kralj (CSAAT)

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    campi stellari attorno a Rigel Kentaurus (α Centauri) riprese dalla Namibia; autore: Alessandro Cipolat Bares (CSAAT)

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    ammasso stellare globulare M55 in Sagittarius, ripreso dalla Namibia; autore: Alessandro Cipolat Bares (CSAAT)

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    ammasso stellare aperto M7 in Scorpius, ripreso dalla Namibia; autore: Alessandro Cipolat Bares (CSAAT)

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    Rigel Kentaurus (α Centauri), ripresa dalla Namibia; autore: Alessandro Cipolat Bares (CSAAT)

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    Cygnus Wall in NGC7000 "nebulosa Nord America" ripreso da Trieste; autore: Fabrizio Honovich (CSAAT) 

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    galassia a spirale Maffei 2 in Cassiopeia ripesa da Platak (HR); autore: Stefano Schirinzi CSAAT) 

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    Via Lattea ripresa dall'osservatorio del Teide (Tenerife) autore: Moreno Pattai (CSAAT)

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    disco solare ripreso in H-alpha il 2023-06-07 da Maximilian Iesse (CSAAT) 

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    dettagli della fotosfera solare in H-alpha ripresa il 2023-06-07 da Maximilian Iesse (CSAAT)

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    SN 2023ixf in M101: somma di due immagini, effettuate strumenti differenti, da Alessandro Cipolat Bares e Stefano Schirinzi:

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    SN2023ixf in M101 (UMa), ripresa da Pula (HR); autore: Zlatko Orbanic (CSAAT)

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    SN2023ixf in M101 (UMa), ripresa da Basovizza (TS); autore: Stefano Schirinzi (CSAAT)

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    SN2023ixf nella galassia M101 (UMa), ripresa da Cepno (Slovenia); autore: Aleš Ferluga (CSAAT)

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    SN2023ixf nella galassia M101 (UMa), ripresa dalla Ciceria (Croazia); autore: Paolo Forti (CSAAT)

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    SN2023ixf nella galassia M101 (UMa), ripresa il 2023/05/20 dai Brkini (Slovenia); autore: Giorgio Rizzarelli (CSAAT)

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    galassia a spirale M104 in Virgo; autore: Fabrizio Honovich (CSAAT)

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    complesso molecolare di Orione; autore: Stefano Salvini (CSAAT)

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    galassia a spirale NGC3718 con la vicina NGC3729 (a dx) in Ursa Major; autore: Maximilian Iesse (CSAAT)

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    galassia a spirale M101 in Ursa Major rirpesa dalla Valle d'Aosta; autore: Alessandro Cipolat Bares (CSAAT)

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    Visnjan Messier Marathon 2023 (HR)

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    galassie a spirale interagenti M51 e NGC5195 in Canes Venatici; autore: David Kralj (CSAAT)

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    campi stellari e nebulose nella Via Lattea tra Monoceros e Gemini; autore: Stefano Salvini (CSAAT)

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    resto di supernova Simeis147 in Auriga/Taurus; autore: Aleš Ferluga (CSAAT)

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    galassia a spirale M63 in Canes Venatici; autore: Fabrizio Honovich (CSAAT)

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    galassie a spirale M106 (a dx) e NGC4217 (a sx) in Canes Venatici; autore: Alessandro Cipolat Bares (CSAAT) dalla Valle d'Aosta

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    galassia a spirale M63 in Canes Venatici; autore: Zlatko Orbaniฤ‡ (CSAAT) da Pula (HR)

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    galassia a spirale M101 (al centr0) e NGC5474 (in alto a dx) e in Ursa Major; autore: Aleš Ferluga (CSAAT)

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    dettagli della fotosfera solare; autore: Maximilian Iesse (CSAAT)

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    NGC2237, nebulosa ad emissione "Rosetta" con relativo ammasso stellare in Monioceros; autore Paolo Forti (CSAAT)

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    Via Lattea, aree nebulari ed ammassi stellari in Cassiopeia; autore: Aleš Ferluga (CSAAT)

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    aree nebulari ed ammassi stellari in Auriga; autore: Aleš Ferluga (CSAAT)

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    rifelssi sul maer della congiunzione Venere-Giove, 2023-03-02; autore: Stefano Schirinzi (CSAAT)

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    congiunzione Venere-Giove sul golfo di Trieste, 2023-03-02; autore: David-Kralj (CSAAT)

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    NGC2359 nebulosa "elmo di Thor" in Canis Major, ripresa da David Kralj (CSAAT) da ฤŒepno (Slovenia)

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    Il cielo di metà Febbraio ripreso da Jelovice (HR) da David Kralj (CSAAT)

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    Il cratere Clavius e l'area circostante; immagine ripresa da Roberto Furlan da Carlshalton (UK)

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    L'ammasso stellare NGC2237 in Monoceros ripreso da Stefano Schirinzi (CSAAT) da ฤŒrnotiฤe (Slovenia)

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    C2022 E3 ZTF ripresa da Gigliola Antonazzi (CSAAT) il 2022-02-18 da ฤŒrnotiฤe (Slovenia)

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    C2022 E3 ZTF ripresa da Alessandro Cipolat Bares (CSAAT) il 2022-02-20 dalla Valle d'Aosta

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    C2022 E3 ZTF ripresa da Alessandro Cipolat Bares (CSAAT) il 2022-01-27 dalla Valle d'Aosta

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    C2022 E3 ZTF ripresa da Alessandro Cipolat Bares (CSAAT) il 2022-01-27 dalla Valle d'Aosta

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    C2022 E3 ZTF "starless" ripresa da Alessandro Cipolat Bares (CSAAT) il 2022-01-25 dalla Valle d'Aosta

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    C2022 E3 ZTF ripresa da Giulio Guglielmi (CSAAT) il 2022-01-25 da Basovizza (TS)

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    C2022 E3 ZTF ripresa da Stefano Schirinzi (CSAAT) il 2022-01-25 da Basovizza (TS)

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    C2022 E3 ZTF ripresa da Fabrizio Honovich (CSAAT) il 2022-01-25 da Basovizza (TS)

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    C2022 E3 ZTF ripresa da Giulio Guglielmi (CSAAT) il 2022-01-25 da Basovizza (TS)

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    C2022 E3 ZTF ripresa da Alessandro Cipolat Bares (CSAAT) il 2022-01-21 dalla Valle d'Aosta

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    ammasso stellare M45 "Pleiadi" rirpese da ฤŒepno (Slovenia); autore: Irwin Burian Lissoi (CSAAT)

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    nebulosa NGC 1909 "testa di strega" in Eridanus, rirpesa da ฤŒepno (Slovenia) 

    autore: Aleš Ferluga

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    nebulosa NGC2175 in Orion

    ripresa  da Basovizza (TS)

    autore: Paolo Forti (CSAAT)

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    ammasso stellare M41 in Canis Major ripreso da Basovizza (TS)

    autore: Paolo Forti (CSAAT)

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    ammasso stellare M44 in Cancer ripreso da Basovizza (TS)

    autore: Paolo Forti (CSAAT)

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    Cometa C/2022 E3 (ZTF), ripresa il 2022/11/30 da Lazzaretto (TS

    autore: Stefano Schirinzi (CSAAT)

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    ammasso stellare M45 "Pleiadi", dettaglio

    autore: Paolo Forti (CSAAT)

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    M42 "grande nebulosa di Orion"

    ripresa da Basovizza (TS)

    autore: Paolo Forti (CSAAT)

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    NGC1893 "nebulosa girino" in Auriga

    ripresa da Basovizza (TS)

    autore: Paolo Forti (CSAAT)

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    nebulosa a riflessione M78 in Orion

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    galassia NGC253 "moneta d'argento" in Sculptor, rirpesa da Cepno (slovenia)

    autore: Stefano Schirinzi (CSAAT)

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    nebulosa NGC281 in Cassiopeia

    ripresa da Basovizza (TS)

    autore: Paolo Forti (CSAAT)

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    Giove rirpeso al telescopio; autore: Ivan Minoia (CSAAT)

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    nebulosa oscura IC434 "testa di cavallo" ripresa da Cepno (Slovenia)

    autore: Giulio Guglielmi (CSAAT)

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    nebulosa a riflessione NGC1977 in Orion, ripresa da Cepno (Slovenia)

    autore: Stefano Schirnzi (CSAAT)

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    NGC281 "nebulosa Pac-Man" in Cassiopeia, ripresa da Basovizza (TS) il 2022/0920; autore Fabrizio Honovich (Centro Studi Astronomici Antares Trieste)  

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    la Via Lattea ripresa con la silhouette delle Tre Cime di Lavaredo, Dolomiti; autore: Gigliola Antonazzi (Centro Studi Astronomici Antares Trieste)

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    Saturno ripreso il 2022-08-16; autore: Jan Pohlen (Centro Studi Astronomici Antares Trieste)

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    nebulosa ad emissione Sh2-101 "tulipano", ripresa  Casole d'Elsa (SI)

    autore: Maurizio Cabibbo (CSAAT)

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  • cometa C/2017 K2 PANSTARRS tra le stelle di Ophiucus, ripresa da Basovizza (TS)

    autore: Stefanio Schirinzi (CSAAT)

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  • luce zodiacale dal deserto del Kalahari, Namibia

    autore: Alessandro Cipolat Bares (CSAAT)

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  • NGC7000 "nebulosa Nord America" e IC5067/70 "nebulosa Pellicano" in Cygnus, ripresa dalla Slovenia

    autore: Aleš Ferluga (CSAAT)

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  • regione nucleare di M31 "grande galassia di Andromeda" con M110, ripresa da Basovizza (TS)

    autore: Paolo Forti (CSAAT)

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  • nebulosa M17 "omega" in Sagittarius, , ripresa da Basovizza (TS)

    autore: Stefano Schirinzi (CSAAT)

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  • nebulose M8 "laguna" ed M20 "trifida" in Sagittarius, rirpese da Grado (GO)

    autore: Giulio Guglielmi (CSAAT)

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  • complesso nebulare di ρ Ophiuchi e Antares; autore: Alessandro Cipolat Bares (CSAAT)

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  • resto di supernova NGC6992 "nebulosa Velo" in Cygnus; autore: Aleš Ferluga (CSAAT)

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  • nebulosa ad emissione/riflessione M20 "trifida" in Sagittarius, ripresa da Basovizza (TS)

    autore: Cristina Bressan (CSAAT)

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  • campo stellare in Sagittarius tra le nebulose M16 "aquila" (a sx) e M17 "omega" (a dx), ripreso dalla Slovenia

    autore: Aleš Ferluga (CSAAT)

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    M7, "ammasso di Tolomeo" in Scorpius, ripreso da Basovizza (TS); a dx, le stelle sono coperte da un albero

    autore: Cristina Bressan (CSAAT)

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  • nebulosa oscura "Dark Doodad" e ammasso globulare NGC4372, in Musca, ripresi dalla Namibia

    autore: Alessandro Cipolat Bares (CSAAT)

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    Luna all'ultimo giorno

    autore: Paolo Forti (CSAAT)

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  • nebulosa ad emissione M16 "aquila", ripresa da Grado (GO)

    autore: Giulio Guglielmi (CSAAT)

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  • la Via Lattea sotto cielo Bortle 3, ripresa dall'isola di Cherso/Cres (HR)

    autore: Simone Scarpa (CSAAT) 

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  • la Via Lattea ripresa da Basovizza (TS)

    autore: Cristina Bressan (CSAAT)

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    Luna del 12 agosto 2022, ripresa da Basovizza (TS)

    autore: Cristina Bressan (CSAAT)

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    Meteore e satelliti del 12 agosto 2022; ripresa effettuata da Basovizza (TS)

    autore: Stefano Salvini (CSAAT)

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    "Notte delle Perseidi", 12 agosto 2022

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    "Notte delle Perseidi", 12 agosto 2022

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    "Notte delle Perseidi", 12 agosto 2022

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    "Notte delle Perseidi", 12 agosto 2022

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    galassia NGC891 in Andromeda, ripresa da Stefano Schirinzi (CSAAT)

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    gruppo di stelle M73 in Aquarius, ripreso da Stefano Schirinzi (CSAAT)

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    ammasso globulare M72 in Aquarius, ripreso da Stefano Schirinzi (CSAAT)

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    Scorpius e costellazioni limitrofe; ripresa effettuata da Platak (HR) da Rossana Monaco (CSAAT)

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    Nettuno e la luna Tritone ripresi da Stefano Schirinzi (CSAAT)

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    nebulosa ad emissione Sh2-126 in Lacerta; ripresa da Maurizio Cabibbo da Casole Val d'Elsa (SI)

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    grande fenditura di Cygnus ripresa da Paolo Forti (CSAAT)

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    Urano e le sue lune ripresi da Stefano Schirinzi (CSAAT)

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    NGC7822, nebulosa ad emissione in Cepheus; autore: Aleš Ferluga (CSAAT)

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    M45 "ammasso stellare Pleiadi" in Taurus; autore: Paolo Forti (CSAAT)

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    NGC404 "fantasma di Mirach" in Andromeda; autore: Stefano Schirinzi (CSAAT)

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    NGC 869/884, "doppio ammasso di Perseus"; autore: Paolo Forti (CSAAT)

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    "a riprendere il cielo stellato"

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    dettaglio su M33 "galassia di Triangulum"; autore: Jan Pohlen (CSAAT)

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    M33 "galassia di Triangulum"

    autore: Paolo Forti (CSAAT)

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    meteora perseide in Auriga; autore: Giorgio Rizzarelli (CSAAT

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    Luna, Giove (a sx) e Saturno (a dx) ripresi durante "Notte delle Perseidi"; autore: Cristina Bressan (CSAAT)

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    NGC281 nebulosa "Pac-Man" in Cassiopeia; autore: Paolo Forti (CSAAT)

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ASTRONEWS E APPROFONDIMENTI 2026

2026 / 02 / 11

"FINESTRA SUL COSMO": nell'odierna pubblicazione della rubrica sullo storico quotidiano Il Piccolo, un approfondimento di Andrea Nichele e Stefano Schirinzi (Centro Studi Astronomici Antares Trieste) sulla galassia "grand design" NGC3344 in Leo Minor, splendidamente ripresa dal telescopio spaziale Hubble (NASA/ESA). La perfetta prospettiva con la quale si presenta alla nostra visione permette di ammirare l'eleganza geometrica delle braccia a spirale come in un vero manuale di anatomia galattica:

2026 / 02 / 10

๐—ข๐— ๐—•๐—ฅ๐—˜ ๐——๐—œ ๐— ๐—”๐—ง๐—˜๐—ฅ๐—œ๐—” ๐—ข๐—ฆ๐—–๐—จ๐—ฅ๐—” ๐—ฆ๐—จ ๐—ฆ๐—š๐—ฅ ๐—”*: un recente studio condotto da un team internazionale, guidato da Valentina Crespi e Carlos R. Argüelles e pubblicato sul Monthly Notices of the Royal Astronomical Society (https://academic.oup.com/.../article/546/1/staf1854/8431112) propone un'ipotesi provocatoria: Sagittarius A*, l'oggetto da 4 milioni di masse solari al centro della Galassia, potrebbe non essere un buco nero supermassiccio quanto un "denso agglomerato di materia oscura".


Secondo questo modello, Sgr A* sarebbe composto da "darkinos", particelle fermioniche (come elettroni e neutroni) ipotetiche che, obbedendo al principio di esclusione di Pauli, eviterebbero il collasso gravitazionale totale. Ciò creerebbe un nucleo estremamente compatto: una sfera di materia invisibile, densissima e priva di un vero orizzonte degli eventi ma capace di curvare lo spaziotempo in modo quasi identico a quello fatto da un buco nero. Gli autori suggeriscono anche che l'ombra osservata dall'Event Horizon Telescope dal 2017 al 2022 possa essere una sorta di illusione ottica causata dalla deflessione della luce attorno a questo agglomerato piuttosto che la prova dell'esistenza di un buco nero al centro della Galassia.


Nonostante il rigore matematico, la comunità scientifica accoglie la teoria con forte scetticismo. L'ipotesi del buco nero resta infatti la più solida per diverse ragioni, tutte fondamentali: 1) coerenza con Einstein: l'immagine prodotta dall'EHT e le dinamiche del plasma osservate in luce polarizzata coincidono quasi perfettamente con le previsioni della relatività generale; 2) assenza di radiazione centrale: Sgr A* appare come un "pozzo senza fondo"; fosse un ammasso di materia oscura, EHT avrebbe probabilmente rilevato segnali luminosi provenienti dal suo centro; 3) redshift gravitazionale: nel 2018, il passaggio della stella S2 vicino a Sgr A* ha confermato con estrema precisione il redshift gravitazionale della luce previsto dalla relatività generale.


๏ปฟMentre il modello della materia oscura richiede calibrazioni forzate e l'esistenza di particelle ad oggi non osservate, la relatività spiega i fenomeni in modo naturale e diretto. In assenza di prove straordinarie, Sgr A* resta un buco nero supermassiccio e lo studio di Crespi, Argüelles e colleghi si configura come l'ennesima sfida teorica destinata, con ogni probabilità, a confermare ulteriormente la solidità della relatività einsteiniana.


Stefano Schirinzi (CSAAT)

2026 / 02 / 10

"SENTIERI TRA LE STELLE" - I MISTERI DELLA MATERIA OSCURA: il Centro Studi Astronomici Antares Trieste esprime la più sentita gratitudine al Prof. Paolo Salucci (S.I.S.S.A. Trieste) per la straordinaria conferenza tenuta lo scorso 6/2 e dedicata ai misteri della materia oscura: un intervento che ha saputo coniugare un altissimo rigore scientifico a una rara capacità comunicativa, rendendo accessibili concetti di estrema complessità cosmologica. L'accurata esposizione di Salucci non solo ha saputo trasmettere tutta la passione e la dedizione che animano la ricerca di frontiera su questo affascinante argomento. La conferenza ha offerto a tutti i presenti spunti di riflessione sull'architettura invisibile dell'Universo, stimolando una rinnovata curiosità verso indagini tutt'altro che scontate.

2026 / 02 / 05

SOLE - AR4366: NEI GIORNI 1-4 BRILLAMENTI DI CLASSE X (INTENSI) QUOTIDIANI, UN RITMO PARAGONABILE ALLA GRANDE REGIONE DI MAGGIO 2024 MA CME POCHE E DEBOLI: sorta il 30 Gennaio senza macchie solari significative, già il giorno 31 la Active Region 4366 stava crescendo rapidamente a sorpresa. Da quel giorno la regione è classificata "delta" (cioè include una macchia solare che include bipolarità magnetica) e quindi altamente instabile. Dal 1 Febbraio a oggi giorno 4, la regione ha prodotto brillamenti a un ritmo impressionante (vedi grafico): ogni giorno ha emesso uno o più brillamenti di classe X (cioè intensi) e una dozzina di brillamenti M (medi), per un totale di una cinquantina di brillamenti M/X avvenuti finora (un ritmo che, in questo ciclo solare undecennale, è stato raggiunto solo dalla AR3664 dell'emisfero Sud del Maggio 2024).
Il brillamento più intenso nei giorni scorsi è stato un X8 (il terzo più intenso del ciclo), avvenuto attorno alla Mezzanotte fra i giorni 1 e 2, e seguito in soli 60 minuti da aftershock X2, X3 e X1. Notevole anche l'X4 di oggi 4 Febbraio.


Ricordiamo che i brillamenti solari (flare) sono flash localizzati di luce (che durano minuti/ore). Le lettere X (intenso), M (medio) e C (comune, debole) indicano ordini di grandezza (potenze di 10) dell'intensità massima del flash, mentre la cifra numerica indica l'intensità in dettaglio. La luce di un brillamento è presente sempre su un ampio spettro di frequenze (inclusa la luce visibile), ma l'intensità viene misurata in una parte dello spettro dei raggi X, dove la luce è particolarmente energetica. Questo non ha nulla a che fare con la lettera X usata per i brillamenti intensi.


Con oggi la regione ha raggiunto la massima superficie (con una lunghezza di 15 diametri terrestri) e, grazie alla rotazione solare, la sua longitudine è centrale sulla faccia rivolta alla Terra - per cui la regione può essere ammirata in tutta la sua magnificenza. Comunque, la superficie è meno della metà della grande regione di Maggio 2024 e inferiore a quella di altre regioni di questo ciclo undecennale. Anche in termini di numero di macchie solari, non si compete con il massimo del ciclo avvenuto nel Maggio 2024.


Inoltre, caratteristica singolare di questa regione, nonostante vari dei brillamenti intensi siano stati abbastanza durevoli e quindi energetici, solo a pochissimi erano associate CME (eruzioni di massa coronale), e quelle poche erano lente e/o poco dense, inclusa quella associata al brillamento X8. In conseguenza in questi giorni sulla Terra sono previste tempeste geomagnetiche solo di livello G1, irrilevante in Italia per quanto riguarda l'aurora boreale, specie nelle ore con chiaro di Luna (per non parlare del maltempo nella zona di Trieste). Una situazione quindi ben diversa dalla G5 con aurora spettacolare del 10 Maggio 2024.


Aggiornamento giorni 5-6:
La superficie della Regione Attiva è rimasta costante ma il numero di macchie si è circa dimezzato. Il giorno 5 si sono avuti solo brillamenti M (cioè medi) e il giorno 6 solo brillamenti C (cioè comuni e deboli). Dal giorno 5 alcuni dei brillamenti iniziano a provenire anche da altre regioni. Le CME, almeno per ora, continuano a essere poche e lente o poco dense, e le tempeste geomagnetiche avvenute (notte Feb4/5) e previste sono solo di livello G1.


Tuttavia la grande regione in questione ha ancora complessità magnetica delta, per cui nei prossimi giorni c'è una probabilità che produca ulteriori brillamenti di classe X, anche se ormai non è più centrale sulla faccia rivolta alla Terra, per cui eventuali CME investiranno la Terra probabilmente solo di striscio.


Giorgio Rizzarelli (CSAAT)

2026 / 02 / 02

SOLE - BRILLAMENTO X8 (IL 3° PIU' FORTE NEL CORRENTE CICLO): attorno a Mezzanotte (Universal Time) tra l'1 e il 2 febbraio, la Active Region 4366 ha scatenato un brillamento di livello X8. Questo è il terzo brillamento più forte nel ciclo undecennale, dopo l'X9 di Maggio 2024 e l'X9 di Ottobre 2024 (entrambi mesi in cui abbiamo avuto un importante evento di aurora a medie latitudini).

Inoltre, poco dopo l'X8, in un'ora la stessa regione ha prodotto anche, come picchi secondari, un X2, un X3 e un M9.7 (pari a quasi un X1).


Questi eventi si aggiungono a quelli di ieri 1 Feb: un brillamento X1 e quasi venti brillamenti M (medi). Stamane si sono aggiunti un X2 e altri M.


In questo ciclo, in termini di brillamenti un tale tasso di attività era stato raggiunto solo nel Maggio 2024. Mentre in quel mese la regione responsabile era principalmente la AR3664 nell'emisfero Sud (l'attività del quale ha dominato nel 2024), ora la responsabile dei brillamenti è la AR4366 nell'emisfero Nord (il quale ha dominato dal 2025). In soli due giorni questa regione è cresciuta dal nulla fino a una lunghezza comparabile col diametro di Giove, con un'elevata complessità magnetica.


Tuttavia, ai brillamenti di questi giorni, almeno per ora, risultano associate solo poche CME e poco significative. Inoltre in questi giorni la regione in questione non è ancora affacciata direttamente verso Terra. Ad esempio, all'X8 è associata una lenta CME che dovrebbe investire la Terra di striscio attorno al giorno 5. Inoltre un'eventuale aurora a medie latitudini sarebbe visibile solo se capita in ore senza Luna, che in questi giorni saranno ancora poche, in quanto la Luna ha appena passato la fase piena.


La complessità magnetica della regione persiste, per cui essa potrebbe innescare altri brillamenti X nei prossimi giorni.


Giorgio Rizzarelli (CSAAT)

2026 / 01 / 29

FINESTRA SUL COSMO: nel numero pubblicato ieri nello storico quotidiano Il Piccolo a firma Stefano Schirinzi (Centro Studi Astronomici Antares Trieste), un approfondimento su un segreto cosmico: Betelgeuse non è sola. La scoperta trasforma un enigma astrofisico in una realtà visibile, mostrandoci Betelgeuse non più come una stella solitaria ma come parte di un affascinante sistema binario che avrà sicuramente ripercussioni sul destino finale di questo colosso cosmico:

2026 / 01 / 24

"SENTIERI TRA LE STELLE": ieri 23/1 sera la rassegna "Sentieri tra le Stelle" ci ha regalato un appuntamento davvero TOP: la conferenza dell'astrofisico Prof. Mauro Messerotti  è stata un’esperienza entusiasmante, mix perfetto di estrema chiarezza non solo sulla fisica del Sole e le interazioni con la Terra ma anche sui potenziali effetti indotti da fenomeni altamente energetici che accadono nelle profondità dell'Universo: una passione che ha letteralmente incantato il pubblico presente. È raro incontrare una tale capacità di rendere semplici e affascinanti i segreti del Cosmo. Un ringraziamento speciale a Mauro Messerotti dal Centro Studi Astronomici Antares Trieste per una relazione davvero di elevato livello divulgativo: siamo orgogliosi di avere eccellenze simili nella nostra città.

2026 / 01 / 23

Come già anticipato in altre occasioni in questa stessa pagina parlando di aurore e interazioni Sole-Terra, la nostra stella madre emana un flusso continuo di protoni e elettroni (il "vento solare", che può viaggiare anche velocemente quando passa attraverso buchi nella corona solare) al quale si aggiungono le cosiddette "emissioni di massa coronale" (dette anche CME), enormi bolle di gas ionizzato (detto anche plasma) costituite da miliardi di protoni e elettroni e campi magnetici che vengono scagliate violentemente dalla corona solare a seguito di improvvise rotture/riconnessioni delle linee del campo magnetico del Sole le quali che agiscono come una sorta di elastico che si spezza, scagliando via la materia.

Anche se entrambi i fenomeni trasportano particelle cariche nello spazio, la sostanziale differenza tra i due fenomeni risiede nel campo magnetico: mentre il vento solare trasporta il campo magnetico interplanetario in modo relativamente ordinato, una CME porta con sé un proprio campo magnetico molto intenso e aggrovigliato. In particolare, se la polarità del campo magnetico di una CME è opposta a quella del campo magnetico terrestre si verifica allora un particolare fenomeno detto "riconnessione magnetica": la magnetosfera terrestre si "apre", permettendo a una quantità enorme di particelle di precipitare nell'atmosfera, innescando così le aurore più spettacolari.

Cerchiamo ora di comprendere correttamente i diversi processi che si verificano durante la discesa nell'atmosfera di protoni e elettroni all'impatto di una CME con la magnetosfera.

Sebbene protoni e elettroni viaggino generalmente a velocità simili nel plasma solare, la differenza nella loro massa diventa un fattore determinante nelle dinamiche seguenti all’impatto con l’atmosfera: poiché la massa di un protone è circa 1836 volte superiore a quella di un elettrone, a parità di velocità la sua quantità di moto sarà proporzionalmente superiore di oltre tre ordini di grandezza, conferendo ai protoni una superiore inerzia.

Mentre gli elettroni, più leggeri, vengono infatti deviati o rallentati molto più facilmente dai campi elettromagnetici, i protoni tendono a mantenere la propria direzione più a lungo, riuscendo a penetrare più in profondità nei gas atmosferici.

Durante questo tragitto, ogni protone viene influenzato dal campo elettrico dei nuclei atomici incontrati, processo che genera la cosiddetta "radiazione di frenamento" (detta anche legge di Bremsstrahlung) che produce fotoni ad alta energia come i raggi X; tuttavia, poiché l'intensità di questa radiazione è inversamente proporzionale al quadrato della massa della particella, i protoni ne producono una quantità del tutto trascurabile rispetto agli elettroni, rendendo tale fenomeno una prerogativa di questi ultimi (rimanendo ad ogni modo invisibile all'occhio umano).

La celebre luce verde a 557,7 nm è il risultato del processo di eccitazione dell'ossigeno monoatomico situato solitamente tra i 100 e i 150 km di quota ma il fenomeno cambia drasticamente in base alla particella coinvolta: sono le aurore elettroniche le responsabili delle strutture più spettacolari: quelle nitide e dinamiche, caratterizzate da movimenti estremamente veloci che creano i classici drappeggi e archi definiti proprio perché gli elettroni seguono a stretto contatto le linee di forza del campo magnetico. Quella osservata ad occhio nudo la notte del 19 gennaio e ripresa nello splendido time-lapse realizzato da Gigliola Antonazzi (Centro Studi Astronomici Antares Trieste) è stata proprio un'aurora verde "accesa" da elettroni.

I veloci "drappeggi" verdi del 19 gennaio non sono stati quindi creati da protoni i quali producono aurore di tipo diffuso, simili a veli nebbiosi ma soprattutto statiche, prive di strutture verticali nitide a causa dello sparpagliamento subito durante gli urti. Sebbene l'inerzia dei protoni permetta loro di penetrare profondamente in atmosfera e colpire l'ossigeno, è ad ogni modo sempre opportuno attendere la calibrazione di dati con le rilevazioni effettuate da satelliti come GOLD (che monitora la risposta termica e chimica dell'atmosfera) o DMSP (atto a misurare con precisione il numero di elettroni e protoni in caduta nell'atmosfera): solo il confronto incrociato tra i flussi di particelle nello spazio e la risposta luminosa osservata/fotografata a terra può confermare se l'origine della colorazione verde possa essere legata anche a una pioggia protonica oltre alla più frequente e strutturata pioggia di elettroni.

Stefano Schirinzi (CSAAT)

2026 / 01 / 21

Ringraziamo la Redazione dello storico quotidiano Il Piccolo e la giornalista Giulia Basso per il bellissimo articolo con l'interessante intervista all'astrofotografa e P.R. del Centro Studi Astronomici Antares Gigliola Antonazzi che ha prodotto il bellissimo time-lapse dell'aurora polare apparsa il 19/1, divenuto virale:

2026 / 01 / 21

Altre bellissime istantanee dell'aurora polare dello scorso lunedì 19 gennaio, realizzate dall'astrofotografo Stefano Salvini (CSAAT) dalla frazione di Opicina:

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2026 / 01 / 20

AGGIORNAMENTO AURORA E COME INTERPRETARE I DATI NOAA: La tempesta geomagnetica ha raggiunto ieri sera intensità G5-, causando l'aurora boreale spettacolare osservata e fotografata da moltissimi in Europa, inclusa l'Italia. Oggi nella notte americana la tempesta ha avuto una ripresa G4. Ora che da noi cala di nuovo la notte, i parametri della CME stanno lentamente diminuendo e la tempesta sta andando sul finire, anche se il vento solare è ancora veloce e la magnetosfera ancora riverberante. Il valore sta oscillando fra G2 (che da noi causa solitamente aurora/SAR rossa in un cielo rurale basso a Nord anche in visuale solo in foto) e G3 (anche visuale). Il NOAA prevede G1-3 nelle prossime ore.


Aggiornamento mezzanotte: è avvenuto un breve picco G4 imprevisto, con aurora rossa vista a occhio in Norditalia, vedi un post successivo.


COME INTERPRETARE LE SCALE NOAA G, S, R: le scale G, S, R sono state sviluppate dal NOAA per indicare in modo pratico i livelli di fenomeni di meteorologia spaziale che possono avere effetti rilevanti per la società. Hanno tutte valori da 1 a 5 (indicati in un quadrato) ed evidenziati da colori (dal verde per valore 0, al rosso per i valori estremi 4 e 5). I valori massimi delle ultime 24 ore, quelli attuali e quelli previsti nei prossimi giorni sono consultabili sulla homepage di www.spaceweather.gov.


Per l'aurora boreale, di questi tre parametri quasi sempre l'unico rilevante è G (Geomagnetic storm=tempesta). In assenza di fondocielo (vicinanza di luci cittadine, chiaro di luna, crepuscolo o giorno) e di nuvole, G determina tipicamente aurora boreale secondo la seguente tabella:


  G5: rossa alta in visuale, verde bassa in foto

  G4: rossa medio-alta a Nord in visuale

  G3: rossa bassa a Nord in visuale

  G2: come sopra solo in foto

  G1: come sopra debole in foto


Le app per cellulare di previsione aurora usano spesso la scala Kp; il valore G si ottiene sottraendovi 4 unità, per es. Kp7=G3 (i valori Kp 4 o inferiori sono rilevanti solo in zone polari).


Quando G raggiunge un valore alto (substorm), l'aurora tipicamente inizia subito, ma spesso anche dopo 1 o 2 ore. La durata di un substorm può andare da 15min a ore ed è imprevedibile.


Durante una G5 i satelliti GPS possono essere imprecisi e, teoricamente, si possono avere disturbi alle centrali elettriche, che però hanno ormai sistemi di protezione (che vengono attivati grazie alle previsioni di meteorologia spaziale) che risultano efficaci (eccetto in caso di eventi estremamente rari): negli eventi più intensi di questo ciclo undecennale, quasli Maggio 2024, non si sono avuti blackout in alcuna parte del pianeta.


Il valore S (Solar proton Storm) indica invece il livello di tempesta solare di protoni, un fenomeno che solitamente ha solo effetti (diretti) su astronauti in attività extraveicolare (che quindi vengono evitate durante questi eventi), satelliti e (in parte) voli d'alta quota in rotte polari. Ieri, con l'eccezionale valore S4 (non raggiunto dal 2003), questo valore ha determinato anche rare aurore protoniche: le aurore verdi lenticolari intermittenti, molto più rare della convenzionale aurora verde, ma che sono state ben visibili a occhio nudo anche dalle nostre parti (come ben documentato dal timelapse che abbiamo pubblicato); ora il valore è sceso a S1.


La scala R (Radio blackout) indica disturbi radio causati da brillamenti solari, precisamente blackout (limitati a meno di un'ora) a trasmissioni radio a onde corte (usate per esempio da certi radioamatori), che dipendono dalla ionosfera. Il brillamento dell'altro ieri (associato all'eruzione che ha causato questa tempesta geomagnetica) ha determinato quel giorno un R3 sceso a 0 in meno di un'ora.


Giorgio Rizzarelli (CSAAT)

2026 / 01 / 20

๐—ฆ๐—”๐—ฅ ๐—ข ๐—”๐—จ๐—ฅ๐—ข๐—ฅ๐—”?: il fenomeno SAR (acronimo di “Stable Auroral Red arc”) rappresenta una particolare forma di emissione luminosa dell'alta atmosfera che, nonostante il nome, differisce dalle aurore polari comuni per meccanismo fisico e caratteristiche visive. Sebbene tale fenomeno sia noto dalla metà degli anni ‘50 del secolo scorso, il SAR è divenuto più famoso solo durante il corrente massimo (attualmente ancora in corso per l’emisfero sud del Sole) del 25° ciclo attività solare (iniziato nel dicembre 2019) grazie alla diffusione delle macchine fotografiche digitali. Prima dell'avvento dei sensori moderni, i SAR erano infatti considerati del tutto "irrilevabili" se non per i ricercatori dotati di certa strumentazione professionale.


Il SAR si presenta come un arco di luce rossa quasi puramente monocromatica, centrata sulla lunghezza d'onda di 630,0 nanometri, causata dall'eccitazione degli atomi di ossigeno atomico che, dopo essere stati colpiti da elettroni molto energetici, rilasciano energia sotto forma di fotoni. A differenza delle aurore classiche che sono generate dalla precipitazione diretta di particelle cariche dal vento solare lungo le linee del campo magnetico verso i poli, il SAR trae invece la sua energia dalla fascia di corrente ad anello che circonda la Terra, situata mediamente tra 10.000 km e 30.000 km (con picchi fino a 60.000 km nei periodi di espansione) al di sopra della superficie. Durante le tempeste geomagnetiche, l'energia termica di questa corrente si trasferisce verso il basso lungo le linee di forza magnetiche fino alla ionosfera, riscaldando il plasma locale.


Il SAR si posiziona generalmente a latitudini medie, quindi molto più a sud rispetto alle aurore boreali per un osservatore situato dell'emisfero nord. Fisicamente si colloca a quote estremamente elevate, tra i 300 e i 500 chilometri d'altezza: dunque, esternamente all’atmosfera. Circa la visibilità, il SAR emette una luce molto debole e puramente rossa: ma dal momento in cui l'occhio umano in condizioni di buio è fisiologicamente poco sensibile al rosso, il SAR resta invisibile alla all’occhio umano anche quando è perfettamente rilevabile dagli strumenti o dalle fotocamere. Solo durante tempeste geomagnetiche eccezionalmente intense il SAR può superare la soglia di visibilità: in questi rari casi, non appare come un arco rosso vivido, ma come una debole fascia lattiginosa di colore grigiastro che attraversa il cielo.


Nulla, quindi, di paragonabile a quanto le fotografie riescono a rilevare. Sebbene aurore e SAR siano fenomeni entrambi relazionati all'attività solare, essi non compaiono sempre insieme: è estremamente comune, infatti, che si verifichino aurore polari senza la formazione di SAR (in particolare durante tempeste di debole o media intensità, eventi che non riescono a caricare sufficientemente la corrente ad anello circumterrestre).


Quanto osservato ieri sera e ripreso nel time-lapse realizzato da Gigliola Antonazzi, è stato quindi un’aurora o un SAR? Tenendo conto che:


  • nell'area rossa i fasci luminosi verticali che partono dall'orizzonte dirigendosi verso l'alto sono il classico "marchio di fabbrica" dell'aurora (il SAR, al contrario, appare come una fascia di colore piatta, orizzontale, uniforme e priva di tali strutture verticali)
  • aggiungendo a questo la presenza di una zona verdastra/gialla alla base (ossigeno a bassa quota) che sfuma nel rosso verso l'alto (il SAR, come detto, è rigorosamente monocromatico rosso e non presenta mai sfumature verdi)
  • che al contrario dell’aurora il SAR è estremamente statico in intensità luminosa ("stabile", come suggerisce il nome stesso)

ne consegue che, verosimilmente, quanto osservato e fotografato ieri sera è stata una classica aurora polare.

๏ปฟ

Stefano Schirinzi (CSAAT)

foto: Gigliola Antonazzi (CSAAT)

2026 / 01 / 20

AURORA POLARE DI RARA INTENSITA E BELLEZZA OSSERVATA DA TRIESTE: lo scorso 18 gennaio 2026, un potente brillamento solare di classe X2 ha scagliato una potente eruzione di plasma (particelle cariche come elettroni e protoni) verso la Terra alla velocità record di 1.660 km/s. In sole 25 ore, la nube di plasma ha impattato contro il pianeta: l’evento, iniziato nella serata del 19 gennaio, ha innescato una tempesta geomagnetica di classe G4/G5, rendendo visibile un’eccezionale aurora polare a basse latitudini, come testimoniato dal time-lapse ripreso dall’astrofotografa Gigliola Antonazzi (Centro Studi Astronomici Antares Trieste) da Basovizza sotto un’intensa bora e a bassa temperatura.

 

Al di sopra dell'orizzonte settentrionale, il cielo si è tinto dei colori dell'ossigeno atomico, che ha dipinto archi di un rosso profondo nelle zone più alte dell'atmosfera, oltre i 200 km, e vivide scie verde-acquamarina più in basso, tra i 100 e i 200 km.


La straordinaria intensità dell'evento ha probabilmente eccitato anche molecole di azoto e idrogeno, aggiungendo sfumature di blu e viola, tonalità estremamente rare che compaiono solo durante le tempeste solari più potenti: quello della scorsa notte è stato, a tutti gli effetti, uno spettacolo di luci e strutture solitamente precluso ai cieli italiani. Il fenomeno nasce dalla collisione tra particelle solari catturate convogliate nell’atmosfera dal campo magnetico nell’atmosfera, dove i gas, una volta eccitati, rilasciano l’energia accumulata sotto forma di luce.


Per velocità e intensità, l’evento del 2026 si colloca tra i più potenti dell'era moderna, richiamando notevoli eventi storici come quello di “Carrington” del 1859, la tempesta del 1989 e quella del maggio 2024, confermandosi come un raro e spettacolare esempio di connessione cosmica tra il Sole e la Terra.


Stefano Schirinzi (CSAAT)

Video credits: Gigliola Antonazzi (CSAAT)


2026 / 01 / 20

Venerdì 23 gennaio, ore 20.30


conferenza


LA METEOROLOGIA DELLO SPAZIO PER LA SICUREZZA DI ATTIVITÀ TERRESTRI E SPAZIALI


Nell’ambito del ciclo "Sentieri tra le stelle", organizzato dal Centro Studi Astronomici Antares con il Comune di Trieste, l'astrofisico Prof. Mauro Messerotti (INAF-Osservatorio Astronomico di Trieste, UniTS, INFN) relazionerà nella conferenza "LA METEOROLOGIA DELLO SPAZIO PER LA SICUREZZA DI ATTIVITÀ TERRESTRI E SPAZIALI".


La nostra società dipende da servizi satellitari come GPS e comunicazioni, ma questi sono vulnerabili alla meteorologia dello spazio. Le radiazioni solari possono danneggiare i sistemi in orbita, interrompendo servizi essenziali e mettendo a rischio la salute di astronauti e passeggeri di voli polari. La società umana è oggi così dipendente dalle tecnologie spaziali, che una supertempesta spaziale come quella di Carrington accaduta nel 1859 o altre più intense, di cui abbiamo le tracce nei ghiacci antartici, spazzerebbe via tutta la flotta spaziale e lo strato di ozono che protegge la vita sulla Terra dalle radiazioni UV più nocive. La Meteorologia dello spazio studia questi fenomeni perturbativi di origine spaziale, cerca di modellizzarli e di prevederli per minimizzarne gli impatti sociali e ridurne i costi, uno degli aspetti studiato dall'Economia dello spazio. Nella conferenza, il Prof. Messerotti fornirà in modo sintetico un quadro globale dei fenomeni e dei loro impatti, delle possibili tecniche di mitigazione, dei fattori di rischio legati ai costi connessi.


La conferenza sarà tenuta presso la "Sala Luttazzi" (Mag. 26 - Porto Vecchio, Trieste).


Ingresso gratuito.

2026 / 01 / 20

AURORA POLARE: RAGGIUNTO G5, SAR E AURORE ROSSE E VERDI PROTONICHE VISIBILI A OCCHIO ANCHE IN NORDITALIA: dopo un viaggio di sole 25 ore, la CME attesa è arrivata stanotte molto prima del previsto, alle 20 italiane - con valori altissimi e campo magnetico orientato completamente a Sud (cioè penetrante nella magnetosfera), iniziando una tempesta geomagnetica G4 prolungata con picco G5- come in Novembre.

๏ปฟ

L'aurora è stata visibile a occhio in Norditalia, circa dalle 22 alle 2330 locali. Oltre a zone di rosso, erano visibili a occhio zone verdi, con intensità variabile in pochi secondi, talvolta alquanto luminose, eccezionale alla nostra latitudine, un raro caso di aurora protonica. Effettivamente il Sole, oltre alla CME, ha emesso anche una tempesta protonica di livello S4, mai visto dal 2003.


Giorgio Rizzarelli (CSAAT)

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2026 / 01 / 19

AGGIORNAMENTO ORE 20.40: G4 GIA' IN CORSO!

๐—”๐—จ๐—ฅ๐—ข๐—ฅ๐—” ๐—•๐—ข๐—ฅ๐—˜๐—”๐—Ÿ๐—˜: ๐—œ๐—ก ๐—ก๐—ข๐—ฅ๐——๐—œ๐—ง๐—”๐—Ÿ๐—œ๐—” ๐—œ๐—Ÿ ๐—–๐—œ๐—˜๐—Ÿ๐—ข ๐—ฃ๐—ข๐—ง๐—ฅ๐—˜๐—•๐—•๐—˜ ๐——๐—œ๐—ฃ๐—œ๐—ก๐—š๐—˜๐—ฅ๐—ฆ๐—œ ๐——๐—œ ๐—ฅ๐—ข๐—ฆ๐—ฆ๐—ข: nell'ambito del ciclo undecennale, il Sole è ancora in alta attività almeno nella prima parte del 2026. Ieri 18 gennaio ha emesso un brillamento forte (livello X2) e di lunga durata, associato a una CME (eruzione di materiale solare attraverso la corona) intensa, ben diretta in modo da investire la Terra e facilitata da un grande buco nella corona (vedi un post precedente sulla nostra pagina). Si prevede che questa notte o domani la CME impatterà sulla Terra innescando una tempesta geomagnetica abbastanza intensa da causare aurora boreale visibile anche in Norditalia.


Per il livello di picco della tempesta geomagnetica, ieri la NASA aveva previsto G3, dovuto a un impatto di striscio della CME. Oggi la sezione di meteorologia spaziale del NOAA (il servizio meteo del governo statunitense) ha emesso una previsione di livello G4 (Kp8) (come in Ottobre 2024), più in linea con la nostra previsione di ieri (una previsione a questo livello è rara), con impatto diretto e in coincidenza col flusso di vento solare derivante dal buco coronale.


Nelle attuali condizioni di cielo sereno (nella zona di Trieste) e assenza di chiaro di Luna (che è praticamente nuova), in un cielo rurale notturno, in Norditalia una G4 causa tipicamente fenomeni aurorali rossi (aurora/SAR) visibili a occhio nel cielo alto (o, in caso G3, nel cielo basso a Nord).


Anche riguardo l'ora più probabile di impatto, la nuova previsione è più ottimista, prevedendo 3UT (anzichè 6UT), cioè le 4 locali, rientrando quindi nella notte al nostro fuso orario, almeno per quanto riguarda le ore iniziali dell'evento. Vicino al solstizio invernale, se da una parte le tempeste geomagnetiche sono più deboli, d'altra parte la notte è lunga aumentando la probabilità di vedere l'aurora.

Come al solito, l'ora effettiva di impatto può variare molto rispetto alla mediana di cui sopra, e la previsione precisa di ora e intensità della tempesta geomagnetica avverrà solo un'ora prima dell'evento, quando la CME raggiunge le sonde, poste relativamente vicine alla Terra. Inoltre il livello della tempesta geomagnetica potrà variare di più o meno un punto a seconda di come sarà orientato il campo magnetico della CME, l'aurora potrebbe non accendersi subito, e la durata è imprevedibile. Per aggiornamenti controllate questo post e la nostra pagina, o il NOAA presso www.spaceweather.gov e una webcam alpina con orizzonte libero a Nord quale https://speikboden.panomax.com


Giorgio Rizzarelli (CSAAT)

2026 / 01 / 19

UN PIANETA ROCCIOSO FORSE VAPORIZZATO NELLA NEBULOSA AD ANELLO: il recente studio coordinato dall’astrofisico R.Wesson, pubblicato lo scorso 16 gennaio 2026 su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, ha rivelato una straordinaria anomalia - mai notata prima - all’interno della celebre nebulosa planetaria M57 ("nebulosa ad anello") in Lyra: la presenza di una estesa barra di ferro ionizzato. Grazie allo strumento WEAVE (spettrografo multifibra installato sul William Herschel Telescope, capace di analizzare simultaneamente fino a 960 sorgenti celesti), è stata individuata una struttura filiforme lunga circa 50" d’arco che si estende lungo l’asse maggiore della nebulosa, distinguendosi nettamente dal resto dei gas in espansione per la sua composizione chimica.


La mappatura di questa barra è stata possibile analizzando due stati del ferro: la riga molto intensa del ferro quattro volte ionizzato ([Fe V]) a 4227,20 Å e un gruppo di righe meno intense del ferro cinque volte ionizzato ([Fe VI]) tra i 5147 Å e i 5678 Å.


Questi dati hanno evidenziato un redshift differenziale, ovvero un movimento del plasma di ferro (fino a +50 km/s) diverso da quello degli altri gas, suggerendo come questo metallo non sia distribuito in modo uniforme ma resti isolato rispetto all'idrogeno e all'ossigeno espulsi dalla stella progenitrice della nebulosa.


L'abbondanza di metalli rilevata osservazioni ottenute da James Webb Space Telescope (CASA/CSA/ESA) non proverrebbe dai processi interni della stella morente, bensì dalla distruzione di un sistema planetario preesistente. Mentre una stella giunta alla fine della sua vita espelle naturalmente gas arricchiti di carbonio, azoto e ossigeno prodotti durante la sua evoluzione, la presenza massiccia di ferro concentrato suggerisce che un corpo roccioso, probabilmente un pianeta di tipo terrestre o una serie di grandi asteroidi, sia stato catturato o disintegrato dall'intensa radiazione della nana bianca centrale.


Poiché non sono stati rilevati shock termici violenti o emissioni di raggi X, l'ipotesi più solida è quella della vaporizzazione termica: il calore estremo avrebbe letteralmente trasformato in gas la superficie del pianeta, liberando circa 8,5x10²โถ grammi di ferro puro nel plasma circostante.


Questo materiale "alieno" rispetto alla composizione gassosa standard della nebulosa agisce come un inquinante chimico localizzato, creando quelle sacche ricche di metalli che spiegano le anomalie spettroscopiche osservate e dimostrano come il destino dei pianeti sia indissolubilmente legato alla morte della loro stella madre.


Stefano Schirinzi (CSAAT)

2026 / 01 / 18

SOLE: BRILLAMENTO SOLARE DEL 18/1, POSSIBILE AURORA VISIBILE IN ITALIA SETTENTRIONALE IL 19/1 O 20/1: un brillamento solare di classe X (intensa) e precisamente di livello X2 è avvenuto oggi 18 Gennaio (l'ultimo evento così intenso è avvenuto il 1 Dicembre). La sorgente è la Active Region 4341 nell'emisfero Sud vicino all'equatore - una regione magneticamente complessa (e contenente una grande macchia solare abbastanza bipolare) e quindi particolarmente instabile, che in Gennaio aveva già prodotto vari brillamenti di classe media (M).


Le prime tre immagini/timelapse allegate sono state acquisite in UV estremi a varie lunghezze d'onda (rappresentate da falsi colori) da un satellite geostazionario del NOAA. Il brillamento di luce di oggi, dopo il picco iniziale avvenuto attorno alle 18UT (particolarmente visibile nel canale "turchese"), sta durando varie ore ed è associato a una CME, cioè un'eruzione nella corona solare e diretta verso lo spazio, visibile nel canale "oro".


๏ปฟLa regione ha posizione abbastanza centrale sul disco, sia come latitudine, circa 10 gradi sotto l'equatore, sia come longitudine in questi giorni, conseguentemente la CME è decisamente diretta in modo da investire la Terra. Come si nota dal canale "oro", l'uscita della CME dal Sole è facilitata da un buco nella corona (la zona scura), esteso in latitudine e anch'esso abbastanza centrale come longitudine in questi giorni. Il canale "rosso", che evidenzia la cromosfera, mostra anche una CME originata dal bordo destro emessa da un'altra regione instabile, simultanea all'evento principale; eventi "globali" come questo sono tipici degli anni di massimo solare.


L'immagine in blu è realizzata dallo stesso satellite mediante un coronagrafo, ovvero coprendo il Sole abbagliante con un disco nero al centro. Essa evidenzia bene la CME che si espande nello spazio, in varie direzioni apparenti ("ad alone"), confermando che la CME è diretta in modo da investire la Terra (nell'immagine si notano anche, come punti luminosi, da sinistra a destra, i pianeti Venere, Mercurio e Marte, attualmente in una rara congiunzione multipla col Sole, e nel fotogramma finale la Luna in basso a destra, quasi nuova, che appare ancora piena perchè un satellite geostazionario è in orbita alta).


Le immagini in rosso, realizzate da me in cromosfera il giorno precedente, mostrano la regione interessata con un brillamento M (medio) e uno comune (C).


Considerate l'intensità e la direzione della CME (ma anche il fatto che siamo ancora vicini al solstizio, che riduce le tempeste geomagnetiche), si prevede che il giorno 20, probabilmente nelle prime ore (quindi forse già nella tarda notte fra i giorni 19/20), la CME impatterà sulla Terra innescando una tempesta geomagnetica di livello G3, forse G4. Questi livelli in Norditalia comportano fenomeni aurorali rossi in visuale in un cielo rurale, basso verso Nord o, in caso di G4, anche alto. La Luna è nuova per cui non vi sarà chiaro di Luna e nella nostra zona si prevede cielo sereno. Anche se l'orario più probabile dell'evento al nostro fuso orario è mattiniero, l'orario effettivo può variare molto rispetto alla previsione, e la lunghezza della notte invernale aumenta la probabilità che il fenomeno possa capitare di notte. Sarebbe la prima aurora in visuale in Norditalia da Novembre.


Come al solito la previsione definitiva di ora e intensità della tempesta geomagnetica avverrà un'ora prima dell'evento, quando la CME raggiunge le sonde, poste relativamente vicine alla Terra. Il livello di picco della tempesta geomagnetica potrà variare di più o meno un punto a seconda di come sarà orientato il campo magnetico della CME. Per aggiornamenti controllate questo post e la nostra pagina, o il NOAA presso www.spaceweather.gov e una webcam alpina con orizzonte libero a Nord quale speikboden.panomax.com.


Giorgio Rizzarelli (CSAAT)


2026 / 01 / 18

SCIAMI DI METEORE - γ URSAE MINORIDI (404 GUM): tra i numerosi sciami meteorici che interessano la sfera celeste alcuni rimangono poco conosciuti al grande pubblico a causa della loro debole attività o per la difficoltà di osservazione.


Tra questi rientrano certamente le γ-Ursae Minoridi, che si rendono visibili generalmente dal 15 al 25 di gennaio, raggiungendo il massimo nella notte del 18 gennaio con ZHR 3. Si tratta di meteore di bassa velocità (entrata nell’atmosfera stimata in circa 31 km/s). Il radiante è situato non lontano dalla stella Pherkad (γ Ursae Minoris); essendo il radiante circumpolare, le meteore sono quindi visibili per tutta la notte. Quest’anno lo sciame coincide con una fase di Luna nuova, agevolando l’osservazione.


Al momento non non è stato ancora determinato il corpo progenitore γ-Ursae Minoridi anche se si ipotizza che possa essere una cometa a breve periodo.


Andrea Nichele (Centro Studi Astronomici Antares Trieste)

2026 / 01 / 15

IL SOFFIO DEL RAGNO COSMICO: scoperta nel 1882 dall'astronomo americano E.C.Pickering in una densissima area stellare in Sagittarius, non lontana dal cuore della Via Lattea, NGC6537 detta "Red Spider Nebula" (nebulosa ragno rosso) per la sua caratteristica forma si manifesta oggi agli occhi del telescopio spaziale James Webb come un’imponente struttura bilobata a clessidra, con stupefacenti dettagli rilevati per la prima volta. Tale oggetto è situato a una distanza dal Sistema Solare ancora dibattuta, stimata nelle più recenti pubblicazioni attorno ai 5.000 anni-luce: l'incertezza deriva sia dalla difficoltà di misurare la parallasse di un oggetto così lontano che dall'intensa estinzione interstellare dovuta alla polvere del centro galattico la quale scherma la luce della stella centrale rendendo complesso stabilire se la sua debolezza sia dovuta alla distanza o all'oscuramento.


Questa nebulosa planetaria, nata dall'agonia di una stella di massa solare, è plasmata dall'azione di una nana bianca centrale che figura tra le più calde ad oggi note, con una temperatura superficiale che, secondo i modelli astrofisici, potrebbe arrivare addirittura a 250.000 K e, secondo alcuni studi, anche ben oltre. L'estrema energia emessa dal nucleo genera intensi venti stellari (con velocità che potrebbero anche superare i 4.500 km/s!), producendo onde d'urto supersoniche che comprimono e riscaldano il gas circostante.


La caratteristica morfologia e la peculiare simmetria dei lobi, ben visibili nelle stupende riprese eseguite nell'infrarosso da James Webb Space Telescope (NASA/CSA/ESA) , sono il risultato di una complessa danza gravitazionale con una stella compagna invisibile ai telescopi: un astro probabilmente meno massiccio del Sole, come suggerito dalla mancata rilevazione di raggi X da parte dell'osservatorio Chandra. Tale sistema binario agirebbe come una sorta di motore cosmico dove la precessione orbitale porterebbe l'asse dei getti stellari a ruotare, curvandoli in una forma a spirale speculare.


Laddove le osservazioni precedenti foto riprese dal telescopio spaziale Hubble (NASA/ESA) mostravano pareti d'arancio opache, la tecnologia della camera NIRCam (che opera dal limite estremo del visibile 0,6 μm al vicino infrarosso a 5 μm) riesce a penetrare la densa coltre di polvere, che ha una temperatura stimata di circa 1.000 K, rivelando la complessa area centrale, circondata da un disco equatoriale di accrescimento composto da polveri, individuato dal radiointerferometro ALMA il quale fungerebbe da sorta di imbuto per i gas in espansione.


I lobi azzurri, composti da idrogeno molecolare, sono strutture giovani, con un'età stimata di circa 3.700 anni rispetto ai 10.000 anni del materiale equatoriale più esterno. I filamenti rossastri, dove è presente ferro ionizzato, testimoniano la collisione violenta tra i getti collimati e il materiale più lento, processo che creerebbe le increspature visibili e che agirebbe disperdendo molecole organiche complesse composte esclusivamente da atomi di carbonio e idrogeno (cosiddetti carburi policiclici aromatici) e altri elementi pesanti, seminando nel mezzo interstellare i mattoni necessari per la futura nascita di nuovi sistemi stellari e pianeti.


Stefano Schirinzi (CSAAT)

2026 / 01 / 14

FINESTRA SUL COSMO: nell'odierno numero della rubrica pubblicata sullo storico quotidiano Il Piccolo, Andrea Nichele e Stefano Schirinzi (Centro Studi Astronomici Antares di Trieste) esplorano il paradosso di NGC2648: Pur essendo ricca di gas, questa struttura rimane inerme, incapace di generare nuove stelle forse a causa di perturbazioni gravitazionali indotte da una piccola galassia vicina. Un caso di studio affascinante sulle dinamiche evolutive che possono spegnere la vitalità di un intero sistema cosmico.

2026 / 01 / 12

NEBULOSA DI λ CENTAURI: questa ripresa dell'area centrale della vasta nebulosa IC2944 in Centaurus, lontana circa 6.000 anni-luce dal Sistema Solare, rivela un'incubatrice stellare di straordinaria complessità. Il bagliore diffuso e le delicate sfumature cremisi che pervadono il campo visivo sono il risultato dell'idrogeno ionizzato, eccitato dalla radiazione ultravioletta delle stelle massicce e caldissime appartenenti all'ammasso aperto Collinder249, situato all'interno, che dominano la scena con la loro luce azzurrina. Queste giganti, principalmente di tipo spettrale O, sono veri "mostri" cosmici, con temperature superiori ai 30.000 K che emettono una quantità incredibile di radiazione ultravioletta la quale agisce come una sorta di scalpello naturale sulla materia circostante attraverso fotoevaporazione.


Il vero tesoro di questa fotografia risiede nei dettagli più oscuri: i cosiddetti "globuli di Thackeray", particolare tipo dei più noti globuli di Bok, che appare come piccole e dense sagome nere simili a macchie d'inchiostro sospese nel vuoto, sono nubi di gas molecolare e polvere così spesse da bloccare la luce retrostante. Essi rappresentano i bozzoli dove la materia collassa per dare vita a nuovi sistemi solari, resistendo strenuamente all'erosione provocata dai venti stellari delle giganti vicine che soffiano a milioni di chilometri orari. Per comprendere la scala astronomica di queste strutture, basti pensare che il gruppo di globuli più esteso (visibile con attenzione al centro, ingrandendo l'immagine) è lungo circa 1,4 anni-luce e possiede una massa complessiva pari a circa 15 volte quella del Sole.


Essendo immersi in un ambiente così ostile a causa delle radiazioni ionizzanti, questi globuli sono destinati a essere lentamente dissipati prima di poter concludere il processo di formazione stellare, rendendo la loro presenza un momento effimero e prezioso nella vita della nebulosa.


Riuscire a isolare tali strutture opache e le diverse temperature di colore stellare restituisce la visione di un Cosmo violento e allo stesso tempo impegnato in una genesi continua.


Autore foto: Renzo Mosetti (Centro Studi Astronomici Antares Trieste).


Stefano Schirinzi (CSAAT)

2026 / 01 / 10

VIAGGIO TRA LE STELLE - CASTOR: Castor e Pollux, i gemelli celesti visibili nelle notti invernali. Anche se a prima vista le due stelle di Gemini sembrano simili in luminosità, ad un’osservazione più attenta l’arancione Pollux (β Gem), la più meridionale dei due, appare leggermente più luminosa della bianco-azzurrina Castor (α Gem), situata subito a nord


È strano come gli arabi, attenti osservatori, stimarono le due stelle di luminosità identica mentre il Bayer attribuì nella sua Uranometria del 1604 a Castor la prima lettera dell’alfabeto greco ad indicarne il primato luminoso su Pollux che, di conseguenza, ricevette dallo stesso la lettera β: stima ribadita da Flamsteed nel suo “Historia Coelestis Britannica” del 1714. Se da una parte è lecito pensare che qualcosa sia evidentemente cambiato negli ultimi quattro secoli relativamente alla luminosità apparente delle due stelle, non esiste purtroppo documento alcuno che possa attestare quale delle due abbia incrementato o diminuito la propria luminosità e in che misura. E, ad ogni modo, va considerato l’ampio contesto di errori nelle stime di luminosità redatte dal Bayer.


Mentre lo spettro di Pollux rivela la stella essere una gigante arancione, una stella evoluta non dissimile da Arcturus (α Boo), isolata nello spazio ad una distanza di 35 anni-luce dal Sistema Solare, Castor, lontana 51 anni-luce, rivela qualcosa di ben più affascinante: già W. Herschel ebbe a definirla “la più pregevole stella doppia dell’emisfero boreale”, tra l’altro senza conoscerne ancora la sua reale natura di sistema stellare multiplo che verrà scoperta in seguito. Ma andiamo per ordine.


Castor splende di magnitudine 1,98, ponendosi seconda per luminosità tra le stelle della costellazione e ventitreesima nell’intera volta celeste. Fu forse l’astronomo italiano G. Cassini, nel 1678, il primo a risolvere la stella in due distinte componenti.


Ad modo, la duplicità di Castor divenne universalmente nota nel 1719 allorché W. Herschel la presentò come primo esempio noto di stella binaria; la storia è alquanto curiosa: allorché l’astronomo compilò, nel 1782 e nel 1784, due cataloghi di stelle da lui definite “doppie”, egli era convinto che queste fossero solo prospettiche e non fisicamente legate tra loro. Anzi, dal momento in cui Herschel riteneva che tutte le stelle splendessero della stessa luminosità intrinseca, relegando quella apparente alla loro distanza, il grande astronomo si aspettava che la più luminosa della coppia – che ritenne, quindi, la più vicina al Sistema Solare - avrebbe dovuto per forza di cose mostrare un certo spostamento parallattico rispetto alla secondaria, ritenuta più lontana: non ottenne però alcun risultato che suffragasse a sua ipotesi, fortemente contrastata dal reverendo J. Michell il quale, attraverso un calcolo probabilistico, dedusse che erano ben troppe le coppie di stelle doppie strette che potevano spiegarsi con un semplice e casuale allineamento prospettico.


Quasi un quarto di secolo più tardi, lo stesso Herschel giunse alla medesima conclusione rinnegando la sua ipotesi. Durante quell’arco di tempo, l’astronomo osservò un numero incredibile di stelle doppie rilevando spostamenti o “archi di orbita” delle componenti più deboli attorno alle più luminose: l’esatto contrario quindi di quanto precedentemente affermato dallo stesso. Fu proprio Herschel ad annunciare per primo, nel 1803, che era la gravitazione a tenere legate tali “stelle binarie”, come vennero in seguito chiamate, fornendo come primo esempio proprio Castor, che seguì per anni.


Castor è in realtà un complesso sistema stellare sestuplo, la cui architettura è dominata dalle due componenti principali: Castor A e Castor B. Castor A brilla con una magnitudine apparente di 1,93, mentre Castor B si attesta su una magnitudine di 2,97. Dalla minima separazione angolare di 1,8” registrata nel 1970, le due stelle si sono progressivamente allontanate sulla volta celeste fino a raggiungere l'attuale distanza di circa 5,4” d'arco, un valore che permette di risolvere agevolmente la coppia con un piccolo telescopio come due astri di un bianco brillante. I dati astrometrici più recenti hanno permesso di rifinire il periodo orbitale della coppia principale a circa 459 anni.


La separazione reale media tra queste due coppie è di circa 107 AU, ma a causa dell'eccentricità orbitale la distanza reciproca varia tra un minimo di 71 AU e un massimo di 143 AU. Entrambe queste componenti sono a loro volta binarie spettroscopiche, come scoperto dall’astronomo americano Curtis nel 1904: il sistema Aa+Ab ha un periodo di 9,21 giorni, mentre il sistema Ba+Bb compie una rivoluzione in soli 2,93 giorni. Le stelle primarie sono nane bianco-azzurre di sequenza principale di classe A1V e A2V, con masse pari rispettivamente a 2,27 e 1,79 masse solari, mentre le loro compagne strette sono piccole nane rosse.


A completare questo straordinario quartetto, a circa 71" d'arco di distanza (corrispondenti a una separazione fisica di almeno 1100 AU dal baricentro principale), si trova Castor C, nota anche con la designazione di stella variabile YY Gem. Questa componente, identificata come doppia spettroscopica nel 1926, è di estremo interesse astrofisico: si tratta di una binaria a eclisse composta da due nane rosse quasi identiche di classe spettrale M0.5Ve, che orbitano l'una attorno all'altra in appena 19,54 ore. Entrambe le stelle di Castor C hanno una massa pari a circa il 60% di quella solare e un raggio di circa il 62% di quello del Sole.


Essendo stelle "attive" e giovani (l'età stimata del sistema è di circa 290 milioni di anni), presentano forti campi magnetici che generano estese macchie stellari e brillamenti cromosferici (flare), rendendo Castor C una sorgente nota di raggi X. La particolare configurazione di YY Gem permette di misurare con precisione millimetrica i parametri fisici delle nane rosse, fungendo da fondamentale pietra di paragone per i modelli di evoluzione stellare delle stelle di piccola massa. La stabilità di questo immenso ingranaggio celeste è garantita da una rigida gerarchia dinamica: affinché il sistema resti coeso, le distanze tra i sottosistemi devono superare di gran lunga le distanze orbitali interne, evitando perturbazioni caotiche. Il rapporto tra la distanza di Castor C dal baricentro e la separazione A-B è di circa 10:1, mentre quello tra l'orbita A-B e le orbite delle binarie strette supera il valore di 1000:1.


Nel lungo periodo, mentre le brillanti Castor A e B diventeranno nane bianche, le nane rosse di Castor C sopravviveranno per trilioni di anni. Dal punto di vista spettroscopico, le stelle mostrano un'abbondanza metallica superiore a quella solare, caratteristica che condividono con le altre stelle appartenenti alla cosiddetta Corrente stellare di Castor, gruppo di stelle che condividono un'origine comune, un'età simile e lo stesso moto spaziale attraverso la Via Lattea. Identificata inizialmente negli anni '90, la Corrente di Castor comprende circa 16-25 membri accertati, tra cui spiccano stelle celebri come Vega (α Lyrae), Fomalhaut (α Piscis Austrini), Alderamin (α Cephei) e Zosma (δ Leonis).


Sebbene tali stelle siano oggi sparse in diverse regioni del cielo notturno, la loro analisi cinematica rivela che nacquero tutte dallo stesso ammasso stellare aperto circa 200-300 milioni di anni or sono: nel tempo, forze di marea interne alla galassia hanno "sfilacciato" l'ammasso originale, trasformandolo in una struttura allungata di stelle che si muovono quasi parallelamente l'una rispetto all'altra. Studiare questa corrente è fondamentale per gli astronomi perché permette di datare con precisione sistemi stellari apparentemente isolati: sapendo che appartengono alla famiglia di Castor, è quindi possibile dedurre la loro età e composizione chimica iniziale, fornendo un contesto evolutivo che altrimenti rimarrebbe ignoto.


Stefano Schirinzi (CSAAT)

Posizione di Castor in Gemini;

2026 / 01 / 08

"SENTIERI TRA LE STELLE", APPUNTAMENTO CON LE COMETE: in merito alla conferenza di domani venerdì 9 gennaio, lo storico quotidiano "Il Piccolo" ha pubblicato ieri un articolo di approfondimento che sottolinea l'importanza dell'evento divulgativo "Comete e green deal - la chimica organica ci salverà", promosso dal Centro Studi Astronomici Antares con il Comune di Trieste. L'incontro, che avrà come relatore l'astronomo Marco Fulle (INAF-Osservatorio Astronomico di Trieste), ad ingresso libero, si terrà presso la Sala Luttazzi (Magazzino 26, Porto Vecchio) con inizio alle ore 20.30. La foto ritrae la cometa Lemmon (C/2025 A6) , ripresa dagli oscuri cieli della Valle d'Aosta dall'astrofotografo Alessandro Cipolat Bares (Centro Studi Astronomici Antares Trieste).

Appuntamento da non perdere per esperti e appassionati di corpi minori del Sistema Solare.

2026 / 01 / 05

LE STELLE DI STAR TREK...NELLA REALTA': per la terza puntata di questa rubrica proponiamo Pollux (β Gem/Beta Geminorum), lucida di Gemini, ovvero la stella più luminosa della costellazione dei Gemelli nonostante nell’atlante celeste Uranometria (1604) il Bayer le attribuì la seconda lettera dell’alfabeto greco, nella caratteristica nomenclatura applicata secondo ordine di luminosità tra le stelle della costellazione.


Essa viene nominata nel secondo episodio della seconda stagione della Serie Classica (titolo: Who Mourns for Adonais? / Dominati da Apollo). In Star Trek questo astro è il centro di un sistema planetario di cui fa parte un esopianeta di fantasia chiamato Pollux IV, descritto da Mr. Spock come “un pianeta di classe M”. In base alle classi planetarie adottate dalla serie televisiva, la “classe M” corrisponderebbe a un corpo celeste caratterizzato da almeno il 20% di terre emerse, una superficie composta per lo più da silicati e acqua e un’atmosfera ricca di ossigeno e azoto. Con tali caratteristiche il fantomatico Pollux IV sarebbe adatto a ospitare la vita, o per lo meno forme di vita simili a quelle terrestri. In questo episodio la USS Enterprise viene catturata da un’enorme mano divina mentre si trova a navigare attorno a Pollux IV. A trattenere la nave è un’entità despotica e bisognosa di adorazione che si presenta al capitano James T. Kirk e il suo equipaggio come il dio Apollo.


Nella realtà Pollux è una stella gigante che si trova a circa 34 anni luce dalla Terra. Essa ha una massa che è 1,7 volte quella del Sole; il suo tipo spettrale, K0III, indica trattarsi di una gigante arancione, una stella evoluta nel cui nucleo avviene la fusione dell’elio in carbonio e ossigeno. Con un raggio valutato 9 volte quello del Sole, la sua luminosità intrinseca è circa 38 volte quella della nostra stella.


Contrariamente a quanto hanno immaginato gli autori di Star Trek, cioè che Pollux possegga un sistema planetario con più pianeti (cinque), le ricerche evidenziano la probabile presenza di un solo pianeta in orbita attorno a quest’astro. La sua presenza è stata oggetto di discussione: inizialmente, variazioni osservate nella velocità radiale della stella vennero attribuite a diverse cause (rotazione della stella, pulsazioni non radiali, irregolarità alla superficie), indicando come poco probabile l’effettiva presenza di un esopianeta.


Poi, nel 2006, fu pubblicato uno studio (DOI: 10.1086/507516, 10.48550/arXiv.astro-ph/0607136) che dava come plausibile la presenza di un pianeta, offrendo alcune stime relative alle sue possibili caratteristiche: un gigante gassoso con massa pari a 2.9 ± 0.3 MJ  (MJup = masse gioviane), situato su un’orbita quasi circolare a 1,69 ± 0,03 AU (Unità Astronomiche) dalla stella e con periodo orbitale di circa 589.7+/-3.5 giorni. A tale corpo celeste sono stati assegnati due nomi: Pollux b e Thestias. Se così fosse, se tale esopianeta esistesse veramente, non si presenterebbe ospitale quanto il Pollux IV della serie televisiva che, invece, viene immaginato come simile alla Terra.


Ora, per il calcolo della fascia di abitabilità per Pollux (ma valido per tutte le stelle), ci si basa sul cosiddetto modello di Kopparapu, che definisce i confini orbitali ๐—ฑ๐—บ๐—ถ๐—ป e ๐—ฑ๐—บ๐—ฎ๐˜… in relazione al flusso stellare effettivo necessario a mantenere l'acqua allo stato liquido. Per il limite interno, tale coefficiente (1,1) identifica la distanza alla quale l'energia radiante di Pollux è tale da innescare l'evaporazione totale degli oceani, saturando l'atmosfera di vapore acqueo e rendendo il pianeta un deserto rovente non dissimile da Venere; per il limite esterno, il coefficiente (0,53) identifica la distanza oltre la quale nemmeno un'atmosfera densissima di anidride carbonica riuscirebbe a contrastare il congelamento globale dal momento in cui la radiazione ricevuta da Pollux sarebbe meno del 53% di quella terrestre. Applicando entrambi i valori alla luminosità di Pollux che, come sopra indicato è 38 volte superiore a quella del Sole e considerando la fascia di abitabilità per il Sole, convenzionalmente definita tra 0,95 UA e 1,7 UA (1 UA corrisponde a 150 MLN di km), si ha:


Dmin = [√ (1.700/1,1)]x0,95  = 5,6 AU

Dmax = [√ (1.700/0,53)]x1,7 = 10,48 AU


La zona abitabile si sposta drasticamente verso l'esterno rispetto al Sole, collocandosi tra ๐Ÿฑ,๐Ÿด๐Ÿฒ ๐—”๐—จ e ๐Ÿญ๐Ÿฌ,๐Ÿฐ๐Ÿด ๐—”๐—จ. Confrontando i dati orbitali di Pollux b/Thestias con i valori di range della fascia di abitabilità calcolati per Pollux, risulta evidente che il pianeta NON possiede le condizioni necessarie ad ospitare la vita così come la conosciamo. I dati ottenuti pongono il supposto pianeta a orbitare a una distanza media di circa 1,67 UA da Pollux, posizione al di fuori dei limiti di sicurezza termica per il mantenimento di acqua liquida. Inoltre, trovandosi molto più vicino alla stella rispetto al confine interno dell'effetto serra incontrollato, il pianeta verrebbe sicuramente investito da energia talmente intensa da generare elevate temperature alla sua superficie, rendendo impossibile la persistenza di acqua liquida. Trattandosi di un gigante gassoso, Pollux b/Thestias sarebbe quindi privo di una superficie solida definita: elemento considerato fondamentale per lo sviluppo di ecosistemi biologici complessi.


Nel complesso, l'evoluzione di Pollux in gigante arancione ha spinto la fascia di abitabilità molto oltre l'orbita di Pollux b/Thestias, condannando il probabile pianeta a sviluppare un ambiente surriscaldato e sterile, estraneo ai requisiti di abitabilità planetaria.

E se volessimo immaginare dove orbita Pollux IV, il pianeta di fantasia presente nella serie televisiva? Tale corpo celeste viene mostrato come simile alla Terra, dunque, per poter essere un analogo terrestre dovrebbe trovarsi a orbitare a circa 6,06 AU da Pollux, all’interno della fascia di abitabilità della stella (5,6 AU - 10,48 AU).


Gigliola Antonazzi, Stefano Schirinzi (CSAAT)

2026 / 01 / 03

๐— ๐Ÿฐ๐Ÿฒ: in questa straordinaria ripresa telescopica realizzata dall'osservatorio di Pula da Zlatko Orbaniฤ‡ (Centro Studi Astronomici Antares Trieste), l’ammasso stellare aperto M46 , situato tra ricchi campi stellari nel settore di Via Lattea stagliato su Puppis, si rivela in tutta la sua complessità strutturale e astrofisica.


Lontano circa 5.500 anni-luce dal Sistema Solare, M46 rappresenta è uno dei più ricchi ammassi aperti presenti nella Galassia, vantando una popolazione stellare che supera le 500 componenti accertate, con stime che arrivano fino a un migliaio di membri gravitazionalmente legati. Il gruppo si estende per 27' sulla volta celeste. Sotto il profilo evolutivo, l’analisi del diagramma Colore-Magnitudine (HR) indica un'età per questo gruppo stellare approssimativamente compresa tra 250 e i 300 milioni di anni, collocandolo in una fase di maturità confermata dall'evidente "turn-off" assunto dalla sequenza principale del diagramma HR che dalla presenza di circa un centinaio di stelle giganti rosse.


La dinamica interna dell'ammasso stellare è caratterizzata da una densità centrale elevata. Un elemento di straordinario interesse astrofisico, chiaramente visibile nel nella foto di Orbaniฤ‡, è la presenza della nebulosa planetaria NGC2438; tuttavia, studi di spettroscopia e velocità radiale (la velocità radiale della nebulosa, stimata in 77km/s rispetto a quella dell'ammasso, stimata in 48 km/s) confermano che questa non è un membro fisico del gruppo, trovandosi a una distanza stimata di circa 2.900 anni-luce (molto più vicina quindi): in primo piano, quindi, rispetto a M46, dal quale peraltro diverge per moto proprio. Al centro di NGC 2438 brilla la sua stella progenitrice, una nana bianca estremamente calda con una temperatura superficiale valutata in circa 75.000 K. Questa nana bianca, che splende di 18a grandezza, emette radiazione ultravioletta così intensa da ionizzare il guscio gassoso in espansione.


La fotografia cattura con estrema precisione la fotometria delle stelle più calde di classe spettrale A e B, evidenziando il contrasto cromatico tipico di un ammasso che ha ormai superato la giovinezza che mantiene ancora una notevole brillantezza intrinseca e una dimensione reale stimata in circa 30 anni-luce di diametro.


Stefano Schirinzi (CSAAT)

2026 / 01 / 02

Nell’ambito del ciclo "Sentieri tra le stelle", promosso dal Centro Studi Astronomici Antares Trieste in coorganizzazione con il Comune di Trieste, l’astronomo Marco Fulle (INAF-Osservatorio Astronomico di Trieste) presenta la conferenza "COMETE E GREEN DEAL - LA CHIMICA ORGANICA CI SALVERÀ", dedicata alle più recenti scoperte astronomiche su questi corpi minori del Sistema Solare.


Esploreremo come lo studio della materia organica nelle comete possa offrire prospettive inedite per le sfide del Green Deal e la salvaguardia del nostro pianeta.


La conferenza sarà tenuta presso la Sala Luttazzi (Mag. 26 - Porto Vecchio, Trieste).


Ingresso gratuito.